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Velo integrale: giusto vietarlo o no? E per le musulmane è un obbligo o no? Ecco che cosa dice il Corano

4 aprile 2010 di 26

C’è un post di qualche mese fa che non cessa di provocare un interessante dibattito fra i lettori e le lettrici di MilleOrienti: è il post sulle donne, il burqa e la libertà personale. Intervenendo nella discussione, la lettrice Cinzia mi chiede a proposito del velo integrale:

«Il Corano lo prevede come elemento obbligatorio per la donna sì o no? Su questo non dovrebbero esserci dubbi non trattandosi di una interpretazione di una sura ma di qualche cosa che è scritto o non lo è».

La domanda è di grande rilevanza, viste – anche – le polemiche in corso in Europa sulla necessità o meno di vietare il velo integrale (nelle sue due varianti del niqab e del burqa): da una parte i sostenitori della pubblica sicurezza (il velo integrale impedisce il riconoscimento delle persone) dall’altra i sostenitori della libertà religiosa (si dovrebbe lasciare le donne libere di scegliere se indossarlo o no).

Personalmente sono sempre favorevole alla libertà religiosa, ma non considero affatto irrilevanti né le necessità di pubblica sicurezza né le considerazioni – che alcune lettrici di MilleOrienti hanno fatto – circa le costrizioni cui le donne musulmane sono spesso soggette: insomma, a volte sarebbero libere di scegliere, altre volte sarebbero costrette a indossarlo. E torniamo così alla domanda di Cinzia; ecco perciò che cosa dice in proposito il Corano:

- «O Profeta, di’ alle tue spose e alle tue figlie e alle donne dei credenti che si ricoprano del loro mantello; esso permetterà di distinguerle dalle altre donne e di far sì che non vengano offese». (Sura XXXIII, 59)

- «E  (tu, o Profeta) di’ alle credenti che non mostrino troppo le loro parti belle, eccetto quello che appare esteriormente, e si coprano il seno con un velo». (Sura XXIV, 31)

- «E le donne che sono entrate in menopausa e che non sperano più di sposarsi non commettono peccato se depongono il manto, sempre però che non mostrino le loro parti belle. Ma se evitano di farlo, è meglio per loro, Dio è l’ascoltatore e il sapiente». (Sura XXIV, 60)

Questi sono i tre passi fondamentali sulla questione. Premesso che per i musulmani l’unica edizione autentica del Corano è quella in arabo – lingua sacra dell’Islam  –  e che ogni traduzione è dunque un “tradimento” (e ciò si può dire per ogni testo tradotto, in fondo) ho confrontato un paio di traduzioni italiane e il senso sostanziale di questi passi non cambia. Che cosa ne possiamo dedurre? Considerando il primo passo citato – il più significativo – il “mantello” a cui si fa riferimento può essere inteso come una stoffa o un velo che va da capo a piedi ma non si dice esplicitamente che debba coprire il viso.
Esistono però, com’è noto, interpretazioni diverse nelle tante correnti del variegato mondo della Umma, la comunità islamica nel mondo. La questione è ampiamente discussa anche nei blog di lingua italiana, ed è tutt’altro che risolta…

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26 Risposte »

  • Mina :

    Interessantissimo… finalmente ho potuto leggere le parti del corano interessate per quanto riguarda questo tema così attuale e così difficile… il viso non è menzionato… si parla di “parti belle” e questo può dare adito a differenti interpretazioni… in ogni caso non credo si possa parlare di un si o un no netto… perchè vi sono molte donne soggette a costrizione ma immagino ve ne siano molte altre che pensano che portare il velo sia consono alla religione tale come è stata loro insegnata o comunque come da loro pensata e praticata…
    Non credo quindi che una interpretazione (probabilmente molto più vicina al reale messaggio che il testo religioso avrebbe dovuto comunicare) possa risolvere questo problema…
    Bisogna pensare ad una soluzione che possa salvare tante donne soggette a costrizione e allo stesso tempo non ledere la libertà personale di ogni individuo…

  • MilleOrienti (autore) :

    Hai ragione Mina. La questione si pone, anche secondo me, nei termini che tu hai descritto:
    «Bisogna pensare ad una soluzione che possa salvare tante donne soggette a costrizione e allo stesso tempo non ledere la libertà personale di ogni individuo».
    Un problema per i legislatori e non solo. Una questione di non facile soluzione. Qualcuno ha proposte?

