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La rinascita di Sri Lanka. Alla scoperta delle zone tamil

21 luglio 2010 di 2

(foto di marco restelli)

Questo mio reportage su Sri Lanka è appena uscito sul numero di agosto del mensile Elle (pag. 144), con il titolo «Il paradiso ritrovato».  Parla sopratutto delle affascinanti regioni tamil riaperte al turismo dopo la fine della guerra civile (conclusa nel maggio 2009). Lo trovate in edicola su Elle oppure qui sotto. Buona lettura.

Il piccolo Tissa – quasi tre anni ben portati – è molto felice di camminare con le sue scarpette che fanno «squik-squak». Indossa un paio di scarpe sonore che fanno un verso da papera ogni volta che poggia un piede per terra. La madre e il padre di Tissa, sprofondati in poltrona nella hall dell’albergo, lo osservano appena: tanto, per capire che direzione prende il bambino, basta ascoltare dove va lo «squik-squak». I genitori di Tissa –  ben vestiti, aria raffinata – appartengono alla buona borghesia singalese di Colombo, l’unica grande città dello Sri Lanka, e sono qui per godersi una vacanza di mare in una parte del loro Paese che fino a un anno fa, per loro come per tutti, era off-limits.

Il motivo? Qui siamo a Trincomalee, sulla costa orientale dell’isola: questa zona e la penisola settentrionale di Jaffna,  abitate in maggioranza dall’etnia tamil, sono state per oltre vent’anni teatro di una guerra civile fra la minoranza etnica tamil (di religione indù) e la maggioranza singalese ( di religione buddhista) che teneva le redini del governo a Colombo. Perciò ovviamente le zone tamil furono molto spesso chiuse ai turisti. Ma la guerra è finita il 18 maggio del 2009 e ora la costa orientale è destinata a diventare la “nuova frontiera” del turismo srilankese. Perché il mare è altrettanto bello che sulle altre coste dell’isola, ma a differenza che altrove qui le lunghissime, splendide spiagge sono quasi vuote.

La costa Est è ricca di luoghi affascinanti: Arugam Bay per esempio è meta dei surfisti che apprezzano le sue alte onde, e la baia di Trincomalee – un semicerchio di spiagge accarezzate dalla vegetazione tropicale – sta rinascendo a nuova vita; vale la pena di scoprirla prima del boom turistico che la aspetta nei prossimi anni, ora che sulla sabbia ci sono cinquanta metri fra un ombrellone e l’altro. Perciò i genitori di Tissa hanno deciso di venire qui: per chi è alla ricerca di relax questo è l’ideale, e se gli hotel, in effetti, sono meno raffinati che sulle altre coste più sviluppate turisticamente, hanno però il vantaggio di costare molto meno.

Da quando la pace è tornata a regnare sull’isola il governo srilankese ha lanciato una nuova politica di apertura al mondo, grazie anche a un ampliamento delle strutture di ricezione: secondo il Daily News (uno dei maggiori quotidiani di Sri Lanka) «attualmente il nostro Paese offre 14mila stanze d’albergo, ma per il 2016 si punta a una ricezione di 36mila stanze. L’obiettivo è arrivare, nel 2016, a un flusso di 2,5 milioni di turisti». Perciò sono già state aperte nuove strutture di accoglienza come il Serene Pavillions, un boutique hotel inaugurato nel novembre 2009 a Wadduwa,  e sono in programma vari eco-lodge nella lussureggiante giungla che copre l’interno dell’isola.

