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Una nuova era per lo Sri Lanka: pace, sviluppo, turismo. E l’Italia cosa farà?

14 novembre 2009 di 15

sri+lanka+map+1-1Si respira un’aria nuova nello Sri Lanka. La fine della guerra civile sta suscitando grandi  speranze nell’isola, e da più parti si vedono gli sforzi per creare un clima di riconciliazione nazionale, che porti alla pace sociale e a un nuovo sviluppo economico.
La data ormai ufficiale della fine della guerra civile è il 18 maggio 2009: in quel giorno venne ucciso in battaglia V. Prabhakaran, il comandante dei guerriglieri dello LTTE, le Tigri Tamil, che chiedevano l’indipendenza delle zone settentrionali e orientali dell’isola abitate da tamil di religione hindu. Per trent’anni le Tigri Tamil hanno combatutto contro l’esercito nazionale srilankese, mosse dall’odio per la maggioranza singalese (sinhala), di religione buddhista, che governava l’isola. Molti atti di ferocia sono stati compiuti da entrambe le parti, come in tutte le guerre civili.  Ma in maggio si è consumata la definitiva sconfitta dello LTTE, e gli ultimissimi guerriglieri tamil sono fuggiti, in nave, verso il Canada, chiedendo asilo politico. Così, lo Sri Lanka può chiudere la pagina della paura.

Il presente parla una lingua diversa: rinconciliazione nazionale,  sviluppo, nuova apertura al mondo.  Ma quando un popolo apre una pagina nuova è inevitabile che si interroghi anche sul senso del proprio recente passato, ed è quanto stanno facendo i mass media srilankesi a proposito di un nuovo film che sta riempiendo le sale del Paese: The Road from Elephant Pass (Alimankada, in lingua sinhala) realizzato da uno dei migliori cineasti srilankesi, Chandran Rutnam. (Nel video qui sotto trovate una presentazione del film, un promo e un’intervista al regista). Il film…

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…Il film (imagesrecensito qui dal quotidiano Daily News e qui dal Colombo Times) racconta la storia di un ufficiale singalese e di una ragazza tamil che attraversano il Paese in guerra, dall’Elephant Pass nel nord fino alla capitale Colombo:  in quel pericoloso viaggio, che inizia loro malgrado, saranno costretti a travestirsi e a sfuggire a numerose insidie, ma finiranno per capire il reciproco punto di vista e rispettarsi. The Road from Elephant Pass è tratto dall’omonimo romanzo dello scrittore srilankese Nihal De Silva, pubblicato nel 2003 (Vijitha Yapa Publications) e ormai considerato un classico. De Silva (da poco scomparso) era un singalese, ma il suo tentativo di descrivere con obiettività il conflitto nel proprio Paese è stato apprezzato anche da molti tamil: ne è un esempio questa recensione del libro apparsa sul sito dei tamil srilankesi negli Usa.
Va comunque sottolineato che mentre De Silva scriveva theRoadfromelephantpass a guerra ancora in corso, il film esce invece a guerra finita, e ponendo l’accento sul rapporto fra i due protagonisti anziché sulle azioni di guerra sottolinea la nuova possibilità di comprensione fra le due etnie che costituiscono l’anima della nazione srilankese.

Ma naturalmente non basta un film per cancellare le ferite di anni di guerra. A questo scopo il governo di Colombo sta varando una serie di iniziative per risollevare la disastrata condizione socioeconomica delle provincie del nord e dell’est, quelle a maggioranza tamil che hanno maggiormente sofferto i danni della guerra: per esempio verranno create due Indipendent Trade Zones nei distretti di Trincomalee e di Kilinochi, dove saranno incoraggiati gli investimenti sia nazionali sia esteri, e sono già in funzione nuove scuole per i bambini tamil sfollati dalle zone più colpite della penisola settentrionale di Jaffna, dove permangono nei campi di raccolta migliaia di profughi tamil. La situazione umanitaria dei profughi tamil nel nord permane grave – come ha denunciato Human Rights Watch – ma è in via di costante miglioramento, con migliaia di persone che ogni settimana tornano alle proprie case.

