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Birmania: una campagna internazionale per liberare i giornalisti arrestati

30 gennaio 2010 di 3

Un altro giornalista arrestato in Birmania/Myanmar. Ngwe Soe Lin è stato condannato a 13 anni di carcere. L’accusa: avere fatto un’inchiesta “scomoda” sulle drammatiche condizioni di vita dei bambini rimasti orfani in seguito allo spaventoso ciclone Nargis che devastò la Birmania nel 2008. L’inchiesta di Ngwe Soe Lin  è diventata nel 2009 un documentario, Orphans of Burma’s Cyclone, trasmesso dai canali tv di vari Paesi (fra cui il britannico Channel 4) e premiato con il “Rory Peck award for best documentary”.

Foto aerea del carcere di Insein

Il documentario è stato considerato lesivo della dignità nazionale birmana. Ma il vero problema è che Ngwe Soe Lin è un giornalista di Democratic Voice of Burma, un centro di informazione multimediale sulla Birmania/Myanmar cui fanno riferimento vari gruppi dell’opposizione birmana e che ha sede in Norvegia.
La sentenza di condanna è stata emessa il 27 gennaio 2010 dalla Corte Speciale di Insein –  un carcere tristemente famoso come “ultima residenza conosciuta” di tanti dissidenti birmani –  e segue di poco quella di un’altra giornalista birmana, Hla Hla Win: anch’essa collaboratrice di Democratic Voice of Burma, il 30 dicembre 2009 è stata condannata a 27 anni di carcere.

Se su questa vicenda volete leggere qualcosa  in lingua italiana dovete rivolgervi a un giornale svizzero. Qui c’è l’articolo di Swisscom (che sbaglia solo l’entità della pena comminata a Hla Hla Win).

Tutto ciò si inquadra nella lotta di potere all’interno del regime militare birmano, proprio quando si parla di elezioni politiche da tenersi nel Paese entro la fine del 2010, e di possibile liberazione della leader dell’opposizione Aung San Suu Kyi (foto a sinistra) naturalmente dopo le elezioni. Ne parla qui l’Agenzia Reuters, ma la notizia non ha avuto conferme ufficiali.

Democratic Voice of Burma sta lanciando, insieme alle organizzazioni internazionali per i diritti umani, una campagna internazionale per la liberazione di tutti i giornalisti detenuti nelle carceri birmane per reati di opinione.

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3 Risposte »

  • Elena Guidieri :

    In Birmania è alto il numero di dissidenti e giornalisti arrestati, intimiditi, minacciati. Eppure qualcosa sta cambiando: quando loro non possono più parlare c’è una rete che attraverso il web parla al posto loro. E le notizie circolano, arrivano. Basta vedere il successo internazionale del film Burma VJ, documentario girato da giornalisti birmani di democratic voice of burma sotto copertura; solo in Italia questo film non ha ricevuto la meritata attenzione.

    Ritengo che la possibile liberazione della leader birmana sia un effetto della pressione internazionale. La giunta cerca di dare al mondo un contentino mediatico per poter proseguire una politica repressiva lontano dall’occhio internazionale. Il fatto stesso che i generali avvertano questa pressione, significa che qualcosa si sta muovendo.

    Elena

  • Roma augura buon compleanno all’Eroina della Birmania « MilleOrienti :

    […] volontà del regime, perché sa di essere un simbolo di libertà per tutti i birmani oppressi da una crudele dittatura militare. Il regime birmano, isolatissimo in tutto il mondo (ma sostenuto economicamente da vari Paesi […]

  • Birmania: una campagna internazionale per liberare i giornalisti … : Birmania :

    […] Read more: Birmania: una campagna internazionale per liberare i giornalisti … […]

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