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Obama seduce l’India, non dimentica il Pakistan e si muove per “accerchiare” la Cina

8 novembre 2010 di 1

«Guardo a un Consiglio di Sicurezza dell’Onu riformato, che includa l’India come membro permanente», ha dichiarato davanti al Parlamento indiano Barack Obama (nella foto  con il premier indiano Manmohan Singh). E in questo modo il presidente americano ha conquistato gli indiani quasi quanto aveva fatto George Bush quando siglò il patto di cooperazione nucleare Usa-India. Qui sul Times of India c’è la cronaca del suo intervento al Parlamento,  questa è la versione di The Hindu che mette l’accento sulla necessità, per i due Paesi, di mantenere «economie aperte», e qui invece su Al Jazeera ci sono le reazioni scettiche degli ambienti Onu alla proposta Obamiana di offrire all’India un seggio permamente.

I commenti della stampa indiana sono comunque positivi: il viaggio asiatico di Obama è iniziato bene. A Delhi ha firmato accordi per oltre 10 miliardi di dollari (compresi 4,1 miliardi solo per l’acquisto da parte dell’India di aerei militari, gli imponenti Boeing C-17) e ha annunciato che tali accordi «potranno creare 50mila posti di lavoro negli Usa» (prima mossa di una lunga rincorsa agli elettori americani spaventati dalla crisi economica). E agli indiani Obama ha offerto anche una parziale riduzione delle restrizioni alle esportazioni in India di tecnologia dual-use, cioè utilizzabile sia in campo civile sia in campo militare. Con ciò facendosi “perdonare” almeno in parte il nuovo stanziamento di 2,9 miliardi di dollari per l’assistenza militare al Pakistan. A questo proposito, Obama ha dichiarato che «mantenere la stabilità in Pakistan è anche nell’interesse dell’India», come riporta qui South Asian Media Net in una interessante analisi dei rapporti India-Pakistan raccontati dal punto di vista americano.

Il viaggio del Presidente americano continuerà in Giappone, Indonesia e Corea del Sud (che è il settimo partner commerciale degli Usa): tutti Paesi democratici e tutti accomunati dall’ostilità verso Pechino. Il tour asiatico durerà 10 giorni, finora il più lungo della presidenza Obama, nell’evidente tentativo di rilanciare l’influenza americana in Asia e di contenere quella cinese.

Cari lettori, con questo post MilleOrienti chiude i battenti per otto giorni, durante i quali sarò in India per un reportage. I commenti però restano aperti. Ci rivediamo qui il 17 novembre. A presto. MR

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