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Gothic Lolita e Harajuku Girls: le ragazze di Tokyo fanno tendenza. Anche in Italia

16 gennaio 2010 di 10

Ne ha parlato il TG3 (edizione delle 19) poche sera fa: le Gothic Lolita sono arrivate anche in Italia. Da dove viene questa espressione? Gothic Lolita o GothLoli  ( ゴスロリ) indica una delle tribù metropolitane femminili più famose di Tokyo,  che fa parte di un movimento più vasto: le Harajuku Girls. Sono bande di ragazze che fanno del travestimento e dello style crossing una filosofia di vita, e che si esibisono nel  quartiere più pazzo di Tokyo: Harajuku appunto. Si tratta di un fenomeno sociale abbastanza complesso e variegato, al cui interno non è semplicissimo orientarsi;  capita così che sbagli anche Wikipedia, confondendo le Harajuku Girls con le Cosplay, le ragazze vestite come i personaggi dei manga. In realtà le Cosplay, come le Gothic Lolita, sono solo una delle tante tendenze presenti fra le Harajuku Girls, termine con cui ormai si intendono le tribù metropolitane femminili non solo in questo quartiere di Tokyo ma in tutta la capitale e anche a Osaka. Nel corso dei nostri viaggi in Giappone io e mia moglie Cristiana Ceci (che è nipponista e giornalista) ci siamo molto divertiti ad Harajuku, e abbiamo scritto di quel “mondo parallelo” in varie sedi. In questi giorni è uscito un nostro articoletto sul settimanale femminile Tu Style. Dunque, senza la pretesa di fare sociologia (perché non si tratta certo di un saggio accademico) abbiamo descritto una realtà che conosciamo bene…e che ormai ha raggiunto anche il nostro Paese. Ecco perciò qui sotto l’articolo  pubblicato.


«Le più vanitose sono le Gothic Lolita,  vestite di nero e di pizzi dalla testa ai piedi, con zeppe altissime. O al contrario vestite tutte di bianco, con il velo di trine, come delle spose. Hanno dai quattordici ai vent’anni e camminano piano, una accanto all’altra, come fossero in un salotto aristocratico o a una sfilata di alta moda. Invece sono in mezzo a una strada dell’isola pedonale di Harajuku, il quartiere più pazzo e più colorato di Tokyo, vero palcoscenico per le tribù di ragazze della metropoli giapponese. Le Gothic Lolita sfilano per farsi ammirare dai passanti che le osservano dai marciapiedi,  e par farsi desiderare dai loro coetanei maschi,  che occhieggiano le loro calze a rete e le giarrettiere in bella vista.  In mano portano borsettine a forma di valigetta nero e acciaio, oppure le riviste di riferimento della loro tribù metropolitana: Lolita Bible e The Gothic.

Ma non ci sono solo loro: le tribù metropolitane di ragazze sono tante, a Tokyo, e tutte danno spettacolo qui, nel quartiere di Harajuku,  cuore dello street style giapponese, regno incontrastato delle teeenager più creative e più esibizioniste. A cento metri dalle Gothic Lolita c’è il punto di raccolta di un’altra tribù, le Visual Kei (parola quest’ultima che in giapponese significa “stile”). Non a caso queste teenager si ritrovano intorno alla statua in bronzo di Elvis Presley, davanti al  Rock’n’Roll Museum: le Visual Kei sono fanatiche delle band di Jrock, il rock giapponese. Si vestono sovrapponendo i capi più eccentrici che trovano nei mercatini, e portano nei capelli extension di tutti i colori.

Non meno sgargiante, vicino a loro, è un gruppo di Decora (da “Decoration”): sembrano evidenziatori ambulanti,  con gli abiti di mille colori accesi e accessori in toni fluo. Rigorosamente in minigonna, fingono maliziosamente di essere brave bambine, secondo una stile finto-ingenuo molto di moda fra le teenager giapponesi, e che si riassume in una parola: kawaii”, cioè “tenero e carino”.In realtà, ingenue non sono affatto, queste ragazze. Le Harajuku Girls sono tipe sveglie. Non imitano, inventano: abiti, mode, gusti. Qui, non a caso,  stilisti e cacciatori di tendenze vengono a ispirarsi e spesso a copiare idee. L’ultima tendenza è quella del kimono vintage: alcune hanno preso dai solai delle nonne i vecchi, magnifici kimono, li hanno strapazzati e bruciacchiati (con le sigarette) e magari li portano sopra i jeans. La parola d’ordine è style crossing.

