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Reportage: la spettacolare Festa del Dente del Buddha in Sri Lanka

10 settembre 2016 di -

sri-lanka-kandy-esala-perahera3Ecco un mio reportage sulla spettacolare processione del Dente del Buddha in Sri Lanka, pubblicato su Sette, il magazine del venerdì del Corriere della Sera.  Attendo come sempre vostri commenti domande ecc. Buona lettura! MR
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Per primi, al tramonto, sfilano i trenta fustigatori: con suono secco e forte fanno schioccare nell’aria i loro lunghi scudisci. Un tempo annunciavano così l’arrivo del re, oggi fanno strada alla Sacra Reliquia del Dente del Buddha, attesa con ansia da decine di migliaia di pellegrini assiepati nelle strade, sui balconi e sui tetti delle case di Kandy, capitale spirituale e culturale del buddhismo singalese.
Secondo la tradizione, il Sacro Dente fu estratto dalla pira funeraria di Siddhartha il Buddha nell’anno 543 a.C. e custodito in India da vari sovrani fino al quarto secolo d. C.. A quell’epoca la principessa indiana Hemamali, decisa a preservare la reliquia dal rischio di distruzione, se la nascose fra i capelli (dipinto sotto) e la portò qui in Sri Lanka. Nel corso dei secoli il Sacro Dente fu rubato, nascosto di nuovo, ritrovato, distrutto dai colonizzatori portoghesi (che però furono ingannati con una copia della reliquia) e passò di mano in mano attraverso molte disavventure, via via che la “lacrima dell’India” – cioè quest’isola dell’oceano indiano – veniva invasa dai regni dell’India meridionale e poi da portoghesi, olandesi e inglesi.

arrival-of-the-sacred-tooth-relic-in-sri-lankaCol tempo il Dente del Buddha è diventato il simbolo stesso dell’identità di questo popolo in larga maggioranza buddhista, anche perché si diffuse la credenza che fosse la reliquia a legittimare l’autorità dei suoi possessori, i monarchi singalesi, che ebbero qui a Kandy la loro ultima capitale indipendente; qui infatti resistettero a lungo agli assedi dei colonizzatori portoghesi e olandesi, capitolando infine agli inglesi solo nel 1815. Proprio per ricordare al pubblico la necessità di difendere il Sacro Dente e ciò che rappresenta, in strada sfilano, dopo i fustigatori, anche i portatori di spada, fieri e solenni nonostante la giovane età. Così la processione religiosa diventa anche rievocazione storica e nazionalistica, mentre a migliaia passano i membri di tanti altri gruppi: i portabandiera con le multicolori bandiere buddhiste della pace, i vessilliferi con le insegne delle varie province dello Sri Lanka, i ragazzi con i fiori di noce di cocco, simbolo di prosperità.
Ma col passare delle ore tutto finisce per assumere un’atmosfera da grande festa popolare, mentre la gente sulle rive del lago di Kandy assedia le bancarelle di street food per mangiare gustose sfoglie fritte con i ripieni più vari o per bere con una cannuccia la rinfrescante acqua del cocco verde.

kandy-perahera-5Questo e altro è l’ Esala Perahera, la processione (perahera) che si svolge a Kandy nel mese di esala, luglio/agosto nel calendario lunare dello Sri Lanka: sicuramente uno degli eventi religiosi più spettacolari dell’Asia. Tradizionalmente dura una decina di giorni durante i quali si alternano riti minori in quattro templi (interessante l’unico dedicato a una dea, Pattinì, che è anche l’unico dove sfilano e danzano le donne); quest’anno, secondo il calendario lunare, l’Esala Perahera si svolge dall’ 8 al 18 agosto, fino a concludersi con la maestosa processione dell’ultima notte di plenilunio (poya).

Il lunghissimo corteo avanzando cambia pelle in un allegro crescendo di colori, di musica e di danze: ecco gli artisti dei cerchi di fuoco (foto sopra) che brillano nella notte, ecco i percussionisti di tamburi e i trombettieri, ecco le confraternite dei templi di varie divinità e naturalmente, al cuore di tutto, lui, l’elefante (foto sotto). Spetta solo a questo magnifico animale l’onore di portare il baldacchino sotto il quale sta lo scrigno della Reliquia (ma si dice che anche questa sia una copia, e che il Sacro Dente sia invisibile a chiunque). L’elefante, antico emblema di autorità sia politica sia spirituale, è da sempre dedicato al trasporto di guru e di monarchi e non a caso viene rappresentato anche nel Tempio del Dente del Buddha qui a Kandy: per entrare nel sancta sanctorum bisogna passare attraverso zanne di elefante, e altre zanne stanno intorno a una statua di Buddha. Animale sacro in Sri Lanka (come peraltro in India) è logico che sia protagonista della più importante festività singalese; perciò in processione sfilano almeno una cinquantina di elefanti, addobbati a festa con paramenti, luci e lucine colorate.

esala-peraheraL’anno scorso per assistere alla processione finale nel plenilunio sono arrivati a Kandy migliaia di turisti (oltre ovviamente a un’enorme folla di pellegrini) e questo è un altro segno di come il turismo stia crescendo in Sri Lanka: 1,8 milioni di persone nel 2015, con un aumento di quasi il 18% rispetto all’anno precedente, e il 2016 promette di andare anche meglio. Certo il numero dei visitatori è ancora basso, dato tutto ciò che quest’isola offre. Per esempio, la più rigogliosa natura tropicale dell’Asia, con spettacolari parchi naturali e un paio di biosfere Patrimonio Unesco (come la Sinharaja Reserve, una delle ultime foreste primarie); del resto, in quale altro luogo al mondo può capitare, andando in auto su una strada di campagna, di incontrare il cartello “attenzione, passaggio elefanti”? Sono ancora moltissimi, infatti, gli elefanti in libertà nelle foreste di questo Paese; animali venerati e considerati utili in tutto, tanto che perfino i loro escrementi vengono utilizzati: dopo una lavorazione infatti ne viene tratta una carta, chiamata Elephant Dung Paper, con cui si fanno quaderni, album e buste.

