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India: lotta alla dote della sposa, una “ghigliottina sociale” sulle donne

7 ottobre 2010 di 3

«E’ una pratica inumana che provoca nella società la diffusione dellinfanticidio femminile». Così la Presidentessa dell’India, Pratibha Patil ha definito la tradizione indiana della dote. Una tradizione che consiste sostanzialmente nello stabilire il “prezzo” della sposa.
Nelle campagne indiane accade infatti che la famiglia dello sposo richieda una dote troppo alta a quella della sposa, e che la famiglia della sposa, quando è povera, vada in rovina per pagare sia la dote sia le alte spese della cerimonia di nozze, con i pranzi e i festeggiamenti che coinvolgono tutto il villaggio. Per evitare future spese, perciò, molte famiglie contadine preferiscono abortire o sopprimere il neonato quando scoprono che si tratta di una femmina. L’obbligo della dote matrimoniale si configura così come una  “ghigliottina sociale” sulle donne.

Il problema è annoso e internazionalmente noto, come dimostra la denuncia del fenomeno elaborata con ricchezza di dati da un dipartimento delle Nazioni Unite, la “Division for the Advancement of Women”: l’analisi si intitola Strategies for Combating the Dowry and the Domestic Violence in India, è del 2005 ma conserva tutta la sua attualità. Come dimostra il discorso pronunciato il 6 ottobre 2010 dalla Presidentessa dell’India.

Secondo il quotidiano The Hindu, la signora Patil (foto a destra) si è scagliata contro questa pratica in un discorso pronunciato ad Amritsar, in Panjab, rivolgendosi alla “National Conference on Women Empowerment and Save the Girl Child” organizzata dalla signora Harsimrat Kaur Badal, della comunità sikh; Patil ha definito l’obbligo della dote “una condanna inumana” perché produce il feticidio femminile e ha esortato a sradicare questa pratica a partire dal Panjab, uno stato agricolo dove le tradizioni – compresa quella della dote – sono ancora molto radicate. Rispondendo alla Presidentessa, il primo ministro del Panjab, Parkash Singh Badal (leader del partito sikh Shiromani Akali Dal) si è impegnato a combattere la violenza contro le donne in ogni campo e a a sostenere una “politica delle quote” in favore delle donne nelle istituzioni pubbliche.

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3 Risposte »

  • elena :

    Gentile Marco,
    non ci sono parole per definire la crudeltà di questa soppressione “di femmine”; arriverà un giorno che ci saranno solo maschi….
    Ciao E

  • Mandeep Singh :

    comunque vorrei dire che la religione sikh no dovrebbe accettare da dote, ma queste sono radicate prima dalla comparsa del sikhismo. ormai certi sikh non riescono a fare a meno della dote ma non sanno quello che fanno, credono che sia nella loro tradizione invece non lo è. un vero sikh che è battezzato, non ha neanche di indossare l’ oro e nè di mettersi orecchini o anelli e robe varie. si, questo vale anche per le donne sikh batezzate.
    e comunque non tutte e cinque le dita della mano sono uguali. ( sono un sikh)

  • Marco Restelli (autore) :

    Sat Sri Akal, Mandeep Singh. Hai ragione sulla dote e sulle regole sikh, e ti ringrazio del tuo intervento, let’s keep in touch.
    Marco/MilleOrienti

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