Certo, gironzolando sulla costa orientale ci si rende conto che questa zona è più povera e meno “curata” delle altre che hanno goduto di maggior pace; si vedono ancora soldati in giro, ma bighellonano ai margini delle strade fumando sigarette, e non ci sono più posti di blocco per le auto, un tempo diffusi e fastidiosi per i turisti. Anzi, gli unici posti di controllo che ho incontrato nel Paese non sono stati qui bensì davanti ai Palazzi istituzionali (Parlamento, Presidenza) nella capitale Colombo: una misura di sicurezza comprensibile. Ogni giorno i mass media inneggiano alla pace ritrovata (anche se le ferite sociali di una guerra civile richiederanno tempo per rimarginarsi) e il governo, per rilanciare l’economia delle regioni tamil, ha deciso la creazione di due “Indipendent Trade Zones” nei distretti di Trincomalee e di Kilinochi, dove saranno favoriti gli investimenti sia nazionali sia esteri.
Sopra la baia di Trincomalee svetta una roccia alta 150 metri sormontata da un edificio che è il cuore di questa zona tamil: il tempio indù di

Statuette votive nel tempio indù di Trincomalee, zona tamil, costa est. Foto di Marco Restelli

Koneswaram. Nel suo “sancta sanctorum” ospita lo Swayambhu Lingam, un fallo di pietra – simbolo del principio cosmico maschile, il dio Shiva – che secondo la tradizione fu rubato sull’Himalaya e portato qui dal demone Ravana. I fedeli indù lo invocano in un rito propiziatorio: dopo avere ricevuto la benedizione del brahmano (il sacerdote indù) accendono una fiammella sopra una noce di cocco e portano la noce accesa nel cortile del tempio dove, ai piedi di un albero sacro, c’è una pietra racchiusa in un recinto; lì davanti ogni fedele si ferma a formulare un desiderio e poi scaglia con forza la noce contro la pietra. Se la noce si spacca, il desiderio si avvererà. A fine giornata, tutte le noci di cocco spaccate verranno gettate dalla rupe per finire in mare.

E’ davanti alla pietra coperta da noci di cocco che faccio la conoscenza di Nimàl e della sua famiglia. Nimàl parla un discreto italiano perché da 12 anni passa la maggior parte del suo tempo a Milano, dove lavora come domestico. E’ entusiasta della nuova situazione di pace che consente, fra l’altro, una maggiore libertà di circolazione. «Prima non si poteva vivere per la paura di attentati. Ora tutti insieme, tamil e singalesi, possiamo sperare in un futuro migliore per la nostra isola», spiega. «Pensa che mia figlia adolescente ha visitato solo pochi mesi fa, in gita scolastica, uno dei simboli del nostro Paese, la montagna  di Sigiriya. Prima la scolaresche non si muovevano per paura delle bombe. Adesso invece possiamo muoverci senza problemi: io andrò a trovare le mie zie che lavorano nelle piantagioni di tè di Nuwara Eliya».

La regione di Nuwara Eliya, conosciuta anche come Hill Country, si trova al centro dell’isola ed è un susseguirsi di dolci colline ricoperte da piantagioni di tè. Ai tempi del colonialismo erano gestite dai britannici, che amavano il clima collinare, più fresco del resto dell’isola. La cittadina di Nuwara Eliya conserva ancora alcuni pregevoli edifici di epoca coloniale. Che però non possono gareggiare con il fascino del centro storico di Galle, una città della costa meridionale, antica roccaforte portoghese, olandese e poi britannica,  dichiarata dall’Unesco “patrimonio dell’umanità” proprio per il fascino delle sue atmosfere coloniali.
Più modestamente, Nuwara Eliya si accontenta di attrarre i turisti per le proprie piantagioni: non a caso, qui si fa il tè più famoso del mondo, il Ceylon Tea. Furono gli inglesi a portare nelle piantagioni di tè la manodopera tamil: le zie di Nimàl sono le discendenti di quelle prime lavoranti. Tradizionalmente infatti la raccolta delle foglioline di tè è affidata alle donne, e oggi i viaggiatori occidentali che si spingono su queste colline, alla ricerca di ottimi tè da gustare e comprare, possono vedere ancora le donne tamil (spesso più piccole e scure delle singalesi) che si aggirano fra le piantine di tè, riempiendo di foglie le grandi gerle che portano sulle proprie spalle.

