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Dopo le elezioni: ecco quale sarà l’India del futuro

17 maggio 2009 di 13

Quale India è uscita dalle elezioni politiche appena concluse? Ecco, in cinque punti, il nuovo volto della più popolosa democrazia del mondo.

indian flag1) I commenti della  stampa indiana vanno sostanzialmente nella stessa direzione: l’India del prossimo futuro sarà, sul piano interno,  più governabile, più laica, più aperta a riforme economiche liberali ma anche attente alle emergenze sociali; mentre sul piano internazionale sarà sicuramente una potenza amica degli Usa. Inoltre, non subito ma probabilmente fra un paio d’anni, se l’anziano Manmohan Singh passerà il timone a Rahul l’India sarà di nuovo governata da un Gandhi. Semplificando secondo categorie politiche a noi note – per quanto obsolete e difficilmente applicabili in Asia – sono state sconfitte la “destra” dei nazionalisti hindu (Bjp) e la “sinistra” del Third Front dominato dai comunisti. Ha vinto insomma il centrismo pragmatico del partito del Congresso. Vediamo cosa cambierà esaminando i risultati delle varie coalizioni politiche.

2) La United Progressive Alliance (Upa), la coalizione del partito del Congresso guidata da Sonia Gandhi, ha colto un successo di

Sonia Gandhi

Sonia Gandhi

dimensioni impreviste da tutti gli analisti, indiani e internazionali, e con 262 seggi (contro i 179 vinti nel 2004) è molto vicina alla maggioranza assoluta in Parlamento (272); i 10 seggi mancanti le arriverranno molto probabilmente da un’alleanza con partiti minori (usciti ridimensionati da queste elezioni, e quindi ansiosi di assicurarsi un futuro politico) come lo Rjd e lo Sp. La performance del Congresso – la migliore dal 1991 – gli consentirà quindi di governare con mano sicura, senza sottostare ai condizionamenti degli ex alleati della sinistra comunista, com’è accaduto fino a poco tempo fa.

Manmohan Singh

Manmohan Singh

3) Quali ragioni hanno portato il Congress alla vittoria? In un editoriale sul quotidiano The Hindu intitolato The Manmohan Singh impact, Harish Khare considera determinante l’autorevolezza dimostrata dall’attuale Primo ministro indiano, il settantaseienne economista sikh Manmohan Singh: «The country, especially the middle class, appeared to have recoiled at the prospect of preferring seemingly lesser qualified men and women to a “tried and trusted” administrator….Dr. Singh became the symbol of a dormant collective aspiration for governmental stability, administrative performance, and decency in public life». Harish Khare elogia anche la capacità mostrata da Singh di superare le crisi:  quella dell’economia mondiale  (nonostante la quale quest’anno l’India si attende una crescita del Pil del 5%) e quella del terrorismo con gli attacchi a Mumbai. Khare rileva anche come i violenti attacchi personali portatigli dall’opposizione si siano rivelati controproducenti.

Rahul Gandhi

Rahul Gandhi

Ma un altro elemento importante per la vittoria del Congresso è stato sicuramente il “fattore Rahul”: il trentotenne rampollo della dinastia Nehru-Gandhi, Rahul Gandhi, ben coadiuvato dalla sorella Priyanka (brillante e decisa come la nonna Indira Gandhi), ha condotto un’instancabile tour nell’India rurale per spiegare che le politiche future del Congresso terranno conto del disagio sociale di quelle ampie fasce di popolazione ancora escluse dal boom economico. Ed è risultato credibile. In un articolo sul quotidiano Times of India intitolato Veterans fall, Rahul Gandhi rises,  Vikas Singh nota che il suo successo personale è anche quello di una nuova generazione di indiani e conclude predicendo un grande futuro per Rahul: «The UPA has a shot at another five-year term, and Manmohan Singh is not getting any younger. Sooner or later, expect a passing of the torch to Rahul and his trusted team….for now, the star that’s shining brightest on the Indian political firmament is undoubtedly Rahul Gandhi».

militante hindu

militante hindu

4) L’aggressività dei nazionalisti hindu ha stancato il Paese. La National Democratic Alliance (Nda), la coalizione guidata dai nazionalisti hindu del Bharatiya Janata Party (Bjp) è uscita sconfitta passando dai 174 seggi del 2004 ai 158 attuali; ha perso roccaforti come il Rajasthan ma sopratutto ha perso la propria statura di partito di governo continuando a puntare sulla drammatizzazione della politica nazionale e sull’ aggressione nei confronti della grande minoranza musulmana del Paese (oltre il 13% della popolazione, cioè circa 150 milioni di persone). Molti osservatori notano che l’elettorato indiano ha considerato “superata” e “fonte di troppe divisioni” la politica del Bjp; il quotidiano Hindustan Times, in un editoriale non firmato intitolato What worked for Congress, attribuisce proprio agli errori del Bjp la vittoria del Congresso, sottolineando che «…the BJP could not whip up what it likes to term as nationalistic sentiments in its favour. It did try various pseudo-religious, pro-Hindu tacks such as promising to build the Ram temple or saving the Ram sethu. But if none of this worked, the reason was not only that the issues had become dated, but also because the voters had realised that these were no more than cynical electoral ploys. However, it was the loss of the terror card which hurt the BJP the most. The party had routinely used it in the past to demonise the Muslims as a community in the guise of castigating the Pakistan-based terrorists. But the electorate appears to have seen through this game as well

