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Una sedia vuota per un Nobel per la Pace

11 dicembre 2010 di 2

L’espressione “sedia vuota”, insieme alla parola “Oslo”, è stata vietata dal governo di Pechino sui siti internet cinesi, dopo che i blogger locali hanno iniziato a mettere in rete foto di sedie vuote, evidente riferimento a Liu Xiaobo.
Il dissidente cinese, condannato a 11 anni di carcere per la sua richiesta di maggiore democrazia in Cina, non ha potuto recarsi a Oslo il 10 dicembre 2010 per ritirare il Nobel per la Pace, e come lui sono stati bloccati in Cina la moglie, i parenti e i suoi amici. Il premio è stato dunque deposto simbolicamente su una sedia vuota. L’unico precedente storico di un premio Nobel che non viene ritirato da nessuno è quello del giornalista Carlo Ossietzky, che nel 1935 non potè andare ad Oslo perché rinchiuso in un campo di concentramento nazista.

La consegna del Nobel per la Pace alla sedia vuota

La Cina, che accusa Liu Xiaobo di essere un criminale intenzionato a sovvertire le istituzioni dello Stato, ha boicottato la cerimonia e ha fatto grossi sforzi diplomatici per indurre le altre nazioni a non partecipare. I 18 Paesi che, oltre alla Cina, non hanno partecipato alla cerimonia di Oslo sono: Russia, Iraq, Iran, Vietnam, Afghanistan, Arabia Saudita, Pakistan, Venezuela, Kazakhstan, Colombia, Tunisia,  Serbia,  Filippine, Egitto, Sudan, Ucraina, Cuba e Marocco.

Ecco la motivazione con cui la giuria norvegese del Nobel ha conferito il premio a Liu Xiaobo:
«
Durante gli ultimi decenni la Cina ha fatto enormi progressi economici, forse unici al mondo, e molte persone sono state sollevate dalla povertà. Il Paese ha raggiunto un nuovo status che implica maggiore responsabilità nella scena internazionale, che riguarda anche i diritti politici. L’articolo 35 della Costituzione cinese stabilisce che i cittadini godono delle libertà di associazione, di assemblea, di manifestazione e di discorso, ma queste libertà in realtà non vengono messe in pratica». «Per oltre due decenni, Liu è stato un grande difensore dell’applicazione di questi diritti, ha preso parte alla protesta di Tienanmen nell’89, è stato tra i firmatari e i creatori di Charta 08, manifesto per la democrazia in Cina. Liu ha costantemente sottolineato questi diritti violati dalla Cina. La campagna per il rispetto e l’applicazione dei diritti umani fondamentali è stata portata avanti da tanti cinesi e Liu è diventato il simbolo principale di questa lotta». »

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