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Polveriera-Pakistan, quale futuro? A Roma un seminario per capire

20 febbraio 2010 di -

A più di un anno dall’elezione  a presidente di Asif Ali Zardari, la situazione pakistana appare sempre più drammatica: la democrazia resta fragilissima, la lotta di potere fra autorità politiche e autorità militari condanna il Paese a un’incertezza perenne, l’opposizione di Sharif si indurisce, l’influenza dei gruppi musulmani radicali è ancora forte, e il pressing degli Usa sul Pakistan per spingerlo a combattere il terrorismo ha esiti che definire “ambigui” è poco.

Il presidente pakistano Asif Ali Zardari

La conferma di quest’ultimo aspetto viene dagli esiti delle operazioni in corso. Mentre le truppe americane in Afghanistan proseguono l’offensiva militare, in Pakistan l’Isi, il servizio segreto pakistano, coadiuvato in questo caso  dalla Cia, ha arrestato com’è noto prima il numero due dei talebani, il mullah Abdul Ghani Baradar, e poi “i governatori ombra” dei talebani nella province afgane di Kunduz e Baghlan: i mullah Abdul Salam e Mir Mohammad. Questi arresti sono stati salutati dai media occidentali come grandi successi, ma c’è da chiedersi se lo siano davvero, e se sì, di quale entità. In questo caso il Pakistan ha fatto “gioco di squadra” con l’Occidente oppure ha servito esclusivamente i propri interessi?

Guerriglieri talebani

Secondo alcuni osservatori il mullah Abdul Ghani Baradar (in passato sostenuto proprio dall’Isi pakistano) si era ultimamente “ammorbidito” nei confronti del governo di Kabul, considerato filo-indiano, e il Pakistan non ha mai tollerato (né mai lo farà) un Afghanistan filo-indiano. Dunque, i recenti arresti potrebbero essere visti anche come un avvertimento lanciato ad alcune frange del movimento talebano…
Oltre a ciò, il ministro degli Interni pakistano Rahman Malik ha dichiarato che il Pakistan non intende consegnare agli Usa i dirigenti talebani catturati nelle ultime settimane. Malik ha reso noto che i dirigenti talebani sono ancora sotto interrogatorio e se verrà accertato che non hanno commesso dei reati in Pakistan verranno espulsi dal Paese.
Ecco dunque che il senso di quegli arresti acquisisce tutta un’altra luce…

La giornalista pakistana Ayesha Siddiqa con il suo libro

Per riflettere sulla polveriera-Pakistan si tiene a Roma, lunedì 22 febbraio 2010, alle ore 15, un seminario organizzato da Argo (Analisi e Ricerche Geopolitiche sull’Oriente) e dal Centro Studi Americani. Il seminario, dal titolo «Pakistan: un futuro incerto fra mullah ed esercito» si tiene nella sede del Centro Studi Americani, in via M. Caetani 32 Roma. Il panel dei relatori è di tutto rispetto: Ayesha Siddiqa Agha ( عائشہ صدیقہ آغا), nota giornalista pakistana autrice del volume Military Inc.: Inside Pakistan’s Military Economy; Elisa Giunchi, docente di Storia e istituzioni dei Paesi islamici all’Università degli studi di Milano, e autrice del volume Pakistan. Islam, potere e democratizzazione (di cui MilleOrienti ha già parlato qui); Enrico De Maio, già ambasciatore italiano in Pakistan; Jonathan Paris, Atlantic Council Nonresident Senior Fellow; Federico Carbonari, direttore dell’Associazione Argo.

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