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Birmania libera! Ecco perché i generali hanno paura di una donna alimentata con le flebo

11 maggio 2009 di 14

Tre notizie e un commento per capire cosa sta accadendo in Birmania. E perché questo ci riguarda tutti (blogger compresi).

aung+san+suu+kyi+e+filo+spinato1) Aung San Suu Kyi rischia di morire. Dopo aver passato 13 degli ultimi 19 anni fra il carcere e gli arresti domiciliari, in uno stato di spaventoso isolamento, la 63enne leader della Lega Nazionale per la Democrazia, e Premio Nobel per la pace, è ridotta allo stremo delle forze. Ormai debolissima, viene alimentata e idratata con le flebo. Pare che anche il suo medico di fiducia sia stato arrestato senza spiegazioni.  La risposta della giunta militare birmana – al potere dal golpe del 1988 – è grottesca: invita Aung San ad andare in esilio per curarsi. Cosa che lei, come sempre, rifiuta. La sua condanna agli arresti domiciliari dovrebbe scadere a fine maggio. Ma si teme che i militari vogliano prorogare la condanna. Che per Aung San potrebbe diventare, di fatto, una condanna a morte.

2) Una commissione d’inchiesta Onu per “crimini contro l’umanità”. L’8 maggio, oltre 60 deputati del Parlamento britannico, riuniti in un soldati birmaniGruppo inter-partitico per il ritorno della democrazia in Birmania, hanno chiesto all’Onu di formare una Commissione d’inchiesta sulla giunta militare birmana per “crimini contro l’umanità”, con riferimento alle “pulizie etniche” condotte dall’esercito birmano contro le minorazne etniche – come i Karen – che da decenni lottano per la propria libertà e indipendenza. Secondo Democratic Voice of Burma anche l’uso di bambini-soldati, compiuto dall’esercito birmano, si configura come un “crimine di guerra”.

3) A un anno dal ciclone Nargis, la società birmana è in ginocchio. Il 2 maggio 2008 solidarietà per il ciclone Nargisil ciclone Nargis si abbatteva sulla Birmania uccidendo 140mila persone e devastando varie regioni. Un anno dopo, l’organizzazione umanitaria Medici senza frontiere denuncia che la situazione sanitaria e alimentare del Paese è ancora gravissima e che «il popolo del Myanmar non può permettersi di restare in attesa mentre la comunità internazionale, per rispettare una politica di non intervento, non fornisce assistenza di fondamentale importanza». E come reagisce all’ emergenza sanitaria il governo birmano? Secondo fonti citate dal notiziario Sudestasiatico, spende il 40% del Pil per la Difesa e appena l’1% per la Sanità.

IL COMMENTO DI MILLEORIENTI. Qualche considerazione. E qualche domanda.

A) Il Parlamento britannico, superando le divisioni partitiche, si mobilita per Aung San e la Birmania. Aspettiamo con ansia che il Parlamento italiano faccia lo stesso. E che la “società civile” dimostri di essere civile. L’inviato speciale dell’Unione Europea per la Birmania/Myanmar, Piero Fassino, ha invitato il regime birmano a liberare Aung San e a permetterle di curarsi adeguatamente. Bene, ma non basta. Lunedì 11 maggio si è tenuta una piccola manifestazione di protesta davanti alla sede dell’Ambasciata birmana a Roma. Bene, ma neanche questo basta. A quando un’iniziativa seria del governo italiano?

B) L’Organizzazione Medici Senza Frontiere ha ragione: il mondo non può restare a guardare una emergenza sanitaria spaventosa senza far nulla. Il principio di non ingerenza di fronte alle catastrofi naturali non vale. Perché l’Occidente non fa nulla? Per non contrariare la Cina.

C) Il regime militare birmano sopravvive solo per tutelare gli interessi economici cinesi nella regione. La giusticazione ideologica della giunta militare – il  cosidetto “socialismo monaci birmani in marciabuddhista birmano” – è una colossale fandonia. La cricca militare birmana è socialista quanto la Cina popolare (cioè per nulla) e anche se i generali birmani finanziano qualche tempio buddhista sulla collina sacra di Sagaing, il vero volto del regime si è mostrato reprimendo nel sangue le manifestazioni dei monaci buddhisti del 2007. Nulla di meno buddhista…

D) Anche il Web e la Blogosfera non fanno abbastanza. Secondo una recente ricerca, la Birmania è uno dei peggiori luoghi al mondo per fare il blogger. Non esiste libertà alcuna, e la censura sul web birmano è fortissima. I blogger occidentali non hanno niente da dire al riguardo? E la pagina su Facebook dedicata alla liberazione di Aung San raccoglie meno di 34mila firme. Una miseria, considerando che Facebook raccoglie 200 milioni di utenti in tutto il mondo. MilleOrienti invita tutti a fare pressione sui propri partiti e a firmare la petizione su Facebook, per far sentire ai politici che Aung San non deve morire in questo modo. Perché è un simbolo della libertà di espressione di tutti noi.

