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Reportage: in India nei luoghi della vita di Siddhartha, il Buddha

16 febbraio 2012 di 3

A Milano è in corso di svolgimento fino al 19/2/2012 la Bit – Borsa Italiana del Turismo e fra le varie novità presentate dall’Ente del Turismo Indiano e dal tour operator Tucano Viaggi Ricerca c’è il tour dei luoghi santi legati alla vita di Siddhartha, il Buddha, un tour che avviene tutto su un treno speciale: il Mahaparinirvana Express. Ecco un reportage di questo tour che ho pubblicato sul numero di febbraio del mensile Elle. Buona lettura

Dilani mi mostra orgogliosa la sua opera d’arte: ha cucito un fiore di loto fatto di centinaia di petali di seta – rossi, arancioni, rosa, gialli – con un tulle rosso e bianco al centro del fiore. Il loto è appoggiato su una lunga stoffa di cotone rosso che Dilani tiene ripiegata sulle braccia: è una veste da monaco buddhista. «Quando sarà il mio turno di entrare nel tempio offrirò questi due oggetti, fatti con le mie mani, in dono al Buddha» spiega Dilani, che con tante altre donne è in coda all’ingresso del tempio. «Pregherò l’Illuminato perché aiuti mia figlia, che sta per sposarsi, ad avere un matrimonio felice».

Dilani è singalese, e con altre duecento donne è arrivata qui dallo Sri Lanka in pellegrinaggio. Sono venute qui a Kushinagar, una piccola località dell’India settentrionale, perché fu qui che nell’anno 486 avanti Cristo un uomo di nome Siddhartha Gautama, oggi venerato da centinaia di milioni di persone con il titolo di Buddha, scelse di venire a morire. Narrano i testi buddhisti che Siddhartha, ormai ottantenne, si sdraiò sul fianco destro e spirando raggiunse il Parinirvana, l’illuminazione definitiva. Oggi a Kushinagar, accanto ad alcuni resti archeologici dell’epoca, sorge un moderno tempio, al cui interno una statua dorata del Buddha lo raffigura al momento della morte: la statua è sdraiata sul fianco destro, coperta da una veste monacale e circondata dalle offerte dei pellegrini.

pellegrine singalesi rendono omaggio alla statua del Buddha in Parinirvana a Kushinagar. Foto di Marco Restelli

Bianche come le mura del tempio sono le vesti di Dilani e delle altre duecento pellegrine singalesi che fanno pazienti la coda per entrare. Ognuna di loro porta ripiegata sulle braccia una rossa veste da monaco, a cui alcune – come Dilani – hanno aggiunto un fiore di loto, di seta o di cotone, rosso o multicolore.  Il fiore di loto è un simbolo importante nel Buddhismo perché nasce da acquitrini fangosi ma si eleva – splendido e intonso – su di essi, proprio come la mente del Buddha (e di ogni meditante) si eleva pura e si distacca dal “fango” della realtà materiale.

Ogni donna in coda ha una richiesta nel cuore. Ognuna entra lentamente, visibilmente emozionata, e accolta da un monaco si china sulla testa della statua coricata, sussurra una preghiera, offre i propri doni – la veste monacale, il loto – e poi procede oltre lasciando il posto a un’altra pellegrina. Quando anche l’ultima delle singalesi esce dal tempio si radunano tutte sotto un maestoso albero nel giardino che circonda il tempio e si siedono sull’erba a parlare, formando da lontano una macchia candida nel verde. Poco più in là, due monaci inglesi di tradizione tibetana passeggiano facendosi ombra con un ombrello. E pochi minuti dopo arriva un’altra comitiva di pellegrini: sono americani di origine sia occidentale sia orientale e attraversano il giardino diretti al tempio portando un lunghissima tela ocra (altro colore delle vesti monacali) che doneranno alla statua del Buddha.

