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Reportage / Un po’ New York, un po’ Napoli: le sorprese di Hong Kong

13 maggio 2012 di 1
Uno scorcio notturno di Hong Kong. Foto di Marco Restelli

Uno scorcio notturno di Hong Kong. Foto di Marco Restelli

Quando arrivi a Hong Kong ti aspetti una città cinese moderna e vitale come altre (Shanghai per esempio) ma presto ti accorgi che qui c’è molto di più. Il volo diretto dall’Italia dura quasi 12 ore ma con Cathay Pacific si arriva riposati e pronti ad essere accolti dalla sferzata di energia che questa città trasmette subito. L’aereoporto sull’isola di Lantau ti accoglie con una metropolitana bellissima, velocissima e silenziosa (la MTR)  che ti proietta in pochi minuti fra i grattacieli da fantascienza di Hong Kong Island. E’ questa la principale fra le 263 isole  che compongono la Regione  Amministrativa Speciale della Cina, cuore della ex colonia britannica che ha conservato un’anima cosmopolita e un sistema democratico, con stampa e magistratura indipendenti dal sistema politico. «La formula del suo successo è questa: 1 Paese, 2 sistemi. Fa parte della Cina ma ha mantenuto la sua tipicità. E la sua straordinaria energia attira gente da tutto il mondo, italiani compresi: la nostra comunità qui è in forte crescita», spiega Alessandra Schiavo, giovane e brillante Console d’Italia. «Hong Kong è il porto commerciale più grande del mondo, questa è una terra di grandi opportunità e la crisi economica non si sente. Eppure non ha solo un’anima metropolitana:  nei New Territories in terraferma ci si immerge nella natura, perché al 70% sono coperti da magnifici parchi nazionali, e su tante isolette si gusta ancora lo stile di vita cinese tradizionale».

Uno scorcio dei grattacieli di Kowloon. Foto di Marco Restelli

Uno scorcio dei grattacieli di Kowloon. Foto di Marco Restelli

 

Uno scorcio della baia di Hong Kong da una stanza dell'Upper House

Uno scorcio della baia di Hong Kong da una stanza dell'Upper House

Hong Kong, città di mare, è attraversata da una magnifica baia – Victoria Harbour – che separa Hong Kong Island dalla penisola di Kowloon. Ci sono molti modi di gustare lo spettacolo della baia: salire su un tram (i tipici tram a due piani, unici al mondo) fino al Peak, la montagna più alta della regione; oppure assieparsi sulla promenade di Kowloon dove tutte le sere alle 20 i grattacieli si illuminano facendo giochi di laser nel cielo; o ancora, regalarsi una notte da sogno in uno degli alberghi che salgono fino al cielo, e dalle cui pareti di vetro si può ammirare tutta la baia: è il caso del nuovissimo Hotel Upper House (nel quartiere di Admiralty), 49 piani di cristallo acciaio, servizi hi-tech, arredamento minimal-zen e lezione di yoga gratuita per gli ospiti. Ma Hong Kong, dicevamo, ha varie anime, non è solo grattacieli e centri commerciali lussuosisimi (peraltro con la moda italiana al gran completo). Le diverse anime di questa regione vengono ben sintetizzate da un altro italiano, Christian Talpo, generale manager dello Zuma, il miglior ristorante giapponese della città (con varie sedi sparse in tutto il mondo): «Hong Kong è un po’ New York e un po’ Napoli. Io ho lavorato anche a Tokyo e a Singapore ma poi sono tornato qui perché questa città ha una vivacità unica», spiega. «Per questo me ne sono innamorato. Tanto che ormai vivo qui stabilmente e ho sposato una hongkonghese», aggiunge sorridendo. «I quartieri centrali di Hong Kong sembrano il meglio di New York: grattacieli che sono capolavori di architettura, centri commerciali lussuosissimi, gente iper-attiva che gira ovunque…ma poi, poco lontano, scopri i quartierini con le viuzze piene di bancarelle di street food o di artigianato locale, con i panni stesi fuori dai balconi ad asciugare…e ti senti un po’ a Napoli». L’isoletta di Cheung Chau è uno di questi luoghi  legati alla tradizione cinese e ancora un po’ trascurati dai turisti occidentali. Per arrivarci basta un’ora di battello. Nel XIX secolo era un rifugio di pirati, oggi è un’isola di pescatori dove si va a fare il bagno, a mangiar pesce nei ristorantini in riva al mare, o a fare una passeggiata in bicicletta, visto che le biciclette sono l’unico mezzo di locomozione consentito sull’isola.