  • Nuncia :

    Per me se dovrebbe cercare una via di mezzo. Flessibilità da tutti e due le parti. Se rimangono nel suo paese, con le loro culture, le donne si vestono come è consueto da loro. Se invece queste donne, scegliono di andare oltre il ‘suo mondo’, allora saranno anche disponibili ad abituarsi alle regole dell’occidente. Forse non stravolgendo del tutto il suo vestiario, ma cmq, lasciando la faccia al vento.

  • Piero Verni :

    Caro Marco,
    questo tuo nuovo post su di un argomento così attuale (e grazie anche a Cinzia per avertelo sollecitato) mi ha fatto venire in mente delle accese discussioni di tanti anni fa. Quali discussioni? Quelle che mi opponevano a numerosi discepoli di Baghwan Rajneesh (poi più conosciuto come “Osho”) in quel di Puna.
    Brevissimamente i fatti. Noi i discepoli, in larghissima parte occidentali, vivevamo nell’ashram piuttosto isolato, allora, dal centro cittadino. Ma spesso ci si andava e gli atteggiamenti ma ancor più gli abiti molto trasparenti, succinti e provocanti di tante ragazze sannyasini creavano una serie enorme di problemi con la popolazione locale (sia di tradizione musulmana sia hindù) che li trovavano indecenti e offensivi per la loro sensibilità. Io mi sgolavo cercando, autentica vox clamantis in deserto, a far capire che stavamo a casa di altri e che dovevamo essere in grado di rispettare le culture locali anche se al prezzo di rinunciare a qualche scampolo della nostra libertà.
    In linea di principio ritengo che il medesimo ragionamento si debba applicare al contrario.
    Per quanto riguarda l’aspetto legale mi sembra ovvio che se in alcuni paesi esistono delle leggi che vietano determinati usi e costumi a queste tutti sono obbligati ad uniformarsi. Indipendentemente dalla religione che si professa. Questo per quanto riguarda il discorso sulla legalità e la necessità di essere riconosciuti.
    Per quanto riguarda invece il discorso sulla libertà della donna islamica, come mi sembra già Cinzia abbia fatto notare, è un terreno molto sdrucciolevole. Infatti per noi il libero arbitrio o, più illuministicamente la “Dea Ragione” sono dogmi che quasi nessuno si sogna più di mettere in discussione. Ma se, come leggo sul Devoto-Oli, islam in arabo significa “abbandono di sé alla volontà divina”, vedi bene come sia difficile trovare un terreno comune su cui confrontarsi.
    Con buona pace di tanti “multiculturalisti”, dovremmo prendere atto che a volte, l’incontro con culture diverse è gravato dal peso terribile di lingue affatto diverse e, a volte, inconciliabili.
    E visto che sono in tema di ricordi, mi viene in mente un’altra discussione (nella quale prudentemente mi astenni dall’intervenire) avvenuta a Delhi tra una nostra collega giornalista svizzera e una giovane studentessa indiana (upper class, stupenda casa a Chanakya Puri, preferenze politiche: la sinistra del Congress I) la quale sosteneva la bontà dei matrimoni combinati dalle famiglie affermando che se si crede con forza nella legge del karma, allora anche il proprio compagno di vita sarà da questo (il karma) scelto tramite la decisione dei genitori. Io ascoltavo in silenzio le ragioni dell’occidente moderno e illuminista e quelle dell’oriente moderno e tradizionalista.
    Tornando al velo nelle società occidentali, anche qui troviamo il grido di tante giovani ragazze che vorrebbero una mano da noi “progressisti” ad essere aiutate nel far valere in famiglia il loro rifiuto del burka o del niqab ma troviamo anche le firmatarie, credo in larga misura italiane, della petizione citata nell’altro post che rivendicano la loro libertà di sottomettersi alla volontà di Dio e leggono quei versetti del Corano come una indicazione in favore del burka o del niqab.
    Quindi, leninisticamente, Che Fare? Difficile a dirsi. Per quanto mi riguarda sarei disposto ad accettare per motivi di ordine pubblico il divieto della completa chiusura del volto di una persona. Lasciando libere le donne islamiche (convertite o meno) di ricorrere ad una delle molteplici varianti in uso in tanti Paesi islamici tipo chador, per intenderci.
    E comunque lascerei alle donne islamiche decidere cosa sia meglio per loro. Ovviamente aiutando con gli strumenti del diritto e della legge italiana quante sono soggette in famiglia a reati punibili penalmente.
    Piero

