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Grave crisi politica in Nepal. Torneranno le armi?

4 maggio 2009 di 2

La bandiera nepaleseUna crisi a spirale per il Nepal. Il premier nepalese (ed ex capo della guerriglia maoista) prachandanoto con il nome di battaglia di Prachanda si è dimesso. Le sue dimissioni aprono una crisi politica il cui esito è difficile prevedere, ma che potrebbe anche portare  a una nuova insorgenza armata da parte di quei settori maoisti che non hanno ancora del tutto rinunciato all’idea di una rivoluzione armata, nonostante la “via legalitaria” sostenuta da Prachanda dopo la firma degli accordi di pace, seguiti dalle  elezioni democratiche del 2008.

nepal-art2Questo Paese – magnifico, e di raffinate tradizioni culturali – dopo la fine della guerra civile ha nepal-povertydovuto confrontarsi con una crisi economica gravissima, che sta bloccando ogni prospettiva di sviluppo. Secondo il Global Hunger Index – un indice elaborato da vari Istituti di ricerca sotto l’egida dell’International Food Policy Research Institute (http://www.ifpri.org/) –  il Nepal è uno dei Paesi meno sviluppati del mondo e ha oltre metà della popolazione sotto la linea della povertà. Il Paese avrebbe quanto mai bisogno di investimenti dall’estero per risolvere il dramma della povertà sulle montagne e nelle bidonville che ormai assediano le inquinatissime periferie delle tre città della valle di Kathmandu: Kathmandu stessa, Badgaon e Patan. Ma ora le dimissioni di Prachanda mettono a rischio la pace faticosamente raggiunta e anche le prospettive di sviluppo economico e sociale.

Dal sito di  Asia News (http://www.asianews.it) agenzia del Pontificio Istituto Missioni Estere specializzata sull’Asia, riprendiamo la notizia sulle circostanze che hanno portato alle dimissioni del premier nepalese.

Il premier Prachanda si dimette
di Kalpit Parajuli (Asia News)

Kathmandu – Il premier Prachanda ha annunciato le dimissioni. È questa la risposta alla decisione del presidente Ram Baran Yadav che ha revocato il siluramento del generale Rookmangud Katawal, capo del Nepal Army, decisa unilateralmente dal primo ministro maoista. Nell’arco di due giorni il Paese si ritrova a fare i conti con una grave crisi istituzionale che vede contrapposte le due maggior cariche del Paese. Prachanda ha affermato che la decisione del presidente è “incostituzionale” e spiegato di aver scelto le dimissioni per salvaguardare “la giovane democrazia del Paese ed il processo di pace”. Il premier si è inoltre rivolto “al popolo, alla società civile e ai poteri politici” invitando tutti “a dimostrare responsabilità nell’impegno per costruire una democrazia stabile in Nepal”.

Il casus belli che ha portato alle dimissioni del premier è legato alla posizione del generale Katawal che si oppone al progetto di inserimento degli ex-ribelli maoisti tra le file dell’esercito regolare. Per dieci anni i guerriglieri hanno combattuto contro il Nepal Army. La guerra civile, che ha martoriato il Paese dal 1996 al 2006, ha portato alla caduta della monarchia e alle prime elezioni democratiche nell’aprile 2008. Da allora la sorte dei quasi 20mila guerriglieri grava come una incognita sul futuro del Paese che sta cercando anche di darsi una nuova costituzione. Il rischio è che la fine del governo guidato dal maoista Prachanda possa portare di nuovo i ribelli sul piede di guerra.
Nelle ore in cui il premier presentava le dimissioni il segretario generale della Onu, Ban Ki-moon, ha espresso “seria preoccupazione per la crisi politica in corso nel Nepal” e invitato “tutte le parti coinvolte a risolverla attraverso il dialogo ed il consenso, nel pieno rispetto di quanto previsto dalla costituzione”.
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2 Risposte »

  • piero verni :

    francamente ritengo molto difficile per chiunque, figuriamoci per me, fare oggi una previsione su dove condurrà questa crisi nepalese. Indubbiamente Prachanda, che mi pare si sia comportato meglio come primo ministro del Nepal che come comandante supremo della guerriglia, rischia di trovarsi in mezzo al guado stretto tra le frange maoiste che non gradiscono la sua politica istituzionale e quei settori della società nepalese che non hanno dimenticato le ferite profonde causate al Paese dalla guerriglia maoista.
    Ritengo probabile, ma con tutte le cautele del caso beninteso, che le dimissioni di Prachanda siano un segnale forte mandato in entrambe le direzioni. Ai suoi compagni più impazienti mi sembra dica di stare attenti perché potrebbe sempre esserci dietro l’angolo una svolta reazionaria magari stimolata dall’esercito e al presidente e ai settori più moderati della società ricorda che ci sono proposte ben più radicali e rivoluzionarie della sua che possono manifestarsi, anche con una ripresa della lotta armata.
    Vedremo nei prossimi giorni quali scenari si apriranno sotto i cieli di Katmandu.

  • MilleOrienti (autore) :

    Analisi puntuale come sempre, Piero. Molte grazie.

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