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I Buddha di cenere di Zhang Huan. Spiritualità e modernità di un artista cinese

13 agosto 2010 di 1

Zhang Huan è un artista contemporaneo di grande interesse, per la sua capacità di attualizzare, reinterpretare e porgere a un pubblico globale le sue radici cinesi, ovvero la grande eredità culturale cinese. Lo dimostra la mostra al Pac-Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano in corso fino al 12 settembre. La mostra si intitola Zhang Huan. Ashman e quel titolo di “Uomo di cenere” accompagna l’artista cinese nella sua ricerca più recente che ha lo portato, in questi ultimi anni, a realizzare sia pitture sia sculture di cenere, come le grandi Berlin Buddha e la Buddha Hand esposte a Milano. La statua di Buddha realizzata in cenere compressa e collocata davanti al suo calco in alluminio rappresenta il più imponente impiego “scultoreo” della cenere, derivata dalla combustione dell’incenso bruciato nei templi e successivamente raccolto in diversi luoghi di preghiera intorno a Shanghai. L’enorme figura di Buddha in cenere si sgretola lentamente con il trascorrere della mostra, la scultura si decompone piano piano a seconda del contesto circostante: i tremolii del terreno, piccoli spostamenti d’aria, il passaggio di visitatori modificano l’opera fino a far interamente cadere a terra la cenere.
Ma perché l’artista ha scelto di usare proprio la cenere? Come ha spiegato di recente Germano Celant sull’Espresso, «quale residuo di un’estinzione fisica, la cenere simbolizza il nulla che si lega alla morte, ma al tempo stesso, nelle religioni orientali e occidentali, si associa all’eterno ritorno. Per Zhang Huan è allegoria della vita che passa dalla nascita al decesso e alla reincarnazione». La giusta osservazione di Celant mi stimola questa riflessione: l’effimera materialità di queste opere – così friabili – rimanda a due concetti fondamentali del buddhismo, cioè l’impermanenenza della realtà  (lo stesso concetto cui alludono i mandala di sabbia realizzati dai monaci tibetani, che vengono distrutti subito dopo la loro realizzazione) e il fatto che l’essere umano, in quanto privo di “anima” (anatman), non è che un agggregato impermanente di elementi. Le opere di Zhang Huan rimandano dunque due volte al buddhismo: sia per i soggetti rappresentati sia per il significato simbolico del materiale utilizzato per realizzare quei soggetti, cenere che proviene dall’incenso dei templi.
La mostra ripercorre l’intera ricerca artistica di Zhang Huan riunendo 42 opere provenienti da importanti collezioni internazionali: dalle sue performance di inizio anni Novanta alle sue più recenti opere realizzate con la cenere, fre le quali gli Ash paintings, “dipinti di cenere” che mostrano soggetti diversi – ritratti, scene militari, bandiere, teschi – realizzati con la cenere d’incenso, una palette di sfumature dal bianco al nero che Zhang Huan utilizza come un vero e proprio colore. «L’importanza di questo medium», notano i curatori della mostra, «risiede nel potere lirico e spirituale di questa “polvere”, resti di un atto di devozione fortemente radicato nella cultura cinese, segno di preghiera e di speranza». Elementi che si fondono a una ricerca tutta contemporanea sui significati dell’effimero e sull’ambigua esilità dell’identità umana.
Notano ancora i curatori che «le sue opere prendono vita dall’intrinseco legame tra pratiche spirituali buddhiste ed alcune tecniche tradizionali cinesi, fonti iconografiche e culturali da cui l’artista prende ispirazione, unite ad una estrema versatilità espressiva, propria della contemporaneità. Performance, fotografia, scultura, video, pittura sono in Zhang Huan strumenti per recuperare le proprie radici e le tradizioni della cultura cinese, esprimendo un rapporto intimo con il passato, con la natura, con la storia e con se stesso. Nelle opere di Zhang Huan si ritrovano le antiche tecniche dell’intaglio e della calligrafia, la pratica religiosa di bruciare l’incenso, la scultura in ferro battuto, la raffigurazione di Buddha e di parti sacre del suo corpo, la riproduzione fedele della natura, l’iconografia popolare di propaganda comunista».
Zhang Huan è nato nel 1965 a An Yang City, provincia dell’ Henan, Cina; ha vissuto dal 1998 al 2005 a New York, per trasferirsi nel 2006 a Shanghai, dove attualmente vive e lavora. Le sue opere sono presenti nelle collezioni dei più importanti musei al mondo, come The Museum of Modern Art, Salomon R. Guggenheim Museum e il Metropolitan Museum a New York; lo S.M.A.K. Museum a Gent, Belgio; il Centre Georges Pompidou a Parigi; l’Hara Museum of Contemporary Art di Tokyo e l’Israel Museum di Gerusalemme.

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