La regione dello Hill Country è il cuore dell’isola, geografico e religioso: è qui infatti che si trova la “capitale” del buddismo cingalese, Kandy, con il suo Tempio del Dente del Buddha. Un dente che, secondo la tradizione, fu trafugato dalle ceneri della pira funeraria di Siddhartha Gotama, l’Illuminato, e dopo molte traversie condotto qui, per essere venerato da tutti i buddhisti. Ed è da Kandy che di solito inizia quello che possiamo definire il “giro classico” dello Sri Lanka. Che comprende, oltre a Kandy stessa, i quattro maggiori siti archeologici del Paese: Sigirya, Dambulla, Polonnaruwa, Anuradhapura. Tutti ricchi di statue buddhiste e templi diroccati pieni di scimmie intente a giocare fra le colonne; tutti affascinanti e meritevoli di una visita; tutti protetti dall’Unesco come “patrimoni dell’umanità”. Ma tutti già ben noti al turismo occidentale, che per due decenni su quest’isola si è limitato appunto al “giro classico”.

Però non è nel “già noto” che Sri Lanka troverà il suo futuro. Il futuro di quest’isola starà nel nuovo, nell’ignoto e nel difficile. Starà

Venditori ambulanti offrono la merce in spiaggia. Foto di Marco Restelli

nella faticosa integrazione fra le regioni tamil  e il resto del Paese. Starà nella valorizzazione turistica della costa orientale e del suo mare. E starà nella  meravigliosa natura di questo Paese. Perché quello che incanta davvero in Sri Lanka è la sua natura tropicale, di una bellezza senza pari in tutta l’Asia. Le sue riserve naturali dove circolano ancora liberi gli elefanti; le sue giungle dove fiori e alberi si incrociano in composizioni cromatiche che sembrano quadri di un grande pittore; la straordinaria ricchezza della sua fauna, che ne fa un paradiso per i birdwatchers e non solo.

Soltanto il futuro ci dirà se lo Sri Lanka saprà percorrere la strada del nuovo e del difficile: riunificare la sua gente dopo una guerra civile, valorizzare le straordinarie risorse naturali del Paese, diventare un meta mondiale per il turismo ecologico e sostenibile. In questo caso, il futuro dello Sri Lanka potrebbe rivelarsi molto migliore del suo tormentato, recente passato. Chissà? In fondo è nata qui la parola “serendipità”. Deriva dall’antico nome arabo dell’isola, Serendib, e significa “fare per caso una piacevole scoperta”.

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Per saperne di più: 1/Il paradiso dello street food

Sri Lanka è un vero paradiso per gli amanti dello street food. Fuori dagli hotel vale la pena di assaggiare i piatti popolari e dedicarsi con

Legumi e riso in vendita al mercato. Foto di Marco Restelli

attenzione a mercati e bancarelle. Qualche esempio? A Polonnaruwa  potete acquistare per poche rupie il riso migliore dell’isola: una quindicina di qualità  fra quelle a chicco lungo o rotondo, basmati bianco, ma anche nero integrale o rosso. A Kandy, sulla strada Dalada Veediya, fate una sosta nelle tante bakery per assaggiare i tanti tipi di sfoglia fritta con ripieni dei più fantasiosi. A Trincomalee, sulla costa est, verso il tramonto fate un giro nel vivace bazar e curiosate nei ristorantini su strada per provare le polpettine di ceci sul pane appa, una sorta di crêpe fatta al momento. A sud invece, verso Galle, mangiate il pesce freschissimo nei tanti ristoranti sulla costa. E non andatavene senza aver comprato nelle bancarelle arachidi e anacardi, che qui hanno un gusto speciale. Nella zona dello Hill Country naturalmente farete una scorta di tè di Ceylon, il più celebre del mondo: lo Hill Country è pieno di piantagioni e di centri di lavorazione dove potrete assaggiare e acquistare tè squisiti.
In tutto il Paese, nei banchetti intorno ai principali templi, vendono banane e ananas fritti e zuccherati, e dolcetti deliziosi che si usano anche per le offerte alle divinità: come i koki di farina di riso e latte di cocco e i jujup, gelatine di frutta tropicale. E ovunque voi siate, fermatevi nei baretti e chiedete un cocco verde, fatevelo aprire e bevetene il succo: è delizioso (e del tutto igienico).