Madri e nonne giapponesi, però, spesso non apprezzano affatto questo riutilizzo ironico dei kimono, né apprezzano lo stile di vita delle Harajuku Girls. E’ evidente che oggi la distanza – di costumi e di valori – fra le ragazze giapponesi e le loro madri è diventata abissale. «Mia figlia, tutta vestita di pizzi neri e con la faccia coperta dal cerone bianco, quando esce mi pare un vampiro, o un cadaverino», dice sconsolata Tomoko, una casalinga cinquantenne che abita nell’immensa periferia di questa metropoli da 13 milioni di abitanti. «La mia generazione, come quella dei miei genitori, si è ammazzata di lavoro per assicurarsi un buon futuro. E cosa fanno i nostri figli? Si travestono, giocano a sfilare in strada, non fanno progetti, non fanno sacrifici… Il futuro, per loro, sembra non esistere. Parlano solo di shopping o di locali». In effetti, è impossibile non cedere alla tentazione dello shopping compulsivo e stravagante a Tokyo: irresistibili i centinaia di negozietti e piccole boutique specializzati in abbigliamento e accessori J-girls sulla Takeshita Dori, la via centrale del quartiere di Harajuku, chiusa al traffico proprio per facilitare le sfilate open air delle ragazze. Per non parlare della mecca dello shopping al femminile, il grande magazzino Shibuya 109, nel trendissimo quartiere di Shibuya, appunto.

Gatti in un Cat Cafè di Tokyo

Non c’è da stupirsi, poi, che l’argomento sulla bocca di tutti i ragazzi siano i locali alla moda:  a Tokyo ce ne sono davvero per tutti i gusti. Ma gli anatemi di mamma Tomoko sono forse un pochino esagerati. L’ultima tendenza, per esempio, è  all’insegna della voglia di tenerezza, con i bar animalisti fra cui spiccano i “Cat Cafè”. Come funziona un Cat Cafè? La cliente – perché  molto spesso si tratta di ragazze –  entra,  ordina una tazza di tè verde, si lascia affondare in una comoda poltrona o si sdraia su un morbidissimo tappeto e… le danno un gattino da coccolare, o con cui giocare rotolandosi sul tappeto. In pratica, l’affitto orario del gattino è compreso nella consumazione. Le giovani tokyote vanno pazze per questa “felino-terapia”. E anche i gatti sono contenti, perché sia i proprietari dei locali sia le loro clienti sono animalisti e li stra-coccolano.

Certo non ci sono solo locali così “kawaii”, cioè così teneri e carini. Le ragazze di Tokyo sono molto disinvolte sul piano sessuale (sicuramente molto di più delle loro coetanee europee) ma talvolta non hanno un luogo dove stare in intimità con il proprio ragazzo. Così magari, dopo aver passato il pomeriggio a farsi ammirare nelle strade di Harajuku, la sera si ritirano con il fidanzato in un Net Cafè, che in Giappone chiamano “manga kissa”. No, non pensate a un banale bar con internet point, né a un motel: si tratta di un mix di questo ed altro. I manga kissa sono locali low cost – perciò adatti alle tasche degli studenti – aperti 24 ore al giorno. I clienti – di solito una giovane coppietta – pagano l’ingresso e poi possono leggere migliaia di manga (i famosi fumetti giapponesi), giocare alla playstation, guardare un dvd di anime – i cartoni animati molto popolari in Giappone, anche a luci rosse –  mangiucchiando nel frattempo una pizza. E tutto ciò nella più completa privacy, perché la coppia è chiusa in una micro-stanzetta (a volte un loculo) dove le poltrone sono reclinabili e volendo si può fare sesso, fra un videogame e un sito hard al computer.
In questi ultimi anni i manga kissa sono diventati popolarissimi fra i giovani. Suscitando la preoccupazione di madri come Tomoko. Ma nel loro pazzo girovagare fra il giorno e la notte, le ragazze esprimono il vero spirito di Tokyo. Una metropoli che non si annoia, non si ferma, non dorme mai.


