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Sangue sull’India, sangue sul Pakistan. I “puri e duri” odiano la vita

28 maggio 2010 di 5

Oggi, in Pakistan, i terroristi dell’organizzazione fondamentalista islamica Tehrik-i-Taliban hanno versato il sangue altrui in due moschee nella città di Lahore, assaltando a colpi di granate la gente in preghiera. Bilancio provvisorio: 80 morti e 100 feriti (qui il Pakistan News di Lahore). Dopo ore di scontri con i talebani, la polizia ha liberato le oltre duemila persone prese in ostaggio. Nel mirino dei terroristi c’erano gli Ahmadyya, i seguaci di un movimento riformista dell’Islam, un movimento non-violento sorto in India nel XIX secolo e oggi diffuso in tutto il mondo (Italia compresa), ma considerato eretico dai musulmani sunniti e sciiti. Lotta agli eretici, dunque, tirando granate sulla folla.
Gli attentati di oggi sono stati compiuti nel giorno che dovrebbe essere dedicato alla preghiera per ogni musulmano, il giorno più santo, il venerdì.
Domando: e questi talebani sarebbero “servitori di Dio”?


Oggi, in India, i terroristi maoisti del movimento naxalita (così chiamato Guerriglieri naxalitiperché nacque nel distretto bengalese di Naxalbari, alla fine degli anni Sessanta) hanno versato il sangue altrui in un treno che attraversava il Bengala.
Hanno sabotato i binari di un treno passeggeri, che è deragliato e si è scontrato con un treno merci. Risultato: un’orrenda carneficina (The Times of India parla di 100 morti). Gli obiettivi politici dei Naxaliti sono Sonia Gandhi e il suo governo, considerati “complici delle multinazionali” nello sfruttamento delle popolazioni rurali e tribali (gli adivasi, cioè gli aborigeni dell’India). I naxaliti colpiscono in una parte dell’India ormai nota come “corridoio rosso” e che comprende sopratutto zone del Bengala, del Jharkhand, dell’Orissa e del Chhattisgarh fino all’Andhra Pradesh, reclutando contadini spossessati di tutto. Spossessati, in effetti, dalle multinazionali, che puntano ad appropriarsi dei loro terreni per sfruttarne le risorse minerarie.  Molte organizzazioni indiane e internazionali, come Survival International, difendono i diritti degli adivasi con mezzi legali e nonviolenti. I naxaliti invece si impongono con il terrore delle armi su chiunque si opponga loro, in primis i contadini stessi.
L’ attentato di oggi è stato compiuto contro inermi civili che avevano come unica colpa quella di viaggiare in treno.
Domando: e questi maoisti sarebbero “servitori del popolo”?

I talebani e i naxaliti appartengono alla categoria dei “puri e duri”. E come tutti i “puri e duri” disprezzano la vita. Odiano la propria e quella altrui.
A tutti i “puri e duri” mi sento di dedicare queste parole del Mahatma Gandhi:

«Non voglio che la mia casa venga cinta dai muri e tappata nelle finestre. Voglio che le culture di tutte le terre si spargano liberamente nella mia casa. Ma rifiuto di essere sopraffatto da una sola di esse».

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5 Risposte »

  • Sangue sull’India, sangue sul Pakistan. I “puri e duri” odiano la vita :

    […] Continua la lettura con la fonte di questo articolo: Sangue sull’India, sangue sul Pakistan. I “puri e duri” odiano la vita […]

  • carlo buldrini :

    Caro Marco,
    il loro portavoce ha smentito, ma una telefonata e due poster ritrovati nei pressi del luogo del disastro fanno pensare che a compiere l’attentato in India sia stato il gruppo maoista (naxalita) People’s Comittee Against Police Atrocities (PCAPA). Centocinquanta vittime innocenti per “protestare” contro le atrocità della polizia…

  • Piero Verni :

    La tragedia nella tragedia è che gli adivasi e i contadini poveri non solo sono le vittime delle ciniche speculazioni delle multinazionali e di numerosi governanti (locali e non) corrotti e corruttori. Ma che qualcuno di loro si illude che il truculento vetero maoismo dei naxalites possa essere la giusta risposta ai loro problemi.
    Mentre invece non sarebbe altro che un tragico cadere dalla padella nella brace.
    Spiace inoltre che alcuni intellettuali indiani, pur di ottima levatura, si stiano facendo ammaliare dalla retorica maoista e non ne colgano il profilo barbaro e assassino.
    Ahimè!

  • Cesare :

    Ma secondo te quale può essere il seguito popolare di questi Naxaliti – Maoisti ? E’ possibile che almeno limitatamente a certe regioni dell’India, prevalentemente rurali (e molto povere) e soprattutto in quelle tribali, possano guadagnare un seguito paragonabile a quello che ha avuto il movimento maoista in Nepal, con le conseguenze che si sono viste ? C’è da dire anche che da quando il governo centrale ha dichiarato guerra al terrorismo naxalita (il cui effettivo pericolo, secondo molti, era sopravvalutato) questo ha compiuto le azioni più spettacolari ed efferate.

  • Piero Verni :

    Non so a chi di noi Cesare si rivolga. Nel caso si riferisse a me (in quanto artefice dell’ultimo intervento) ecco cosa penso in proposito.
    Per quanto mi è dato da capire mi sembra che il paragone con la guerriglia nepalese, pur nella cornice indiana del tutto differente, possa in qualche modo calzare. Anche in India come in Nepal, con un abile mix di intimidazioni brutali e promesse demagogiche, i naxaliti indiani stanno riuscendo a crearsi una qualche base di appoggio popolare in alcune aree del Paese. Sfruttano l’esasperazione sacrosanta delle popolazioni locali verso la violenta politica di rapina delle multinazionali (che spesso arrivano, si impossessano delle terre, le devastano dal punto di vista ambientale senza alcun rispetto per le tradizioni locali che magari le considerano sacre) ai fini di una spregiudicata politica che sarebbe però una cura peggiore del male. Come già detto, altrettanto preoccupante, è la simpatia che alcuni intellettuali indiani di alto livello culturale cominciano a provare nei confronti della guerriglia. Dando prova di un drammatico strabismo politico. Nel senso che vedono (e in alcuni casi perfino ingigantiscono) tutti gli eccessi della politica di contenimento delle forze di polizia e militari ma distolgono invece lo sguardo quando si tratta degli assassinii, delle violenze, delle brutalità commesse dai naxaliti.
    Spero che questo terribile attentato al treno Colcata-Mumbay possa aprire gli occhi a molti. Lo spero ma non ci credo più di tanto. Abituato da decenni agli strabismi politici di casa nostra.
    Ma al di là di queste analogie, non credo che la guerriglia naxalita possa avere un futuro di vittorie come quella nepalese avendo l’India dato prova nel passato di essere in grado di superare crisi anche più gravi di questa.
    Piuttosto, quello che trovo drammatico è che le sacrosante ragioni delle popolazioni locali e degli adivasi vengano schiacciate in questa prova di forza militare e non riescano a trovare un veicolo efficace per farsi valere. Almeno per il momento.

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