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Padania-Panjab: bhangra music made in Berghem!

31 gennaio 2010 di 9

Cari Padani,
benvenuti nella nuova Padania-Panjab. Da “padano doc” quale sono (padre milanese, madre bergamasca, educazione a colpi di polenta) sono lieto di annunciarvi che il nostro repertorio musicale, dopo “Oh mia bèla madunìna” e “La montanara uè” si arricchisce di un non meno interessante contributo: bhangra music made in Berghem! L’espressione può risultare oscura, perciò troverete un utile dizionarietto nelle righe sotto questo video – che forse non è un capolavoro, ma ci mostra un pezzo di nuova realtà italiana: la presentazione degli Indian Culture Club di Bergamo, ovvero Italian Bhangra Music. (E ovviamente il video è ricco di riferimenti a Bollywood…)

Berghem: nome, in bergamasco, di Bergamo, ridente cittadina padana. Un tempo sugli alpeggi dei monti bergamaschi lavoravano i bergamini, che erano mandriani transumanti. Oggi gli eredi dei bergamini, addetti alle vacche nelle aziende zootecniche – non solo nella bergamasca ma in tutta la Padania – sono extracomunitari (quale italiano vuole svegliarsi alle cinque del mattino per mungere?). Molto spesso si tratta di indiani del Panjab (Punjab secondo la traslitterazione inglese), una regione  nota come “il granaio dell’India”. Quasi sempre, questi immigrati sono di religione Sikh. I Panjabi tradizionalmente sono ottimi allevatori e agricoltori, perciò oggi decine di migliaia di loro lavorano, stimati, nelle campagne padane.

Bhangra music: uno stile di musica e danza originario del Panjab, regione settentrionale del subcontinente indiano (oggi divisa fra India e Pakistan) che fu anche la terra di origine del Sikhismo. Il bhangra era ed è suonato e ballato in Panjab in particolare in occasione di Vaisakhi, una bellissima festa che viene celebrata a metà aprile e che è legata alla storia e alla spiritualità sikh. Negli anni Novanta del secolo scorso il bhangra cominciò a diffondersi come stile musicale a Londra, mixandosi con la dance e riscuotendo grande successo fra i giovani in tutta Europa grazie ad artisti come Punjabi Mc (che si esibì anche al Festival di San Remo). Oggi il bhangra è la musica di riferimento di una generazione di immigrati indiani – non solo panjabi – in Europa, e in India è molto utilizzato nei film di Bollywood.

Per saperne di più: potete leggere su MilleOrienti i post della categoria “Sikh in occidente” (qui a fianco) oppure cliccare in alto sulla pagina “chi sono”, dove troverete la mia bibliografia sui Sikh. In particolare consiglio la lettura del libro di D. Denti -M. Ferrari – F. Perocco (a cura di): «I Sikh. Storia e immigrazione», edito da Franco Angeli, perché parla specificamente dell’immigrazione panjabi e sikh in Italia. E’ un libro nato dalla collaborazione fra sociologi di Cremona e di Padova – che hanno studiato le migrazioni degli indiani in Italia – e indologi (fra cui il sottoscritto) che spiegano cosa sia la cultura sikh.

Era ora che gli immigrati panjabi – sikh e non sikh – dopo anni di oscuro lavoro nelle nostre campagne cominciassero a far venire alla luce, anche in Italia, la loro cultura e la loro splendida musica! Benvenuti in Padania-Panjab…

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9 Risposte »

  • Kazu :

    Banghra music, davvero trascinante. Per “deformazione professionale” conosco solo Prasoon Joshi e Shantanu Moitra, ma parliamo di Indie diverse… Vorrei leggere il libro da te segnalato!

  • sonia :

    fantastico. la canzone in sottofondo è molto nota. è anche sul mio mp3…sempre in zona nordica!!!! 🙂
    BEne, w l’integrazione..ma non so se tutti i padani gradiranno!!!:)

  • Ana :

    ciao a tutti
    quoto sonia, w l’integrazione, io gli ho visto a Torino, nn male e poi avete visto l’altro filmato su you tube? Harbhajan Mann in Italia!? ma quando mi sono persa questa notizia…

    Marco, complimenti e grazie x tutte le notizie

    P.S. nn ho potuto fare a meno e ti ho seguito anche su fb 🙂

  • jaskirat :

    Sono molto felice…finalmente c’è qualcuno che fa i primi passi…. 🙂

  • Anna Maria :

    Caro Marco, sono rimasta fulminata dal bhangra e vorrei imparare a ballarlo. UNa mia amica ha una cassetta dvd dove spiegano i passi base. L’ha comprata ad uno stage quindi non mi ha saputo indicare una libreria dove posso acquistare qualosa di simile. Puoi aiutarmi?
    Mi basterebbe un indirizzo a Milano o anche a Bergamo…
    Grazie e complimenti per il blog
    AM

