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Uomo, Natura, Ecologia: cosa ne pensava il Mahatma Gandhi

25 aprile 2012 di 3

Tempo fa in India, nella città di Ahmedabad, ho fatto visita all’Università che venne fondata nel 1920 dal Mahatma Gandhi e che è tutt’ora l’unica università del mondo improntata ai valori gandhiani. Vi si insegnano materie che non si trovano altrove, come “Lineamenti di un ordine sociale nonviolento”, “Business ed etica”, “Educazione alla pace e al disarmo” e anche “Arte e nonviolenza”. Proprio all’ingresso dell’Istituto di Arte sono rimasto colpito da una scritta di Gandhi: «La vera arte consiste nell’imparare dalla natura, senza lottare contro di essa».
La filosofia nonviolenta che Gandhi applicava in ogni campo lo portò a riflettere anche sul corretto rapporto uomo-ambiente e ne fece un ispiratore di quella che oggi è chiamata Ecologia Profonda, un’etica ambientale (teorizzata dal norvegese Arne Naess) che sostiene l’uguale diritto alla vita di tutti gli esseri viventi del pianeta, senza particolari privilegi per la specie umana.

Il Mahatma può essere considerato un vero precursore di questo tipo di ambientalismo, dato che  scriveva: «Dovremmo sentire un legame più profondo fra noi e il resto degli esseri viventi. I sistemi sociali futuri terranno conto non solo della famiglia umana ma di tutte le forme di vita». Inoltre, riflettendo sul rapporto fra la ricerca scientifica e gli animali, aggiungeva: «Se la mia ammirazione per la scienza occidentale è limitata è perché lo scienziato occidentale non presta attenzione al regno animale. Io aborrisco la vivisezione con tutta l’anima: detesto l’imperdonabile massacro di vite innocenti in nome della scienza e della cosidetta umanità». Il Mahatma può essere considerato un precursore dell’ambientalismo anche per il proprio elogio del “piccolo è bello”: ispirandosi ai villaggi indiani sosteneva la formazione di piccole comunità integrate nell’ambiente anziché di megalopoli divoratrici di energia e produttrici di montagne di rifiuti, e propugnava uno stile di vita sobrio (tesseva da sé i propri abiti) lontanissimo dai modelli consumistici oggi imperanti.
L’India di oggi ha dimenticato l’ispirazione ecologista del proprio Padre della Patria. Ci sono tanti monumenti a Gandhi nelle città indiane, ma l’India odierna è – con la Cina – in cima alla classifica dei grandi inquinatori del pianeta, e sacrifica l’ambiente alle necessità del proprio vorticoso sviluppo economico. Però, il fatto che l’India abbia dimenticato questa lezione del Mahatma non implica che dobbiamo dimenticarla anche noi. Perché il futuro del pianeta dipende anche da questo e ne siamo tutti responsabili.

(Quella che avete letto qui sopra è la mia rubrica MilleOrienti pubblicata sul numero di aprile del mensile Yoga Journal.
Auguro a tutti voi una giornata di pace).

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