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14 Risposte »

  • Valeria Palumbo :

    Era evidente che i militari si sarebbero inventati qualcosa per non permettere che, il 27 maggio, Aung San Suu Kyi tornasse in libertà. Se non avessi paura di cadere nelle solite dietrologie italiane direi che l’americano l’abbia fatto apposta di metterla nei guai. In realtà credo che si sia trattato del solito stupido statunitense che scambia il mondo per Las Vegas. Se non ci fosse stato lui i militari si sarebbero inventati qualcos’altro. Resta il solito dubbio sulla comunità internazionale: perché Aung San Suu Kyi conta così poco? Perché le proteste sono così tiepide? Forse se vincesse le elezioni e andasse democraticamente al potere non sarebbe di nessun interesse economico e strategico per Usa e Occidente?

  • pgrandicelli :

    il fatto è che all’oriente e pure all’occidente servono i paesi “discarica”.
    La birmania è uno di questi.
    Se diventasse un paese democratico dove andrebbe la mafia cinese a riciclare il denaro sporco?
    e che ne sarebbe delle fabbriche di extasy e altre droghe sintetiche che fanno la felicità dei nostri ragazzi al sabato sera?
    e il saccheggio di materie prime? lo sapete quante società straniere (anche occidentali) si sono associate col governo per sfruttare le risorse naturali del myanmar?
    Per non parlare delle miniere di Mogok dove si estraggono a caro prezzo, solo in termini di sfruttamento di esseri umani ovviamente, i rubini più pregiati del mondo….
    Bastano come buone ragioni per garantire l’immunità all’orrenda giunta militare?

  • marco restelli (autore) :

    L’arresto di Aung San Suu Kyi – che è stata condotta nel tristemente famoso carcere di Insein – mette ancora più a rischio la sua vita. L’accusa che ha portato alla sua incarcerazione – non avere rispettato le condizioni dell’arresto domiciliare, perché un americano ha attraversato a nuoto il lago prospicente casa sua per venirla a trovare – è aberrante, in quanto, se di reato si vuole parlare, è l’americano ad averlo commesso, non lei. In questo senso, i sospetti di Valeria potrebbero avere giustificazione. “Le hanno teso una trappola” ha dichiarato Aye Chan Naing, direttore della radio Democratic Voice of Burma. A questo punto, la mobilitazione per la sua vita – di cui MilleOrienti parlava giorni fa – è ancora più necessaria e urgente. Una petizione internazionale è stata lanciata per fare pressione sul Segretario generale dell’Onu Ban Ki-Moon. Per firmarla cliccate qui: http://www.burmacampaign.org.uk/ASSK_action.html

  • Boh/Orientalia4All :

    l’accusa contro di lei è che la sua casa lo ha ospitato.
    In ogni modo, mi è sembrato subito molto conveniente che ci sia stato, visto che fra poco a lei scadevano gli arresti domiciliari.

  • Piero Verni :

    anche io credo che si tratti di una provocazione. E’ stato il pretesto “buono” per rimetterla in carcere anziché in libertà. L’americano, stupido o in malafede, con la sua azione ha fornito ai generali il necessario pretesto.
    Anche nel caso della Birmania, come in quello del Tibet, credo che gli unici appoggi che verranno saranno quelli della società civile internazionale. I governi, le diplomazie, le burocrazie si limiteranno a qualche protesta formale e poi tireranno diritto per non infastidire la Cina e i suoi lacchè birmani.

  • luisa :

    Era scontato che non avrebbero lasciato scadere gli arresti domiciliari. Aung San Suu Kyi non ha speranze di essere liberata dalla Giunta.
    A proposito dei blogger birmani: internet è fortemente censurata. Non si può accedere affatto a siti come yahoo, google, flickr e molti altri. La possibilità di aprire un blog è quasi nulla e comunque molto pericolosa. E’ ovvio che ce ne sono pochi e che non possano parlare. Gli internet point sono pochissimi. A Mandalay (la seconda città della Birmania) si possono contare sulle dita e avere la connessione è una questione di pura fortuna. Per tutto il tempo della nostra permanenza là sono riuscita a collegarmi via internet non più di un paio di volte e comunque per leggere la mia mail dovevo chiedere che qualcuno venisse a farmi il collegamento tramite un passaggio (che non ho capito) attraverso server posti all’estero.

