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Cosa ci insegna l’Inizio, cosa ci insegna la Fine

27 agosto 2013 di 2

kyudo-competitionOggi vorrei parlarvi dell’Inizio e della Fine: non due accadimenti bensì due arti, due Vie, da praticare e imparare.

Molti anni fa in un giardino di Kyoto assistei a una seduta di kyudo, cioè di tiro con l’arco zen. Ammirato dall’eleganza del gesto e dalla precisione del risultato andai a congratularmi con una coppia di anziani arcieri giapponesi, che mi risposero: «Tiriamo con l’arco da appena otto anni. Stiamo ancora imparando a imparare.  Siamo soddisfatti». Il segreto di un buon inizio è in questa serenità che nasce da una consapevolezza: in ciascuno di noi c’è la natura-Buddha; ciascuno impari ad accettarsi pienamente come persona e come Buddha, e solo dopo aver fatto questo accetti i giudizi – anche altrui – su di sé e su ciò che fa. Positivi o negativi che siano quei giudizi, non cambiano la nostra natura-Buddha. Ciascuno di noi, ogni giorno, è all’Inizio, impara ad imparare. E questo è quanto.

libro di Taiten Guareschi          Non meno importante è la Fine. Il Maestro Fausto Taiten Guareschi, abate del monastero zen di Fudenji (sulle colline di Salsomaggiore) nel suo libro Fatti di terra (qui a destra)  cita lo Hagakure, il codice d’onore dei samurai: «Se l’uomo non svanisse come le rugiade, ma rimanesse per sempre nel mondo, a che punto le cose perderebbero il potere di commuoverci? L’importanza delle cose è data dalla loro fine». Ricorda Guareschi: la fine fa importante ciascuna cosa.

L’importante dunque, ci dice lo Zen, è la consapevolezza del qui-e-ora. Un insegnamento che ritroviamo anche in altre tradizioni spirituali. Per esempio in Vimala Thakar, una Maestra che visse in India nel secolo scorso e prese ispirazione da Krishnamurti per elaborare infine una Via propria. Nel suo libro Il mistero del silenzio (edito da Astrolabio) Vimala Thakar ci invita a percepire ogni giorno ciò che lei chiama «la benedizione di essere vivi». Dice Thakar: «viviamo nel momento che ci è dato, muoviamoci nel rapporto che ci aspetta. I rapporti, le provocazioni, le varie situazioni, sono l’opportunità per la scoperta di sé. Il momento presente, che ci è accessibile, è l’eternità senza tempo che ci attende perché noi la incontriamo». E lo strumento per giungere a questa consapevolezza, naturalmente, è la meditazione.

Vimala Thakar

Vimala Thakar

(Quella che avete letto qui sopra è la mia rubrica MilleOrienti apparsa tempo fa sul mensile Yoga Journal).

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2 Risposte »

  • pasko :

    lo zen non sono parole

  • Marco Restelli (autore) :

    Hai ragione Pasko: lo zen non sono parole. Lo zen è presenza mentale, esperienza vissuta, attenzione al qui-e-ora. Tuttavia a volte le parole non sono inutili per presentare lo zen a chi non lo conosce, come dimostra il fatto che molti grandi maestri (come Suzuki) hanno scritto libri sullo zen. Poi, sta a chi li legge decidere se meditare e vivere lo zen.

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