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Per saperne di più: 2/Benvenuti gli italiani

Sri Lanka è un Paese ospitale con tutti, ma in particolare gli italiani vengono accolti con un sorriso. La ragione? L’ottima immagine di sé che ha dato l’Italia aiutando la ricostruzione dopo lo tsunami. Il 26 dicembre del 2004 la Grande Onda si abbatteva anche sulle coste di quest’isola, e meno di 24 ore dopo una squadra della Protezione Civile italiana era già al lavoro nel Paese. Nei due anni e mezzo successivi, gli uomini della Protezione Civile italiana, insieme agli operatori di numerose ONG, hanno realizzato – velocemente e bene – un impressionante numero di opere: centinaia di case, 14 complessi scolastici, 4 orfanotrofi, un ospedale,  nuove strutture sanitarie in altri tre ospedali, eccetera. Non c’è da stupirsi che la considerazione per gli italiani sia aumentata. Tant’è vero che quando, nel novembre 2009, il governo dello Sri Lanka ha chiesto all’Unione Europea di ottenere una formula commerciale di favore – destinata ai Paesi in via di sviluppo – l’interlocutore scelto è stato proprio il Ministero degli Esteri italiano. La pace raggiunta dall’isola ormai da un anno dà ottime prospettive allo sviluppo del turismo. Resta solo da capire allora perché il sito Viaggiaresicuri.it, curato dal nostro Ministero degli Esteri, consideri ancora lo Sri Lanka un “Paese a rischio”, quando non lo è più.

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Per saperne di più: 3/INFO PRATICHE

QUANDO ANDARE Sri Lanka ha un clima tropicale, caldo umido, ed è toccata  da due  monsoni che bagnano zone diverse dell’isola. Perciò sappiate che spostandovi sull’isola è probabile che prima o poi incontrerete qualche scroscio d’acqua, ma sarete ricompensati dallo spettacolo di una natura verdissima, di una bellezza senza uguali in tutta l’Asia. Le stagioni migliori sono quindi le più secche: da dicembre a marzo sulla costa occidentale, su quella meridionale e nella regione centrale chiamata Hill Country; da aprile a settembre sulla costa orientale e nella zona dei più famosi siti archeologici.

COSA VEDERE In Sri Lanka c’è solo l’imbarazzo della scelta, fra luoghi d’arte, natura e mare. Potete iniziare dai siti archeologici protetti dall’Unesco come “tesori culturali”: Polonnaruwa, Sigiriya, Anuradhapura e Dambulla. A questi si aggiungono altri due luoghi (non archeologici) tutelati dall’Unesco: la città di Galle – con le sue affascinanti atmosfere coloniali – e la città di Kandy, vero centro spirituale del buddhismo singalese, con il suo Tempio del Dente del Buddha. Poi, per riposarvi, una sosta al mare: nei meravigliosi resort che sorgono sulle coste occidentali e meridionali del Paese, oppure – se volete un nido più appartato – sulla coste orientali, nella zona tamil di Trincomalee; qui gli alberghi sono meno lussuosi (e quindi più a buon mercato), il turismo è meno presente, ma il mare è altrettanto bello e il relax è garantito. Se invece preferite i trekking nella natura, le regioni centrali dell’isola sono ricche di parchi e riserve naturali, con una vegetazione tropicale e una gran quantità di animali – vero paradiso per i birdwatcher. Non perdetevi la Sinharaja Forest Reserve, protetta dall’Unesco come “tesoro naturale”.

