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Wikileaks scoperchia anche l’Asia: missili, pazzi, valigie di dollari (e qualche affaruccio italiano)

29 novembre 2010 di 2

251.287: tanti sono i documenti riservati americani diffusi il 28 novembre dal sito di hacker Wikileaks. «Queste rivelazioni sono un 11 settembre della diplomazia internazionale» ha dichiarato il Ministro degli esteri italiano Franco Frattini. I giornali italiani sono pieni dei giudizi poco lusinghieri espressi dagli americani sul premier Silvio Berlusconi («inefficiente, vanesio, incapace, portavoce di Putin in Europa») ma mentre i diplomatici di tutto il mondo cercano di limitare i danni in casa propria, comincia ad emergere qualche verità anche riguardo al continente che interessa noi di MilleOrienti, l’Asia.

Ahmadinejad

Gustosi i commenti dei diplomatici americani su molti leader asiatici, e in particolare sulla “relazione pericolosa” fra Iran e Corea del Nord (con appendice italiana…).  Riguardo al presidente iraniano Ahmedinejad, per esempio, si dice che «negli Emirati arabi tutti sono concordi nel ritenere Ahmadinejad non equilibrato, forse addirittura pazzo», e a proposito dei rapporti con l’Iran in questo blog si fanotare l’imbarazzante “spaccio” di motovedette italiane allo stesso regime iraniano che dovrebbe essere isolato e oggetto di sanzioni.

Kim Jong-il

Non fa miglior figura il leader nordcoreano Kim Jong-il (in questi giorni al centro di una complessa partita a poker militare in seguitoall’aggressione militare a un’isola sudcoreana); i diplomatici americani nei loro dispacci riservati definiscono il dittatore nordcoreano «Un vecchio ciccione, traumatizzato dall’esperienza del suo ictus». Il che non gli ha impedito però di fornire proprio all’Iran sofisticati missili in grado di colpire l’Europa occidentale.

Quanto all’Afghanistan, il presidente Karzai viene definito nei file diffusi da Wikileaks «un paranoico» e la stessa fonte rivela che quando l’anno scorso il vicepresidente dell’Afghanistan, Ahmed Zia Massoud, visitò gli Emirati Arabi Uniti, le autorità locali scoprirono che portava con sé 52 milioni di dollari in contanti. Una comunicazione dall’ambasciata americana di Kabul parla di «una somma significativa» che il politico afghano potè conservare senza dover rivelare né l’origine né la destinazione del denaro. Ovviamente, il vicepresidente afghano nega tutto.
E cosa succede nell’altra polveriera asiatica, il Pakistan? Dal 2007  a oggi gli Stati Uniti hanno avviato – invano – una serie di azioni segrete per rimuovere da un reattore nucleare in Pakistan un quantitativo di uranio altamente arricchito che potrebbe essere utilizzato dai terroristi. Ma l’anno scorso i pakistani impedirono ai tecnici americani di accedere al sito, e gli Usa non riescono a venire a capo del problema.

Considerate queste rivelazioni, cosa riserva il futuro all’Asia? Per saperlo, forse, dovremo attendere nuove “fughe di file” propiziate dai pericolosi hacker di Wikileaks.

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