GLI INDIRIZZI PER IL JAPAN SHOPPING ON LINE

Un tocco di Giappone in casa o in un accessorio fancy per capelli. Lo shopping Japan style, grande scuola di fantasia ed eclettismo, si può fare on line sui siti giusti. Dove anche il risparmio è garantito.

www.jbox.com: un grande portale per chi ama il merchandising legato ai personaggi dei fumetti e alla cultura pop nipponica. Calendari, dvd, T-shirt e migliaia di oggetti griffati manga. Volete una scatola bento (lunch box) con il muso della gattina Hello Kitty? Questo è il posto giusto per scovarlo.

www.japan-shop.com/store/1094.html: altro portale con i link a tutti i maggiori e-shop a tema Giappone. Potete trovarci raffinati libri illustrati, candele, i gadget tecnologici più amati dai ragazzi, ma anche kimono, ventagli e oggettistica per la casa: dalle porcellane agli incensi.

www.tokyostyle.us: i cool hunter americani vanno a caccia delle ultime novità del Tokyo style e le propongono in questo sito. Come i cerchietti per capelli foderati di stoffe di kimono vintage o i calzini tabi, con la separazione dell’alluce e tradizionalmente bianchi, ora rivisitati in fantasie eccentriche e coloratissime. Più tante collezioni di abbigliamento donna.

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10 Risposte »

  • Kazu :

    Marco non sarà un saggio accademico ma è un vero pezzo di giornalismo di moda 🙂 Molto interessante e completo!
    Solo su una frase non sono molto d’accordo, sinceramente: “Le ragazze di Tokyo sono molto disinvolte sul piano sessuale (sicuramente molto di più delle loro coetanee europee) […]”. Questo è uno stereotipo. Vestire in maniera provocante agli occhi di un occidentale non significa necessariamente essere disinibite sul piano sessuale. E la stessa cosa vale anche al contrario, le scollature tipiche occidentali generano lo stesso luogo comune agli occhi dei giapponesi.
    Ogni generazione ha bisogno di apparire e anche ai tempi nostri si faceva “gruppo”, ma all’interno di ogni aggregazione l’individualità è sempre così complessa.
    Un abbraccio!
    KK

  • marco restelli (autore) :

    Ciao Kazu! Hai ragione per quanto riguarda gli stereotipi- io li aborro. E certo se la valutazione della “disinvoltura sessuale” dipendesse dall’abbigliamento…..sarebbe un’assurdità.
    Ma io non mi riferivo affatto all’abbigliamento. Mi riferivo proprio alla diversa morale (sessuale e non) dei giapponesi, all’assenza del “senso del peccato” tipico della morale cristiana occidentale, insomma a quella visione – e a quella pratica – della sessualità che è così chiaramente testimoniata dalla letteratura giapponese moderna e contemporanea, ricchissima di un eros algido e a volte estremo. Una visione della sessualità che, ne converrai, è piuttosto diversa da quella europea (non parliamo poi del moralismo americano….). Di questa diversa morale sono figli i giovani giapponesi, che nei manga kissa si divertono in coppia con una disinvoltura che non vedo nei loro coetanei italiani.
    Il tema è interessante, vale la pena di riparlarne…

  • Kazu :

    Marco sono davvero felice di poterne discutere insieme.
    Riguardo all’assenza di quel “senso del peccato” tipico della morale cristiana occidentale mi trovi in perfetta sintonia.
    Ed è vero che traspare soprattutto attraverso alcuni capisaldi della letteratura giapponese moderna, che però a mio avviso non rappresentano la totalità della visuale erotica nipponica. Personalmente credo anche che in Italia ci siano dei forti filtri riguardo ai libri giapponesi tradotti e pubblicati per il nostro mercato. Sarei così felice si potesse fruire per esempio delle opere di Tawara Machi, così diversa dai suoi illustri e più famosi (in Italia) colleghi, ma non per questo meno rappresentativa della sua società.

