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Tanti capolavori dell’arte asiatica in pericolo. Vediamo quali e perché

22 luglio 2012 di 5

Cari tutti, qui sotto un mio articolo pubblicato il 17 luglio 2012 sul periodico (cartaceo e online) Eco-News. Buona lettura, MR.

Il South China Morning Post, prestigioso quotidiano di Hong Kong, ha pubblicato  un’inchiesta dal titolo allarmante: «Architectural Gems Risk Destruction». L’articolo del quotidiano fa un elenco di dieci «tesori culturali asiatici» – archeologici, artistici, urbanistici – «che nel prossimo futuro sono a rischio di danni irreversibili o di distruzione, a causa del vorticoso sviluppo economico delle aree in cui sono collocati, o del boom del turismo di massa in quelle aree, o di conflitti militari in atto o latenti». Citando un recentissimo studio del Global Heritage Fund il South China Morning Post sostiene inoltre che quei dieci «tesori» sarebbero solo «un frammento di un vastissimo patrimonio culturale a rischio» in molte zone dell’Asia.

L’elenco presentato elenca siti diversi fra loro, così come diverse sono le ragioni alla base dei rischi di distruzione, ma in tutti i casi pone due domande attualissime anche per noi:
– 1) I capolavori dell’arte, dell’architettura e dell’urbanistica del passato non dovrebbero essere considerati come «beni ambientali» e in quanto tali tutelati? Dovrebbero, ma spesso ciò non accade.
– 2) In quale modo valorizzare questi beni culturali rendendoli fruibili a tutti ma senza danneggiare le opere e l’ambiente che li circonda? Nell’elenco del quotidiano compare ad esempio l’antica capitale siamese di Ayutthaya, in Thailandia, i cui meravigliosi stupa buddhisti rischiano un danno irreversibile a causa della violenza degli agenti atmosferici (monsoni) e della mancanza di seri restauri. E l’incuria dell’uomo è alla base anche dei rischi che corre uno dei siti archeologici più misteriosi dell’Asia: la Piana delle Giare in Laos. Si tratta di una vasta pianura prativa disseminata di centinaia e centinaia di enormi giare megalitiche (alte anche due metri) lasciate in tempi antichi da una civiltà sconosciuta e per ragioni che gli studiosi non riescono a capire. Ma le intemperie, l’indifferenza dell’uomo e i tristi lasciti di recenti guerre (la zona è ancora piena di mine) rischiano di condannare a morte questo sito archeologico affascinante e misterioso. Ci sono poi i casi in cui il rischio ambientale per il patrimonio culturale è originato soprattutto dallo sviluppo economico e/o turistico. Lo studio citato dal South China Morning Post fa l’esempio della città cinese di Kashgar, una delle ultime testimonianze dei centri urbani che un tempo sorgevano sulla Via della Seta, oggi purtroppo minacciata da una modernizzazione selvaggia e incurante di ogni tutela.

Alcuni stupa del sito archeologico di Ayutthaya (Thailandia)

Per fortuna la Cina odierna sta interrogandosi a fondo sui rischi della mancata tutela dei beni culturali e ambientali, proprio perché fino a pochi anni fa è stata sostanzialmente insensibile a questi temi e ora si accorge di pagarne il prezzo. Non a caso il quotidiano di Hong Kong fa l’esempio anche di una città cinese che pure non è presente nell’elenco del Global Heritage Fund: Pingyao. Io ha avuto il piacere di visitarla e posso testimoniare che Pingyao è uno dei pochissimi luoghi della Cina contemporanea in cui si possa ancora respirare l’atmosfera della gloriosa Storia cinese. Si tratta di una città fortificata, fondata nel 9° secolo a.C., che in gran parte conserva edifici di 600 anni fa: case, cortili, negozi, templi, e perfino la prima banca del mondo, ci consegnano il fascino dell’antica Cina. Per questo Pingyao è stata inserita, dal 1997, nel Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco. Il problema è che Pingyao è l’ultima e l’unica città di questo genere rimasta in tutta la Cina. E per questo viene presa d’assalto ogni anno da una valanga di turisti, che ne stanno facendo qualcosa a metà fra un museo e un mercato di souvenir. Il South China Morning Post nota polemicamente che «fino a venti anni fa esistevano ancora in Cina centinaia di città come Pingyao, poi spazzate via dalla modernizzazione». Perché non sono state conservate e valorizzate anch’esse? E cosa diventerà la piccola Pingyao sotto l’urto di centinaia di migliaia di turisti ogni anno?

