Home » INDIA, ISLAM

L’Islam, l’Italia e l’India. Errori e sciocchezze sulla prima pagina del Corriere della Sera

21 dicembre 2009 di 72

Oggi vi propongo un gioco: correggiamo con la penna rossa gli errori di un Professore. Perché farlo? Perché si può perdonare quasi tutto a quasi tutti, ma non una serie di sorprendenti errori in un editoriale di prima pagina di un giornale nazionale come il Corriere della Sera. Perché  errori e imprecisioni si diffondono poi nell’opinione pubblica.

L’editoriale in questione si intitola «L’integrazione degli islamici», ed è uscito sul Corriere della Sera di ieri, domenica 20 dicembre, a firma di Giovanni Sartori. Il prof. Sartori è un insigne politologo di fama internazionale, e le sue tesi sulla democrazia italiana mi sono spesso apparse convincenti. Questa volta però per argomentare la sua tesi tira in ballo la storia dell’India prendendo delle cantonate.

La tesi fondamentale dell’articolo di Sartori, contenuta nella conclusione, è che «illudersi di integrare l’Islam italianizzandolo è un rischio da giganteschi sprovveduti, un rischio da non rischiare». Si tratta di un’opinione che non condivido affatto, ma del tutto lecita. Purtroppo però Sartori, per sostenere l’impossibilità di integrare l’islam in società non islamiche, cita proprio l’esempio sbagliato: l’India. E qui arrivano gli errori di carattere storico e culturale.

«Il caso esemplare è l’In­dia, dove le armate di Al­lah si affacciarono agli ini­zi del 1500, insediarono l’impero dei Moghul, e per due secoli dominaro­no l’intero Paese», scrive sul Corriere il prof. Sartori. E qui c’è già il primo errore.  L’Islam si era affacciato in India ben prima del 1500:  sin dall’ottavo secolo era giunto in terra indiana sia grazie ai mercanti arabi sia con le incursioni del condottiero Muhammad bin Qasim, cui seguirono le conquiste territoriali di Mahmud, sultano di Ghazni (nell’attuale Afghanistan). Da allora l’Islam indiano non aveva fatto che radicarsi culturalmente ed espandersi territorialmente.

Ma andiamo avanti. Sartori scrive: «Si avver­ta: gli indiani «indigeni» sono buddisti e quindi pa­ciosi, pacifici...». E qui c’è un secondo errore. Gli indiani non sono buddhisti perché il buddhismo è praticamente scomparso dall’India nel tredicesimo secolo. Oggi gli unici buddhisti in India sono piccole minoranze di tribali o fuoricasta convertiti (seguaci di Ambedkar) e naturalmente gli esuli tibetani. Quanto al fatto che sarebbero paciosi e pacifici…via, è una sciocchezza, un luogo comune dei più triti…

Continua Sartori: «...la maggio­ranza è indù, e cioè poli­teista capace di accoglie­re nel suo pantheon di di­vinità persino un Mao­metto». Terzo errore. Dobbiamo ricordare che il profeta Maometto non è mai stato accolto nel pantheon indù? E’ un’ovvietà…ma andiamo avanti.

«Eppure quando gli inglesi abbandonarono l’India dovettero inventa­re il Pakistan, per evitare che cinque secoli di coesi­stenza in cagnesco finisse­ro in un mare di sangue», prosegue Sartori. E qui c’è un quarto errore di prospettiva storica. Perché quando ci fu la divisione fra India e Pakistan moltissimi musulmani scelsero di restare in India, che oggi è una nazione di 1 miliardo 150milioni di abitanti con il 13,5% di musulmani. l’India oggi, nonostante tensioni sociali e periodici conflitti, è un esempio di ciò che Sartori considera impossibile: un Paese a maggioranza non islamica di cui i musulmani fanno parte a tutti i livelli. Una democrazia laica in cui i musulmani sono presenti in tutti i campi della vita pubblica.
L’India è una democrazia che ha avuto tre Presidenti della Repubblica musulmani. Qualcuno dovrebbe avvertire il professor Sartori che ha fatto proprio l’esempio sbagliato… (e ciò al di là del fatto che la sua tesi non convince comunque, né sull’Italia né riguardo agli altri Paesi citati, la Turchia e l’Indonesia).

P.S.: A chiunque sia interessato a conoscere l’Islam indiano e il suo ruolo  nella costruzione della società e cultura indiana consiglio di leggere la Storia dell’India di Michelguglielmo Torri (storico dell’Università di Torino) edita da Laterza.

Related Posts with Thumbnails

72 Risposte »

  • Stefania :

    Che sviste clamorose! Persino io, che non sono un’esperta dell’argomento, avrei notato gli strafalcioni. Questo dimostra come il giornalismo italiano, anche e soprattutto quello considerato di “prima qualità”, a differenza per esempio di quello americano, sia praticamente privo di “fact checkers” (ammesso che si riesca ad usare tale meccanismo per un editoriale scritto magari il giorno prima dell’uscita del quotidiano).

    PS: Grazie per il consiglio di lettura, colmerebbe sicuramente le mie lacune vista la mole! :-)

  • enrico :

    Concordo in pieno. Trovo strano che un personaggio come sartori che ho sempre considerato attendibile e bne informato sia incorso in queste sviste abbastanza grossolane e tali da snaturare completamente la tese che propugna. Che non l’abbia scritto lui?

  • Enrico Guala :

    Accidenti..che strafalcioni!
    Ottimi,come sempre,i tuoi commenti….

    ciao!

  • marco restelli (autore) :

    @Stefania: il “controllore di notizie” (checker) è un’istituzione della stampa anglosassone purtroppo quasi mai utilizzata in Italia. Faceva eccezione “Geo”, il mensile di cui ero vicedirettore, quand’era un giornale indipendente (ora purtroppo è ridotto a una traduzione dell’edizione-madre tedesca, e ha abolito anche il checker per risparmiare….nell’erronea convinzione che i redattori tedeschi non facciano mai sbagli). L’industria editoriale italiana in questa fase è troppo occupata a risparmiare su tutto (fuorché sui mega-stipendi dei top manager) per occuparsi anche della qualità dell’informazione e dell’esattezza delle notizie.

    Va detto comunque che il checker è utilizzato, in America, sopratutto nel mondo dei newsmagazine, perché i tempi di lavorazione dei quotidiani sono strettissimi. Nei quotidiani ci si affida alla professionalità del giornalista, che è tenuto ovviamente a verificare tutto. I migliori lo fanno sempre. Altri no. Ogni articolo, poi, viene “passato” (in gergo si dice così) dai responsabili dei singoli settori fino ad arrivare ai vertici del giornale. Ma diverso è il caso per gli editorialisti di fama, intellettuali il cui pensiero solitamente viene pubblicato così com’è.
    Sartori è uno studioso di cui ho grande stima ma questa volta si è avventurato in un campo che non è il suo…

  • Silvia :

    Anche i “cinque secoli di coesi­stenza in cagnesco” non sono niente male…

  • L’Islam, l’Italia e l’India. Errori e sciocchezze sulla prima pagina del Corriere della Sera :

    [...] Fonte Articolo: L’Islam, l’Italia e l’India. Errori e sciocchezze sulla prima pagina del Corriere della Sera [...]