    Mi soffermo ancora un attimo sul paragone tra “le ragazze di Tokyo e le loro coetanee europee”. Io che vedo un’enorme differenza tra “le ragazze di Roma” e “le ragazze di Londra” (cito queste due città perché ho vissuto in entrambe, ma potrebbero essere Vienna e Barcellona), faccio fatica a realizzare la “visione sessuale europea” da te citata. Però comprendo sicuramente come una diversa libertà sessuale possa sembrare disinibizione; e sicuramente i giovani che vivono a Tokyo possono fruire di strutture ben distinte dalle nostre, lontani dal quel pesante giudizio sociale (ma appena si esce dalle metropoli il discorso cambia completamente).

    Sai mi è piaciuta molto la figura della signora Tomoko che, in qualche modo, rimanda molto alla nostra signora Maria. Credo che questi due Paesi si assomiglino tantissimo sotto certi aspetti storico-culturali, motivo della forte attrazione reciproca che osserviamo negli ultimi anni.

    Buon risveglio all’Italia e a presto 🙂
    KK

  • Nuncia :

    Molto interessante l’articolo! posso dire che queste ragazze fanno parte di una delle tante tribù metropolitane..prendendo un insieme di simboli di molte vertienti estetiche: kitsh, trash, fetish, anche satirizando ruoli, la ‘donna oggetto’, artificiale, fumetistico, superficiale, ecc.
    Una sopraposizione infinita di simboli e segni che creano questa immagine anche di contradizioni:
    dark-masochista/inocenza-ingenuità. E le contradizioni sono sempre attraenti..
    Come sempre, penso che sia una risposta a rompere con la tradizione tramandata dai genitori, o per lo meno mutarla, quando si usa il kimono della nonna in un’altro contesto e con una struttura vestimentaria diversa. Una specie di ‘antigeisha’?
    Mi viene in mente per esempio, contraporre questa tribu di ragazze giapponesi per esempio con un’altra, quella degli ‘emo’ che sono appunto il polo opposto.
    Complimenti per l’articolo. Auguri.
    Nuncia Ammirata

  • Paolo :

    Ciao! Molto interessante e ben fatto questo pezzo.. complimenti Marco.. è molto interessante anche la discussione sulla sessualità con Kazu.. e mi trovo in perfetta sintonia con le vostre conclusioni.
    Abitando nel cuore del fu stato pontificio, la ciociaria, la quale purtroppo non gode del cosmopolismo che cmq si può trovare a Roma ed è ancora radicata su tradizionali concezioni culturali, a tratti retrogade, ho ben presente la concezione cattolica cristiana del peccato soprattutto per quel che riguarda la sessualità… ne subisco tutte le conseguenze.. ahah. Sono un acerrimo “nemico” di questa che considero un’aberrazione culturale… e sono d’accordo con Kazu quando afferma che non c’è una visione sessuale europea… anzi a me sembra che anche tra diverse regioni d’Italia ci siano delle evidenti differenze. Per quanto riguarda la concezione del sesso in Giappone.. hai ragione Marco.. si ha l’impressione che la sessualità venga vissuta con molta naturalezza.. come penso che dovrebbe essere.. visto che per me il sesso è sinonimo di vita e amore.. amore universale intendo non individualistico ed esclusivista.

    é uno dei caratteri che più mi affascinano del Giappone.. mi dà una sensazione di libertà, leggerezza e voglia di vivere.. non so… forse la edulcoro un pò troppo ahah.. ma sono di parte ;o)

  • marco restelli (autore) :

    @Kazu. So del tuo amore per la bravissima poetessa Tawara Machi: la sua opera di esordio “L’anniversario dell’insalata” (Sarada kinenbi) è stata tradotta in mezzo mondo, ma non in Italia 🙁
    Tu ne parlavi nel giugno 2008 – traducendo qualche sua poesia – nel tuo blog “Il Sol Levante e io” e mi pare giusto segnalare il tuo post anche ai lettori di MilleOrienti (http://kazu-kura.blogspot.com/2008/06/5-7-5-7-7.html).
    A te invece segnalo (ma forse lo conosci già) il bel blog sulla poesia “Critica sensibile”, che contiene qualche altra traduzione da “L’anniversario dell’insalata”; il post è questo (http://criticasensibile.splinder.com/post/18207606/Cinque+tanka+di+Tawara+Machi+t).