  • silvia :

    Marco non avevo mai letto i passi del Corano dove si parla di mantelli e occultamento delle parti belle delle donne.
    Mi aspettavo qualcosa di categorico invece no.
    Come pensavo si invitano le donne al pudore (come in ogni religione) e perciò è scritto che le donne si devono coprire con il mantello ma non è specificato come il mantello le debba coprire. E questo è un punto fondamentale.
    L’unica parte menzionata è il seno.
    Il Corano dunque mi sembra vago in proposito e questa vaghezza ha permesso le varie interpretazioni e la creazione di chador, niqab e burqa. Le varie sfumature del velo seguono il sostrato culturale, le tradizioni e le abitudini dei popoli che l’islam ha conquistato. Il velo non è parola di Maometto o di Dio bensì Legge degli uomini. E varia da paese a paese.
    Personalmente credo che tutti debbano essere liberi di professare la religione che vogliono con i riti, gli usi e i costumi ad essi legati. Non che religione e libertà vadano molto d’accordo secondo me. Comunque per tornare all’argomento non ho nulla contro lo chador (quello che lascia scoperto il viso). Il niqab e il burqa passano per essere dettami religiosi ma sono delle forzature, abusi perpetrati da società particolarmente oppressive, una restrizione della libertà personale delle donne. Il mio ovviamente è un punto di vista occidentale (ma neanche qui siamo messi bene).
    La libertà religiosa non può rappresentare per qualcuno un alibi per non rispettare leggi che gli altri rispettano. Banalmente la legge italiana vieta di camminare con il casco in testa quindi dovrebbe vietare altresì di camminare con il niqab o con il burqa.
    Non è discriminazione, è rispetto della legge. E permettere il burqa o il niqab in virtù di una sbandierata libertà religiosa, tolleranza o multiculturalità mentre impedire a me di andare in giro con una maschera è finta multiculturalità e questa si discriminazione.
    Libera chiesa (qualunque essa sia) in libero stato. Poi ognuno a casa, in chiesa, in moschea fa quello che vuole.
    Ciao

  • Cinzia :

    Caro Marco,
    grazie anche per questo post.
    Certo è un problema di non facile soluzione. E che credo ci porteremo avanti per un bel po’.
    Sono comunque molto d’accordo con gli interventi di Piero Verni e silvia. In modo particolare con questi due loro passaggi, “Per quanto mi riguarda sarei disposto ad accettare per motivi di ordine pubblico il divieto della completa chiusura del volto di una persona. Lasciando libere le donne islamiche (convertite o meno) di ricorrere ad una delle molteplici varianti in uso in tanti Paesi islamici tipo chador, per intenderci.
    E comunque lascerei alle donne islamiche decidere cosa sia meglio per loro. Ovviamente aiutando con gli strumenti del diritto e della legge italiana quante sono soggette in famiglia a reati punibili penalmente.” di Verni e questo di silvia: “La libertà religiosa non può rappresentare per qualcuno un alibi per non rispettare leggi che gli altri rispettano. Banalmente la legge italiana vieta di camminare con il casco in testa quindi dovrebbe vietare altresì di camminare con il niqab o con il burqa.
    Non è discriminazione, è rispetto della legge. E permettere il burqa o il niqab in virtù di una sbandierata libertà religiosa, tolleranza o multiculturalità mentre impedire a me di andare in giro con una maschera è finta multiculturalità e questa si discriminazione.
    Libera chiesa (qualunque essa sia) in libero stato. Poi ognuno a casa, in chiesa, in moschea fa quello che vuole”. Al quale mi permetterei di aggiungere, “nei limiti consentiti dalla legge”.
    Ancora grazie per questo ottimo blog,
    Cinzia