Kushinagar è una delle tappe principali di quello che è ormai noto come “Buddha Tour”, il giro dei luoghi santi legati agli eventi principali della vita di Siddhartha: la sua nascita (a Lumbini), la sua illuminazione (a Bodh Gaya), i luoghi dei suoi discorsi pubblici più importanti (a Sarnath e a Rajgir) e il luogo della sua morte (che è appunto Kushinagar). L’India oggi non è un Paese buddhista – i seguaci di questa religione sono appena l’ 1,5% della popolazione indiana –  ma è pur sempre il Paese dove il Buddha visse, predicò e morì, e come tale è meta di pellegrini da tutto il mondo, Occidente compreso. Prendendo atto di questo fenomeno, quattro anni fa il Ministero del Turismo Indiano ha creato un treno speciale che porta nei posti più significativi della vita del Buddha: si trovano tutti nell’India settentrionale tranne uno, Lumbini, luogo di nascita di Siddhartha, che si trova in Nepal, subito al di là del confine indo-nepalese, ma che è compreso anch’esso nel Buddha Tour. Il treno speciale che collega tutti questi luoghi si chiama Maha (cioè “grande”) Parinirvana Express,  e parte un paio di volte al mese da una stazione secondaria di New Delhi, la Safdarjung Station. E’ un treno di sole cuccette: in treno si dorme, si cena, si fa colazione (salvo alcune soste in qualche albergo) e quando si raggiunge una destinazione le guide culturali – una per ciascun vagone – conducono i viaggiatori nei siti archeologici dell’epoca del Buddha ma anche nei templi che nell’ultimo secolo sono stati eretti “in loco” da fedeli di altri Paesi: thailandesi, giapponesi, cinesi, birmani, coreani, tibetani…Questa presenza di templi, monaci e pellegrini di altri Paesi nei luoghi di Siddhartha ha prodotto una strana atmosfera: una specie di “globalizzazione buddhista”, con risultati a volte sorprendenti, perché fa un certo effetto trovarsi in un sito archeologico indiano e vedere lì accanto un centro coreano di meditazione zen o un tempio thailandese, così diversi per architettura, stile e atmosfera.

I segni di questa globalizzazione sono visibili un po’ in tutti i luoghi del Buddha Tour, ma soprattutto in uno: Bodh Gaya, un villaggio dell’odierno stato indiano del Bihar dove, duemilacinquecento anni fa, il principe Siddhartha raggiunse per la prima volta l’illuminazione meditando sotto un albero di Ficus Religiosa. Sorprendentemente l’albero è ancora lì, o meglio è lì un maestoso esemplare “figlio” di quell’antico albero trapiantato da molti secoli e venerato come l’originale: attorno ad esso si fermano a meditare e a fare yoga pellegrini e turisti di ogni angolo del pianeta, in un silenzio carico di fascino e di energia.

Pellegrine cinesi recitano mantra nel giardino del luogo di nascita del Buddha, Lumbini, Nepal. Foto di Marco Restelli

L’albero sacro si trova al centro del Maha Bodhi Temple, il Tempio della Grande Illuminazione che è il cuore di Bodh Gaya ed è contornato da una miriade di edifici religiosi di altri Paesi, ciascuno edificato nel proprio peculiare stile, ciascuno frequentato da visitatori di tutto il mondo. Incontro così una coppia di buddhisti francesi in un centro tibetano, un gruppo di turisti malesi in un tempio birmano, una comitiva di inglesi di origine cinese in un tempio thailandese…è una specie di “Buddhalandia” come la chiama – con definizione azzeccata – la Rough Guide India del nord. Bodh Gaya è uno specchio della nostra epoca globalizzata. E anche i passeggeri del Mahaparinirvana Express, arrivati a Bodh Gaya insieme a me, sono un’espressione di questo nuovo “Buddhismo globale”. Uno di loro, per esempio, è un simpatico farmacologo messicano: si chiama Alejandro Jimenez, ha 43 anni e lavora all’Università di Città del Messico facendo ricerca sulle cellule staminali per trovare una cura anti-cancro. Ma che ci fa uno scienziato messicano in un Buddha Tour? «Il Buddhismo non dà formule magiche: insegna a coltivare la mente attraverso la meditazione, insegna ad avere un’attenzione costante al momento presente. Io faccio ricerca scientifica e sono una persona razionale e a Città del Messico frequento regolarmente un centro di meditazione buddhista vipassana: non c’è contraddizione in questo» spiega sorridendo. «Ho deciso di fare questo viaggio per farmi un regalo: vedere i luoghi dove venticinque secoli fa un uomo diede vita a un sistema di pensiero che oggi mi è utile per rinnovare le mie energie mentali».