  • sonia :

    Bene, pensavo di averlo notato solo io. a lavoro sono rimasta in silenzio perchè so come la pensano politicamente.
    Partendo dall’assurdità della tesi presentata…
    L’articolo è deteriore.
    Grazie Marco, pensavo di essere esagerata io!

    Sull’India ha preso delle cantonate incredibili, evidenti.
    L’islam è sempre stata una fonte di ricchezza per l’India, dal punto di vista storico e culturale. Ma vogliamo parlare dei commerci, dei contatti tra subcontinente e Mediterraneo mediando i rapporti commerciali con il portogallo? Non parliamo dell’inghilterra.
    Gli episodi del Black friday non devono ingannare la prospettive riguardo ai rapporti tra indù e musulmani.
    Come si può mai nel 2009 avere una prospettiva new age dell’India? come si può confondere il buddismo con l’induismo? origini comuni? non sono sufficienti.
    La definizione di politeismo non ha mai comportato entrata libera e indistinta, in nessun tempo e in nessuno spazio della nostra civiltà, nostra intesa come civiltà di tutti; quella civiltà che non si conosce o che si vuole ignorare.

    La nascita del Pakistan non è un contentino territoriale, rappresenta una scelta politica sofferta e meditata; una scelta importante che ancora oggi lascia la sua scia…una scia che non è sempre di sangue.
    Come possiamo mai poter pensare di immaginarci civiltà superiore tra le civiltà? cosa deve mai avere di grandioso un sistema religioso e culturale?
    Il sistema di integrazione valido quale sarà mai? quello delle crociate? o quello dei gesuiti e missionari africani. un’integrazione da barattare? da comprare? da vendere? L’islam non ha mai comprato nulla. Ha meritato quello che ha ottenuto. Parlo storicamente. Se oggi gli uomini, singoli e liberi individui, agiscono personalmente in nome della fede, questo non significa che si possa generalizzare.
    L’integrazione non riuscita di una comunità dipende dal grado di apertura che l’altro le dimostra; oppure da quanto si è disposti a chiudere gli occhi davanti alla particolarità di quelli che ci circondano.

    Qual è il problema dell’integrazione turca in germania?
    Qual è il problema dell’integrazione islamica in africa (parlando sempre storicamente)?
    L’integrazione non è riscontrabile lì dove la si vuole nascondere o non la si vuole vedere.
    Prima dell’11 settembre quale sarà mai stata l’integrazione islamica negli stati uniti?
    Come si può non vedere il maturare della storia, degli eventi, delle società?
    Forse solo chi crede in un mondo “peace and love” dell’india-hippye-buddhista può continuare a vedere un mondo immobile.

  • Antonella Appiano :

    Buongiorno Marco, sono giornalista e quasi arabista (mi mancano pochi esami alla Laurea in Lingue e Civiltà Orientali- Università La Sapienza Roma). Ho appena letto l’articolo di Sartori e sono indignata. Oltre agli errori storici madornali, che hai sottolineato tu, sull’arrivo in India dei musulmani, sulla divisione del Pakistan ecc, ci sono nel testo frasi grossolane. Fuorvianti. Legate ai soliti stereotipi sull’Islam (vedi “le armate di Allah”. Allah è la traduzione della parola “Dio” in arabo). Perché un politologo dovrebbe discettare di Islam senza alcuna preparazione storica e culturale? Cercando on line se il Corriere offriva la possibilità di controbattere, ho trovato il tuo blog e il tuo commento. Lo pubblico sulla mia bacheca di fb per diffonderlo….
    Scrivendo di Islam e Medio Oriente, nonostante gli studi privati, ho ritenuto opportuno iscrivermi di nuovo all’Università..perché è una materia complessa, delicata. Invece, a quanto pare (capita continuamente) in Italia, gli “islamisti fai da te” non si fanno scrupolo nel diffondere notizie false. Perché, opinioni a parte, restano i fatti. E i fatti storici non devono essere alterati con leggerezza perché contribuiscono a diffondere false credenze nell’opinione pubblica. Stimo anche io il professor Sartori come politologo, ma, come scrivi, “questa volta si è avventurato davvero in un campo che non è il suo”. Grazie. Antonella Appiano

  • bios :

    Effettivamente non occorreva andare cosi’ lontano, bastava analizzare gli ultimi 50 anni della storia recente di Francia e Inghilterra, per capire come l’islam non sia integrabile, per tutti quelli che si inventano un Islam fai da te “moderato”, è un altro problema

  • sonia :

    non sono d’accordo con bios.
    l’islam “moderato”, come lo chiami tu, esiste così come esiste il cristianesimo moderato!
    In India esiste lo Shiv Sena come esiste una forma di induismo che si occupa di ciò che realmente le appartiene. Come si può generalizzare??
    Qualora fosse sfuggito: la religione la fanno gli uomini, se la si vuole interpretare socialmente!
    Non mi pare che nella Bibbia fosse menzionata l’idea di fare le crociate!
    La non integrazione nasce nel momento in cui si è prevenuti verso qualcosa
    I tumulti di Ayodya e ciò che ne è seguito non sono certo l’esempio da prendere per un modello di non integrazione.
    Ricordiamo che ovunque, in occidente così come in oriente, le intolleranze religiose si associano a motivazioni politiche.

  • bios :

    @Sonia Finchè una parte dell’Islam, e deve venire da loro, non riuscirà a “riformare” i passaggi del Corano piu’ violenti ed ambigui, una “integrazione occidentale” in senso stretto non è possibile. Esistono poi per fortuna e sono molti, che si sono assimilati, o gli atei, o quelli che interpretano in “senso occidentale”, ma sono tutti interpretazioni piu’ o meno personali, non codificate o codificabili. Classico esempio le seconde o terze generazioni francesi. La Francia integra da 40 anni a colpi di istruzione, di ius soli, e di associazioni molto organizzate, ed attive. Il risultato? Lo conosciamo. Non a caso i nostri cugini stano discutendo animamente, in questo momento , cosa sia l’identità nazionale. Poi sull’articolo sono d’accordo, Sartori deve studiare di piu’ ;-)

  • sonia :

    Lo stesso si potrebbe dire della Bibbia, Se si è integralisti è difficile integrarsi nella società. Lo abbiamo dimostrato più volte. E quando non ci sta bene facciamo piazza pulita con mezzi più o meno leciti ma, chissà perchè, ci sentiamo superiori!
    La generalizzazione è deprecabile in qualsiasi culto

  • Marcello :