  • Birmania libera! Ecco perché i generali hanno paura di una donna alimentata con le flebo :

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  • gianfranco ferroni :

    Sono addolorato per la situazione in cui si trova AUNG SAN
    SUU KYI. Sono stato in Birmania due anni fa e vedendo
    la condizione della povera gente me ne sono ritornato con
    una profonda tristezza. Spero che il regime dominante abbia
    un minimo di ravvedimento e lasci libera questa fantastica
    donna che lotta da anni per la liberta del suo amato popolo.

  • marco restelli (autore) :

    Caro Gianfranco, condivido il tuo dolore, ma dubito che il regime militare birmano potrà “ravvedersi”. E’ sostenuto politicamente ed economicamente dalla Cina, e commercia con India e Thailandia, comprando armi anche dalla Corea del Nord.
    E’ un regime spietato, che fa dell’isolamento del Paese la propria forza. In questi giorni ha perfino impedito al Segretario generale dell’Onu Ban Ki-Moon di incontrare Aung San Suu Kyi. Solo gli sforzi congiunti della comunità internazionale potranno indurre il regime ad allentare la sua morsa sulla Birmania. Il problema è che la comunità internazionale non sembra avere la volontà di imporsi. La situazione birmana, temo, resterà difficile a lungo….

  • maria perrone :

    Ashin Kovida (monaco Birmano)
    Mahmoud Hakamian (esponente resistenza Iraniana)
    Dechen Dolkar (rappresentante donne Tibetane)

    GUIDERANNO LA

    II MARCIA INTERNAZIONALE
    PER LA LIBERTA’

    IN BIRMANIA – IRAN – TIBET

    ROMA – 24 OTTOBRE – ORE 14
    da P.zza Bocca della Verità a P.zza Navona

    L’Associazione di cultura liberale SOCIETA’ LIBERA, non schierata a fianco di nessun attore della quotidianità politica, da tempo
    indirizza la sua attività verso iniziative tese ad esaltare la salvaguardia del principio di Libertà intesa come diritto individuale e di
    autodeterminazione dei Popoli.

    Coerente con la sua concezione del Liberalismo, da interpretare essenzialmente come responsabilità individuale, promuove
    questa marcia silenziosa per amplificare l’impegno di chi, in varie parti del mondo, lotta per la libertà.

  • maritza :

    per favore: che possiamo fare??? considero che il granello di sabbia di ogni uno di noi sia fondamentale. Nel piccolo cosa posso fare?
    è un dovere etico sociale fare qualcosa?
    cosa si sta già facendo? vorrei sapere link utili per aggirnarmi su questa situazione, la cosa più triste è che fino a due settimane fanon sapevo niente!!! com’è possibile che cose più vanali travolgano i mezzi di comunicazione e queste cose no?

  • Roma augura buon compleanno all’Eroina della Birmania « MilleOrienti :

    […] nonviolenta dell’opposizione birmana, premio Nobel per la pace nel 1991, compirà 65 anni. Questa donna indomita da vent’anni entra ed esce dal carcere e  di recente è stata nuovamente condannata agli […]

  • SOCIETA' LIBERA :

    U Nan Da Sa Ra (Monaco Birmano)
    Mahmoud Hakamian (Esponente Resistenza Iraniana)
    Kalsang Dolker (Presidente Comunità Tibetana)
    Rebiya Kadeer (Leader Spirituale del Popolo Uyghuro)

    GUIDERANNO LA

    III MARCIA INTERNAZIONALE
    PER LA LIBERTA’

    DEI POPOLI

    BIRMANO IRANIANO
    TIBETANO UYGHURO

    ROMA – 23 OTTOBRE – ORE 15,30

    da Piazza Bocca della Verità a Piazza Navona

    L’Associazione di cultura liberale SOCIETA’ LIBERA, indipendente ed apartitica, da tempo indirizza la sua attività verso iniziative tese ad esaltare la salvaguardia del principio di Libertà intesa come diritto individuale e di autodeterminazione dei Popoli.

    Coerente con la sua concezione del Liberalismo, da interpretare essenzialmente come responsabilità individuale, promuove questa marcia silenziosa per mobilitare la pubblica opinione in difesa della libertà dei popoli e amplificare l’impegno di chi nel mondo lotta per la libertà.

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