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Promuovere l’Italia in Cina: una mostra su Matteo Ricci

6 febbraio 2010 di 9

Quattrocento anni fa, nel 1610, moriva a Pechino uno straordinario intellettuale, il primo uomo ad aprire davvero un ponte culturale fra l’Occidente e la Cina: padre Matteo Ricci, un gesuita di Macerata. La sua figura, paradossalmente, è molto più conosciuta e onorata in Cina che in Italia. Quattro secoli dopo la morte di Ricci, la Regione Marche, terra natale del gesuita, realizza in Cina una magnifica esposizione dedicata a lui e al suo tempo: Matteo Ricci, incontro di civiltà nella Cina dei Ming.

L’esposizione, apertasi il 6 febbraio 2010 a Pechino, documenta il primo significativo incontro tra la civiltà europea e la civiltà cinese attraverso la figura e l’opera del gesuita maceratese, e presenta 200 opere, provenienti dalle maggiori Istituzioni museali italiane e cinesi, tra cui capolavori del Rinascimento italiano (Raffaello,  Tiziano,  Lotto,  Barocci) che saranno per la prima volta esposti in Cina accanto a preziosi documenti dell’arte e della cultura dell’impero dei Ming.

Ma chi fu Matteo Ricci? Nato a Macerata nel 1552, entrò nel 1571 nella Compagnia di Gesù, studiando nel Collegio Romano, dove trovò come maestro il celebre matematico Cristoforo Clavio. Ancora studente di filosofia, nel  1577 venne assegnato alle missioni dell’India. Dopo quattro anni in India (a Goa e Cochin) fu chiamato a Macao  per studiare la lingua cinese e prepararsi a tentare l’impresa della Cina. Nel settembre 1583 entrò nella città di Zhaoqing, dove fondò la prima residenza. In diciotto anni di faticosissima ascesa verso la corte imperiale aprì altre tre residenze, finché non venne chiamato a Pechino con decreto imperiale a presentare doni quale ambasciatore d’Europa. Dal 1601 visse a Pechino protetto dall’imperatore, producendo le sue opere cinesi più importanti. Alla sua morte, avvenuta nel 1610, l’imperatore concesse, per la prima volta nella storia della Cina, un terreno per la sepoltura di uno straniero. E oggi in Cina, è considerato una figura non meno importante di Marco Polo.

L’esposizione su Ricci, organizzata da Mondomostre,  è curata da Filippo Mignini, direttore dell’Istituto Matteo Ricci per le relazioni con l’Oriente e circolerà in tre tappe:  Pechino, Capital Museum, 6 febbraio – 20 marzo 2010; Shanghai, Shanghai Museum, 2 aprile – 23 maggio 2010; Nanchino, Nanjing Museum, 4 giugno – 25 luglio 2010. C’è da sperare che, dopo il tour cinese, avremo modo di ammirare la mostra anche in Italia, tanto più che fra il 2010 e il 2011  si terranno un gran numero di eventi culturali sotto l’egida dell’Anno della Cina in Italia.

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9 Risposte »

  • krishna :

    Ciao Marco,

    davvero interessante questo post. A tal proposito volevo brevemente segnalare due libri usciti l’anno scorso, che forse potrebbero essere utilizzati come generali introduzioni all’avventura missionaria in oriente. Ne ho dato notizia nel mio blog, qui: http://krishna.deltoso.net/2009/le-culture-dei-missionari-le-lingue-dei-missionari/.

    Un caro saluto! 🙂

  • marco restelli (autore) :

    Krishna, interessante la tua segnalazione bibliografica sui missionari, teniamoci in contatto, ciao
    Marco/MilleOrienti

  • Jean Lafitte :

    ” Alla sua morte, avvenuta nel 1610, l’imperatore concesse, per la prima volta nella storia della Cina, un terreno per la sepoltura di uno straniero. ”

    fesseria. e tutti quei cristiani (nestoriani), ebrei di cui proprio Ricci per primo ci parla?
    e tutti quei musulmani che poi fondendosi con gli han avrebbero creato l’etnia hui? o qualla degli yuguri?
    troppa , troppa approssimazione sulla Cina.

  • Jean Lafitte :

    ah, dimenticavo. per non parlare dei Mongoli…

  • Jean Lafitte :

    di Ricci leggete quello che ha scritto lui. normalmente è molto più interessante di ciò che è stato scritto su di lui.

  • marco restelli (autore) :

    Lafitte, le mie fonti sono le istituzioni culturali che hanno organizzato la mostra. Dubito che dicano fesserie in materia…perché non la smette di insultare gli altri?

  • Jean Lafitte :

    dubito che l’istituzione culturale che ha organizzato la mostra abbia potuto scrivere ” Alla sua morte, avvenuta nel 1610, l’imperatore concesse, per la prima volta nella storia della Cina, un terreno per la sepoltura di uno straniero. ” e se così fosse sarebbe un errore ben riconoscibile anche da lei se conoscesse un minimo la cina.

  • Roberto Tofani :

    Caro Marco, la coautrice di Sudestasiatico.com, Alessandra Chiricosta, ha tradotto e curato per l’Urbaniana University Press il testo di Matteo Ricci SJ, ‘Il vero significato del Signore del Cielo’. La prima edizione in lingua italiana. Così, come dice Lafitte, anche i lettori italiani potranno leggere direttamente il testo ricciano. Un saluto e buon lavoro!

  • Jean Lafitte :

    si, veramente già esiste abbastanza materiale di Ricci in italiano. io consiglio MATTEO RICCI, Della entrata della Compagnia di Giesù e Cristianità
    nella Cina, Ed. Quodlibet, Macerata, 2000. che ho potuto leggere personalmente ed è di enorme interesse.

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