    @bios
    Prova a leggere questo articolo:
    http://www.facebook.com/l.php?u=http%253A%252F%252Fwww.controcopertina.it%252F2009%252F12%252F15%252F3007%252F&h=98cc1d353df6d855520ab73732700a39&ref=mf
    Ti accorgerai che anche la bibbia non è scevra da passi violenti e razzisti (accanto a pagine assolutamente anti-razziste come quelle in cui si raccomanda come inviato di dio lo STRANIERO)
    E forse più che di INTEGRAZIONE abbiamo bisogno di FUSIONE, di venirci incontro…

  • bios :

    @Marcello La Bibbia e i Vageli sono passati per una fase di secolarizzazione che il Corano non ha avuto. Il concetto di laicità (nelle sue varianti) e i diritti umani che ne scaturiscono sono frutto di movimenti progressisti, alle volte con sfumature reazionare ed spesso antiecclesiastiche forti, che con il tempo sono state digerite ed elaborate dalle varie democrazie. Basta leggere autori come Joseph de Maistre, Léon Bloy, Balzac, Bernanos. Nell’altra sponda lo stesso Voltaire , anche se fortemente anti ebraico, e fortemente attirato dalla “razionalità apparente” delle fede musulmana, non accettava nessuna ingerenza ideologica, in contrasto con questi valori. Questo lavoro su piu’ secoli fa si che oggi un cristiano o un laico non si faccia saltare in aria in nome di un qualsiasi dio o profeta, e si potrebbe continuare con gli esempi. Una integrazione non è possibile, ci sono solo forme di assimilazioni, spesso pseudo culturali. Lo sforzo deve venire dalle parti interessate, soprattutto dalle seconde e terze generazioni che conoscono bene il problema e che hanno la possibilità di imparare, avendo molti esempi concreti sotto gli occhi.

  • Roberto :

    Complimenti Marco per un contributo davvero prezioso.
    Ma che tristezza accidenti, per lo stato del giornalismo nostrano. Anch’io apprezzavo sinora Sartori ma quelle che hai segnalato non sono sviste dettate da distrazione, sono patacche imperdonabili, specie per chi fa l’opinionista.
    Altro che Facts Checker, che cosa controlla uno cosi’, se in genere da buona parte dell’informazione italiana i fatti sono spariti, del tutto superflui rispetto alle opinioni, meglio se urlate?
    Propongo l’istituzione di un servizio volontario di Facts Finder. Segnalare non le patacche ma quando un articolo e’ davvero basato su fatti accertati. Farebbe quasi notizia, sigh!

  • Lorenzo :

    ;-)

    Sartori ragiona con categorie storiche da terza liceo anni ’30.

    Il fatto è che quando si parla di cose di casa nostra tutti stanno attenti a quello che dicono.

    Si fanno le pulci a concetti, teorie, citazioni.

    Senza se, senza ma.

    Varcato il Bosforo, invece, si può dire qualsiasi cosa.

    Anche che i buddisti stanno in India.

    Anche che gli indù sono tollerantissimi.

    Tutti diventano giganteschi sprovveduti ma nessuno se ne cura.

    (http://30secondi.wordpress.com/2009/12/21/caro-sartori-chi-e-lo-sprovveduto/)

  • Il Sartori percepito « Tutto in 30 secondi :

    [...] consiglio la lettura di un articolo della corrente errorista, di cui faccio parte. Il pezzo di Marco Restelli su Milleorienti è  meno acre del mio, ma in alcuni momenti più [...]

  • Dolomitengeist :

    Eurabia:Costi sociali per la migrazione in Europa – Italia
    Costi sociali per la migrazione in Europa – Italia
    “Quanto costa la migrazione islamica all’Europa – una resa di conti con un mito”
    è il titolo di un nuovo essay di Michael Mannheimer. Si tratta di un lavoro giornalistico,
    finora più ampio, sul tema costi della migrazione islamica.
    File Download Dokumento PDF
    http://dolomitengeisteu-dolomitengeist.blogspot.com/2009/12/eurabiacosti-sociali-per-la-migrazione.html

  • jaska :

    Soltanto ieri mi è capitato sott’occhio questo articolo del Sartori pieno di…sviste, a voler essere gentili.
    Ringrazio Stefania per avermelo segnalato.

    Mi sono permesso anch’io commentarlo, in questa nota:
    http://www.facebook.com/notes/jaska-trasmigrante/risposta-alleditoriale-di-giovanni-sartori-sulla-integrazione-degli-islamici/225793913421

    ps: E se mandassimo i nostri commenti direttamente al corriere? O a Repubblica? Al Fatto quotidiano?

  • sonia :

    non sarebbe una cattiva idea. il problema è che se ha potuto pubblicarlo———-

    e pensare he da ieri il corriere costa 20 centesimi in più–pagare di più per leggere cose simili…………….

  • Enrica Garzilli :

    che interessante post e che animato dibattito!

    Purtroppo devo dire che anche giornalisti di fama internazionale come Rampini (come sai, ne ho parlato sul mio blog http://orientalia4all.net/post/parla-dellindia-con-rampini) fanno errori madornali e grossolani, senza la scusante che non è il loro ramo di studi. E potrei fare tanti altri nomi.

    Tutti abbiamo bisogno di un checker. Per questo io chiedo spesso agli amici illuminati di rileggermi gli articoli.

    A proposito Marco, sei libero a febbraio?;)

  • Luca :

    @bios. Solo una precisazione. In un tuo commento precedente dici che per provare la non-integrabilità degli islamici basterebbe guardare alla Francia o all’Inghilterra. Non sono d’accordo su questo punto. Ho abitato nell’area parigina per tre anni (fino al Luglio scorso) e posso assicurarti che i problemi a gestire alcune banlieues non hanno proprio niente a che vedere con la religione, ma con scelte politiche e urbanistiche fortemente negative fatte in passato.

    Ti consiglio di vedere il film “La Haine” (“L’odio”), i cui protagonisti sono uno ebreo (tra i tre, la testa calda) uno nordafricano (il ‘giocherellone’ quello che più se ne infischia) e uno nero (il più ‘saggio’, quello che vorrebbe uscire da lì). E’ un film su alcune periferie francesi, quale sia la fede dei protagonisti non si sa, non è rilevante.

    Per quanto ne sappia non esiste in Francia un ‘caso islam’, le seconde generazioni non hanno dubbi nel considerarsi francesi. Casomai il problema sono i pregiudizi della società francese nei confronti di chi ha un certo background (culturale, ma anche religioso, qui si), di chi è cresciuto in una certa zona. Le rivolte sono contro questi pregiudizi e contro l’esclusione che ne deriva.

  • bios :

    @ Luca, esiste un caso Islam da 50 anni in Francia, da De Gaulle quando diceva che “se si fosse considerato francesi tutti gli Arabi e i Berberi algerini, il mio villaggio non si chiamerebbe piu’ Colombey-les-Deux-Églises, mais Colombey-les-Deux-Mosquées” a Mitterand che quando parlava dell’immigrazione in Francia diceva che “la soglia di tolleranza era stata superata” alla “racaille” di Sarkozy.
    Per il sentimento francese delle seconde e terze generazioni lasciando perdere la cronaca, e l’attuale dibattito sulla identità nazionale, basta la dichiarazione della ex segretaria ai diritti umani, franco- senegalese, “se ci fosse stata una guerra tra Francia e il Senegal avrei scelto il Senegal”.

