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The White Tiger, di Arvind Adiga

8 gennaio 2009 di 3
cover edizione inglese

cover edizione inglese

Chi ha letto La tigre Bianca di Arvind Adiga ? (in italia pubblicato da Einaudi)

In inghilterra ha vinto il Booker Prize. A me è sembrato un buon libro, con una voce originale, eppure un po’ monocorde, teso a dare dell’India un’immagine monodimensionale. Insomma..not a masterpiece. Non da Booker Prize! Volendo premiare un indiano, perché non scegliere allora Sacred Games di Vikram Chandra? Era molto più efficace e complesso! Mi piacerebbe scambiare opinioni con altri lettori….ciao.

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3 Risposte »

  • Silvia :

    Caro Marco, sono una lettrice desiderosa di scambiare opinioni proprio su questi libri. Sono molto contenta di aver trovato il tuo blog (e ti invito a venire a trovarmi sul mio, che parla proprio di scrittori indiani)!
    Ho letto la Tigre bianca. Mi è piaciuto. Ha un taglio molto forte e deciso (e tutto sommato originale), che in effetti risulta poi in una semplificazione eccessiva. Però quest’operazione mi sembra molto esplicita e dichiarata.
    Giochi sacri è uno dei libri che più ho amato negli ultimi tempi.
    Quest’anno il Booker Price lo avrebbe potuto vincere Ghosh, che era fra i finalisti con Mare di papaveri, io tenevo spudoratamente per lui: con tutto il lavoro di ricostruzione storica, di mescolanza di lungue e con la sua prosa spettacolare, se lo sarebbe meritato…
    Un saluto,
    Silvia

  • marcorestelli (autore) :

    ciao Silvia è un piacere conoscerti. Sono d’accordo con te sia su Adiga sia su Giochi Sacri, che era davvero un grande libro
    (a proposito di grandi libri indiani, anche tu hai amato a suo tempo I figli della Mezzanotte di Salman Rushdie, vero? Rushdie scrisse tre/quattro libri straordinari e poi è calato spaventosamente diventando un manierista privo di contenuti reali, un giocoliere vacuo della parola…tuttavia i primi libri, compreso naturalmente quel capolavoro che era I Versi Satanici, hanno lasciato il segno nella storia delle letterature anglo-asiatiche….)
    Quanto invece a Ghosh, ti confesso che ho ancora sulla mia scrivania – troppo ingombra di libri – Il Paese delle Maree e Mare di Papaveri. Quale mi consigli? E pòosso leggerli separatamente o sono legati? Ghosh è un autore che amato molto, anche nei libri che hanno avuto meno successo di pubblico (anzi forse più in quelli) come Lo Schiavo del Manoscritto…
    Beh, fatti sentire, spero che questo sia solo l’inizio di una lunga conversazione…c’è anche tutto il cinema indiano da esplorare 8come forse sai, io ho un piccolo corso di Storia del cinema indiano all’Università IULM di Milano)
    a presto!
    Marco

  • Silvia :

    Caro Marco,
    certo che ho amato, adorato I figli della mezzanotte. Forse è il libro che ho amato di più in assoluto. E’ stato anche il mio primo incontro con l’India. Ho trovato geniale anche i Versi satanici. Proprio geniale!
    Gli ultimi libri di Rushdie non sono certo all’altezza (anche perché è difficile volare costantemente a quell’altezza…). Ma tutto sommato non mi dispacciono, io mi lascio abbastanza facilmente abbindolare da scrittori che scrivono bene e in questo Rushdie ci sa proprio fare… Certo se paragono Shalimar il clown ai Figli della mezzanotte, proprio non ci siamo, ma se lo leggo come un qualsiasi altro libro da leggere, allora mi piace!

    Di Vikram Chandra io sono praticamente innamorata…

    Poi leggere tranquillamente Il paese delle maree e Mare di papaveri separatamente, anzi, poi tranquillamente aspettare per Mare di papaveri, perché finisce proprio nel bel mezzo dell’azione: puoi aspettare che il nostro Ghosh ne scriva il seguito… è solo il primo pezzo di una trilogia (come direbbe Adiga, è un libro “cotto a metà”, anzi a un terzo!).

    Di cinema indiano purtroppo so molto poco, anche se sto cercando di recuperare a passi veloci… quindi se hai qualche consiglio da darmi, è assolutamente ben accetto!

    Ciao, a presto allora, mi sa che ne avremo da parlare!
    Silvia

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