    Tornando alle Harajuku Girls: grazie a Nuncia (che essendo un’esperta di moda ha un occhio particolare su questi fenomeni sociali) e a Paolo per i loro interventi.
    Sulla questione della sessualità dei giovani giapponesi: vorrei solo rispondere – a tutti – che ovviamente io non voglio fare di ogni erba un fascio, né in Giappone né tantomeno in Europa, dove mille culture si intersecano e certo nel nostro continente si possono incrociare mille modi diversi di vivere la sessualità. Intendevo dire questo: mi pare che il senso cristiano del peccato (nelle sue diverse accezioni per cattolici e protestanti) funga da spartiacque fra la tradizionale visione della sessualità propria dell’Occidente cristiano, e la concezione giapponese che da quel “senso del peccato” non è stata influenzata. Da ciò, una naturalezza nel vivere la sessualità che nei giovani giapponesi diventaesplicitamente “gioco” (basta pensare alle coppie chiuse nei manga kissa a giocare con gli anime sui computer) e nella letteratura giapponese si spinge verso orizzonti estremi e hard che qui da noi la letteratura erotica spesso confonde con la pornografia. Ma che in giappone non sono visti – come da noi – come “trasgressione del limite” per la semplice ragione che quel forte senso del limite lì non c’è.
    Queste mie considerazioni, in base alle mie osservazioni del Giappone, non esprimono alcuna valutazione morale della questione. IL senso del giusto e dello sbagliato, del limite o meno, appartiene alla sfera privata di ciascuno di noi.

  • Kazu :

    Grazie di cuore per la citazione, mi hai riportato indietro all’estate di due anni fa 🙂 Penso proprio che dovrei aggiornare quel povero blog con qualche avventura della piccola Yuka-chan… 🙂
    Interessante anche il link da te segnalato, tradurre i tanka è una così bella e difficile sfida.

    Ritornando alle “ragazze di Tokyo”. Le mie amiche indigene dicono di invidiare molto la nostra innata capacità a relazionarci con l’altro e la facilità con cui stringiamo amicizia e viviamo relazioni amorose. E chissà sotto quanti altri aspetti anche noi appariamo più disinibiti ai loro occhi. Mi viene voglia di fare un’indagine.
    Buon risveglio domenicale nello Stivale!
    KK

  • marco restelli (autore) :

    Sì, Kazu, sono convinto anch’io che i giovani italiani abbiano maggiore facilità ( rispetto ai loro coetanei giapponesi) nel relazionarsi e iniziare rapporti amorosi. Ma il piano relazionale-psicologico-emotivo è una cosa, quello sessuale è un altro….Non a caso, la letteratura giapponese contemporanea è piena di algide (freddissime…brrrr) relazioni sessuali che nulla hanno a che fare con il “romanticismo” occidentale….Ne convieni?

  • Kazu :

    Dipende da cosa leggi, Marco. Se per letteratura giapponese contemporanea ti riferisci ad autori del calibro di Murakami e Banana, allora è lecito pensare che in casi letterari come quello di Melissa P. sia rappresentata la sessualità delle giovani donne italiane.
    Ci sono tanti meravigliosi autori giapponesi che presentano il lato romantico del Giappone e si concentrano su aspetti così diversi da quelli affrontati dai colleghi più famosi, il problema è che non sono appetibili per il mercato letterario italiano e non vengono tradotti/distribuiti.
    Quindi la risposta è “si, ne convengo”, ma parliamo esclusivamente di ciò che ci fanno leggere i nostri editori.

  • Da piazza della Vittoria a De Ferrari, è un Harajuku Day « circospetto! genova da un altro punto di vista :

    […] un articolo di Marco Restelli su Tu Style: le tribù metropolitane di ragazze sono tante, a Tokyo, e tutte danno spettacolo qui, […]

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