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Metropoli, smog e salute: il caso esemplare di Pechino

24 settembre 2011 di 6

Cari lettori, ecco la nuova rubrica “MilleOrienti” pubblicata sul numero di ottobre di Eco-News, newsletter sulla sostenibilità ambientale. E’ dedicata al tema della lotta all’inquinamento in una città che è ormai un centro nevralgico del mondo: Pechino. Buona lettura.

«Ciao, il mio nome è Brooke. Mio marito e io stiamo pensando di trasferirci a Pechino con i nostri due figli di 10 e 6 anni. Quello di 10 soffre di asma e allergia alla polvere. Mi hanno detto che Pechino è molto inquinata e che è necessario usare dei filtri dell’aria. Qualcuno può dirmi che effetti pratici ha l’inquinamento in città e se c’è qualcosa che posso fare per garantirci una buona qualità della vita?». Quello di Brooke è uno dei tanti interventi che si possono leggere su un forum dedicato a scambi di opinioni e consigli fra persone che vanno all’estero: si chiama Expat Blog, e una delle città più discusse sul forum è appunto Pechino. Il perché è facilmente intuibile: la Cina è la potenza economica con la maggior crescita al mondo, Pechino è il suo centro e sono sempre di più gli occidentali che vi si recano per lavoro o per turismo. Il problema è che la capitale cinese è inquinatissima: alte concentrazioni di anidride solforosa, di clorofuorocarburi (da tempo vietati in Occidente), di polveri sottili e anche di sabbia, portata in città dai venti del deserto.
Pechino rappresenta quindi un caso esemplare per capire il rapporto fra crescita urbanistica ed economica da un lato, inquinamento dell’aria e ricadute sulla salute dall’altro. Tutti i Paesi di recente industrializzazione – in particolare in Asia – stanno correndo per accelerare il proprio sviluppo con ogni mezzo e le prime vittime di questa accelerazione sono l’ambiente e la salute dei cittadini. Il Paese dove questo squilibrio è più problematico è la Cina, e la città dove è più visibile è appunto Pechino, con i suoi 20 milioni di abitanti, oltre 5 milioni di automobili, un traffico terribile e l’aria resa spesso grigiastra dallo smog. Problemi che riguardano solo i cinesi? Niente affatto, perché in un mondo globalizzato tutto è interconnesso: una ricerca condotta da scienziati americani ha rilevato nell’aria di alcune città degli Usa gli effetti di produzioni inquinanti cinesi, portate lì dalle correnti atmosferiche. Ciò che accade a Pechino, dunque, riguarda anche noi.

Torniamo allora a Brooke e alle sue domande su come tutelare la salute dei propri famigliari nella capitale cinese: cosa le hanno risposto i frequentatori del forum? «Ti consiglio di usare i filtri dell’aria, e – a seconda delle stagioni – gli umidificatori o i deumidificatori. Sono apparecchi efficaci negli spazi chiusi, come può essere la camera da letto di tuo figlio. Ma non so cosa potrà capitare a un ragazzino asmatico e allergico alla polvere quando uscirà di casa per andare a scuola, nei giorni di maggiore smog», le ha scritto sul web un lettore. E un altro ha aggiunto: «Ti suggerisco di dotare i tuoi famigliari di mascherine con la targhetta N95: sono le migliori perché filtrano il 95% del particolato nell’aria». E un altro ancora: «In primavera,  la stagione più inquinata, stai attenta ai venti: Pechino è una città ventosa e il vento porta con sé la sabbia dei deserti della Cina settentrionale».

