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La Grande Anima

16 ottobre 2008 di 1

«Le future generazioni difficilmente potranno credere che un uomo come lui sia vissuto davvero su questa terra». Così lo scienziato Albert Einstein esprimeva tutta la sua ammirazione nei confronti di Mohandàs Karamchànd Gandhi, noto come il Mahàtma,  “Grande Anima”. Per Winston Churchill invece – uno dei suoi più duri avversari –  Gandhi era solo «un fachiro seminudo che osa parlare alla pari a Sua Maestà Britannica».

A sessant’anni dalla sua morte, l’uomo che liberò l’India dagli inglesi senza sparare un colpo, e fece discutere per tutta la vita i suoi contemporanei; è ancora una presenza importante. E il suo messaggio continua ad affascinare migliaia di persone.

Profondamente influenzato dalla spiritualità hìndu,  Gandhi insegnò agli indiani (e al mondo) un metodo di lotta politica del tutto innovativo, e ancora molto moderno. Era basato sulla moralità, la nonviolenza e il rispetto dell’avversario.

“Se esiste un uomo nonviolento, diceva, perché non può esistere una famiglia nonviolenta? E perché non un villaggio, una città, un Paese, un mondo nonviolento?”

Ecco alcuni dei concetti-chiave gandhiani:
– « Io non credo alle vittorie ottenute in fretta, con la violenza. Dalla violenza non possono derivare risultati positivi duraturi».
– -«Nessun uomo può essere attivamente nonviolento e non ribellarsi contro l’ingiustizia dovunque essa si verifichi»
– «La disobbedienza per essere civile dev’essere aperta e nonviolenta. E’ un’atteggiamento di ribellione pacifica, sicuramente più pericolosa della ribellione armata»
– «Il solo mezzo che abbiamo per realizzare la verità nei rapporti umani è la pratica della nonviolenza» (ahìmsa, nella lingua di Gandhi).

Per mettere in pratica i principi  della “lotta politica nonviolenta” (satyàgraha) contro il colonialismo britannico,  Gandhi diede vita a campagne di disobbedienza civile che colsero di sorpresa gli inglesi e insegnarono agli indiani il rispetto di sé.

Per esempio il boicottaggio delle industrie tessili inglesi. Gandhi chiese agli indiani, che producevano il cotone, di filare da sé i propri vestiti. Voleva rendere l’India autosufficiente, indipendente dall’economia inglese. Ma voleva anche sottolineare che chi produce la materia prima, vale quanto, o forse di più, di chi la utilizza per fabbricare stoffe, e  poi rivenderle a caro prezzo. E il semplice arcolaio, era un simbolo, era uno strumento di autodeterminazione, che sottolineava la consapevolezza della propria importanza, come esseri umani.
Migliaia di indiani lo imitarono, e la ruota dell’arcolaio è oggi al centro della bandiera dell’India.
Un’altra celebre campagna di disobbedienza civile è la “marcia del sale”: nel 1930, per protestare contro una nuova tassa sul sale imposta dal governo inglese, Gandhi partì dalla città di Ahmedabàd e fece 400 km a piedi fino al mare, per estrarre il sale marino e mostrare agli indiani che i beni della terra appartengono a tutti. Durante la sua marcia, un intero popolo si unì a lui: gli inglesi arrestarono ben 60mila indiani, ma poi dovettero arrendersi e trattare.

Negli anni successivi, Gandhi guidò il Partito del Congresso nelle lotte antiinglesi fino all’indipendenza, nel 1947.  Fece viaggi in Europa, visitò anche Roma, e fece conoscere il suo messaggio a tutta l’Europa.

Lottò contro la potenza coloniale, ma dovette fare i conti anche con le esigenze di indipendenza dei mussulmani, che volevano uno stato per se. Gandhi non era d’accordo, ma alla fine l’accordo fu fatto, e, insieme all’India indipendente, nacque il Pakistan.
E paradossalmente l’uomo che aveva passato la propria vita a cercare i fondamenti morali della politica, a intrecciare lotte sociali e spiritualità hìndu, e a gettare ponti fra le religioni, venne ucciso a Delhi proprio da un hìndu fanatico, che lo accusava di essere stato troppo “morbido” con i musulmani. Era il 30 gennaio 1948.

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1 Risposta »

  • | :

    […] smunto dagli occhialetti tondi, che a vederlo lo si sarebbe potuto tranquillamente definire il «fachiro seminudo che osa parlare alla pari a Sua Maestà Britannica» , come lo descrisse […]

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