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“Moving Image in China”: in mostra vent’anni di videoarte cinese

11 aprile 2012 di 1

E’ la più completa retrospettiva mai presentata in Italia sulla videoarte cinese. Si intitola Moving Image in China: 1988-2011 e sarà al Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci, a Prato, dal 22 aprile al 29 luglio 2012. Una selezione di una quarantina di opere racconterà la nascita e gli sviluppi della videoarte cinese, dal primo video realizzato da Zhang Peili alla fine degli anni Ottanta fino a una delle ultime grandi produzioni della star internazionale Yang Fudong.
Sono trascorsi quasi cinquant’anni da quando in Occidente apparvero le prime sperimentazioni attorno al video e oggi, di fatto, è uno tra i tanti medium utilizzati dagli artisti. Una situazione ben diversa è presente in Cina, dove la possibilità di utilizzare la tecnologia video è un fenomeno relativamente recente con non più di venticinque anni di storia. Ancora oggi il dibattito sul concetto di video arte è per gli artisti cinesi una questione chiave e, come dichiara il titolo della mostra, si allarga all’immagine in movimento perché, da subito, la ricerca si è confrontata con i linguaggi sempre più maturi messi a disposizione dalle nuove tecnologie (animazione, digital art, ecc).

Yang Fudong: Yejiang / The nightman cometh, Film Still, 2011

Moving Image in China 1988 -2011 propone al pubblico occidentale un percorso inedito attraverso i lavori dei maggiori video artisti tra cui, oltre ai già citati Zhang Peili e Yang Fudong, Cao Fei, Qiu Zhijie, Wang Jianwei. Più in generale, presenta l’affermazione dei nuovi media con un’inclinazione forte verso la poesia, tipico di questa cultura, e ipotizza possibili direzioni future con la presenza dei più giovani rappresentanti di questo genere come Lu Yang, Chen Zhou, Wang Sishun.
La mostra, curata da He Juxing, Guo Xiaoyan, Zhou Tiehai e Marco Bazzini, è strutturata in quattro sezioni.


 Prima sezione. 1988 – 1993: Critica dei media e riflessione biopolitica
Da fine anni Ottanta all’inizio degli anni Novanta, anche in Cina la televisione diventa il mezzo più popolare trasformandosi velocemente nella fonte principale di intrattenimento. Eppure, per molti artisti, il 1990 è ricordato come l’anno della trasformazione dei media da cui partire per apportare una rivoluzione nel linguaggio artistico. L’opera 30×30 dell’artista Zhang Peili, apre al rassegna, è stato il primo video della storia dell’arte cinese e fu presentato per la prima volta nel 1989 alla mostra China Avantgard. Nello stesso periodo, Yan Lei e Qiu Zhijie, interessati anche loro alla video arte, propongono e praticano nuove possibilità creative del mezzo. Attraverso un approccio più critico nei confronti del mezzo televisivo già dominante sulle masse, i primi artisti considerano la realtà politica come una rete invisibile che si avvale dei media per esprimere, e allo stesso tempo nascondere, il suo contenuto ideologico. Il video diventa così mezzo per una presa di coscienza nell’arte cinese. Nonostante le difficoltà in ambito tecnologico e di reperimento dei materiali, questi artisti continuano a usare in maniera sistematica il mezzo, accentuandone il carattere critico.

Seconda sezione. 1994 – 1999: L’analisi grammaticale e la formazione del video
Negli anni Novanta, una cultura interdisciplinare che incarna un significato universale inizia a influenzare i circoli artistici cinesi portando con sé una visione completamente diversa, presentata attraverso i new media. A quel tempo, in Cina, la creazione artistica basata sul video, la fotografia e il cinema vivevano un momento molto favorevole. La rivoluzione dei media ha luogo intorno al 1994, ma solo nel 1996 emerge una vera e propria produzione artistica. Gli artisti realizzano che la videocamera non serve esclusivamente per fare film o documentare eventi, ma è soprattutto un mezzo di registrazione. Nel processo di creazione e riflessione, scoprono che – in quanto linguaggio – i media stessi stimolano il pensiero della gente e cominciano quindi a prestare attenzione agli effetti visuali delle dimensioni filmiche, oltre che alla riflessione sull’aspetto temporale. La video arte cinese comincia, in questi anni, a catturare l’attenzione della comunità artistica internazionale per le numerose mostre che si svolgono a Pechino e la partecipazione di più di trenta artisti a Video Art Exhibition nel 1997, che diventa un trampolino di lancio importante per la comunità artistica cinese.
Artisti di riferimento: Zhou Tiehai, Ellen Pau, Chen Shaoxiong, Jiang Zhi, Lin Yilin, Wang Jianwei, Wang Gongxin

Cao Feis, Work 2004

Terza sezione. 2000 – 2005: Coscienza, poetica e sensibilità nella pratica dei nuovi media
Con l’avvento della rivoluzione informatica nel 1998, la video arte si arricchisce di diverse pratiche. Un gruppo di artisti dimostra la forza della propria ideologia sociale nelle opere d’arte, usando l’interferenza inversa nello spazio sociale e nei media. I vari esponenti della scena artistica creano marginalizzazione culturale ed eventi underground.
Usando il linguaggio del documentario, invece, un altro gruppo mescola deliberatamente film e video attraverso l’esplorazione di linguaggi visuali enfatizzati per analizzare le possibilità narrative del mezzo. Si tratta di un inedito riconoscimento dei media.
Artisti di riferimento: Tsui Kuang-Yu, Gu Dexin, Lu Chunsheng, Yang Fudong, Zhou Xiaohu

Quarta sezione. 2006 – 2011 Limiti: l’immagine in movimento si diversifica
Il nuovo media diventa a questa punto un’importante piattaforma con caratteristiche proprie ma sempre più legata allo sviluppo della tecnologia, grazie alla quale gli artisti cinesi si appropriano totalmente del nuovo linguaggio. Essi avviano una discussione sull’attuale situazione della video arte cinese e sulle connessioni esistenti tra la ripresa, il disegno, l’installazione. Il lavoro creativo si sviluppa così in diverse direzioni, mostrando come le differenti pratiche possano cambiare il significato di trasmissione e come la video arte si apra sempre di più alla sperimentazione.
Artisti di riferimento: Chen Chieh-jen, Cao Fei, Hu Xiangqian, Huang Ran, Feng Mengbo Sun Xun, Zhang Ding

La mostra è stata presentata nel settembre dello scorso anno a Shanghai presso il Minsheng Art Museum che l’ha prodotta in collaborazione con il Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato.

 

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