INFO: Per qualsiasi informazione ci si può rivolgere all’ Ufficio del turismo in Italia-Sri Lanka Tourism Promotion Bureau, c/o Corat, tel 02/45705045, info@srilankatourism.it, www.srilanka.travel o www.srilankatourism.it. Uno dei tour operator che ha maggiore esperienza nell’isola è I Viaggi dell’Elefante (www.viaggidellelefante.it, tel. 06/60513000) che propone pacchetti diversificati. Per chi ha solo 8 giorni di tempo, c’è il giro classico dei luoghi d’arte e spiritualità, “tesori culturali” protetti dall’Unesco (elencati sopra, nel “Cosa vedere”): il costo è di 1.350 euro a persona, volo incluso. A chi invece ha un po’ più di tempo, Viaggi dell’Elefante propone un pacchetto di 14 giorni che comprende, oltre al giro classico, anche una visita alla zona delle piantagioni di tè di Nuwara Eliya e sopratutto la vera novità del turismo in Sri Lanka: la costa est, abitata dai Tamil, ormai riaperta ai visitatori dopo la fine della guerra civile. Da Trincomalee ad Arugam Bay è un susseguirsi di magnifiche spiagge che in alcuni punti attraggono i surfisti. Il costo di questo pacchetto è di 2.040 euro a persona in camera doppia (alberghi da 4 o 5 stelle), volo incluso.

DORMIRE & MANGIARE In Sri Lanka si mangia benissimo, tenendo però presente che la cucina locale è speziata e piccante. Se non amate l’abbondanza di spezie, troverete cucina internazionale in quasi tutti gli hotel, che di solito ospitano i ristoranti migliori dell’isola. Ecco una selezione di alberghi in ordine di prezzo, dal più economico al più lussuoso, in località di grande interesse.

– BELIHULOYA: Landa Holiday Houses, Seelogama, Belihuloya, tel. +94/45/2280288. Immerso in una stupenda riserva naturale, questo minuscolo eco-resort è forse il luogo più romantico di tutta l’isola: casette di legno sugli alberi (si sale sull’albero con una scaletta) o a terra, comunque nascoste nel verde. Ristorantino e servizi sono in una casina centrale. Ideale per coppie in fuga dal mondo, trekkers e birdwatchers. Casetta da 20 euro, cena da 10 euro.
– TRINCOMALEE: Club Oceanic, Uppuveli, Trincomalee, tel. +94/26/2222307. Un “tre stelle” con camere semplici ma pulite e un ottimo ristorante. Con un vantaggio: una spiaggia tropicale lunghissima e vuota. Il posto ideale per scoprire la costa est dell’isola, fino a poco tempo fa chiusa al turismo. Stanze a partire da 40 euro, cena da 10 euro.
– HABARANA: Chaaya Village, Habarana, tel. +94/66/2270047, www.chaayahotels.com: un resort in posizione perfetta per la visita ai siti archeologici di Dambulla, Sigiriya e Polonnaruwa. Bungalow nel verde, cena a buffet a bordo piscina. Camere doppie a partire da 50 euro, cene a 12 euro.
– COLOMBO: Casa Colombo, Galle Road, Bambalapitiya, Colombo 4, tel. +94/11/4520130, www.casacolombo.com. Una villa del XVIII secolo trasformata in un delizioso boutique-hotel, caratterizzato da una raffinata fusione fra design contemporaneo e materiali locali. La villa ha solo 12 suite da 140 euro, cene a partire da 20 euro.
– KANDALAMA: Heritance Hotel, Kandalama, tel. +94/66/5555000, http://www.heritancehotels.com/kandalama/ Inserito in una riserva naturale al centro dell’isola, questo albergo è il capolavoro di un famoso architetto di Sri Lanka, Geoffrey Bawa. Lusso + natura: dalla piscina dell’hotel si vedono gli animali nella giungla. Camera doppia, in formula bed & breakfast, a partire da 140 euro, ma i prezzi salgono secondo la stagione. Ristoranti internazionali e di cucina locale.
– GALLE: The Fortress, PO Box 126, Galle, tel. +94/91/4380909, www.thefortress.lk. Un hotel di lusso che sembra una fortezza coloniale; fronte mare, con spiaggia privata, sofisticate camere hi-tech, piscine, spa ayurvedica e cucina fusion. Ideale per una vacanza al mare, con escursione alla vicina città coloniale di Galle. Stanze a partire da 250 euro.

