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Black or white? Una mostra di artisti iraniani contemporanei

11 giugno 2010 di 2

L’Iran è al centro di mille polemiche, sia per la condanna della sua politica nucleare – appena emessa in sede Onu – sia per la situazione dei diritti umani all’interno del Paese,  situazione in costante peggioramento, come denuncia Human Rights Watch. Forte sarebbe la tentazione di leggere la realtà iraniana in termini assoluti, come il bianco e il nero. Ma il nero assoluto in natura non esiste, così come non esiste il bianco assoluto, e anche la realtà sociale iraniana, per rimanere in questa metafora, va letta come un’ampia gamma di sfumature di grigio. Partendo – con sottile ironia – da questo presupposto la mostra IRAN diVERSO: BLACK OR WHITE? presenta opere – tutte rigorosamente in bianco e nero – di una quindicina di artisti iraniani contemporanei. La mostra rimarrà aperta dal 12 giugno al 12 luglio presso l’Aurum (via D’Avalos) di Pescara.

La mostra, curata da Marcella Russo in collaborazione con Verso Arte Contemporanea  di Torino e Aaran art  gallery di Teheran , propone alcune delle opere già esposte a Torino e  altre realizzate appositamente per questa espozione, tra cui il lavoro di Sara Abbasian, Parastou Forohuar, Barbad Golshiri. Le opere sottolineano la diversità e la complessità di una nazione così ricca di cultura e tradizioni come l’Iran, alla ricerca una giusta collocazione nel mondo contemporaneo. Tutto questo, insieme ad una giovane e vibrante critica della società e del regime, rendono la scena artistica iraniana assolutamente interessante. Come spiega Marcella Russo:

Nessun altro Paese ha conosciuto, in breve volgere di tempo, trasformazioni così radicali, transitando da una decadente monarchia costituzionale ad una rigorosa teocrazia che ha generato laceranti divisioni tra uomini e donne, tra laicità e religione, tra società pre e post-rivoluzionaria. Ad oriente come ad occidente, il velo è divenuto simbolo della trasformazione iraniana: alle donne, che per decenni non hanno indossato il velo, è stato imposto di coprirsi interamente con il chador, ampia tunica di tessuto nero. Per la maggior parte degli osservatori occidentali, è stato il segno dell’oppressione femminile, e nell’un tempo della frattura dalla modernità. Più complessa la tematica in Iran, dove almeno una minoranza delle donne si è riappropriata del velo quale segno di affrancamento dalle contaminazioni delle società consumistiche occidentali. La scelta è stata così  condotta liberandosi dei segni visivi identificativi e dei condizionamenti estetici erroneamente ingenerati intorno all’immagine eterodiretta dell’Iran. L’allestimento è giocato sull’idea della negazione del contrasto, espresso intorno ai due eterni opposti cromatici, il Bianco ed il Nero, anziché sulla gamma cromatica tanto cara alla cd. arte “New Orientalist”, a significare che, al di là della mistificante percezione esterna dei media, la multiforme vitalità e complessità dell’Iran di oggi e della sua espressione artistica non può essere costretta tra i paradigmi stereotipati del bianco e del nero, del giusto o sbagliato, del bene o del male. Le opere in bianco e nero prescelte in Iran Black & White rivelano così l’eredità di una cultura intrisa di tradizione che scende a patti con il mondo contemporaneo. Ricche di allegorie e riferimenti alla pittura persiana classica, tradiscono una attitudine del tutto contemporanea che contribuisce a fare della scena artistica iraniana una delle più animate dell’area mediorientale.

Un’occasione per riflettere, dunque, sulle diverse pulsioni della società iraniana contemporanea, e di come questa non possa essere ridotta agli stereotipi interpretativi troppo spesso in uso in Occidente.

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2 Risposte »

  • Black or white? Una mostra di artisti iraniani contemporanei :

    […] Approfondimento fonte: Black or white? Una mostra di artisti iraniani contemporanei […]

  • annarita della penna :

    “IRAN DIVERSO: BLACK OR WHITE?” UNA MOSTRA DALLE MILLE RICCHEZZE

    La mostra “IRAN DIVERSO BLACK OR WHITE?” è stata inaugurata oggi nella Sala d’Annunzio dell’ex Aurum , rimarrà aperta fino al 12 luglio prossimo e sarà correlata ad un importante convegno dallo stesso titolo, che si svolgerà il 2 luglio prossimo, presso l’Auditorium Francesco Paolo Tosti, sempre all’Aurum.

    Un gioco di emozioni, luci, colori, cromie in evidenza o in mancanza. Questo è l’Iran, visto attraverso lo sguardo attento e soprattutto vissuto degli artisti che hanno contribuito, con l’esposizione delle proprie opere, alla formazione di una mostra dai sapori crudi ed antichi, ma dalla dinamicità artistica autentica e cretiva.

    Un territorio, l’Iran, anima di contraddizioni forti e marcate. Un ruolo, quello della donna, sempre in bilico tra il colore della passione di vivere e il non colore della propria intimità nascosta, velata, spesso dimenticata.

    Il gioco dei colori, “BLACK OR WHITE?”, al pari dell’altalena di figure femminili e ruoli sociali, è un assiduo richiamare il visitatore all’ambivalenza dell’essere o non esserci, con la netta percezione che il percorso visivo, attraverso il quale si sviluppa la mostra, richiami, ad ogni passo, l’essenza più profonda dell’identità umana.

    La mostra, allestita da Sabina De Deo, curata da Marcella Russo e patrocinata dall’Assessorato alle Pari Opportunità del Comune di Pescara, rappresenta, quindi, un segnale di approccio sistemico, scevro da retorica e luoghi comuni, ad un mondo dai contorni e dalle regole in continua evoluzione, dove, l’affermazione dell’odierno, diventa l’intangibile leggerezza dell’essere del domani.

    Alcuni, a priori, hanno tacciato la mostra di scarsa rilevanza mediatica e sociale, arrivando ad affermare che il sostegno dell’Assessorato alle Pari Opportunità del Comune di Pescara, nella persona dell’Assessore Elena Seller, fosse stato arbitrario e non in linea con il forte momento di crisi economica.

    Si dovrebbe, forse, iniziare a pensare alla cultura, quale valore in condivisione, elemento strategico e sinergico in grado di creare economie di scala e, quindi, di rimettere in moto azioni e sistemi economici a diretta fruizione del territorio e dei suoi abitanti.

    Un nuovo ed innovativo modo di “fare Cultura”, in quest’ottica, non ci farà diventare miliardari; sicuramente, permetterà ai popoli ed ai suoi territori di essere MENO POVERI.
    Annarita Della Penna

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