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Al MAO di Torino una splendida mostra di miniature indiane

8 marzo 2010 di 3

Asavari ragini (incantatrice di serpenti), miniatura Rāgamālā di Bikaner, 1740-1760 circa

Nel nostro Paese gli spazi espositivi dedicati all’arte orientale non sono molti e spesso quei pochi – pur di grande valore – non sono abbastanza noti al grande pubblico. Perciò poco tempo fa MilleOrienti li ha “censiti” in questo post intitolato «Che spazio ha l’arte orientale in Italia? Ecco cosa c’è e cosa manca». In tale panorama, la nascita – poco più di un anno fa – del MAO è stata una gran bella notizia. La politica culturale di questo neonato museo si conferma interessante con la mostra «Miniature indiane della collezione Ducrot» che sarà aperta dal 12 marzo al 6 giugno 2010 presso il Museo d’Arte Orientale di Torino (via San Domenico 11).  Si tratta di una selezione di 150 miniature indiane delle circa 250 che costituiscono la Collezione Ducrot, di cui MilleOrienti si era occupato l’anno scorso in occasione della pubblicazione del catalogo (editore Skira).

Miniatura Malwa ispirata a un episodio del Rāmāyana, 1680-1690

La mostra presenta, seguendo un ordine cronologico, una panoramica degli stili e dei temi iconografici della produzione pittorica su carta che si sviluppò nell’area nord-occidentale e centrale del sub-continente indiano tra il XVII e il XIX secolo, periodo in cui alla grande potenza dell’impero musulmano Mugal si contrappose la fiera resistenza dei principi indiani Rājpūt di religione hindu.
Fra i temi iconografici più antichi rappresentati nella produzione pittorica delle corti Rājpūt si trovano le raccolte di illustrazioni di Rāgamālā, scene figurate che descrivono i modi musicali indiani, e le miniature che si ispirano alla tradizione religiosa hindū, con la raffigurazione di testi letterari e poetici, tra i quali spiccano le gesta epiche narrate nel Mahābhārata e Rāmāyana o i racconti mitici, in particolare gli amori di Kṛṣṇa con Rādhā e con le pastorelle (gopī). Parte importante della produzione pittorica Rājpūt riguarda tuttavia aspetti della vita di corte, con ritratti (anche di animali come i cavalli e gli elefanti), scene di caccia, processioni, cerimonie religiose e pitture erotiche. Per leggere altre informazioni sulla mostra cliccate qui a fianco.

La mostra è suddivisa in nove sezioni e presenta una panoramica delle miniature prodotte tra l’inizio del XII secolo e la fine del XIX secolo nelle scuole del Mewar e Marwar, di Kishanghar, Bikaner, Jaipur, Bundi e Kota, nell’India centrale e nei territori prehimalayani, definiti Pahāṛi, nonché alcune pitture di scuola Mugal e dei sultanati del Deccan. Data la diversità dei soggetti raffigurati e l’attenzione posta sulle diverse espressioni artistiche locali, all’interno delle nove sezioni l’esposizione delle tavole seguirà prevalentemente un criterio di tipo cronologico.

Le miniature di scuola Mewar, insieme ai dipinti Pahāṛi, rappresentano il nucleo più significativo della collezione, con dipinti di carattere religioso, Rāgamālā, ritratti e scene della vita di corte. Tra le opere più antiche della collezione si trova una significativa raffigurazione del Lalita Rāgiṇī, del 1610-1620, che segue di pochi anni la famosa raccolta di Rāgamālā dipinta nel 1605 dal pittore Nasiruddin. Alla seconda metà del XVII secolo e all’inizio del XVIII secolo appartengono alcune illustrazioni di carattere religioso accompagnate da un breve testo, tra cui una serie di tavole appartenenti alla sezione dell’Ayodhyā Kāṇḍa del Rāmāyana. Tra le miniature di questo periodo si trova anche una singolare tavola dipinta con la tecnica del puntinismo. Tra i dipinti che presentano ritratti e scene della vita di corte del XVIII secolo emerge una grande tavola del 1725 che presenta il Mahārāna Sangram Singh II a caccia di cinghiali: la battuta di caccia è presentata con la tecnica della narrazione continua, in cui il sovrano è ritratto prima quando giunge in una radura, poi quando trafigge il cinghiale con la freccia e infine quando riceve le congratulazioni dai cortigiani. Tra le opere tarde, della fine del XIX secolo, si annoverano una caccia del Mahārāna Sambhu Singh e un ritratto equestre di Fateh Singh, quest’ultimo opera del pittore di corte Liladhar.