COSA COMPRARE Il tè, naturalmente, visto che Ceylon è la patria del tè: nelle piantagioni intorno a Nuwara Eliya troverete tante aziende con rivendite, come la Mackwoods Fine Tea (www.mackwoodstea.com/) fondata dagli inglesi nel 1841. E poi, mobili, statuette e oggetti d’antiquariato: nella città di Kandy fate una visita al centenario negozio degli antiquari Prema Brothers (757 Peradeniya Road,  tel. +94/81/2232695), troverete un ottimo rapporto qualità/prezzo. Nella stessa via di Kandy si trova anche uno dei più grandi gioiellieri dell’isola: da Amith Gems (644 Peradeniya Road, tel. +94/81/2203679) avrete un’amplissima scelta tra 40 varietà di pietre preziose, montate o meno. Gioielli, pietre e oggetti d’antiquariato si trovano anche nella piccola ma deliziosa bottega del Pedlar’s Inn Cafè nella città di Galle (92 Pedlar Street, Fort, tel. +94/91/2227199, www.pedlarsinnjewellers.com).  Se invece siete alla ricerca di oggetti etno-chic per la casa – dalle  stoviglie ai tessuti alla biancheria da letto – l’indirizzo più raffinato dell’isola è nella capitale Colombo: Barefoot (www.barefootceylon.com/, 706 Galle Road, Colombo 3, tel. +94/11/2580114).

GUIDE «Sri Lanka e Maldive», di Marco Moretti,  Clup, 2008, pp. 300, euro 16,50. «Sri Lanka»,  di AA.VV., Edt/Lonely Planet,  ed. it. 2

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2 Risposte »

  • Silvia :

    caro Marco,
    sto rileggento tutti i tuoi bellissimi post sullo Sri Lanka, visto che sono in partenza fra poco!
    Andrò sicuramente nei siti archeologici, a Kandy, nella zona di Trincomalee e nelle piantagioni di Nuwara Eliya.

    Ho appena visto il documentario “Sri Lanka’s killing fields” (http://it.peacereporter.net/articolo/28976/Sri+Lanka%2C+crimini+impuniti)
    di Channel 4 uscito da poco, sulle ultime fasi della guerra civile, e sono rimasta molto scioccata di fronte a tanta violenza (in effetti ci sono state molte polemiche se certe cosa vadano fatte vedere oppure no….) e a tanti crimini crudeli e impuniti.

    Speriamo veramente che il futuro dello Sri Lanka sia sulla via della pace.
    Un caro saluto

  • Marco Restelli (autore) :

    cara Silvia, la guerra civile terminata nel 2009 in Sri Lanka è stata in effetti di una violenza inaudita e le sue ferite sono ancora aperte nel corpo sociale, anche perché il presidente parla di pace ma la sua politica di pacificazione non ha ancora saputo o voluto colpire i responsabili di molte atrocità verso i tamil.
    Tuttavia il Paese si avvia faticosamente verso un futuro migliore, e merita assolutamente di essere visto. Anche perché Sri Lanka ha un affascinante ecosistema: la natura è la più bella che abbia mai visto in Asia e – a dirla chiara – la più bella che abbia mai visto tout court.
    Perciò, goditi anche lo spettacolo della natura, vai nei parchi e nelle riserve, e raccontaci tutto quando torni. Buon viaggio!

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