    Ultimo appunto su Kassovitz: non entro nei meriti di attore e regista, bastano le sue tesi negazionistiche sull’11 Settembre.

  • Luca :

    @bios. Ma, sai, di sparate politiche se ne fanno tante, non solo in Italia. In particolare, le citazioni che riporti, di De Gaulle e Rama Yade, sembrano le tipiche buttate lì per sfruttare un’onda emotiva particolare. Quella di Sarkozy, così come la riporti, non si riferisce in particolare ai musulmani.

    Ad ogni modo, forse mi sono spiegato male, non volevo dire che non esistono sentimenti negativi (anche diffusi in una parte della popolazione) verso l’islam e i musulmani. Quello che volevo dire è che non mi sembra ci sia un ‘terrorismo nato in casa’ come si dice in questi giorni a proposito dell’Inghilterra. Mentre in Inghilterra questo problema effettivamente esiste, in Francia il problema è un altro, di tipo sociale più che culturale o religioso.

    Avere questi precedenti a disposizione (Francia e Inghilterra, tra gli altri) ci da un vantaggio in partenza. Sappiamo gli errori che sono stati fatti in passato e ne conosciamo le conseguenze, dobbiamo non farci prendere dalla paura ma evitare di ripetere gli stessi errori. Anche perchè, comunque, non è che i musulmani spariscono dall’Italia semplicemente perchè qualcuno dice che non sono integrabili. Cosa dovremmo fare, deportarli tutti in blocco?

    Sull’ultimo tuo appunto: il fatto che uno abbia idee anche molto controverse, diciamo anche sbagliate, non implica immediatamente che tutto quello che fà sia sbagliato o privo di valore. Tra l’altro, ripeto, il film non ha niente a che vedere con la religione.

  • Lorenzo :

    Non so. Il controllore di notizie a mio modo di vedere può avere un senso. Ma nel caso di Sartori era la teoria di base a fare acqua da tutte le parti. Il revisore avrebbe dovuto essere qualcosa di più: un vero e proprio consigliere. Sartori in questo caso si deve prendere le sue responsabilità….

  • Antonella Appiano :

    D’accordo con Lorenzo. La teoria di Sartori “esibisce come prove” fatti storici inesatti e luoghi comuni che- sinceramente- cominciano a scancarmi. Proprio perché politologo di fama. Proprio perchè ha scritto un editoriale fuorviante e pericoloso nell’alimentare confusione e diffidenze. E su un quodiano a larga diffusione, Sartori dovrebbe assumersi le responsabilità di quanto afferma. Perché non controbatte? Se qualcuno ogni tanto, con umiltà (parola scomparsa dal nostro vocabolario) ammettesse si aver sbagliato…Le opinioni vanno sempre rispettate, certo. Ma i fatti rimangono fatti. E alterarli, modificarli, riportarli in maniere scorretta (per un scopo preciso o per non conoscenza) è grave. E’ contro la deontologia professionale. Antonella

  • Sartori, rispondi a noi « Tutto in 30 secondi :

    [...] L’Islam, l’Italia e l’India. Errori e sciocchezze sulla prima pagina del Corriere della Sera [...]

  • Lorenzo :

    Breaking news :-)
    Sartori risponde a Tito Boeri sull’editoriale di cui sopra.
    Ecco una mia replica (che cita Milleorienti).
    http://30secondi.wordpress.com/2010/01/05/sartori-rispondi-a-noi/
    Sarà il caso, davvero, di mandare un letterone al Corriere?

  • bios :

    Caro Luca, se parliamo di estremismo in Francia ci sono delle cellule e degli imam ben conosciuti, il fatto che siamo quasi invisibili e piu’ evidenti in Inghilterra, dipende semplicemente dal livello di libertà di espressione che un paese offre, compreso per le idee piu’ estreme, nel caso contrario si ricorrere del doppio linguaggio (vedi Tariq Ramadan ). Sui legami tra fondamentalismo francese e le sue ramificazioni in Europa ti consiglio l’ottima inchiesta di Mohamed Sifaoui, “Mes frères assassins”. Se sei stato in Francia un po’ di tempo, sicuramente non ti devo fare la traslitterazione del termine “racaille” o “bande des jeunes”, lo so il Francese è una lingua difficile e farisaica nel suo politicamente corretto, paese che vai, lingua che trovi. Per la non integrabilità dell’Islam, causato da politiche urbanistiche o sociali non idonee, sono le stesse che hanno integrato senza problemi e in minor tempo, milioni di portoghesi, spagnoli, italiano, russi ecc ecc. Su Kassovitz, il discorso ci porterebbe lontano, anche se interessante, comunque adoro Céline:-) . Buone feste.

  • L'espresso | Piovono rane » Blog Archive » Ofelé fa el to mesté di Alessandro Gilioli :

    [...] Sartori sta buttando alle ortiche sessant’anni di onorata carriera da politologo (uno, due, tre, quattro, [...]

  • Luca :

    Caro bios,
    certo, cellule estremiste islamiche ci sono in tutti i paesi occidentali. Sicuramente in Francia sono anche ben radicate, visto che è il paese con più musulmani d’Europa, non so però se ci siano anche seconde generazioni (e in che proporzioni) in queste cellule. Comunque non è questo il punto, il punto è che definire dei parametri per valutare il grado di integrazione di una comunità è estremamente difficile (figuriamoci se si considera una comunità religiosa così vasta e complessa come quella musulmana). Sicuramente, ci sono delle difficoltà maggiori nell’integrare comunità a prevalenza musulmana, rispetto a quelle europee che hai citato. Le ragioni sono molteplici, sia se la si vede dalla parte della comunità nativa che dalla parte della comunità migrata. Di certo però, le politiche di integrazione adottate contano molto e finora di errori ne hanno fatti tutti (nelle periferie francesi ci sono intere aree fatte di casermoni enormi senza servizi e scollegate dal mondo, in cui nessuno sceglie veramente di abitare, le cosiddette hlm – habitations à logement modéré). Quindi più che sbandierare in prima pagina del Corriere che la comunità islamica non si può integrare, meglio sarebbe guardare al passato, analizzare gli errori commessi da altri e cercare di non ripeterli. Buone feste!

  • Willy :

    “Morendo, Cristo lascia quattro chiodi, Maometto sette spade”. (Victor-Marie Hugo)

    “Non vi stupite se i Saraceni odiano i Cristiani: è perché la legge maledetta che gli ha dato il loro profeta Maometto gli ordina di fare tutto il male che possono alle genti che non seguono la loro fede, e di prendere tutto quello che possono prendere: per loro non è peccato. E se i Cristiani vengono a ucciderli o a fargli qualche torto, i loro fratelli li considerano dei martiri. Tutti i Saraceni del mondo si comportano alla stessa maniera” (Marco Polo, 1271)

    “Nel Corano troviamo la forma più squallida e più povera di teismo. Ammettiamo pure che molto sia andato perduto nella traduzione, ma in quest’opera io non sono riuscito a scoprire nemmeno un pensiero dotato di valore.” (Arthur Schopenhauer da “Il mondo come volontà e rappresentazione” (1819).

