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Caso #Marò_India: facciamo chiarezza

16 Dicembre 2014 di 1

I due Marò in attesa di processo da 33 mesi

I due Marò in attesa di processo da 33 mesi.

“Un altro schiaffo dall’India”. Così Il Sole 24 ore  titola l’articolo sulla notizia del giorno: l’Alta Corte dell’India ha rifiutato le richieste dei due Marò italiani Latorre e Girone che chiedevano, rispettivamente, di poter prorogare di quattro mesi la permanenza in Italia per sottoporsi a cure mediche (Latorre) e di poter venire in Italia per le festività natalizie (Girone). Motivo? Il presidente dell’Alta Corte, H. L. Dattu, ha dichiarato:  «L’inchiesta sulla morte dei pescatori non è finita e i capi d’accusa non sono stati ancora presentati», aggiungendo che «anche le vittime hanno i loro diritti». I maggiori quotidiani indiani danno la notizia senza pubblicare, per ora, alcun commento, segno che attendono di valutare anche un pronunciamento ufficiale del governo indiano. Intanto il presidente Napolitano si è detto «fortemente contrariato» e la polemica politica da parte italiana è destinata a divampare, aggravando le relazioni fra i due Paesi, peraltro già compromesse in vari campi (ricordiamo che l’India non parteciperà a Expo 2015,  anche se numerosi visitatori indiani sono attesi a titolo personale).

Riassumiamo i fatti: i due marò italiani sono accusati della morte di due pescatori del Kerala scambiati per pirati, ma non c’è accordo fra Italia e India sulla giurisdizione, cioè su chi debba giudicarli. Se la nave battente bandiera italiana si trovava in acque internazionali la giurisdizione è italiana, viceversa l’India sostiene che la nave si trovasse in acque indiane e che la giurisdizione sia dunque indiana. Il problema vero è che Latorre e Girone attendono un processo da ben 33 mesi, un ritardo e una tensione terribili, che hanno causato a Latorre un’ischemia cerebrale. Questo ritardo è avvenuto anzitutto per ragioni politiche (le elezioni indiane) e burocratiche interne all’India, ma anche per la scarsa decisione con cui si sono mossi nel frattempo i vari governi italiani (MilleOrienti ne ha parlato qui)  Dunque, che fare ora?

L’opinione di MilleOrienti
Il caso è complesso e si presta a facili strumentalizzazioni nazionalistiche da entrambe le parti. Ne ho parlato oggi in un’intervista a Radio Città Futura di Roma e voglio condividere con voi le mie opinioni, in attesa di ricevere le vostre.
Le domande essenziali sono tre:
1) Quale atteggiamento dovrebbe tenere ognuno di noi di fronte a questa vicenda?
2) Che cosa dovremmo pensare dell’India in questa vicenda?
3) Che cosa deve fare l’Italia?

1) Sui social media stiamo assistendo a uno spettacolo assurdo: lo scontro fra “colpevolisti” e “innocentisti” riguardo ai due Marò. Ma di cosa sta parlando chi fa polemica sul web?! Questa non è una partita di calcio e non ha senso dividersi in tifoserie! La verità è che fino alla conclusione di un processo gli imputati vanno considerati innocenti e che solo dopo la sentenza potremo sapere se sono innocenti o colpevoli. Non abbiamo gli strumenti e le informazioni necessarie per giudicare, quello è compito della magistratura. Ognuno deve fare il suo mestiere.

2) L’India in questa vicenda si è mossa male per molte ragioni (ritardi, strumentalizzazioni politiche interne, il tentativo – per fortuna rigettato – di utilizzare la legge antiterrorismo per giudicare i due Marò);  resta il fatto che l’India non è una dittatura, è una democrazia. I magistrati indiani non sono burattini del governo indiano, così come i magistrati italiani non sono burattini del governo italiano. Perciò i magistrati indiani in questa situazione hanno risposto: l’inchiesta va conclusa, il processo va celebrato. Se poi sia l’India ad avere il diritto di celebrare quel processo, è tutt’altra questione. Che va gestita politicamente. Il caso Marò va risolto finalmente tenendo presenti i diritti di tutti (sia gli imputati, sia le vittime) senza farlo diventare una “guerra politica” fra Italia e India che non gioverebbe neanche ai due Marò. 

3) Chi, in Italia, invoca ritorsioni economiche all’India, si copre di ridicolo: è l’India (con la Cina) il gigante del XXI secolo, non l’Italia. Non sarà la zanzara a dar fastidio all’elefante. L’unico vero strumento politico in mano all’Italia è l’internazionalizzazione della vicenda.  Già nell’aprile 2014 l’allora ministro degli Esteri Mogherini annunciava «l’apertura di una nuova fase del caso Marò con l’avvio di una procedura internazionale» e in agosto, come ricorda il Times of India, il premier Renzi aveva parlato del caso Marò con il premier Modi. Alla luce di quanto appena accaduto però è evidente che i mezzi messi in campo finora non sono risultati sufficienti:  l’Italia deve dunque impegnarsi con molta maggior forza in tutte le sedi internazionali per arrivare a un arbitrato internazionale. Anche su questo noi cittadini italiani giudicheremo la politica estera del governo Renzi.

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