  • Riccardo :

    Egr. Restelli, ho letto con interesse le sue pagine dedicate alla cultura sikh e alle ricadute più “nostrane” della musica punjabi.
    Mi permetta di farle notare che ciò che si vede da fuori, è che molti entusiasti come lei delle culture orientali, sembrano un tantino abbagliati e poco sereni nel giudizio.
    Per carità non mi fraintenda, tutte le culture e tutte le religioni meritano rispetto. Ma come non vedere, per esempio, la medievale situazione della donna sikh?
    La cultura Sikh è per molti versi simile a quella delle popolazioni padane: culto del lavoro, famiglia, risparmio, grandi allevatori…. ma non dimentichiamo, che quel insignificante simbolo che portano in tasca indica un dettame preciso: il sikh è autorizzato dalla sua reliogione a non accettare soprusi o ingiustizie ( a suo giudizio ovviamente). Non nota niente di vagamanete inaccettabile per il nostro ordinamento?
    Molti mesi fa lei scrisse un commento ad una sentenza assolutoria per un cliente indiano che in un supermarket deteneza un’arma da taglio, lei disse che bene fece il magistrato ad assolverlo, in quanto è la sua religione a prescrivere quella detenzione. Eh no. I magfistrati devono applicare l’ordinamento italiano non i dettami del Guru Granth.
    La lascio con un suggerimento, a proposito di cultura Bergamasca, se ha un pò di tempo si riveda “l’albero degli zoccoli” , noterà quanta cultura abbiamo alle spalle da capire prima di esaltarci per qualche esotica tradizione importata.
    Cordialmente
    Riccardo MN

  • jaskirat :

    Intanto la donna Sikh non è in una situazione medievale questa impressione è presente qui in europa se va in Punjab oggi vedrà com’è cambiato, nella nostra cultura non obblighiamo le donne a fare qualsiasi cosa che non vogliano. Comunque la gente fuori dal normale c’è ed è presente da per tutto, qui sono capaci di AMMAZZARE LA NIPOTE E LA NUORA perché non hanno chiuso la porta…io rispetto tutti ma vedo che la gente con una mentalità chiusa c’è un po da per tutto..se ho offeso qualcuno chiedo scusa…alla fine dicendo la verità si offende sempre qualcuno…grazie e arrivederci signori..

    P.s la donna nella cultura Sikh ha molto rispetto como donna, madre e figlia.Prima di parlare Di Sri Guru Granth Sahib Ji o di qualsiasi altra cosa è meglio conoscerla..

  • marco restelli (autore) :

    @Annamaria: mi spiace non so consigliarti un negozio dove trovare una cassetta del genere, qui da noi…però posso consigliarti una scuola di danze indiane a cui puoi rivolgerti: è la Apsaras di Milano, diretta da Marcella Bassanesi. Trovi il link ad Apsaras qui di fianco, nei siti amici di MilleOrienti.

    @Riccardo: “L’albero degli zoccoli” di Olmi è un film magnifico, io sono uno dei pochi che l’ha potuto capire senza i sottotitoli (come ho detto nel post, mia madre è bergamasca) ma oggi nelle campagne lombarde ci lavorano, appunto, anche i sikh.
    Il sikhismo non è un’esotica tradizione importata, è una religione e una cultura di grande dfascino per la sua capacità di sintesi di tradizioni diverse e per il suo rispetto nei confronti degli altri (chiunque viene accolto e sfamato gratuitamente nei templi sikh); e per me (che sono anche un indianista) è un oggetto di amorevole studio perché studiandolo ne ho capito la bellezza.
    Libero chiunque di pensarla diversamente.
    Ma io credo che, come è avvenuto in Gran Bretagna, anche qui da noi dovremo imparare a convivere con credi e culture diverse, il che implica anche riconoscere che il kirpan è un simbolo religioso. In Gran Bretagna hanno accettato anche che i sikh indossino il turbante invece del casco in moto…
    Nell’antichità, il mondo classico seppe aprirsi alle culture orientali e ne nacque l’ellenismo. E’ una sfida davanti a noi. Chiudere le frontiere (geografiche e culturali) sarà sempre più impossibile e anche sbagliato.
    Questa è la mia modesta opinione. MI farà piacere confrontarmi ancora con la sua.
    Marco/MilleOrienti

  • Paolo Sizzi :

    Sèrta zét la gh’à pròpe ön’òstia de fà.

    Bèrghem ai Bergamàsch

    Lombardéa ai Lombàrcc

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