    “L’astrazione dominava i Maomettani; il loro scopo era di far prevalere il culto astratto, e vi hanno teso con il più grande entusiasmo. Questo entusiasmo era fanatismo, cioè entusiasmo per un’astrazione, per un’idea astratta, che ha un’attitudine negativa rispetto all’esistente ” (Friedrich Hegel, 1837)

    «L’islamismo può esistere solo come religione ufficiale; quand o lo si ridurrà allo stato di religione libera e individuale, perirà. L’islamismo non è solo una religione di Stato, come è stato il cattolicesimo in Francia sotto Luigi XIV, come lo è ancora in Spagna, è la religione che esclude lo Stato. Là risiede la guerra eterna, la guerra che cesserà solo quando l’ultimo figlio d’Ismaele sarà morto di miseria o sarà stato relegato dal terrore in fondo al deserto. L’Islam è la più completa negazione dell’Europa; l’Islam è il fanatismo, come la Spagna dell’epoca di Filippo II e l’Italia dell’epoca di Pio V hanno conosciuto appena; l’Islam è il disdegno della scienza, la soppressione della società civile; è la spaventosa semplicità dello spirito semitico, che restringe il cervello umano, chiudendolo a ogni idea delicata, a ogni sentimento fine, a ogni ricerca razionale, per metterlo di fronte a una eterna tautologia: Dio è Dio.» (Ernest Renan in “Che cos’è una nazione?”)

  • Lorenzo :

    Viste le citazioni consiglio al caro Willy

    Rober Irwin, Lumi dall’Oriente: l’orientalismo e i suoi nemici, Donzelli: Roma, 2008

    Pur avendolo criticato rispetto alla visione che dà dell’orientalismo lo ritengo un buon vademecum per chi cerchi citazioni simili a quelle che hai fatto tu.

    Ah, se non te ne fossi accordo: l’ultima citazione, oltre che islamofoba e anche antisemita.

  • Sartori e l’islam :

    [...] Sartori abbia ragione. Prescindendo dai clamorosi errori storici, osservati da diversi blog (uno, due, tre, quattro, cinque citati da qui), il discorso di Sartori non mi pare sia neppure lontanamente [...]

  • LivePaola :

    E’ vero che l’India è un Paese con una significativa minoranza musulmana, ma i rapporti tra questa e la maggioranza induista non sono del tutto sereni. Quando ho viaggiato (in Rajasthan) e parlato con le persone, ho sentito l’argomento che mentre gli induisti ormai sono arrivati ad avere un paio di figli per famiglia, le famiglie musulmane sono ancora abituate a produrre 4-5 o più figli ciascuna: di conseguenza gli induisti temono una “bomba demografica” che possa portare la comunità musulmana a diventare in molti Stati maggioranza, anche politica, e prendere il potere (per vie del tutto democratiche), con conseguenze tutte da immaginare per una popolazione che era abituata ad essere maggioranza.
    Quello che colpisce di quest’argomento è in qualche modo la sua modernità (probabilmente nella banlieue parigina si sentono le stesse cose): l’implicazione per chi ha questi timori in Occidente, ovviamente, è che la priorità per le società occidentali è l’alfabetizzazione e l’istruzione superiore delle donne musulmane, non il rifiuto e l’isolamento delle comunità musulmane tout court.

  • Willy :

    Caro Lorenzo se non lo sai ti ricordo che Renan è uno dei massimi rappresentanti del pensiero positivista di stampo
    scientista e razionalista e non un apologeta cristiano. Di citazioni e fonti che testimoniano l’ innata e intrinseca violenza, aggressivita’ e intolleranza dell’islam ne ho a bizzeffe…

  • marco restelli (autore) :

    @LivePaola: vero quello che dici sui timori degli hindu. E concordo con te anche sul fatto che un nostro importante obiettivo, in quanto europei, debba essere quello di offrire nuove possibilità di accesso alla cultura alle donne musulmane residenti in Europa. Non è “la” soluzione, ma uno degli strumenti per arrivare, in futuro, a una soluzione delle tensioni e a una maggiore integrazione.
    Marco/MilleOrienti

  • Lorenzo :

    Prego, siamo qui per questo.

    Se una frase è antisemita, lo è a prescindere da chi la pronuncia.

  • Lorenzo :

    Non credo, comunque, che mi convincerai della: “spaventosa semplicità dello spirito semitico, che restringe il cervello umano, chiudendolo a ogni idea delicata, a ogni sentimento fine, a ogni ricerca razionale, per metterlo di fronte a una eterna tautologia: Dio è Dio”.

  • marco restelli (autore) :

    Concordo con Lorenzo. (Quasi) tutte le opinioni sono lecite. Ma parlare di “spaventosa semplicità dello spirito semitico che restringe il cervello umano etc.” è un’affermazione non solo stupida ma anche antisemita.

  • Sartori. il pedigree di un vecchio professorone. :

    [...] era decisamente negativo per il vecchio professorone: non ne ha azzeccata neanche una, poveraccio. Marco Restelli, indianista e Lorenzo Declich, islamologo, gli hanno fatto letteralmente le pulci sui rispettivi [...]

  • Lorenzo Declich :

    @ Marco. Ti ho mandato un e-mail, ti è arrivata?

  • Neuromancer :

    Cito da Sartori nellla replica a Boeri:

    “…Ovviamente non lo penso. Invece ho sempre scritto che le società liberal- pluralistiche non richiedono nessuna assimilazione. Fermo restando che ogni estraneo (straniero) mantiene la sua religione e la sua identità culturale, la sua integrazione richiede soltanto che accetti i valori etico-politici di una Città fondata sulla tolleranza e sulla separazione tra religione e politica”.

    Questo è un punto che fosse chiarito da voi esperti di cultura e storia islamica, tenendo in considerazione quello che succede nei principali paesi a maggioranza islamica.
    (complimenti per il lavoro di controinformazione)

  • Zamax :

    “E qui c’è un quarto errore di prospettiva storica. Perché quando ci fu la divisione fra India e Pakistan moltissimi musulmani scelsero di restare in India, che oggi è una nazione di 1 miliardo 150milioni di abitanti con il 13,5% di musulmani.”

    L’India Britannica, il Raj, comprendeva anche gli odierni Pakistan e Bangla Desh (e altro), i due Pakistan originari quando l’India si spaccò. Oggi contano insieme quasi 350 milioni di abitanti. Senza contare uno stato popolato da musulmani con aspirazioni secessioniste come il Punjab.

  • marco restelli (autore) :

    @Zamax:
    - giusto, il Pakistan (separato dall’India all’epoca della partition del Raj britannico) comprendeva anche quelle province orientali che poi divennero Bangla Desh (cioè Paese del Bengala)…ma questo non sposta di una virgola il discorso su Sartori.