Tra le opere più antiche della collezione ascritte alla scuola del Marwar emergono due dipinti Rāgamālā del 1640-1650, dal carattere semplice, con colori forti e figure stereotipate. Tra le opere del XVIII e XIX secolo si trovano in larga maggioranza ritratti di sovrani e nobili, raffigurati mentre fumano la pipa ad acqua o in scene di caccia. Nella collezione figurano solo quattro dipinti del Marwar di carattere religioso ispirati alla mitologia hindū.

Poche le miniature che appartengono alla raffinata scuola di Kishangarh. Delle otto opere appartenenti alla collezione, datate fra il XVIII e il XIX secolo, due di esse sono parzialmente dipinte. Fra i temi illustrati, oltre agli amori di Kṛṣṇa e Rādhā, soggetto principale delle miniature di Kishangarh, si trovano un Bhairavī Rāgiṇī, una scena che illustra la festa di Jhūlanā, una donna che beve vino, una scena di caccia che vede protagonista Chand Bibi, regina guerriera di Bijapur, una processione di caccia e un ricevimento fra nobili.

Le pitture della scuola di Bikaner, vere e proprie miniature di dimensioni ridotte, coprono un arco temporale che va dalla metà del XVII secolo all’inizio del XIX secolo. I dipinti presentano diverse raffigurazioni di Rāgamālā, eleganti scene narrative dove, nella tecnica e negli elementi decorativi, emerge in modo considerevole l’influenza dei pittori di corte Mugal che prestarono la loro opera alla corte di Bikaner. Oltre ai fogli di Rāgamālā si trovano due raffinati ritratti femminili, una inconsueta raffigurazione di Kṛṣṇa che danza sulla testa del serpente Kaliya incorniciata dall’elegante intreccio del corpo e delle altre teste dell’ofide e una divertente composizione di cavalli.

Le miniature della scuola di Jaipur, datate fra il XVIII e il XIX secolo – ad eccezione del ritratto in nero e oro del Raja Jai Singh I del 1650 – presentano diversi dipinti di Rāgamālā e ritratti di sovrani. Solo quattro i dipinti religiosi, di cui due presentati in mostra: un’immagine di Sadāśiva e consorte (anch’ella con cinque teste) seduti sul dorso del toro Nandin e una raffigurazione del demone Rāvaṇa.

Nella collezione Ducrot sono presenti alcuni dipinti provenienti da Bundi (XVIII secolo – inizio XIX secolo) e due disegni con processione di sovrani della scuola di Kota (1845 e 1870). Oltre a raffigurazioni di Rāgamālā e scene di caccia sono presenti due miniature dedicate agli amori di Kṛṣṇa e Rādhā e la raffigurazione di una storia popolare del Panjab, Sohni e Mahinval, di cui sono note diverse versioni.

I dipinti provenienti dall’India centrale, dove intorno al XVII secolo si svilupparono diversi principati Rājpūt, sono datati fra l’inizio del XVII secolo e il XIX secolo. Fra i soggetti compaiono diversi Rāgamālā, scene dal Rāmāyana e dal Bhāgavata Purāṇa, una raffigurazione di Kṛṣṇa che chiede perdono a Rādhā e quattro dipinti jaina di un manoscritto Kalpasūtra, con scene incentrate sulla vita di Mahāvīra.

Considerevole il numero di dipinti appartenenti alla scuola Pahāṛi, con opere datate fra il XVIII e il XIX secolo. Diversi i soggetti rappresentati: tre scene dal Rāmāyana provenienti da Nadaum (piccolo villaggio di pittori dello stato del Kangra), dipinti ispirati al ciclo di Kṛṣṇa e alle manifestazioni (avatāra) di Viṣṇu, raffigurazioni di Śiva e Pārvatī, figure di eroine (nāyikā), battaglie e scene di caccia. Un grande dipinto dal carattere sensuale presenta Rāma, Sītā e Lakṣmaṇa in esilio.

Il thakur Kuber Singh e cinque cavalieri a caccia di cinghiali, miniatura Marwari, 1770 circa

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