Ma Sri Lanka sa usare incantamenti e seduzioni decisamente meno prosaici. Basta pensare ai siti archeologici e alle città d’arte, Patrimoni Unesco. Come Sigiriya, a cui si arriva salendo una scaletta metallica abbarbicata su un monte, da cui si gode lo spettacolo della giungla circostante; come l’antica capitale Polonnaruwa o la stessa Kandy, o come le grotte di Dambulla (foto sotto) con oltre duemila metri quadrati di affreschi buddhisti; o come Anuradhapura, cresciuta intorno al maestoso Albero dell’Illuminazione, una talea prelevata dall’albero di Bodhgaya, il luogo in cui Siddhartha divenne il Buddha, 26 secoli fa. Senza contare, ovviamente, l’attrazione esercitata dai resort e da centinaia di chilometri di spiagge.

dambulla-cave-temple-1024x682Le cifre ancora basse del turismo in Sri Lanka si spiegano solo guardando alla storia recente: per oltre 25 anni, fino al 2009, il Paese è stato dilaniato da una guerra civile fra la maggioranza singalese di fede buddhista e la minoranza tamil di fede induista, originaria di una regione meridionale dell’India che oggi si chiama appunto Tamil Nadu. Una parte di loro arrivarono in barca dall’India in epoche arcaiche; un’altra parte, la più cospicua, fu prelevata dai colonialisti inglesi nel diciannovesimo secolo, e portata sull’isola per lavorare, a partire dal 1867, nelle nuove piantagioni di tè. Proprio quel tè Ceylon che oggi è una delle maggiori voci dell’export del Paese (foto sotto). La sua raccolta e lavorazione ricade, per l’80%, sulle donne di etnia tamil, che ai tempi del colonialismo britannico erano di fatto schiave, mentre oggi sono lavoratrici troppo spesso sottopagate. Il perdurante squilibrio economico fra la benestante maggioranza singalese e la più povera minoranza tamil è uno dei fattori che avrebbero portato, dopo l’indipendenza del Paese, alla guerra civile in età moderna. Una guerra terminata appunto nel 2009 con la sconfitta dei guerriglieri – le terribili Tigri Tamil – e seguita da una diaspora di migliaia di tamil, alcuni dei quali sono giunti anche in Italia. Ne ha scritto in proposito, pochi anni fa, Alessio Arena, un giovane e poliedrico artista formatosi non a caso all’Orientale di Napoli, autore di un romanzo brillante e originale: La letteratura Tamil a Napoli (Neri Pozza).

Sri Lanka Tea Board employee Bhagya Weerasooriya pours a cup of

Ma questa è un’altra storia. A noi interessa notare che per fortuna le ferite di quella stagione di sangue stanno guarendo, le violazioni dei diritti umani dei tamil – più volte denunciate da Amnesty International – appartengono al passato, e Sri Lanka sta ripartendo in ogni campo.

Nei sette anni passati dalla fine della guerra civile il prodotto interno lordo procapite è cresciuto da duemila a oltre tremila dollari, il Paese ha ridotto l’indice di povertà dal 30% al 24%, e nel 2015 l’economia ha registrato una crescita di quasi il 5%. Inoltre l’utilizzo delle connessioni internet sta aumentando del 45% all’anno, grazie anche a iniziative visionarie come il Loon Project, lanciato da Google per portare internet nelle aree più remote del pianeta grazie ai palloni aerostatici; ognuno dei palloni lanciati quest’anno nei cieli dello Sri Lanka può fornire una connessione internet intorno a sé per un raggio di circa 40 chilometri. Nel nuovo fervore dello Sri Lanka è coinvolta anche l’Italia, con una netta crescita degli scambi commerciali fra i due Paesi nel 2015 e con numerosi investimenti italiani sull’isola (Calzedonia ha aperto cinque nuovi impianti di produzione per i suoi marchi), mentre Unindustria organizzerà in ottobre a Colombo una presentazione di progetti e servizi in campo edilizio, alimentare e turistico.

Così, dopo una lunga notte di sangue, rinasce riaprendosi al mondo l’isola images
che gli antichi indiani chiamavano Lanka, i romani Taprobane, gli arabi Serendib, i portoghesi Ceilao e gli inglesi Ceylon, ed è dal suo nome arabo che è nata la parola “serendipità”, che indica l’attitudine a fare scoperte felici e inattese mentre si sta cercando altro. Una di queste sorprese capitò, nel secolo scorso, allo scrittore Arthur C. Clarke. Dopo essersi trasferito a vivere sull’isola gli venne improvvisamente l’idea di un romanzo che diventò poi un film del regista Stanley Kubrick, dal titolo 2001 Odissea nello spazio. Come nacque l’ispirazione di questo capolavoro fondativo della fantascienza moderna? Clarke disse che gli era venuta in Sri Lanka perché «è il posto migliore al mondo da cui osservare l’universo».

 

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