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“Il bersaglio è dentro di te”: il tiro con l’arco e la meditazione

20 febbraio 2011 di 1

Questo articolo inaugura una mia rubrica sul mensile Yoga Journal (numero di febbraio) dedicata a insegnamenti di saggezza nelle filosofie orientali. E per una volta, lo spunto è autobiografico. Buona lettura.
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«Trova il tuo ritmo», mi diceva il mio maestro di tiro con l’arco, mentre mi osservava incoccare la freccia. «Trovare il proprio ritmo interiore, coordinare il tiro della freccia con il respiro, è fondamentale per un arciere». Sì, come nello yoga: consapevolezza del respiro, e pratica del pranayama fra una sessione di tiro e l’altra. Ma io sbagliavo ancora. Quando il mio maestro mi osservava tenere l’arco teso, mentre troppo a lungo mi irrigidivo a mirare, mi sgridava: «Non pensare alla mira! Svuota la mente! Percepisci il gesto, ascoltalo, concentrati sull’esattezza e l’armonia del gesto. In questo modo, colpire il centro sarà una conseguenza naturale, non forzata».

Sono passati 16 anni da allora e oggi, dopo questi anni di pratica nel tiro con l’arco, capisco cosa stava facendo. Il maestro mi trasmetteva insegnamenti che erano parte della grande tradizione dell’arcieria zen – anche se io all’epoca non lo sapevo. Tempo dopo, mi capitò di leggere questo koan zen:
«Nessun bersaglio è di fronte/
nessun arco è teso/
la freccia lascia la corda/
può non colpire ma non può mancare».
Nella tradizione giapponese la “Via dell’arco” si chiama kyudo, ed è ormai praticata e ben nota anche in Occidente (basta pensare a libri celebri come Lo zen e il tiro con l’arco di Herrigel, pubblicato in Italia da Adelphi). Nel kyudo si usa l’arco giapponese, asimmetrico, diverso dai nostri; io tiro invece con un arco occidentale – detto “nudo” perché senza mirino e senza pesi stabilizzatori – ma quel che conta non è l’attrezzo che si usa bensì lo spirito con cui ci si esercita. In Italia ci sono 50mila arcieri: per molti di noi è solo uno sport, per altri è anche una meditazione.

Non a caso il tiro con l’arco è tanto diffuso in Asia: nel Bhutan buddhista è lo sport nazionale, ed è popolarissimo anche in Corea, dove viene insegnato nelle scuole (sono coreani, infatti, gli arcieri più bravi del mondo). Viene praticato a scuola perché è una disciplina altamente educativa: insegna ai giovani a prendersi interamente la responsabilità di ogni azione. Perché se hai fatto centro l’hai fatto tu, se hai sbagliato hai sbagliato tu, non puoi mai dare la colpa ad altri: ci sei solo tu, il tuo arco, la tua freccia e il tuo bersaglio.
E ad ogni freccia la sfida si rinnova: non contano le frecce che hai tirato o quelle che tirerai, esiste solo la freccia che stai incoccando. Esiste solo il presente, qui e ora. Un presente che dura il tempo di una freccia e che ti impone il massimo della vigilanza mentale.
Così, col tempo cresce la consapevolezza della verità: il bersaglio è dentro di te, è il tuo ego, è il tuo limite. Perciò: svuota la mente, entra nel gesto, trova il tuo ritmo…

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1 Risposta »

  • Elena :

    …le dita scoccano la freccia senza che il corpo se ne accorga….

    questo è ZEN

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