Se al nord la situazione rimane non facile, nel resto del Paese è migliorata moltissimo, comprese le aree tamil della costa orientale: ne sono stato testimone nel mio recentissimo viaggio in Sri Lanka, quando ho visitato la zona di Trincomalee e ho potuto constatatare sia la smilitarizzazione in atto (niente più controlli né posti di blocco) sia il ritorno a una vita normale, incluso l’arrivo di turisti interni e stranieri. Le coste orientali dell’isola – a Trincomalee e non solo – sono magnifiche, e il turismo balenare (storicamente concentrato sulle spiagge del sud e dell’ovest del Paese) troverà presto anche a est  nuovi sbocchi. L’unico luogo dell’isola in cui permangono controlli militari è la capitale Colombo, ma si verificano solo in prossimità dei palazzi governativi, e sono chiaramente dei pro-forma.
I segni del nuovo clima si avvertono un po’ ovunque: al tempio hindu di Trincomalee ho potuto parlare con vari tamil che si rallegravano per la nuova situazione di pace, e in altri luoghi di Sri Lanka  ho incontrato classi di studenti tamil, un tempo “confinati” nelle aree a nord e a est dell’isola, che visitavano finalmente i siti storici del proprio Paese (come il sito archeologico della montagna di Sigirya, protetta dall’Unesco).
Certo bisognerà osservare con attenzione i cambienti politici che avverranno nell’isola nei prossimi mesi: ad aprile 2010 si terranno le elezioni politiche, e il nuovo “uomo forte” dello Sri Lanka potrebbe diventare il generale Fonseka, che si è appena dimesso da capo della Forze Armate; sull’onda del successo conseguito contro lo LTTE, probabilmente si candiderà alla Presidenza del Paese.

In ogni caso, il turismo sarà la nuova frontiera dello sviluppo dell’isola. Il governo srilankese si 2052855627_f44bc172f6è posto l’obiettivo di attirare 2,5 milioni di turisti nel 2016, grazie anche a un ampliamento delle strutture di ricezione: attualmente l’isola offre ai turisti 14mila stanze d’albergo, e per il 2016 punta a una ricezione di 36mila stanze. Nei pochi mesi trascorsi dalla fine della guerra sono già state aperte nuove strutture turistiche come il Serene Pavillions, un boutique hotel inaugurato agli inizi di novembre a Wadduwa. E sono in programma vari eco-lodge nella lussureggiante giungla che copre l’interno del Paese (foto sopra).

Di fronte a questa situazione come si pone l’Italia? E’ quanto ha chiesto una delegazione di FRATTINIreligiosi srilankesi appartenenti a tutte le fedi e le etnie del Paese, che,  guidata dall’ambasciatore di Sri Lanka, ha incontrato il nostro Ministro degli Esteri Franco Frattini agli inizi di novembre. Scopo della missione srilankese: chiedere all’Italia di fare pressioni sull’Unione Europea affinché venga nuovamente accordata a Sri Lanka la GSP+, formula commerciale di favore per i Paesi in via di svilippo. La situazione dei diritti umani in Sri Lanka, dopo la fine della guerra civile, è infatti in netto miglioramento, e i srilankesi non comprenderebbero le ragioni di un punitivo boicottaggio da parte dell’Unione Europea. Frattini ha promesso il proprio impegno in tal senso.
L’Italia gode oggi di una situazione di prestigio a Sri Lanka, anche grazie all’ottima figura fatta dalla nostra Protezione Civile per l’intervento umanitario effettuato all’epoca dello Tsunami, che sconvolse nel 2004 pure le coste dello Sri Lanka. C’è un capitale di fiducia, nei rapporti fra Italia e Sri Lanka, che non va sprecato.  Sopratutto considerando il nuovo scenario di sviluppo che si apre nell’isola.                                                                                                                                 Marco Restelli

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15 Risposte »

  • Una nuova era per lo Sri Lanka: pace, sviluppo, turismo. E l’Italia cosa farà? :

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  • sony :

    Ben tornato e grazie per gli approfondimenti.
    Sai, sull’interessamento dell’Italia a questo paese ci credo davvero poco. Se vogliamo parlare della Cina e dell’India allora il discorso é diverso.
    C’E una cosa invece che mi ha sempre indispetita negli anni diguerra: la posizione dellIndia e nelo specifico dei fondamentalisti indú, alla fine che differenza c’é con l’RSS?

