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Fan in delirio per Shah Rukh Khan/Sciarucchino. Aspettando il film “Il mio nome è Khan”

1 novembre 2010 di 5

Il tam-tam andava avanti da settimane  nella blogosfera italiana e sulla sua pagina fan di Facebook: a Roma ci sarà anche “Lui”.
“Lui” è noto in molti modi:  “King Khan”, o SRK,  oppure “Sciarucchino” come lo chiamano vezzosamente le sue ormai numerose fan italiane. E quando Shah Rukh Khan/Sciarucchino è arrivato sul tappeto rosso del Festival del Film di Roma, fra una corte di italianissime ballerine bollywoodiane, le fan sono andate in delirio. SRK è infatti il volto attualmente più popolare e più sexy della nuova Bollywood globalizzata; è arrivato a Roma per presentare il film che lo vede protagonista, Il mio nome è Khan, nelle sale italiane il 26 novembre (il trailer italiano del film è visibile da tempo su MilleOrienti, nella colonna di destra, ma potete anche scaricarlo qui).
Vale la pena di leggere qui l’intervista di SRK al quotidiano La Repubblica; qui inoltre c’è un pezzo del quotidiano La Stampa su Il mio nome è Khan (ma anche su Gangor, il film-denuncia di Italo Spinelli sulla violenza contro le donne in Bengala).

Perché tanto clamore per un attore indiano – si chiederanno quelli che (legittimamente) non sono “aficionados” di Bollywood. Bene, per dare un’idea del personaggio basta sapere che SRK non è “solo” la più grande star (e a volte produttore) della più grande industria cinematografica del mondo:  già nel 1997 è stato dichiarato “cittadino indiano dell’anno”, nel 2002 ha ricevuto il premio Rajiv Gandhi  e nel 2005 l’alta onoreficenza Padma Shri, nel 2008 il settimanale americano Newsweek lo ha incluso tra le cinquanta maggiori personalità mondiali (uno dei due soli indiani ad essere citato nella lista) mentre Time l’ha indicato come uno dei ‘Dieci uomini più sexy d’Asia’ e come ‘Asian Hero’.

Shah Rukh Khan (Hindi: शाहरुख़ ख़ान, Urdu: شاه رخ خان) è un uomo lontano dalla volgarità di certo stardom bollywoodiano. Inoltre è di famiglia musulmana ma culturalmente laico e cosmopolita, e in quanto tale perfetto testimonial di una Bollywood sempre più globalizzata. Attore versatile, a suo agio sia nei ruoli brillanti sia in quelli drammatici (basta pensare alla sua performance in Devdas) ha dato un’ottima prova di sè, a fianco della coprotagonista Kajol, in questo film del regista Karan Johar,  che lo aveva già diretto in blockbuster come Kuck kuch hota hai e come Non dire mai addio (Kabhi Alvida Na Kehna) visto nell’estate 2010 su Rai 1 nella rassegna Stelle di Bollywood (rassegna che però ha avuto il demerito di mutilare i film indiani delle scene di musica e danza).

In tutto l’Occidente My name is Khan (questo il sito ufficiale del film) ha riscosso un ottimo successo anche per gli elementi di attualità presenti nel plot – la difficile condizione dei musulmani nell’America post 11 settembre – e per il personaggio interpretato da SRK, un uomo di grande sensibilità ma affetto da una disabilità linguistica dovuta a una sindrome para-autistica, che ricorda allo spettatore occidentale  celebri personaggi come il Forrest Gump di Tom Hanks o il Rain Man di Dustin Hoffman.
Il film è molto godibile: dai toni agrodolci, non privo di accenti di impegno politico e sociale, e con un finale che è un inno alla speranza nella migliore tradizione dell’ottimismo bollywoodiano. Non resta che attendere il 26 novembre per vedere se anche il pubblico italiano, come quello europeo e americano, mostrerà di apprezzarlo e tributerà un applauso al carismatico SRK.

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5 Risposte »

  • Fan in delirio per Shah Rukh Khan/Sciarucchino. Aspettando il film “Il mio nome è Khan” :

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  • sonia :

    In India questo film ha avuto un successo incredibile. Ancora oggi e’ uno dei piu’ venduti tra i dvd.
    Fino a qualche tempo fa la versione in inglese si acquistava comodamente in Germania. Anche se farselo spedire da Delhi e’ paradossalmente piu’ acile ed economico. Finalmente e’ uscito in italiano.

    Credo che questo tema fara’ discutere, sopratutto quella parte di italiani che sostiene l’idea”con noi o contro di noi”.

    Il regista lavora visivamente e sentimentalmente sulla diffusa diagnosi sbagliata, quella che interpreta il terrorismo come un sintomo e l’Islam e la diversita’ etnica (non a caso quella mediorientale/afghana/pakistana)come la malattia da sconfiggere o allontanare.

    Finalmente un film che non si concentra sul complotto o le interpretazioni di quest’ultimo ma analizza una prospettiva nuova.

    Lasciatemelo dire pero’: lui non e’ poi cosi’ bello, ne’ tra gli indiani in assoluto, ne’ tra gli attori indiani di bollywood. Amir Khan e molto piu’ espressivo!

  • Nadia :

    e’ un film bellissimo! sensibilizza molto, non solo sulla condizione dei musulmani ma anche sulle problematiche del protagonista! non è stato mai noioso, smielato o troppo drammatico neanche per un attimo! 10+!

  • SignorinaEffe :

    Ho trovato il film insopportabile. Il “musulmano buono” che cerca di dimostrare al mondo il proprio candore e la propria innocenza è una figura terribile, priva di fierezza. Excusatio non petita…
    Ho guardato questo film in compagnia del mio fidanzato, musulmano. Anche lui l’ha trovato insopportabile, pieno zeppo di luoghi comuni, sostenitore di un Islam buonista che umilia i musulmani per primi, filtrandone l’immagine attraverso gli occhi dell’Occidente. Un’operazione commerciale e discutibile, per non parlare del lato artistico insulso: sindrome di Asperger, emigrazione, infanzia indiana, amore interconfessionale, morte di un figlio, esodo per tutti gli Stati Uniti, prigionia e tortura ecc. Sarebbe bastato uno solo di questi temi per fare un film molto denso di un paio d’ore, e invece qui sono stati messi tutti sulla graticola: un arrosto un po’ troppo abbondante, ma in fondo insipido.

  • marco restelli (autore) :

    C’è del vero in ciò che dici (anche se io non trovo che il film sia umiliante per i musulmani…). Tu affermi: «Sarebbe bastato uno solo di questi temi per fare un film molto denso di un paio d’ore». Già, ma questa è Bollywood….ti pare? E rispetto ad altri film, almeno questo affronta dei temi anche “seri”. Il che, ovviamente, non ne fa certo un capolavoro….

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