  • Piero Verni :

    Caro Marco,
    mi è venuto in mente il nostro post leggendo la notizia che allego.
    Comprendi bene quali abissi separino il mondo occidentale da tante aree di quello islamico. Impiccarci a queste differenze sarebbe ovviamente letale. Ma altrettanto lo sarebbe far finta di niente.
    Un caro saluto,
    Piero

    “Dubai, Bacio in pubblico,confermato mese reclusione per coppia Gb
    Dubai, 4 apr. (Ap) – Una Corte d’appello di Dubai ha confermato la pena detentiva – un mese di reclusione – inflitta a una coppia britannica, colpevole di essersi data un bacio sulle labbra in pubblico nell’Emirato. Lo ha indicato l’avvocato della difesa.”

  • elena :

    B giorno a tt,
    è magnifico vedere il volto di una donna che, attraverso esso esprime gioia, felicità, passione, amore, tristezza, dolore….indipendentemente dalla religione: perchè coprire il volto di una donna???
    Elena

  • La Mente Persa -Gio :

    Potrebbe essere inteso come un invito a proteggere la propria virtù in modo discreto. Interessante devo leggermi assolutamente dei libri su questo mondo a me sconosciuto.

  • Piero Verni :

    Francamente trovo un po’ difficile da accettare l’idea che per proteggerne la virtù si debba nascondere il volto di una donna dietro un velo.
    Poi, ognuno pensi come crede.

  • Cinzia :

    La virtù di donne e uomini si difende in ben altri modi che non velando il volto delle donne.
    Accettare il confronto con altre culture va bene ma senza perdere il nostro diritto di critica. Ci sono diverse cose che non mi piacciono del Cattolicesimo cosi come nell’Islam. Se non ho problemi a criticare la Chiesa perchè dovrei averne a criticare l’Islam?

  • Lubna :

    Caro Marco, apprezzo molto l’impostazione che hai dato all’argomento e mi piace come si sta allargando la discussione. Sono un’italiana musulmana che ha scelto di portare il velo che copre i capelli ma non ho timore nel confidarvi che vedere un burqa o un niqab mi stringe il cuore e mi soffoca lo spirito. Questo perché ho sempre visto e interpretato questa tipologia del velarsi come specchio di una società maschilista e di un potere che abusa della religione (nella maggior parte dei casi, non volgio generalizzare). Guardo questo mondo con occhi esterni e probabilmente ho dei pregiudizi. Per me risulta molto difficile concepire l’idea che una donna scelga liberamente di indossare un mantello come nell’immagine, anche se è vero che ci sono alcune donne convertite all’Islam che portano il niqab. Credo che siano delle rarità, forse un po’ come le monache di clausura (perdonatemi il mettere insieme realtà diverse, ma per rendere l’idea). Sono scelte ammirevoli se prese con coscienza e in piena libertà, anche se comunque non riesco ad avvicinarmi alla natura di questa volontà e non associo mai niqab o burqa a una prescrizione divina (sono convinta che sia un’interpretazione, forzata aggiungerei). Se una donna decidesse di coprirsi il volto dovrebbe, su richiesta di un funzionario della sicurezza, mostrarlo. La questione della legge è delicata. Sono una sostenitrice della pubblica sicurezza da una parte e dall’altra una sostenitrice della libertà religiosa. Vietarlo o no? Abbiamo troppe leggi e a volte ci dimentichiamo dei doveri. Vivere con la convinzione che tutto si possa risolvere con la legge mi sembra ingenuo e poco costruttivo.