Ognuno ha le sue motivazioni, nel Buddha Tour: quelle del messicano Alejandro e quelle della singalese Dilani sono molto diverse ma altrettanto legittime. Comunque una cosa è certa: il Buddhismo globale è ormai una realtà, ed è facile prevedere che in futuro il Mahaparinirvana Express moltiplicherà i suoi viaggi.

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BOX PRATICO 

Quando andare
Il tour dei luoghi della vita del Buddha si svolge tutto nell’India del Nord, a eccezione di una giornata a Lumbini, in Nepal, che si trova subito dopo il confine indo-nepalese. Il periodo più adatto per il tour è dunque quello classico per visitare l’India del Nord: da ottobre ad aprile incluso. Il tour si svolge su un treno speciale, il Mahaparinirvana Express, che parte da Delhi e lì fa ritorno. Le prossime date di partenza del Mahaparinivarna Express nel 2012 sono: 7 e 21 gennaio; 4, 13 e 25 febbraio; 10 e 24 marzo; 7 aprile; 1° maggio.

Come arrivare
Il volo diretto Milano Malpensa -New Delhi è operato dalla compagnia indiana Jet Airways: la tariffa A/R in classe Economy è di 600 euro tasse incluse. Il Tucano Viaggi Ricerca è il primo tour operator a presentare in Italia un pacchetto completo del Buddha Tour che include il volo, il viaggio sul treno Mahaparinirvana Express (compresi pasti, pernottamenti, trasferimenti in autobus e visite guidate) più una notte in hotel all’arrivo a Delhi e un’altra notte in hotel a Delhi prima del ritorno a Milano. La durata totale del viaggio è di dieci giorni: otto per il tour in treno più due a Delhi. Il costo complessivo del pacchetto Tucano Viaggi parte da 2060 euro, più – come sempre – il visto per l’India, le tasse aeroportuali e l’assicurazione. Per informazioni: info@tucanoviaggi.com, tel. 011 5617061.

Viaggiare, dormire e mangiare in treno
Viaggiare in treno è un ottimo modo per conoscere l’India. Il tour dei luoghi della vita del Buddha dura otto giorni e si svolge tutto sul treno speciale Mahaparinirvana Express che parte da Delhi e lì torna, toccando solo località buddhiste, con due belle eccezioni: Agra (dove si può ammirare il celebre Taj Mahal) e Varanasi, la città santa degli hindu. E’ un treno con un’atmosfera molto particolare, pieno di pellegrini buddhisti da tutto il mondo, e nei corridoi ci sono poster di opere d’arte buddhiste. Tutti gli scompartimenti sono con cuccette di prima o seconda classe, e le cene vengono servite in treno negli scompartimenti. Il tour comprende però anche due notti in hotel con cena inclusa; negli altri giorni ci sono comunque passaggi in hotel al mattino o all’ora di pranzo, e viene messa a disposizione una stanza per lavarsi, cambiarsi e fare colazione o pranzo.

Cosa comprare
Ogni località ha il suo artigianato tipico, ma ovunque si trovano bancarelle con oggetti d’arte di ispirazione buddhista (statuette, dipinti, incensi, tangka tibetane, ecc.). Nella sosta a Sarnath (vicinissima a Varanasi) sono imperdibili le sete dei negozi di sari: la località è celebre per le sue sete preziose di ogni tipo e prezzo, con cui si fanno sari e vestiti ma anche collane. Un indirizzo? Il Sarnath Handloom Silk Saree Centre (Ghurhupur, Sarnath) di fronte al tempio buddhista birmano. Infine approfittate della sosta a Lumbini – l’unica località nepalese toccata dal Buddha Tour – per comprare nei mercatini un po’ di artigianato nepalese, fra cui deliziose borsette di seta multicolore.

Per saperne di più
Ufficio Nazionale del Turismo Indiano via Albricci 9 Milano. Tel: 02804952, email: info@indiatourismmilan.com

 

 

 

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3 Risposte »

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  • Claudia :

    Prima o poi lo faccio, dopo la prima esperienza in India di sole due settimane a Jaipur sono tornata con un vuoto allo stomaco (e non è fame!) che ancora oggi sento, altro che mal d’Africa viva il mal d’India. L’itinerario proposto deve essere di grande impatto, conosco tante persone che lo hanno già fatto e lo rifanno sempre come fosse la prima volta.

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