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Aprirsi ai cambiamenti, aprirsi al futuro. La lezione del Taoismo

18 giugno 2012 di 6

Di recente ho incontrato un amico in preda allo sconforto per varie ragioni, personali ma anche sociali (la crisi economica, di questi tempi, ci colpisce un po’ tutti). Lo sconforto del mio amico era in parte condivisibile, ma non sono più stato d’accordo con lui quando ha concluso: «andrà sempre peggio!». Gli ho chiesto: in che senso? E soprattutto: perché dovrebbe?

Il vero problema è che il mio amico ha perso il “senso del futuro”. E’ un errore, e per capire come uscirne ci viene in aiuto l’antica filosofia cinese, in particolare il Taoismo. Un testo classico taoista, il Tao Te Ching (o Daodejing secondo un’altra traslitterazione) dice in un passo: «Disgrazia! Su di essa si fonda la fortuna. Fortuna! In essa si nasconde la disgrazia». Cosa vuol dire? Vuol dire che ogni cosa, ogni situazione (bella o brutta che sia) contiene in sé il seme del suo contrario.

Noi occidentali siamo abituati a pensare in termini di contrapposizioni inconciliabili: bene-male, fortuna-sfortuna, eccetera. Il pensiero cinese invece considera gli opposti come complementari, e ha visualizzato questo principio nel celebre simbolo dello Yin/Yang: un cerchio bicolore dove ognuna delle due parti contiene il punto di colore dell’altra. Lo Yin è associato al femminile, all’acqua e alla notte; lo Yang al maschile, al fuoco e al giorno. Ma i due principi non sono statici: ciascuno di essi comprende l’altro ed è destinato a trasformarsi. Per questo il Tao Te Ching inizia con questa splendida affermazione: «La Via veramente Via non è una via costante».

Nulla è costante, infatti. Un altro grande classico del pensiero taoista, il Chuang Tzu (o Zhuangzi) afferma: «Fuggevole e incorporea, la realtà cambia incessantemente e non contiene nulla che sia stabile». E’ su questo che ho invitato il mio amico a riflettere: la legge delle cose è il cambiamento, e nulla ci obbliga a pensare che ciò che va male continuerà ad andare male.

Dobbiamo fare nostra questa visione: anche una crisi contiene in sé il seme della rinascita. Vivere questa rinascita dipende anche da noi, da come ci rappresentiamo la realtà. Se comprendiamo questo, ristrutturiamo la nostra speranza, recuperiamo il senso del futuro, ci apriamo alle tante possibilità del domani.

(Quella che avete letto qui sopra è la mia rubrica MilleOrienti pubblicata nel numero di giugno 2012 del mensile Yoga Journal).

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6 Risposte »

  • Aprirsi ai cambiamenti, aprirsi al futuro. La lezione del Taoismo :

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  • dawala :

    Il taoismo e’ veramente affascinante oltre che per me assolutamente condivisibile…..e molto anche. Lo chiamano pure la middle way cinese no ? Curioso pero’ che due middle way quali dovrebbero essere quella cinese e quella tibetana non riescano a incontrarsi. Secondo te perche’ ?

  • Marco Restelli (autore) :

    Gentile Dawala, la risposta meriterebbe….un libro, tanto antiche e complesse sono le ragioni storiche e politiche che oggi contrappongono cinesi e tibetani. In ogni caso, non è certo il Taoismo la cultura predominante nella Cina di oggi, bensì un Confucianesimo nazionalista. A risentirci, ciao

  • Gianni :

    Salve
    vorrei dare una mia testimonianza a riguardo.
    Vivendo in UK , dove la crisi e’ arrivata subito dagli USA, sul finire del 2009 ho perso il lavoro.
    Avevo al tempo 52 anni quindi lo spavento e senso di perdita e’ stato doppio perche’ e’ difficile ricominciare in simili circostanze.
    Va’ precisato che lavoro nell’Industria Orafa e che quindi non e’ che in tempo di crisi vai e ritrovi lo stesso lavoro, chi compra i gioielli di questi tempi, mi dicevo.
    Quindi a tante domande non sapevo rispondere e invece di darmi risposte e morire nell’angoscia, ho pensato di regalarmi una lunga vacanza mai fatta in vita mia, di andarmene in India per qualche mese lavorando gratis in un Ashram e viaggiando un po’.
    Una scelta folle apparentemente ma che invece ….sono ritornato con una forza interiore e soprattutto di autostima che mi ha fatto affrontare cose che prima non avrei mai considerato.
    Mi sono messo a fare dolci e venderli ma senza successo.
    Ho lavorato in un alimentari con un amico che si e’ trasformato in aguzzino trattandomi male davanti ai clienti.
    A quel punto una conoscente mi ha indirizzato in una compagnia a cui cercavano uno del settore orafo da cui io provenivo, per una settimana
    ho lavorato in un sottoscala accanto a dove per pranzo si cuocevano le frittate e non c’era neanche l’estrattore…
    A quel punto mi sono detto che era piu’ facile riprendere da dove avevo lasciato piu’ che cercare per forza una nuova via, e cosi’ ho ricominciato e grazie a Dio o all’energia sconosciuta che ci sovrasta e che ci guida sempre nella nostra piu’ totale inconsapevolezza di cio’, Io oggi lavoro e so’ che tutto e’ mutevole ma con il “se'”
    in equilibrio perdersi e’ piu’ difficile.
    Saluti.
    Shanti, Shanti, Shanti!
    E’ stata

  • dawala :

    Si’ questo e’ vero, difatti adesso in piazza Tiananmen proprio davanti al ritratto del suo grande oppositore Mao, hanno piazzato una grande statua di Confucio. Alla definizione Confucianesimo nazionalista io aggiungerei l’aggettivo CIECO perche’, perlomeno in riferimento al Tibet, va contro persino ai suoi stessi interessi.

  • Marco Restelli (autore) :

    @ Gianni: grazie per la tua bella testimonianza. Capisco bene le tue difficoltà e apprezzo il coraggio con cui ti sei “reinventato”. Ho sperimentato qualcosa del genere. Auguri per il tuo futuro e teniamoci in contatto. Marco

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