  • marco restelli (autore) :

    Sono nodi difficili da sciogliere, ma credo che questo confronto fra opinioni diverse ci aiuti a capire meglio la situazione, che esige rispetto della legge ma anche delle tradizioni religiose di ciascuno, e richiede quindi sensibilità da parte del legislatore. Grazie a tutte/i per questa discussione davvero interessante. Sono queste le occasioni in cui credo che aprire questo blog sia stato utile.
    Marco/MilleOrienti

  • Lubna :

    Grazie a te per i continui stimoli. Non avere mai dubbi sull’apertura di questo tuo spazio, per me è diventato un punto di riferimento. Utile, informativo, ben articolato, pluritematico, interessante ed efficace.

  • Piero Verni :

    segnale questo interessante articolo sul sito della BBC

    http://news.bbc.co.uk/2/hi/europe/8607802.stm

  • Amatullah :

    Arrivo a questo interessante argomento, posto in maniera molto interessante e spero di poter aggiungere qualcosa di interessante per tutti, se Dio vuole.

    Circa i versetti del Corano da te citati, gentile Marco, bisogna ricordare anche i tafsir. Il Corano che voi leggete in italiano, non è altro che una traduzione, più che altro letterale, della versione in arabo. Spesso, i versetti tradotti non riescono minimamente a far comprendere il significato arabo, che invece è molto più particolareggiato.

    Il Corano non viene interpretato di volta in volta, nè viene interpretato in maniera diversa a seconda dei tempi. Per l’interpretazione ci sono i “TAFSIR” che sono dei commentari, stilati negli anni successivi alla morte di Muhammed, affinchè fosse possibile, anche a distanza di tempo, interpretare correttamente i versi del Corano così come sono stati spiegati dal Profeta ai proprii compagni.

    Inoltre, esiste la “SUNNAH” che è l’insieme dei detti e dei fatti che riportano della vita e delle consuetudini della vita del Profeta. Questa è riportata attraverso gli HADITH (lett. detti) che sono raccolti in alcune opere accompagnate sempre da dei commentari, senza i quali non è possibile dare un significato preciso alle parole riportate.

    Pensiamo alla divina commedia di Dante. Sebbene sia scritta in un italico abbastanza comprensibile, almeno in larghi tratti, ci sarebbe impossibile comprendere il significato dell’opera se non ci fosse un commentario capace di spiegarci i passaggi linguistici, tipici del periodo dantesco, ma ormai quasi incomprensibili per noi.

    Dunque, ci sono parole che non sono espressamente scritte nel Corano, ma che ci arrivano dai tafisr o dagli hadith.

    Per quanto riguarda il niqab, esso era usato dalle mogli del Profeta e da molte altre donne.
    Per alcuni noti Sapienti, tra cui l’Imam Shafi’i e Ibn Hambal, fondatori di due delle quattro scuole di giurisprudenza islamica esistenti, questo rende la copertura del viso obbligatoria.
    Alcuni Sapienti antichi (e molti di quelli moderni) ritengono invece che sia “almeno” raccomandabile coprire il proprio volto, seguendo così l’esempio di coloro che noi chiamiamo le “Madri dei Credenti”.
    Molti lo ritengono un atto di fede molto importante, senza nulla togliere al hijab (la copertura che lascia il viso scoperto), poichè ogni donna è libera di scegliere in base alla propria coscienza.

    Ma nessuno può affermare che il niqab sia “qualcosa di estraneo all’Islam”, poichè questo è falso, ed è dimostrato da più fonti altamente attendibili.

    Di certo, per chi non comprende il senso della religione islamica fino in fondo, la scelta di coprire il proprio viso può sembrare drastica, eccessiva…. ma se aveste la possibilità di poter parlare con una donna che ha scelto di portare il niqab, non fareste altro che notare la ferma certezza, la tranquillità e la serenità che questa scelta ha portato nelle loro vite.

    Vi chiedo scusa per questo post molto lungo…. ci sarebbero tante altre cose da scrivere, ma non voglio approfittare eccessivamente dell’ospitalità :)

    Grazie.