Il mondo si accorse della situazione di Pechino nel 2008, quando gli occhi di tutti erano puntati sulla capitale cinese perché doveva ospitare le Olimpiadi. Quell’anno lo smog a Pechino risultò talmente alto da mettere a serio rischio, secondo alcuni critici, le gare di atletica leggera. Così non fu, come sappiamo, perché il governo cinese corse ai ripari varando una serie di norme restrittive nei confronti del traffico automobilistico privato, aprendo due nuove linee della metropolitana, sostituendo i motori inquinanti di migliaia di vecchi taxi e autobus, e incoraggiando i pechinesi a utilizzare i mezzi pubblici. Queste misure si rivelarono utili (tutte le gare olimpiche infatti si tennero regolarmente) però non sufficienti. Come dimostra il fatto che nel febbraio 2011 l’Ambasciata statunitense a Pechino, che ha un servizio di misurazione del livello d’inquinamento in città, ha lanciato l’allarme: era stato raggiunto il “livello cinque”, il peggiore. In pratica, in quei giorni, l’aria della capitale era davvero pericolosa per la salute.
Il governo cinese si rende ben conto dell’emergenza ambientale in tutto il Paese e cerca di operare in ogni campo, nelle città  (a Shanghai per esempio ogni nuovo edificio viene dotato per legge di pannelli solari per scaldare l’acqua) ma anche nelle campagne, i cui problemi sono all’origine di quelli delle aree metropolitane. Come dimostra la questione delle tempeste di sabbia, una piaga che colpisce Pechino ma anche altre metropoli. Chi attraversa la Cina in treno o in aereo potrà notare intere regioni semidesertiche punteggiate da alberelli alti un metro: dopo la disastrosa politica di deforestazione perseguita dal maoismo (ma anche successivamente) i cinesi hanno capito che le crescenti tempeste di sabbia che si abbattono sulle città sono originate dalla mancanza di alberi che trattengano al suolo la terra. In pratica, deforestazione e inaridimento del suolo = tempeste di sabbia. Da qui, la riforestazione, per cui oggi intere regioni si presentano come un’immensa distesa di esili piantine che un giorno diventeranno alberi.
Tornando a Pechino, secondo l’agenzia Xinhua nell’aprile 2011 l’Ufficio Protezione Ambientale ha lanciato un ambizioso piano anti-inquinamento con un doppio obiettivo: ridurre del 10%, rispetto all’anno scorso, la quantità di particolato nell’aria, e arrivare a un 80% di giorni di “aria pulita” entro la fine del 2015. Il traffico e la produzione autmobilistica sono oggetto di nuove restrizioni: nel 2011 è stata consentita la registrazione soltanto di 240mila nuove autovetture nella capitale cinese, contro le 800mila nuove auto del 2010, e 400mila veicoli dotati di motori vecchi e inquinanti sono stati ritirati dalla circolazione. E poi: potenziamento dei servizi pubblici, eliminazione progressiva degli impianti a carbone, investimenti in nuove applicazioni delle energie rinnovabili…

Insomma, proprio per la sua gravità e per l’urgenza di trovare soluzioni, il “caso Cina” si rivela interessante anche in campo ambientale; è possibile che in futuro possano arrivare proprio dalla Cina idee per nuovi modelli di sviluppo urbano, che abbiano come priorità la salute dei cittadini e una buona qualità della vita.

 

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6 Risposte »

  • Metropoli, smog e salute: il caso esemplare di Pechino :

    […] Articolo completo fonte: Metropoli, smog e salute: il caso esemplare di Pechino […]

  • sonia :

    Caro Marco, come stai?
    Grazie per aver postato questo articolo. Lo usero’ nelle mie lezioni con piacere

    Baci
    Sonia

  • Marco Restelli (autore) :

    Cara Sonia, mi fa particolarmente piacere esserti stato di qualche utilità. Io sto bene – me la cavo, diciamo – e il 19 ottobre girerò l’ India con il Mahaparinirvana Express per un tour dei luoghi sacri legati alla vita del Buddha Shakyamuni. Ne riparlerò qui, prima di partire….E spero di vederti a venezia in ottobre o novembre, ti farò sapere, ciao!

  • sonia :

    Carissimo
    mi fa piacere sapere del tuo viaggio. In Tibet ho raccolto tanto. Ne parleremo. Quest’anno lavoro in citta’quindi sono piu’ libera…anchese ho cominciato il corso di hindi. Eh si..alla fine ho capito che non mi basta il nepalese, tra l’altro da approfondire.
    A prestissimo

    Sonia

  • Marco Restelli (autore) :

    Bistaro, bistaro..piano piano imparerai tutto, nepali, hindi… 🙂
    sono felice che til tuo viaggio in Tibet sia stato proficuo. Ne parleremo quando ci vedremo a Venezia
    un caro saluto
    Marco

  • Sopravvivere al 2012: A, B e C « Il gatto mi ha mangiato i libri :

    […] nulla. Se la Cina tenta lo sviluppo occidentale si mangerà il pianeta intero in pochi anni. Vedete l’articolo di Marco Restelli a cui ho rubato la foto qua sopra per un interessante approfondimento su […]

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