L'isoletta di Cheung Chao, al largo di Hong Kong. Foto di Marco Restelli

L'isoletta di Cheung Chau, al largo di Hong Kong. Foto di Marco Restelli

Un altro aspetto di Hong Kong tutto da scoprire è la straordinaria varietà di cucine presenti: ci sono ben undicimila ristoranti, davvero per tutti i gusti e tutte le tasche. Si possono spendere pochi euro per mangiare nei localini di mare sulle isole (vedi sopra) o nelle bancarelle di pesce e frutti di mare presenti in quartieri  come Sheung Wan a Hong Kong Island o Yau Ma Tei a Kowloon, dove ci si può ingozzare di gustosi dim sum oppure perdersi a fare shopping di ogni genere, comprando antiche statuette, bigiotteria, memorabilia dell’epoca di Mao, artigianato, rimedi di medicina cinese tradizionale e perfino pinne di squalo e afrodisiaci di vario tipo. Oppure regalarsi scatole con le varietà di tè più pregiato al Lock Cha Tea Shop. Ovunque troverete dei corner dove mangiare a poco prezzo le più diverse prelibatezze cinesi. E non stupitevi se in qualche chioscho di street food vi daranno, al posto dei tovaglioli di carta, dei veri e propri rotoli di carta igienica per pulirvi la bocca:  Hong Kong è anche questo…
Se poi vi vorrete regalare una cena più ricercata, avretesolo l’imbarazzo della scelta, in ristoranti di alta cucina di Shanghai come il raffinato Xiao Nan Guo  diretto da Paul Law, o in locali cool come il Dragon-i (di giorno ristorante, di notte disco-club), oppure – per chi ama le atmosfere coloniali – in uno degli edifici storici più importanti di Hong Kong: la Hullett House, una sede del governo britannico del 1881 oggi trasformata in Hotel di charme con ben cinque ristoranti.

La zona bar di uno dei 5 ristoranti di Hullett House. Foto di Marco Restelli

La zona bar di uno dei 5 ristoranti di Hullett House. Foto di Marco Restelli

Umberto Bombana, chef del ristorante italiano

 

 

In questo mare magnum di offerte culinarie non poteva mancare la cucina italiana: ci  sono ben settanta ristoranti italiani a Hong Kong, fra i quali spicca per eccellenza quello dello chef Umberto Bombana: il suo Otto e mezzo è l’unico ristorante italiano al di fuori d’Italia ad avere ottenuto le prestigiose “tre stelle” dalla Guida Michelin. E Bombana, arrivato a Hong Kong vent’anni fa, è ormai completamente “adotatto” dalla città e dalla Cina,  tanto da avere aperto di recente un nuovo Otto e mezzo a Shanghai.

 

 

Cari lettori/viaggiatori, potrei andare avanti molto a lungo a parlarvi delle sorprese di Hong Kong (e lo farò, in prossimi articoli) ma non posso lasciarvi prima di avervi dato un consiglio: non trascurate di andare i vedere i templi cinesi. Hong Kong ne ha di pregevoli. Le guide puntano l’attenzione su quello di Man Mo, a Hong Kong Island; ma io – tanto per cambiare – non son d’accordo, e vi suggerisco un tempio che mi è apparso più interessante, più vario e più autenticamente popolare: quello di Wong Tai Sin a Kowloon. E’ un tempio taoista ma contiene anche un padiglione confuciano e uno buddhista, oltre a innumerevoli corner dove gli indovini predicono il futuro leggendovi le carte, le mani o altri segni. E’ ricco di statue, di fregi, di incensieri, ma sopratutto di atmosfera, con tanti fedeli che accorrono a leggere il proprio futuro scrutando una serie di bastoncini che prima agitano e poi gettano a terra. Che il Drago del Cielo aiuti loro, e anche noi. Arrivederci al prossimo reportage su Hong Kong.            MR.

Donne con i bastonici per predire il futuro nel tempio taoista di Wong Tai Sin, a Hong Kong. Foto di Marco Restelli

Donne con i bastoncini per predire il futuro nel tempio taoista di Wong Tai Sin, a Kowloon. Foto di Marco Restelli

 

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