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India: omaggio a una coraggiosa innovatrice

14 maggio 2013 di 3

Ela Bhatt
Oggi vorrei rendere omaggio a una donna straordinaria. Perché le sue intuizioni e il suo lavoro sociale hanno fatto scuola in tutto il mondo. Si chiama Ela Bhatt, ha 80 anni, è indiana e il 18 febbraio 2013 il Presidente  dell’India l’ha premiata con il prestigioso Indira Gandhi Prize for Peace.

Chi è Ela Bhatt? La sua storia è in un libro che si intitola We are poor but so many («Siamo povere, ma così tante»). Alla fine degli anni Sessanta del secolo scorso, giovane avvocatessa, decide di entrare nel sindacato indiano dei tessili. Ma dopo pochi anni si rende conto di tre cose: 1) ci sono tantissime persone che non hanno lavoro fisso e perciò non sono tutelate dai sindacati; 2) fra i lavoratori precari e “anomali” le donne sono le più svantaggiate, anche perché in India sono spesso analfabete; 3) gli insegnamenti del Mahatma Gandhi dovrebbero essere applicati anche nei sindacati.

Così, nel 1972 Ela Bhatt fonda ad Ahmedabad, in Gujarat, un’associazione nuova e unica al mondo: un sindacato “di genere” – cioè solo per le donne – ispirato ai valori gandhiani, dedicato a tutte le lavoratrici “informali” e senza garanzie,  impegnato non solo nel campo del lavoro ma anche nell’istruzione, nella salute femminile e nel microcredito alle donne. Lo chiama SEWA: Self Employed Women Association

Ispirata da una frase del Mahatma Gandhi –  «non ho mai trovato una buona ragione per arrendermi» – Ela Bhatt raccoglie intorno a sé tante agguerrite operatrici sociali che intervengono in tutti i settori: creano centinaia di cooperative di contadine, fanno studiare le analfabete, fondano banche di microcredito alle donne (Sewa Bank), vanno nei villaggi a spiegare che se le donne guadagnano è un vantaggio anche per gli uomini, aprono una radio femminile e fondano una cooperativa di documentariste che, armate di macchina di presa, filmano i soprusi cui le donne vengono sottoposte. La prima di quelle documentariste fu una straccivendola analfabeta che non sapeva leggere i tasti “on” e “off” della videocamera…

Oggi la SEWA ha un milione di iscritte e costituisce un modello in tutto il mondo: la Women World Bank americana, per esempio, è ispirata alla banca di microcredito femminile della SEWA, più volte lodata da Hillary Clinton.

Venerata come una Grande Madre, al culmine del successo, tempo fa Ela Bhatt ha sorpreso tutti decidendo di farsi da parte: «perché nel nostro movimento ci sono tante giovani capaci cui è giusto dare spazio». E ora le è arrivato il premio del Presidente dell’India. Se penso a qualcuna degna di essere chiamata Maestra penso a te, Ela Bhatt. Grazie di quello che ci hai insegnato. Namaskar.

(Quella che avete letto qui sopra è la mia rubrica MilleOrienti pubblicata sul mensile Yoga Journal di aprile. MR)

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3 Risposte »

  • sonia.namste :

    Caro Marco, come forse avrai notato in questo periodo mi sto occupando più del solito di donne asiatiche. A volte le nostre esperienze personali ci portano ad approfondire maggirmente certi aspetti.
    Leggere questo tuo articolo mi ha riportato alla mente il bellissimo incontro fiorentino del River to River. Se non ricordo male anche in questa occasione si discusse di questo movimento.
    Non ho letto “We are so poor but so many” ma ho letto il ibro di Mariella Gramaglia, Indiana, nel quale si parla approfonditamente del movimento SEWA. Ricordo un capitolo bellissimo nel quale la giornalista dialoga direttamente con la Bhatt. Oggi più che mai i diritti delle donne asiatiche necessitano di un’attenzione particolare.
    Nella nostra realtà italiana vedo spesso la privazione e il sopruso riportati nella nostra società. Donne afghane, bangladesi, pakistane e nepalesi sottratte all’indipendenza, alla dignità alla felicità. Una vita di sofferenza in un paese non loro, l’Italia, dove nenache il conforto della stessa lingua o della stessa gente e cultura porta sollievo. A volte basta ascoltarle, mostrarsi loro amiche. Altre volte la loro sofferenza, le ferite della loro anima e del loro corpo sono troppo profonde e vive.

  • Marco Restelli (autore) :

    Cara Sonia, anche’io ho letto il libro di Mariella Gramaglia, interessante; ho avuto la fortuna di andare nella sede centrale della Sewa e da allora sono in contatto con quella realtà.
    Il lavoro che tu stai facendo è prezioso: tienici informati, racconta le tue esperienze e opinioni, te ne saremo grati. Ciao

  • Sonia :

    Che bello, deve essere stato emozionante. Il Gujarat poi é stupendo. Ci ripasseró nel mio prossimo viaggio..sulle tracce degli antichi mandir jaina.
    Il lavoro che faccio io é una goccia nel mare, preziosa ma goccia. 🙂
    Buon tutto

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