    - Sbagliato invece il riferimento al Panjab, sia perché è popolato in maggioranza da sikh (non da musulmani) sia perché non ha più “aspirazioni secessioniste”: c’è stata una guerra civile, è finita, e la stragrande maggioranza dei sikh è in pace (peraltro, anche il Primo ministro indiano è un sikh). Fanno eccezione piccolissime frange secessioniste, più che altro finanziate da sikh espatriati in Gran Bretagna e in Canada. Ma questo non ha nulla a che fare con il discorso su Sartori, no?
    ciao
    Marco/MilleOrienti

  • Zamax :

    Sul Punjab ho sbagliato perché in effetti la cosa è molto più complessa, ma sintomatica del fatto che in India le cose non sono andate e non vanno lisce come si vorrebbe far credere. Il Punjab è stato al centro della lacerazione del subcontinente indiano nel momento in cui l’India ha proclamato l’indipendenza. Per cui oggi quasi tutti i musulmani vivono nel Punjab pakistano. Le spinte secessioniste degli anni ottanta e novanta erano effettivamente dei Sikh, non dei musulmani. Ho fatto confusione con le rivendicazioni pakistane sul Kashmir.
    E’ un fatto però che l’India, o meglio, gli indiani si siano divisi così traumaticamente dopo il contatto con l’Occidente, dopo il contatto con la democrazia e con il suo spirito universalistico, con una concezione europea-occidentale dello “stato”, con la sua diffusa burocrazia, che è un riflesso, perverso, del suo spirito universalistico, perché proprio per garantire i diritti di tutti, lo stato deve arrivare al singolo, “catalogandolo” involontariamente in qualche modo. E questo pone le religioni non cristiane, non aduse a distinguere Dio da Cesare, di fronte a gravi e spesso insormontabili difficoltà. Per questo è difficile scindere il nazionalismo indiano, per esempio, da quello induista del BJP. E per il monoteismo dei musulmani le cose sono ancor più difficili.

  • Corriere Wars: Sartori-Sith contro i Cavalieri Jedi della Blogosfera « MilleOrienti :

    [...] cita proprio l’esempio sbagliato: l’India. Perciò il mattino dopo, 21 dicembre, gli rispondo su MilleOrienti con questo post. Subito altri prodi cavalieri Jedi, giunti da tutta la Blogosfera, scendono in battaglia. Ma la [...]

  • Dio ci salvi dal Corriere :

    [...] di Sartori di un paio di settimane fa, impreziosito da un paio di grosse sciocchezze sull’India e l’Islam, o il successivo approfondimento, che continua sulla stessa strada. Oppure le elucubrazioni del [...]

  • marco restelli (autore) :

    @ Zamax: condivido molto di ciò che dici, per la precisione fino alle parole “involontariamente in qualche modo”. Perché il colonialismo inglese (più che la democrazia….) ha spezzato quel meraviglioso flusso ininterrotto di credi ed esperienze che si estrinsecava nell’induismo (che prima, molto prima di essere una religione è un sistema sociale).
    Ma riguardo al finale del tuo intervento, il discorso si fa molto più complesso, a mio modesto avviso, e ed esula dalle possiiilità di analisi in questa sede. Magari ci vediamo davanti a un tè e ne parliamo con calma….:-)
    ciao
    MilleOrienti

  • Neuromancer :

    A quanto mi risulta “quel meraviglioso flusso ininterrotto di credi ed esperienze che si estrinsecava nell’induismo” pittosto che dal colonialismo inglese (di cui gli stessi indiani riconoscono accanto agli esecrabili errori anche i fondamentali meriti) fu “spezzato” dal settimo imperatore Moghul Aurangzeb, il quale disfa l’illuminata politica dei suoi predecessori imponendo il Corano come uinica fede e che getta in una sanguinosa guerra l’intero paese dal 1680 al 1707 cercando di spazzare via ogni forma di induismo e che “risale a questo periodo la più massiccia opera di distruzione di templi indù e pagode, la cacciata in esilio degli yogi e di tutti i guru induisti, il divieto di tutte delle feste religiose di origine locale, il licenziamento dalla burocrazia imperiale di chi rifiuta la conversione all’islam” (tratto dalla Speranza indiana di Federico Rampini, il quale cita il lavoro dello storico Talboys Wheeler)

  • marco restelli (autore) :

    @Neuromancer: Aurangzeb non era affatto un bravo ragazzo, e io non l’avrei mai invitato a cena (parteggiavo per suo fratello Dara Shekoh, che fece tradurre le Upanishad in persiano, da cui poi Anquetil Duperron fece la traduzione latina, che Schopenahuer lesse e ne trasse ispirazione per varie sue opere filosofiche….tanto per dire quanto sono intrecciati i fili delle reciproche influenze culturali).
    Ma, vedi, il problema non è quel pessimo soggetto di Aurangzeb, perché il suo non è l’unico volto che l’Islam abbia avuto in India: pensa al grande Akbar, pensa ai mistici sufi, etc.
    Il problema, riguardo all’induismo, è stato l’impatto con la civiltà occidentale: “conoscere significa distinguere”, dice Goethe, e questo fa sempre l’Occidente sul piano gnoseologico: distingue, separa, sminuzza….
    invece l’induismo è (anzi: era) inclusivo, capace di assorbire e metabolizzare, e questo era un motivo di grande fascino culturale, secondo me.
    Comunque, è un piacere litigare con voi, ragazzi.

    P.S. pietà, però. non citare Rampini, su….

  • Nuromancer :

    D’accordo io non cito Rampini, sebbene ho preso il pezzo che non è propriamente suo ma di uno storico, e tuttavia non mi ridurre la questione alla antinomia Occidente scientista riduzionista e oriente induista gestaltico e meltingpot…. insomma la mia era una osservazione che cercava di far leva come spesso un gruppo etnico ha una capacità assimilativa e di integrazione maggiore di un altro per una serie di variabili, alcune ben identificabili altre tutte da discutere, argomento a cui ricollocare il discorso sartoriano. Hai pienamente ragione quando parli di intreccio e di reciprocità culturali, precisazione che spesso trascuriamo perchp fatalmente indotti a seplificare faccende piuttosto complesse a cui appunto persino bravi politologi fanno cilecca in certi importanti dettagli.

  • marco restelli (autore) :

    @Neuromancer: non riduco, questa tua ultima osservazione è sostanzialmente corretta, a mio avviso.
    L’induismo aveva una meravigliosa capacità di assorbire ogni elemento culturale esterno e metabolizzandolo trasformarlo. Accadde anche con l’Islam, in India. Perciò dico: l’Islam (il cui testo sacro è invece improntato ad…altre caratteristiche, molto diverse da quelle dell’induismo) tuttavia nella Storia si è inculturato e modificato: l’India è una terra in cui diede frutti di grande interesse culturale. Per questo Sartori ha doppiamente torto.

