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A qualcuno piace Bollywood. Due libri per conoscere il cinema indiano

24 agosto 2010 di 4

Ogni sabato sera questa estate Rai 1 ha trasmesso la rassegna “Stelle di Bollywood”. I film proposti da Rai 1, per quanto massacrati (perché la Rai ha tagliato quasi tutte le scene di musica e danza) hanno fatto scoprire a molti il coloratissimo mondo di Bollywood, mainstream del cinema indiano. E c’è chi mi ha scritto chiedendomi un consiglio su cosa leggere per capire meglio questa cinematografia. Rispondo consigliando due libri recenti, entrambi molto interessanti ma anche molto diversi fra loro. Il primo libro riguarda la Bollywood contemporanea, il secondo il rapporto fra cinema e società  in un’età cruciale per l’India: gli anni Cinquanta, l’età di Nehru.

1) Alessandro Monti – Irma Piovano – Aelfric Bianchi (a cura di):  Chalta hai: così va il mondo. Bollywood specchio dell’India. Edizioni dell’Orso. 2010, pp.241, euro 30.
Va detto subito che questo interessante libro – espressione del Dipartimento di Studi Orientali dell’Università di Torino –  si rivolge a un pubblico che abbia una buona conoscenza della lingua inglese, perché accanto a vari interventi in italiano presenta anche una lunga serie di articoli in inglese apparsi in India. Il volume si apre con due interventi di Monti e di Bianchi sulla grammatica e il senso del cinema bollywoodiano, e,  per sottolineare ancora una volta l’assurdità dei tagli operati da Rai 1, voglio citare qui una  considerazione di Bianchi:  il cinema bollywoodiano «rimanda a una tradizione spettacolare che non distingue neppure sul piano concettuale tra azione, parola e musica….(e) un motivo altrettanto importante alla base della presenza obbligatoria delle canzoni è che queste servono a rompere i conflitti e le tensioni, che siano religiose, sociali o sessuali». Dopo gli interventi introduttivi il libro si presenta diviso in tre parti: la prima, in italiano, contiene schede di film indiani di ieri e di oggi, con trama e analisi dell’opera; la seconda parte, in inglese, raccoglie recensioni cinematografiche apparse sui periodici India Today e Outlook India; la terza parte, ancora in inglese, raccoglie articoli riguardanti il cinema indiano pubblicati sui già citati periodici indiani. Recensioni e articoli che costituiscono un utile strumento di introduzione alla produzione bollywoodiana di questi ultimi anni, ai suoi meccanismi, alla sua estetica e ai suoi protagonisti.

2) Simonetta Casci (a cura di): L’India nel cinema. Democrazia e cinema nell’India di Nehru. Utet Università, collana di Studi Sociali. 2009, pp.LVI-184, euro 21.
Storia dell’India e storia del cinema  si intrecciano negli interventi – di studiosi italiani, inglesi e indiani – che compongono il mosaico di questo libro originale e interessante. Il volume prende infatti in considerazione un segmento di particolare importanza della storia indiana, quello della modernizzazione e della nascita di una “coscienza nazionale indiana” dopo la conquista dell’indipendenza dagli inglesi. Oggetto del libro è insomma l’età di Nehru – che guidò l’India dal 1947 fino alla morte nel 1964 – e i suoi grandi mutamenti sociali e culturali, che videro il cinema come strumento importantissimo nella formazione della nuova coscienza nazionale indiana, nella sua adesione alla nascente democrazia indiana e nella definizione dei suoi obiettivi sociali (compresa la definizione della morale pubblica, familiare e sessuale). Non va dimenticato inoltre che gli anni Cinquanta sono noti anche come l’Età d’Oro del cinema indiano, in cui Bollywood espresse registi geniali come Raj Kapoor e Guru Dutt, mentre contemporaneamente, con Satyajit Ray, nasceva in Bengala il cinema indiano d’autore.   Perciò la curatrice Simonetta Casci (che è docente di Storia e Politica dell’Asia meridionale all’Università di Pavia) sottolinea che «i valori della democrazia furono divulgati anche dal cinema, che in questa fase di transizione sullo schermo negoziò conflitti e dilemmi sociali alternando modernità e tradizione» (un esempio classico è un film “politico” come Mother India di Mehboob Khan, cui nel libro è dedicato un saggio di Rosie Thomas).  Inoltre, prosegue Casci, «mentre il cinema popolare hindi influenzò la trasformazione sociale raggiungendo un pubblico eterogeneo composto anche da classi inferiori,  i cineasti bengalesi si rivolsero a un ristretto pubblico di élite contribuendo alla diffusione della modernità in maniera diversa». La nuova India democratica  e il suo nuovo cinema crescevano dunque in parallelo e questo libro ne illlumina bene gli intrecci, risultando interessante sia per il lettore amante dell’India sia per quello appassionato di cinema tout-court.

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4 Risposte »

  • Elisa Chiodarelli :

    molto interessante Marco,
    metto in lista questi due libri!
    A parte una spontanea attrazione per il cinema indiano, non ho mai approfondito seriamente l’argomento (a Bologna, dove ho studiato io, il taglio è decisamente classico).
    grazie, ciao!

  • marco restelli (autore) :

    Cara Elisa, se ti interessa approndire la conoscenza del cinema indiano potrò consigliarti anche altre cose (anche alcune scritte da me, qualcuna delle quali trovi qui sul blog). Purtroppo in Italia si trovano ben pochi film indiani doppiati in italiano, ma è facile invece trovare nei negozietti indiani e singalesi delle nostre città film con sottotitoli in inglese. E poi c’è sempre la grande risorsa del Web, dove trovi di tutto…

  • Anonimo :

    Twitter Trackbacks…

  • Gabry :

    wow, io adoro il ciname indiano…
    Ma si posono trovare dei dvd integrali che non costino uno sproposito? Magari usati da qualche amatore…?

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