L. K. Advani

L. K. Advani

Narendra Modi

Narendra Modi

L’opinione pubblica indiana ha quindi dato, con queste elezioni, una chiara indicazione in favore di una politica più laica, che punti a unire e non a dividere il Paese. La conseguenza più immediata è la fine della carriera politica del leader del Bjp, l’anziano L.K. Advani; Vikas Singh, sul Times of India, prevede che sarà sostituito dall’attuale capo-ministro del Gujarat, il non meno estremista Narendra Modi, e che il duello del futuro sarà appunto quello fra Narendra Modi e Rahul Gandhi. Inoltre, vale la pena di notare che alla brutta performance della Nda ha contribuito quella dei suoi alleati a livello locale, come il partito sikh Shiromani Akali Dal, che in Punjab è stato punito dagli elettori passando da 8 a 4 seggi. Quanto infine ai due “dissidenti” della famiglia Gandhi, Maneka e suo figlio Varun, sono entrambi stati eletti nelle liste del Bjp, ma non hanno determinato significativi spostamenti di voti.

5) E’ crollata la sinistra comunista. Il Third Front, coalizione di partiti di sinistra (compreso il Bsp di Mayawati) guidata dai comunisti, ha subito pesanti arretramenti in communist indiatutto il Paese, scendendo da 83 a 58 seggi, e i comunisti sono stati umiliati nei due stati in cui governavano: il Bengala e il Kerala. Su questi risultati pesano sicuramente ragioni politiche attinenti alle realtà locali (per esempio in Bengala il partito comunista aveva di fatto aperto al mercato e agli investimenti stranieri, e per consentire l’apertura di nuove industrie e favorire un’alleanza fra industriali e sindacati aveva operato una politica di esproprio delle terre, che ha provocato un voto in massa dei contadini a favore del Trinamool Congress, alleato del Congresso). Restano però le conseguenze politiche: il Congresso per governare non avrà più bisogno dei voti determinanti della sinistra. E sul piano internazionale potrà portare avanti la politica di collaborazione con gli Usa, sancita dal patto di cooperazione nucleare firmato da George Bush e Manmohan Singh. Proprio per protestare contro quel patto i comunisti erano usciti dalla coalizione di governo con il Congresso. Ma ora si trovano ad essere politicamente irrilevanti.

I lettori interessati a visionare i risultati elettorali stato per stato, possono trovarli sul sito ufficiale della commissione elettorale.

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13 Risposte »

  • Silvia :

    E la signora Mayawati di cui ci parlavi in un tuo precedente post? Da quanto ho capito, ha avuto un buon successo nell’Uttar Pradesh, ma non a livello nazionale.

  • marco restelli (autore) :

    Mayawati, “la regina degli intoccabili” del popoloso Uttar Pradesh, era considerata da molti analisti un possibile “ago della bilancia” se si fosse registrata una sostanziale parità fra le due coalizioni nazionali, quella guidata dal Congresso e quella guidata dal Bjp. Ma così non è stato. Mayawati puntava a raccogliere voti in tutte le comunità religiose e in tutte le caste, ma i musulmani – come lei stessa ha riferito rabbiosamente dopo i risultati elettorali – “l’hanno tradita”. I musulmani non hanno votato per il suo Bsp perché hanno temuto che lei si alleasse con gli hindu del Bjp, come era accaduto più volte in passato, e le hanno preferito perciò il laico partito del Congresso, anche grazie all’efficace campagna condotta da Rahul Gandhi. Dalle elezioni perciò escono molto ridimensionate le ambizioni a livello nazionale di Mayawati.