Uno scorcio dell’antica città di Pingyao (Cina)

Rimanendo in Cina, un altro caso non citato nell’elenco del Global Heritage Fund ma degno di attenzione e riflessione è quello del famoso Esercito di Terracotta della città di Xi’an. Si tratta, com’è noto, di una delle più importanti scoperte archeologiche del XX secolo: oggi sono visibili circa un migliaio di statue di guerrieri, rivestite di armatura e armi, che anticamente vennero messe a guardia della tomba del primo imperatore della Cina, Qin Shi Huang Di. Lo spettacolo di quegli antichi guerrieri è davvero emozionante, ma posso assicurarvi che è invece assurdo vedere il contesto nel quale le statue sono collocate: una struttura che non è meglio di un capannone industriale. Tanto che il visitatore non può non chiedersi: ma la ricca e gloriosa Cina non aveva un buon architetto capace di realizzare un edificio all’altezza di un tale tesoro archeologico? L’impatto – estetico, prima ancora che ambientale – è desolante. L’esercito di terracotta di Xi’an è diventato (con la Grande Muraglia) la principale meta turistica della Cina, ed è consolante invece sapere che le autorità cinesi non stanno “dando in pasto ai turisti” l’esercito di Qin Shi Huang Di, ma anzi lo stanno preservando. Si calcola infatti che sotto terra ci siano ancora ben ottomila soldati di terracotta, che gli archeologi cinesi però non vogliono estrarre per non metterli in pericolo: l’esposizione all’aria aperta ha causato la perdita dei colori che originariamente erano dipinti sui soldati, e gli archeologi sono intenzionati a non dissotterare le altre statue fino a quando non sarà stato trovato il modo di preservare le pitture originarie. Una giusta attenzione nei confronti di un patrimonio culturale di immenso valore, perché se è vero che il turismo porta danaro e contribuisce allo sviluppo è anche vero che la tutela dei beni culturali e ambientali è un investimento sul futuro. Della Cina e di tutti noi.

Il famoso esercito di terracotta di Xi’an (Cina)

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5 Risposte »

  • enrico Bo :

    Sono stato pochi mesi fa alla piana delle Giare e vorrei rimarcare che per duemila o più anni hanno resistito abbastanza bene agli agenti atmosferici e ai monsoni. Un decennio di bombe invece hanno fatto un lavoro decisamente più pregnante. Rimane tuttavia un luogo talmente pieno di fascino e di mistero che vale la pena fare la fatica necessaria a raggiungerlo.

  • Marco Restelli (autore) :

    @Enrico: hai ragione. Aggiungo però fra i pericoli, oltre le guerre, anche la stupidità umana perché non sono tutti visitatori consapevoli e responsabili come te; ci sono purtroppo anche i deficenti che si prendono un pezzetto “per ricordo” o che incidono i propri nomi “per ricordo”….bisognerebbe educare la gente al rispetto quando si va in terra altrui (e anche nella propria). Ciao

  • Tanti capolavori dell’arte asiatica in pericolo. Vediamo quali e perché :

    […] Fonte: Tanti capolavori dell’arte asiatica in pericolo. Vediamo quali e perché […]

  • italy-india.gruppozenit.com :

    Sarebbe bello poter lanciare una campagna di informazione internazionale su questo problema…

  • Marco Restelli (autore) :

    Cari amici di Zenit, scrivetemi e incontriamoci: abbiamo molte cose di cui parlare, a proposito dell’India. A presto, Marco/MilleOrienti

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