  • Nuromancer :

    Scusami se insisto, ma per sgombrare i miei dubbi ( a meno che non so più leggere e spero che sia la stanchezza di fine giornata….) ma Sartori afferma che “la maggio­ranza è indù, e cioè poli­teista capace di accoglie­re nel suo pantheon di di­vinità persino un Mao­metto”. Non mi pare che sia una affermazione spregiativa verso l’India. Poi, riguardo all’Islam, il discorso verte su criteri di procedura liberale/costituzionale e quindi se attualmente siano “viabili” all’interno della comunità islamistica.

  • marco restelli (autore) :

    Non è spregiativa, è falsa: Maometto non è mai stato accolto nel cosidetto pantheon hindu. Sartori ne ha sparate a raffica…l’India, nonostante il periodico esplodere di scontri intercomunitari, in realtà (considerando i grandi numeri della popolazione indiana) è un esempio RIUSCITO di integrazione di musulmani in una società non islamica.

  • Nuromancer :

    Infatti dice che sarebbe capace di accogliere una tale new entry… (immagina come la prenderebbero gli islamisti!). E poi rimango perplesso sulla sottile contraddizione nella affermazione su il periodico eplodere di scontri intercomunitari (Sartori oggi l ha efficacemente descritto la differenza tra conflitti religiosi e conflitti etnici) e il Riuscito esempio di integrazione di musulmani in una società non islamica. Ne avrà sparate a raffica, ma il succo del discorso era incentrato sull’importante questione della capacità di evoluzione in un’ottica liberale e costituzionale del mondo musulmano attualmente surriscaldato da una importante componente islamistica. Tutto qui, per quanto mi riguarda.

  • rainbowman56 :

    Se c’è una cosa di cui non abbiamo bisogno, per risolvere i problemi legati all’immigrazione e all’integrazione, sono le imbecillaggini degli xenofobi alla Gentilini e alla Prosperini, e i semplicismi meno rozzi ma altrettanto deleteri delle anime belle che vorrebbero accogliere tutti senza controllare chi ci facciamo entrare in casa, e che vedono anche in pericolosi jihadisti un diseredato da accogliere a braccia aperte.

    A me sembra ovvio. che occorre esigere il rispetto della legge, da parte di tutti, e che il multiculturalismo è un errore, e che la strada è l’integrazione, non la divisione in ghetti. I musulmani integralisti che non si vogliono integrare, e pretendono la sharia, e magari simpatizzano per Bin Laden, è evidente che vanno controllati, sorvegliati, e al limite espulsi. Ci sono anche musulmani che praticano la propria religione tranquillamente, lavorando e convivendo con noi, senza creare problemi. Purtroppo non è sempre facile distinguere fra le due categorie, e gli integralisti spesso si mascherano da integrati…finchè viene il momento di colpire. L’ho detto e lo ripeto: i musulmani moderati dovrebbero farsi sentire, isolare e condannare i fondamentalisti e gli jihadisti. Il problema immigrazione è complesso, delicato e di non facile soluzione. E’ da incoscienti negare il problema posto dall’integralismo islamico, ed è da imbecilli pensare che la risposta sia in una xenofobia generalizzata.

    Gli indù possono essere violenti e integralisti quanto i musulmani, vedi le stragi di cristiani in Orissa in India. E la strage perpetrata dai musulmani a Mumbai? Secondo me lo spartiacque da tracciare è fra moderati, di tutte le religioni, e integralisti, di tutte le religioni.

  • Il Corriere della Sera, Sartori e l’Islam « EJO – European Journalism Observatory :

    [...] afferma Marco Restelli autore del blog Mille Orienti che risponde a Sartori in un posto titolato L’Islam, l’Italia e l’India. Errori e sciocchezze sulla prima pagina del Corriere …Altre reazioni si registrano dal blog Tutto in 30 secondi,  Caro Sartori chi è lo sprovveduto? o [...]

  • Francamente fantasioso, cara Francesca « Tutto in 30 secondi :

    [...] riguardo al dibattito sul “controllore di notizie” apparso su “milleorienti” in seguito alla questione-Sartori la domanda è: cosa rimarrebbe di questo pezzo dopo un [...]

  • Kazu :

    Marco leggo solo adesso e anche io diffondo tramite FB. Mi piace il vento di integrazione e profonda cultura del tuo Blog, soprattutto ammiro l’incredibile capacità tua e di alcuni lettori di porsi al dialogo con lealtà e educazione.

  • Luca :

    Errare umano, perseverare è diabolico. E il corriere persevera, ancora, insiste! Anche oggi, sotto l’articolo di Rosarno e sotto un bellissimo editoriale di Stella, sul corriere online, cosa ritorna? la mitica corrispondenza Sartori-Boeri! Questi sono pronti a sbandierarla ancora per dieci anni, come se contenesse il pensiero del secolo! Ognuno, può pensare quello che vuole, però gli errori grossolani vanno corretti! Per caso, gliel’avete mandata la lettera? Magari non serve a niente, perchè se vi hanno ignorato finora, però… Un saluto!

  • Lorenzo Declich :

    Mandata, ignorata. Almeno fino ad oggi. Boeri impazza e, come dice Sherif, un po’ ci copia… http://salamelik.blogspot.com/2010/01/la-storia-non-insegna-nulla.html

  • Luca :

    adesso non possono dire di non sapere.

  • marco azzerlini :

    Ritengo che Mussulmani e “Cristiani” possano integrarsi
    in modo relativamente facile(se si gratta la vernice le due
    morali sono sovrapponibili….),il guaio è che l’Europa di
    oggi non è cristiana ma atea,specialmente nelle istituzioni
    e nei mass-media,che strombazzano le affermazioni deliran-
    ti di una Hack che paragona Dio alla Befana e a Babbo Na-
    tale,o di un Veronesi che dice che la religione atrofizza il
    cervello;e gli atei non si integrano con un bel niente!

  • Immigrati, globalizzazione e polemiche. Cronaca di una “normale” giornata italiana « MilleOrienti :

    [...] è incorso anche in grossi strafalcioni culturali, che sono stati denunciati da MilleOrienti prima in questo post, poi in quest’altro post, per concludere poi con questo sberleffo, in cui si faceva il [...]

  • Sartori e l’integrazione dei musulmani | Saigon 2k :

    [...] -L’Islam, l’Italia e l’India. Errori e sciocchezze sulla prima pagina del Corriere della Sera [...]

