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Perché la musica è una forma di meditazione

16 luglio 2012 di 1

A chiunque sia stato in India è capitato di ascoltare musica e canti provenienti da un tempio.  La musica si dipana nelle strade come il filo di un gomitolo che attraversa mille tradizioni religiose, si esprime in mille forme diverse, eppure unisce tutto e tutti: nelle preghiere, nell’accompagnamento di mantra, in molte forme di meditazione, nella recita di inni sacri, nel teatro-danza di tema religioso, eccetera.

Il celebre virtuoso di sitar Ravi Shankar

Perché la musica ha questo ruolo centrale nella cultura indiana? Perché secondo le più antiche tradizioni hindu la musica è di origine sacra, ed è essa stessa una forma di meditazione. Lo spiega bene uno dei più celebrati musicisti indiani del XX secolo, il virtuoso di sitar Ravi Shankar, che insegnò la musica classica indiana ad artisti occidentali del calibro di George Harrison, Philip Glass e John Coltrane.

Scrive dunque Ravi Shankar nella sua autobiografia My Music, my Life: «L’arte che noi chiamiamo sangeet (pronuncia sanghìt, ndr) – un insieme di musica vocale, musica strumentale e danza – venne insegnata all’umanità dai rishi, i grandi mistici-saggi dell’antichità. La nostra tradizione insegna che Dio stesso è percepibile come un Suono, e che l’esperienza musicale va vissuta come un cammino verso la realizzazione del Sè. Noi vediamo la musica come una disciplina spirituale che ci rivela l’essenza dell’universo. Così, attraverso la musica, possiamo arrivare a Dio».

Questo legame fra musica, preghiera e meditazione si trova in tutte le epoche della storia indiana.  Più di tremila anni fa è in uno dei libri fondativi dell’Induismo, il Samaveda, una raccolta di inni, di melodie e di istruzioni per eseguirle. Ma  lo ritroviamo anche in una religione più recente come il Sikhismo: nel libro sacro dei Sikh, il Guru Granth Sahib, gli inni centrali sono suddivisi in sezioni sulla base delle melodie con cui vanno cantati.

Ogni tradizione religiosa dell’India, insomma, ha sviluppato un proprio rapporto con la musica, che oggi viene rinnovato da maestri spirituali di varie scuole, impegnati a elaborare nuove forme di supporto musicale alla meditazione. Così, la grande tradizione indiana trasformandosi prosegue il suo cammino.

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L’articolo che avete letto qui sopra è pubblicato nella mia rubrica MilleOrienti sul numero di luglio-agosto del mensile Yoga Journal.

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