  • marco restelli (autore) :

    Ciao Sony, non comprendo bene la tua domanda: a me sembra che ci sia una bella differenza fra i fondamentalisti hindu e ciò che fece il governo indiano, che inviò truppe di interposizione fra le fazioni combattenti in Sri Lanka proprio per cercare di fermare la guerra civile. L’iniziativa fallì (e molti soldati indiani morirono) ma il tentativo era buono, e fra l’altro costò la vita al primo ministro Rajiv Gandhi, che fu ucciso da una kamikaze tamil in Tamil Nadu. Dunque, puoi chiarirmi il senso della tua domanda? ciao e grazie,
    Marco

  • sonia :

    L’intervento nell’87 dell’India in base all’accordo di Colombo è indubbio così come l’attendato a Rajiv ad opera dell’Ltte ma, mi chiedo: quale era realmente la posizione indiana? La tregua in realtà c’è stata nel 2002-2006 grazie alla Norvegia.
    Anche se la condanna alla crisi umanitaria era unanime, in India quasi nessuno negava la necessità di sconfiggere L’tte. Nel 1983 Velupillai Pirapaharan era considerato un eroe.
    La mia domanda era retorica. Si è tanto criticata la guerriglia in Sri Lanka, ma alla fine in India si è fatta la stessa guerriglia, anche se nascosta dietro la politica. Tutte le forme di imposizione ideologica, religiosa e politica è sbagliata.
    Buon tutto

  • 1972 :

    Ho viaggiato lo scorso agosto nello Sri Lanka e sulla strada tra Dambulla e Trincomalee c’era una trincea ogni 300 metri e frequenti posti di blocco. Non voglio contraddirti ma ho visto quella zona ancora altamente militarizzata, tanto è vero che gli stessi abitanti del luogo spiegavano che l’esercito era lì per evitare che gli ultimi Tamil delle foreste, alcuni dei quali ancora ignari della fine delle ostilità, potessero sferrare qualche attacco. Proprio la settimana prima del mio passaggio c’erano state sparatorie in quella zona.
    Con questo non voglio dire che il paese non si stia avviando verso la normalità, seppur sempre in allerta vigile, ma solo dare una testimonianza un po’ diversa sulla presenza dell’esercito. Francamente sono rimasto piuttosto colpito dalla quantità di soldati non solo a Colombo e lungo le arterie verso il nord-est, ma addirittura sulle stesse spiagge della costa est.

    Saluti.

    Enzo

  • MilleOrienti (autore) :

    Ciao Enzo, la situazione era sicuramente quella che tu hai descritto, ma la novità sta appunto in questo: nel fatto che stia cambiando radicalmente, e con grande velocità! Anch’io ho viaggiato (una dozzina di giorni fa) da Dambulla a Trincomalee, e non c’era nemmeno un posto di blocco! O meglio: c’erano ancora militari in giro, c’erano i posti di blocco ai lati della strada ma…non bloccavano nessuno. Insomma erano “ex” posto di blocco. La mia macchina non è mai stata fermata (e ho girato in tutto il Paese, tranne Jaffna) se non a Colombo, in prossimità dei palazzi governativi. Ciò significa che nello Sri Lanka ormai sentono di aver girato pagina…

  • sonia :

    vedo adesso, con gli occhiali e il pc grande a lavoro, gli errori di ortografia. Perdona la mia fretta e la mia scarsa vista

  • marco restelli (autore) :

    Sonia, non formalizzarti per queste cose! Ciò che conta è che quello che dici aiuta tutti noi a riflettere. Ciao

  • brigida :

    sto per partire per la zona nord est…non riesco a capire se la vacanza sarà facile….viaggio da sola e di solito mi trovo bene, chissà, spero di trovare tutto ok.
    grazie per il tempo che dedicate a informare. saluti

  • marco restelli (autore) :

    Brigida, se sei in partenza per la costa est di Sri Lanka stai tranquilla, se hai letto tutto il mio post avrai capito che la zona è ormai tranquilla. Goditi le spiagge, fai buon viaggio…e facci sapere come è andata quando torni! ciao

  • marco restelli (autore) :

    P.S. Brigida, io mi riferisco alla costa di Trincomalee. Se invece vai all’estremo nord, cioè nella penisola di Jaffna, lì il discorso è diverso: potrebbero esserci anche posti di blocco, anche se il governo srilankese ha appena rilasciato 100mila profughi tamil che sono tornati nelle loro case. Il mio consiglio è di girare tranquilli in tutta l’isola, tranne – per ora – nella penisola di Jaffna.

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