    Amatullah Maria.

  • marco restelli (autore) :

    Gentile Amatullah Maria, ti ringrazio di cuore per il tuo intervento esplicativo, davvero interessante.
    Avevo ricordato che il Corano che leggiamo noi in italiano è «solo una traduzione» dell’originale in arabo – lingua sacra dell’Islam – e tu hai giustamente ricordato che per chiarirne ogni aspetto esiste una lunga e ricca tradizione di autorevoli commentari.
    Certo io non sono un credente, ma personalmente ho qualche perplessità quando dici che il Corano «non viene interpretato in maniera diversa a seconda dei tempi», perché esistono diverse scuole e tradizioni all’interno della Umma (almeno è quanto mi risulta dalla lettura di libri come «Islam» nella «Storia delle religioni» a cura di Giovanni Filoramo, edita da Laterza nel 2005).
    Permittimi di aggiungere che non ho mai detto che «il niqab è qualcosa di estraneo all’Islam», ma solo che esistono opinioni diverse al riguardo.
    Ma il confronto fra opinioni diverse è ciò che – spero – rende utile questo blog.
    Infine, non devi “scusarti” per il tuo post, ma anzi ricordare che MilleOrienti sarà sempre lieto di darti ospitalità. :-)
    A presto!
    Marco/MilleOrienti

  • Amatullah Maria :

    Gentile Marco,

    mi scuso ma non ho avuto modo di rispondere prima. Per quanto riguarda l’opinione di Filoramo, beh… Filoramo è uno storico specializzato in storia del cristianesimo. Tra uno storico ed un teologo, ne passa….

    Non ho avuto modo di leggere il libro in questione, ma posso assicurarti che i movimenti di decontestualizzazione storica sono delle mosche bianche, presenti solo in europa, dove alcune persone hanno cercato di diffondere l’Islam più come una “filosofia new age” che una religione.

    Uno dei principi fondamentali dell’Islam stà nel riconoscere il Corano come un Libro Rivelato, l’ultimo, valido per tutti i tempi fino alla fine dei tempi.

    Poi, quella sul niqab era solo una precisazione… non volevo correggere alcunchè.

    Ancora grazie. Un saluto.

    Amatullah.

  • laayla :

    È interessante notare in quali circostanze questo versetto (detto anche il versetto dello Hijab) scese a Maometto. Sappiamo infatti che i versetti venivano rivelati al Profetta nel momento del bisogno o quando era assalito da un dubbio o disagio.
    Infatti questo versetto scese proprio a causa di una situazione specievole per Maometto.

    Maometto aveva appena sposato Zaynab, sappiamo che Zaynab era una donna bellissima e il Profeta era impaziente di restare con lei, ma purtroppo non riusciva a liberarsi di un piccolo gruppo di invitati. Sappiamo anche che Maometto era un uomo molto dolce e cortese e non si sarebbe mai permesso di scacciare i suoi ospiti, così contrariato dal fatto che non poteva condividere il suo tempo con Zaynab si recò da Aisha e in seguito visitò tutte le altre mogli, quando decise di ritornare da Zaynab si accorse che gli invitati erano ancora lì, e proprio in quell’ istante scese il versetto dello Hijab. Ciò ci porta a pensare che lo hijab (lett. cortina) scese per separare gli invitati da Maometto, e non Zaynab dal resto del gruppo, quindi per separare un uomo da un altro uomo.

    ——————————————————————
    cito anche dal libro di Fatima Mernisi “Le donne del Profeta”:
    In una delle versioni riportate da Bokhari, Anas dice: “Quando la gente se ne andò, il Profeta tornò verso la camera (della sposa), rientrò nella stanza, e fece calare una cortina (arkha as-sitr)”. Aggiunge inoltre un dettaglio importante “Ero sempre con lui nella stanza quando si mise a recitare: O voi che credete, non entrate negli appartamenti del Profeta, a meno che non siate stati autorizzati, in occasione di un invito a pranzo…”
    In questa descrizione di Bokhari, come in quella di Tabari, lo Hijab rappresenta una divisione dello spazio in due zone che isolano i due uomini posti l’uno di fronte all’altro: da una parte il Profeta, dall’altra Anas, il testimone che descrize l’avvenimento.
    ———————————————————————