  • Piero Verni :

    Caro Marco,
    innanzitutto complimenti per la chiarezza della tua impeccabile disamina sul voto indiano. Mi permetto di aggiungere un elemento che non hai considerato e che secondo me ha avuto un peso non indifferente nella forte (e imprevista) affermazione del Congresso. La paura che un eventuale quasi pareggio tra coalizione guidata dal Congresso e quella guidata dal BJP rendesse il Terzo Fronte della Mayawati in grado di essere l’ago della bilancia della politica indiana. Addirittura alcuni avevano affacciato l’ipotesi che la Mayawati potesse aspirare al posto di Primo Ministro. Ipotesi che sicuramente la grande maggioranza degli indiani non avrebbe accolto con entusiasmo (e a ragione, a mio avviso).
    Inoltre di grande significato mi appare anche il crollo del PCM in Bengala che è costretto a lasciare il potere (spesso gestito con modi che definire discutibili sarebbe poco) detenuto, se non erro, dai lontani anni ’70.
    Un caro saluto,
    Piero

  • lapiccolacuoca :

    Qui ci sono stati grandi festeggiamenti…nel senso che che gli indiani medi hanno preferito il messaggio democratico: meno casta, piu’ laicita’, meno lotte religiose, piu’ tolleranza.
    Dicono che dietro Sonia e Rahul comunque ci sia Priyanka: gli idniani ne hanno grandissima stima. Nel senso che dicono sia lei il vero genio politico della famiglia Gandhi: lei racchiude in se’ l’intelligenza della nonna e del bisnonno. In lei vedono la sottigliezza e la precisione del bisnonno, la durezza e l’acume della nonna. Si dice che Priyanka comunque non ami stare sotto i riflettori, e che stia nel backstage a scrivere discorsi e a consigliare come muoversi. Di Rahul dicono sia bravo ma assolutamente manovrato da mamma e sorella.
    A me fa solo piacere che abbia perso la pazza ingioiellata di Mayawati. semi-mafiosa e fuori dal suo stato assolutamente destestata. (qua gliene hanno dette di ogni)
    Il partito comunista sia nel Bengala che nel Kerala era destinato a perdere perche’ ha fatto delle politiche ostruzioniste da un lato e pseudo liberiste dall’altro. Comunque scrivero’ un post su Pryanka. Grande figura.

  • Piero Verni :

    condivido anche io il giudizio positivo su Priyanka e quello negativo su Mayawati, populista, arrogante e corrotta. Ove fosse divenuta l’ago della bilancia della politica indiana, per l’India sarebbe stata una vera catastrofe.

  • marco restelli (autore) :

    Ringrazio tutti per i commenti e aggiungo solo una precisazione: quando “la piccola cuoca” dice “qui” intende Chennai (Madras) in Tamil Nadu, dove vive.

  • Francesco Pullia :

    Anch’io mi complimento per l’analisi. Condivido, inoltre, e sottoscrivo quanto affermato da Piero Verni a proposito di Mayawati. Vederla ago della bilancia o addirittura primo ministro sarebbe stata una iattura per l’India.

  • Dopo le elezioni: ecco quale sarà l’India del futuro | Sudestasiatico.com :

    […] del partito del Congresso guidata da Sonia Gandhi, ha colto un…per continuare a leggere CLICCA QUI Tagged as: elezioni, India, Manmohan Singh, Sonia […]

  • enrico bo :

    molto chiara l’esposisizione. Grazie. Alla luce di questo come vedi la situazione economica per i prossimi dodici mesi in India?

  • marco restelli (autore) :

    Enrico, io non sono un economista ma mi sembra che i fatti e le analisi degli esperti convergano nel prevedere un periodo di lunga stabilità politica e quindi di crescita economica per l’India. I fatti: oggi Manmohan Singh ha presentato al presidente della repubblica indiana la sua maggioranza di governo, che è amplissima (c’è perfino Mayawati) e che gli garantirà di non dover sottostare ai ricatti di alcun alleato.
    Le analisi: se vedi siti specializzati come Economy Watch (http://www.economywatch.com/indianeconomy/india-economic-reform-after-congress-landslide-victory.html) oppure The Indian Economy Blog (http://indianeconomy.org/) concordano nel prevedere una non impetuosa (c’è la crisi mondiale) ma costante crescita dell’economia indiana. La borsa di Mumbai ha reagito alla vittoria dell’UPA facendo un salto verso l’alto. Ora la parola è al Congress: avvierà un lungo periodo di prosperità per gli indiani se riuscirà a coniugare crescita economica e giustizia sociale (gli esclusi dal boom economico sono ancora molti, vedi il libro di Matilde Adduci che MilleOrienti ha recensito nel post “Alla fiera del libro”…)
    A risentirci,
    Marco

  • Enrico Bo :

    Grazie, io in effetti ci credo abbastanza nelle potenzialità del paese, fatti tutti i debiti distinguo, come del resto nella Cina e nell’Asia in generale. Se non arriva di lì l’uscita dalla crisi , in Occidente si fanno solo chiacchiere e tentativi inutili. E chi rimane fuori da quella torta lì si terrà solo qualche briciolina.

  • Jai Ho: l'India prepara il futuro | Lo Spazio della Politica :

    […] che l’analisi dei dati elettorali (per chi voglia approfondire questo aspetto qui e qui trovate due interessanti articoli in italiano) è però importante chiedersi cosa questo […]

  • tre libri sull’Asia, per le vacanze di Natale e oltre… « MilleOrienti :

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