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“Indian Faces”: una mostra fotografica di Alberto Moretti sul cinema indiano

29 settembre 2011 di 3

La regista e attrice Aparna Sen

Reduce dal successo riscosso a maggio a New York, arriva a Trieste, dal 30 settembre al 14 ottobre 2011, l’affascinante mostra Indian Faces che il grande fotografo e viaggiatore Alberto Moretti dedica ai volti dei protagonisti del cinema indiano . Realizzata in collaborazione con la fotografa Giulia Iacolutti ed esposta nelle sale della Camera di Commercio di Trieste, la mostra presenta una serie di intensi ritratti di registi e attori indiani senza concessioni a facili divismi bollywoodiani, anche perché i soggetti fotografati non appartengono solo al mondo dorato di Bollywood ma anche a quello che oggi è noto come “Middle Cinema”, sintesi (estetica, tematica, produttiva, distributiva) di industria e di arte, sintesi insomma di quelli che fino a vent’anni fa erano due mondi separati: da una parte l’industria di Bollywood, dall’altra il “Parallel Cinema” o “cinema d’autore” indiano. Nell’epoca della globalizzazione e del melting pot dei linguaggi quella distinzione non sussiste più e il Middle Cinema – che ha spesso nelle donne i suoi registi più interessanti – si configura oggi come la punta di dimante di quella sfida che il cinema indiano rivolge ai mercati mondiali. E sono proprio i suoi protagonisti i soggetti preferiti di Moretti e Iacolutti: grandi registe come Mira Nair e Aparna Sen (che è anche ottima attrice), grandi registi come Mani Ratnam, scrittori come Salman Rushdie, star come Rahul Bose, e tanti altri…

la regista Mira Nair

 

Indian Faces è un progetto cominciato a novembre 2010 durante la decima edizione newyorchese dell’Indian Film Festival, in cui Moretti ha cominciato a ritrarre i personaggi del settore cinematografico e culturale indiano e indo-americano. E’ seguito poi l’invito e la relativa esposizione del maggio 2011, che è stata un vero successo per il particolare approccio al ritratto, fortemente emotivo, compositivamente spericolato, tecnicamente  ineccepibile, a conferma dell’abilità fotografica del fotografo friulano. Una delle cifre stilistiche più evidenti di Moretti è la forza del dettaglio, il primissimo piano, che rivela il particolare cogliendo i frammenti espressivi che racchiudono la struttura emotiva. Lo sguardo non pare mai sazio, avido della travolgente natura emotiva della persona.

 

Per capire lo spirito della mostra mi sembra molto interessante questa dichiarazione di Moretti sul proprio approccio alla fotografia: «fotografare attori, danzatori, registi, scrittori, e tutti coloro che sono usi moltiplicare la loro personalità per motivi professionali, significa essere capaci di distruggere le loro attitudini automatiche di recitazione. Così, durante le riprese di Indian Faces ho chiesto a tutti di non recitare, dicendo loro “look at the camera and feel inside yourself”: probabilmente un modo diretto per tirar fuori e rendere visibile la loro Storia, Cultura, Tradizioni, e di ottenere attraverso i loro sguardi alcune tracce di quell’incredibile paese che è l’India»

Il regista Mani Ratman

«In questo progetto», prosegue Moretti,  «sto lavorando con la giovane fotografa Giulia Iacolutti. Lei possiede il prezioso talento didar vita silenziosamente alla giusta atmosfera per un’ottimale condizione di scatto, agendo con il suo “corpo fotografico”, muovendosi intorno a me come un ago magnetico ed ella stessa scattando da inediti punti di vista. Io e Giulia lavoriamo inoltre insieme su tutto ciò che concerne la scelta e la post produzione delle fotografie.
Conosco la colorata fotografia indiana, ho avuto la tentazione di mettermi a confronto con essa in questo lavoro, ma non posso dimenticare che oggigiorno quello che io considero essere il linguaggio originale della Fotografia può essere molto facilmente disatteso dall’uso del colore che tutti oggi posso digitalmente produrre: una sorta di Manierismo contemporaneo. Il bianco e nero, a mio avviso, invece non mente, non nasconde la Fotografia e le intenzioni del suo Autore.
A questo punto del mio mosaico ho una collezione di stati d’animo indiani che tutti possono vedere, in tutto il mondo: anche questo è il potere del Cinema».

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