    Inoltre non dobbiamo dimenticare in quale contesto politico il versetto dello hijab fu rivelato, era un momento assai difficile per Maometto anche dal punto di vista politico. A Medina regnava il caos e le donne di ogni classe sociale venivano importunate con la pratica del Ta’arrud (appostarsi sul cammino di una donna per incitarla a fornificare) facendole poi commettere Zina.
    Quindi al Profeta si presentava un problema, come impedire la Zina (la sessualità illecita). L’Islam cercava in ogni modo di combattere questa pratica prerogativa della Jahiliyya (l’era dell’ingnoranza), per appunto non ricadere in usanze tribali ed estranea all’Islam.
    Quindi per proteggere le donne che venivano importunate Allah consigliò alle donne del Profeta di stendere dei veli per distinguersi dalle schiave, le quali erano le principali vittime del Ta’arrud.

    Interpretando il Corano in maniera più dinamica, credo che questo specifico verso non imponga alla donna di portare un velo, e per niente di comprirsi con mantelli come il burqa o il niqab.

    Scusate mi sono dilungata troppo, ma trovo l’argomento molto interessante.
    un saluto

  • marco restelli (autore) :

    Cara Laayla, ti ringrazio di cuore perché la tua analisi del versetto dello Hijab è interessantissima, e mi ha rivelato cose che non sapevo. Sono gli interventi come i tuoi che rendono più ricco questo blog.
    Ho visto anche il tuo Laayla’s blog e l’ho trovato ugualmente interessante. A risentirci presto!
    Marco/MilleOrienti

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  • ABDELHADI :

    ciao a tutti,
    non ho letto tutti i commenti, ma sto argomento a durato fin troppo, l’islam e stato una revolusione , nella pinezola arabica dopo la pressione da parte dei ricchi di quel’epoca su il resto della societa ( schiavismo, alcool, guerre…) il profeta mohamed, (sa.a.wa.sa.) a recevuto il corano come una costituzione celeste, per recompostare e reordinare la societa, sull’evello speretuale a chiamato i fidele a credere in un solo dio (ALLAH) in vece prima ogni tribu aveva il suo dio creato della tribu stassa mettendo gli dei nomi EX (ALLAT;AL OZZAA..)
    poi a chiamato a praticare e 5 pilastri su quali si bas l’islam,(1 testemoniare che allah e l’unico dio e mohamed il suo profeta,2 praticare i cinque pregiere , dare dal proprio dinaro la carita e poveri, 3 dejionare nel mese di ramadan, 4,fare il pellegrinaggio a la mecca che ni ha possibilita,
    poi tutti gli altri diretti su l’eredita, e tutti gli altre, argomenti che organezzano la societa, il vietare l’alcool , la carne dei animali con i canino perche mangiano caronie in giro tipo( cani , gatti, volpi,maeali…) e tutti i vlatli carnevori tipo aquila…
    per il nostro argomento il ( il hijab o il nikhab o il borca..) e tutto una cosa simplice che ha avuto tanti ( evolution) nel tempo , modifecando sta cosa nei tempi deigli ottomani , iraniani, in vece allah a ordinato al suo profeta mohamed di dire a gli donne di coprire gli parte troppo intime del loro corpo per onore e per il respetto e onore della donna stessa , permettendo la di svolgere tutti gli attivita colturali sociali economici passo a passo come l’uomo..
    slo certi societa anno ezagerato a coprire la donna ( il borca,..) invice in occidente hanno ezagerato a scoprire la donna …come fosse il livello di vendita di una merce o di audience di un programma si basa sul livello di svestimento di una femmina…comonque dobbiamo respetare tutti gli donne perche sono nostre mamme prima di tutto srelle e moglie… e nessuna societa ha il dretto di stromentelezzare gli donne per nessuno interesse , poletico o relegioso o commerciale…(grazie).

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