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Storie di stupidità umana: ingresso vietato agli indiani

15 dicembre 2009 di 5

Esiste un limite alla stupidità umana? C’è da chiederselo vedendo cosa è successo in questi giorni a New Delhi. La celebre catena internazionale di gelati Haagen-Dazs ha aperto un negozio nella capitale indiana. Ma cosa succede? Succede che all’inaugurazione del locale viene esposta un’insegna con la scritta: «Anteprima esclusiva per i viaggiatori internazionali. Ingresso riservato solo ai possessori di passaporti internazionali». Si vuole invitare, evidentemente, solo gli occidentali di passaggio a Delhi. All’ingresso del locale si presenta anche un indiano munito di passaporto internazionale ma viene cacciato. La domanda sorge spontanea: com’è possibile che un cittadino indiano non possa entrare in un locale situato nel suo Paese? Vi sembra un fatto incredibile ? Guardate la foto dell’insegna qui a destra…

Leggiamo questa storia il 15 dicembre 2009 sul blog del giornalista Rajesh Kalra, all’interno di The Times of India. Dopo la pubblicazione on line scoppia un putiferio  e  i gestori del locale in franchising si affrettano a fare marcia indietro, dicendo che l’ingresso è consentito a tutti.
Una vittoria? Non tanto, risponde Rajesh Kalra.  Il giornalista/blogger si chiede se quella dei gestori del locale in franchising sia stata un’assurda ricerca di pubblicità attraverso uno scandalo, oppure se sia un’iniziativa rivelatrice di una perniciosa tendenza negli indiani stessi: «La nostra mentalità», scrive Kalra, «è quella degli schiavi: pensiamo che una cosa sia buona solo se approvata dagli stranieri, dai possessori di passaporto internazionale». Un caso di subalternità culturale degli indiani verso gli stranieri: un atto autolesionista, quasi di razzismo contro se stessi. Il che ci riporta alla domanda iniziale…e ai guasti che certi modelli di globalizzazione possono provocare.

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5 Risposte »

  • Piero Verni :

    Vorrei credere che si sia trattato di un volgare espediente pubblicitario (nel caso, ahinoi, riuscito).
    Temo invece si possa trattare di uno spiacevole caso di subalternità culturale nei confronti della cultura internazionale. In cui, credo, tutti noi che ci occupiamo di India prima o poi ci siamo imbattutti.
    Spero solo che riguardi fasce molto ristrette della società indiana che, a mio modesto avviso, non ha proprio alcun motivo di sentirsi subalterna anzi ha tanto da insegnare al mondo. E ad alcuni di noi, tanto ha insegnato.
    Detto senza voler fare facile “terzomondismo”, attitudine mentale che detesto.

  • tuttoqua :

    In effetti la mossa mi pare eccessiva, e quindi tendo anch’io a pensare che si sia trattato solo di un modo veramente stupido di attirare l’attenzione sul locale, sperando che andasse pure sui quotidiani nazionali.

    Estremizzando, e osservando la cosa da un’ottica di marketing puro, mi pare che sia stata un successo, a discapito pero’ di alcuni valori morali che dovrebbero sempre essere tenuti in considerazione, primo fra tutti l’uguaglianza degli esseri umani.

    Detto questo, mi vengono in mente due cose:

    1- Conoscendo “lo stile” degli indiani, e’ comunque possibile che, almeno all’apertura del locale, si volesse evitare la ressa, il caos e (scusate) anche l’odore (che non e’ necessariamente una puzza pero’ a chi non e’ abituato puo’ dare molto fastidio) e, piu’ in generale, il modo tutto indiano di intepretare e vivere un evento del genere.

    2- Fermo restando il punto 1, pur essendo questo un locale aperto in India, un esercizio commerciale privato puo’ anche essere libero di scegliere la sua “strategia commerciale”, a condizione pero’ che poi si assuma le responsabilita’ delle conseguenze. Se qualcuno in India li denuncia e li mette nei guai, sono cavoli loro, ecco.

  • un'indiano :

    La lettura di questo post mi ha sconvolto ma nello stesso tempo mi è sembrato “normale”.

    Infatti secondo me non si è trattato di un “volgare espediente pubblicitario”.

    datto questo, nel cuore, sepro di sbagliarmi.

  • daniela cerati :

    Purtroppo ho sperimentato in prima persona questo tipo di stupidità umana l’anno scorso a Delhi.
    Avevo prenotato una doppia in un hotel (Grand Godwin Hotel) via internet. All’arrivo (ero con un amico indiano) mi si dice che avremmo dovuto prendere due camere… “Perchè?” chiedo. Molto sgarbatamente mi dicono che è così e basta, se non mi sta bene posso cercarmi un altro albergo.
    Chiedo di parlare con il manager che, dopo qualche tentennamento, mi dice che, da loro regolamento interno, non danno stanze a stranieri e indiani insieme.
    Inutile la mia sfuriata circa il loro vantarsi di essere la più grande democrazia al mondo se poi discriminano i loro stessi connazionali…
    Una cosa molto triste, certo in quell’hotel non ci tornerò mai più, ma forse non è l’unico a comportarsi in questo modo….

  • marco restelli (autore) :

    Daniela, grazie per la tua testimonianza. E’ un cosa che lascia sconcertati. E certo quell’hotel non lo raccomanderò a nessuno…

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