  • Carlo Diego Musco :

    L’articolo di Sartori, in genere ottimo, in questo caso non è oggettivamente un capolavoro.
    Ma il riflesso condizionato dei terzomondisti, sempre pronti a saltare in piedi in difesa della religione di gran lunga più fascista, reazionaria e intollerante che esista al mondo, sono veramente assurdi. I due paesi più tolleranti del pianeta, ovvero Olanda e Svezia, hanno sperimentato il fallimento delle loro politiche multiculturali che hanno portato alla creazione di interi quartieri completamente musulmani in cui, se pur clandestinamente (ancora), la legge ufficiale è la sharia. Malmoe, un tempo un gioiellino della socialdemocrazia svedese, ora ha il 25% di abitanti musulmani ed è diventata una polveriera: pestaggi ai gay, scuole bruciate, gangs, polizia che si guarda bene dall’entrare, fine del sogno svedese.
    Risultato? Il popolo più tollerante del globo ha dato il 6,5% dei voti ad un partito di estrema destra vicino al neonazismo, solo perchè è stato l’unico che ha detto basta all’islamizzazione della Svezia. Forse non lo sapete ma gli svedesi sono solo 9 milioni e, grazie alle politiche suicide dei governi precedenti, hanno due milioni di stranieri. Si calcola che saranno in minoranza entro il 2049.
    Vogliamo parlare della iper tollerante Olanda?
    Alle ultime elezioni il Partito della Libertà di Geert Wilders ha preso il 15% con un programma che mette al primo punto il rimpatrio di centinaia di migliaia di musulmani. Perché? Gli olandesi delle droghe leggere libere sono improvvisamente diventati nazisti? O forse c’è un nesso con quello che è successo in Olanda negli ultimi 10 anni? Ammazzato il regista Theo Van Gogh solo perchè aveva osato realizzare un documentario sulla condizione delle donne musulmane, interi quartieri completamente islamizzati che vivono del tutto al di fuori della vita olandese, sharia sempre più presente. E’ questo che vogliamo?
    Certo non vogliano nemmeno fare una nuova crociata, d’accordo, ma basta con questa difesa ad oltranza di valori e comportamenti che rinnegano secoli di progresso civile.
    Per finire, questo succede oggi a Londra.

    “Muslim ‘No-Go Areas’ in Britain? Just Go There!
    We should not pander to the assumed superiority of those who would intimidate us.
    June 12, 2008 – by Mary Jackson

    In February this year, Christian evangelists Arthur Cunningham and Joseph Abraham were doing what Christian evangelists do: handing out Bible extracts. They were stopped by a representative of the law, threatened with arrest if they carried on preaching in “a Muslim area,” and warned that they might get beaten up if they came back.

    Where did this incident take place? Saudi Arabia, Iran, or Pakistan, where Christian preaching is forbidden and apostates persecuted? No, this “Muslim area” was in Alum Rock, Birmingham, England.”

    Oppure guardate questo documentario francese e guardate cosa succede a Tower Hamlets, Londra, 2010. Non Iran, nè Arabia Saudita. Londra, 2010.
    http://www.youtube.com/watch?v=xdRfT76s7UQ
    E questa è Malmoe, Svezia.
    http://www.youtube.com/watch?v=ofmGw1RF3KY
    Ovviamente chi non sa l’inglese continuerà a pensare che a preoccuparsi della coabitazione con l’Islam siano solo i leghisti.

  • Amatullah :

    Caro Marco,

    ritorno e trovo questa sorpresa!

    Ahahahahah… scusami se mi faccio due risate, ma pure tu: Sartori!!!! Il Corriere!!!! Ahahahahahah…..

    Grazie. Era un pò che non ridevo così. ;)

  • Amatullah :

    Vabbè…. l’ho letta in ritardo…. ma le risate rimangono!!!

  • Marco Restelli (autore) :

    Cara Amatullah, sono felice di averti fatto fare due risate, che fanno sempre bene allo spirito, ma questo post – che è vecchio, risale ben al dicembre 2009! – sollevò un vespaio in Rete e una polemica che ha coinvolto anche molti altri blogger. E sul mio blog ha ricevuto quasi 100 commenti. Ritengo quindi che sia stato un intervento utile a far riflettere e discutere.
    Perciò, mi piacerebbe anche sapere la tua opinione al riguardo.
    ciao e grazie, teniamoci in contatto
    Marco

  • Amatullah :

    Caro Marco, sempre gentile…..

    Cosa ne penso? Da allora ad adesso non è cambiato un molto…. il Corriere, come altri giornali, non è interessato alla notizia in quanto diffusione di una realtà (o di una verità), ma a cavalcare l’onda del momento, che in Italia, guarda caso negli ultimi 2 anni, non è stato altro che il momento del “dagli-al-diverso”. Come se la “diversità” di qualcuno possa incidere, influenzare, la nostra economia o altro.

    “Diversità” la metto tra parentesi perchè credo che nessuno sappia bene cosa sia la “normalità” al giorno d’oggi, dunque ad essere diversi (o etichettati tali) si ci domanda: ma da chi?

    Sartori, da bravo politologo, ce l’ha proprio messa tutta per ingraziarsi che di dovere….. il problema è che, mentre tu ed altri nella rete vi siete resi conto degli errori, molti altri leggono il Corriere come leggessero la Bibbia e vaglielo a far capire che quelli del Corriere non sono profeti!!!!

    Anche adesso,che si riaffaccia all’orizzonte il solito dilemma “niqab si, niqab no”, il ragionamento, proposto da tu sai chi,è più o meno il solito. Così la gente ti ferma per strada mentre ti fai gli affaracci tuoi e ti fà dei ragionamenti più o meno di questo tipo:

    1) guadagno poco (perchè lo stato e le normative vigenti permettono al tuo datore di lavoro di pagarti una miseria),

    2) non posso spendere come mi pare e devo rinunciare a delle cose che vorrei (o di cui ho bisogno, ma nella maggior parte dei casi il bisogno è instillato),

    3)la colpa è di voi che vi vestite (esempio) di verde smeraldo.

    Si,si…. logico…. se io mi vesto di viola acceso, a te ti pagano il doppio, vero?

    Oppure:

    1) non mi sento sicuro (perchè tv e giornali non fanno altro che ripeterti che non sei al sicuro)

    2) non sentirmi sicuro mi rende infelice

    3) la colpa è vostra che vi vestite di nero.

    Altra logica stupefacente (nel senso che se fai un discorso del genere, vuol dire che ti fai!). Carceriamo ai domiciliari quelli che sono diversi da noi, poi il tg (e altri che si spacciano per giornali di informazione) ci potrà dire finalmente che siamo al sicuro, grazie SOLO alla negazione coatta dei diritti umani a qualche decina di gruppi etnici o religiosi.

    Aaaaaahhhhhhh…. Marco….. Spera che il Corriere non parli dei blogger come “armate del web”…. altrimenti, sai quando vai al mercato come ti fanno???? :) Finisce che se scrivi su internet ti fanno 300 euro di multa e ti incollano le dita, così la smetti di spaventare la gente e farla pagare poco ;P

  • Marco Restelli (autore) :

    Hai molte ragioni, Amatullah…

Lascia un commento!

Aggiungi il tuo commento qui sotto, oppure esegui un trackback dal tuo sito. Puoi anche iscriverti a questi commenti via RSS.

Sii gentile, rimani in argomento. Lo spam non sarà tollerato.

È possibile utilizzare questi tag:
<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Questo sito web supporta i Gravatar. Per ottenere il proprio globally-recognized-avatar, registra un account presso Gravatar.


5 − 2 =