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Quando il diverso è il nemico. La strage di Sikh negli Usa

7 agosto 2012 di 1


Un uomo di cui non voglio ricordare il nome (perché gli assassini non devono avere fama a causa dei loro crimini) si è avvicinato a un Gurdwara (tempio) sikh nel Wisconsin e si è messo a sparare. Risultato: sei americani di origine indiana e religione sikh sono stati uccisi, e tre sono rimasti gravemente feriti. Il killer è stato poi ucciso da un poliziotto.
Chi era il killer e perché ha fatto questa strage? E sopratutto: cosa possiamo leggere dietro a un gesto del genere?
Il killer era un ex veterano dell’esercito Usa, militante in un gruppo neonazista e membro di un band punk che nelle sue canzoni inneggiava alla superiorità dell’uomo bianco. I Sikh – tranquillamente intenti alla preghiera nel loro tempio –  avevano l’unica “colpa” di portare il turbante e la barba, come è prescritto dalle regole del Khalsa (l’ortodossia sikh). Per questa stessa “colpa” – cioè per il loro aspetto –  all’indomani dell’attentato alle Torri Gemelle del l’11/9/2001 alcuni innocenti Sikh americani vennero uccisi perché “scambiati” per musulmani afghani; anche gli afghani infatti portano spesso turbante e barba. Il killer che ha agito contro i Sikh aveva sul braccio un tatuaggio che ricordava appunto l’attentato dell’11 settembre.

Tre  considerazioni:
1) è folle che gli Usa continuino a lasciare in libera vendita le armi come se fossero caramelle. Come dicevano i nostri nonni, non bisogna accettare caramelle dagli sconosciuti. E neanche fucili mitragliatori.
2) è evidente che l’ignoranza di alcuni americani nei confronti delle culture altrui continua a seminare vittime: il “diverso” (musulmano, sikh, o altro) è percepito ancora come un nemico.
3) i Sikh sono ancora una volta vittime senza essere colpevoli di nulla. Ad onta del fatto che in India c’è una comunità indiana (non solo sikh) diffusa e radicata. Basta pensare che quasi la metà degli ingegneri informatici della Silicon Valley sono indiani. Basta pensare che in alcuni Stati americani ci sono circuiti cinematografici specificamente dedicati ai film di Bollywood. Basta pensare che numerosi indiani hanno militato nella campagna elettorale che ha portato Obama alla presidenza degli Usa.
Eppure sono ancora “diversi” e perciò “nemici”. Benché in realtà siano una comunità pacifica, laboriosa e capace di integrarsi ovunque vadano – negli Usa come in Italia – pur mantenendo, com’è giusto, le proprie tradizioni religiose. (Se volete conoscerle meglio, leggete i post nella categoria “Sikh in India e in Occidente”).

Oggi mi congedo da voi con un saluto sikh: Sat Sri Akal. Cioè: Verità è il Signore Eterno.

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