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Quali diritti per gli italiani di origine straniera? Il caso dei Sikh: una libertà negata

18 maggio 2017 di 2

Il kirpan sikh, vietato dalla Corte di Cassazione. Foto di Marco Restelli

Cari lettori, pochi giorni fa la Corte di Cassazione ha proibito ai Sikh italiani di portare il kirpan. Tutti i media hanno parlato di diritti e doveri degli italiani di origine straniera. Ecco la mia opinione sul “caso Sikh”, in un articolo pubblicato ieri sul sito del settimanale L’Espresso. Attendo come sempre i vostri pareri.  MR

«L’Italia è pronta a perseguire penalmente ministri e politici di Stati come il Canada, l’India e la Gran Bretagna quando arriveranno nel nostro Paese? Perché dovremmo arrestarli, chiederete voi. Semplice. Perché il 15 maggio 2017 la nostra Corte di Cassazione ha vietato ai Sikh in Italia di indossare uno degli emblemi principali della loro appartenenza religiosa, il kirpan, un piccolo coltello che non è un’arma bensì un simbolo del Sikhismo. Si tratta di una religione nata in India, da una confluenza di elementi induisti e islamici, fra il quindicesimo e il sedicesimo secolo, e oggi diffusa in tutto il mondo.
Bisogna riflettere molto attentamente sulle pessime conseguenze politiche che potranno derivare dalla recente decisione della Cassazione. Perché, appunto in Canada, in India, in Gran Bretagna (e altrove) vi sono esponenti politici di primaria importanza, come il Ministro della Difesa canadese, Harjit Singh Sajjan, che sono di religione sikh.

Il Ministro della Difesa del Canada, Harjit Singh Sajjan, in visita al Tempio d’Oro dei Sikh, in India. (Fonte: NDTV.com, 20/04/2017)

Cosa faremo se arriveranno in Italia? Li multeremo subito o ci limiteremo a perquisirli? Del resto lo abbiamo già fatto in passato: politici sikh provenienti dall’India sono stati bloccati negli aeroporti di Fiumicino e di Malpensa, perquisiti e poi costretti a togliersi il turbante e a far svolazzare i lunghi capelli per dimostrare che non nascondevano armi, con il risultato che l’Italia ha ricevuto proteste ufficiali dall’India.

La sentenza della Cassazione nasce dalla bocciatura di un’istanza presentata da un sikh che vive in provincia di Mantova e che chiedeva appunto di poter portare il kirpan. In Italia ci sono circa 70.000 Sikh che lavorano soprattutto nel settore agro-alimentare e vivono in Emilia Romagna, Lombardia, Lazio, Veneto e Piemonte. È grazie a loro, fondamentalmente, se produciamo il Grana Padano e il Parmigiano Reggiano.

Sikh italiani a Pessina Cremonese (CR). Foto di Marco Restelli

Ma perché portano il kirpan? Fu adottato nel 1699, dopo un secolo di persecuzioni da parte dei musulmani, quando il decimo e ultimo Guru dei Sikh decise che non dovevano più fuggire e nascondersi, ma rendersi riconoscibili con orgoglio e difendersi. Perciò quelli fra loro che ancora oggi aderiscono alle regole di questa tradizione “ortodossa” (chiamata Khalsa), siano contadini oppure ministri, usano indossare il turbante, far crescere la barba, portare un braccialetto d’acciaio al polso e anche il kirpan. Questo coltello, che non è uno strumento di offesa, secondo il Codice di Condotta sikh (Rahit Maryada) dev’essere portato con una cintura chiamata gatra.  E così fanno molti Sikh, compresi politici in vari Paesi.

La sentenza della Cassazione individua «la sicurezza pubblica come un bene da tutelare» prima di tutto. Ma se il kirpan costituisce davvero una minaccia alla sicurezza, come mai in Gran Bretagna – nazione che per ragioni storiche conosce bene i Sikh e l’India – portare il kirpan è perfettamente legale? Lo è per qualsiasi cittadino britannico di religione sikh, e i poliziotti britannici sikh hanno anche il turbante. Perché gli inglesi sanno che i Sikh, lungi dal costituire una minaccia alla sicurezza, sono cittadini modello, hanno un tasso di delinquenza quasi inesistente, storicamente lavorano nell’esercito e nella polizia. Sono (per ragioni culturali, religiose, storiche) gente d’onore, leale e accogliente.

Un poliziotto britannico di religione sikh con altri due poliziotti.

Cosa fa l’Italia invece? Costringe 70.000 persone residenti, che non fanno male a una mosca, a chiedersi se tradire i dettami della propria religione oppure andarsene, magari in Gran Bretagna.
In Italia ci sono circa 20 gurdwara, cioè templi sikh, aperti a tutti. Uno dei principali dettami del Sikhismo è l’apertura agli altri perché «Dio accoglie tutti», a prescindere da fede religiosa, censo, genere, casta eccetera. Per questa ragione accanto a un tempio sikh c’è sempre un langar, cioè una cucina-ristorante dove chiunque arrivi (compresi voi che leggete) verrà nutrito gratuitamente (e se lo chiede, ospitato) dai Sikh. Perché «Dio accoglie tutti».
E noi, siamo capaci di accogliere loro?

Il Gurdwara, cioè il Tempio Sikh, di Novellara (RE).

 

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2 Risposte »

  • Giovanni :

    Allora se sto in metro e entra uno col turbante e con un coltellaccio alla cintura e mi si mette accanto, prima di preoccuparmi devo chiedergli se è un sikh. Se è un sikh, lei dice che non rischio nulla, invece se non è un sikh forse mi accoltella. E se è un sikh fuori di testa? e se è solo vestito da sikh? E mi devo rassicurare conoscendo le statistiche criminologiche del Regno Unito? A me uno con la pistola non mi rassicura, nemmeno se è un poliziotto. E, restando alle statistiche, quante sono le persone che uccidono con l’arma regolarmente posseduta? poliziotti, guardie giurate, cacciatori. Certamente uccidono più loro rispetto agli altri, che non possiedono un’arma. Voler/dover possedere un’arma implica essere disponibili o “costretti” ad usarla.
    Quindi, grazie per le informazioni storico-etnografiche e massimo apprezzamento per i pacifici sikh, ma io preferisco che non sia consentito a nessuno di girare armato

  • Marco Restelli (autore) :

    Buongiorno signor Giovanni, il suo discorso è assolutamente sensato e io La capisco. Lei mi dà l’occasione per precisare una cosa. Io non credo che oggi, nei confronti dei Sikh, l’Italia sia pronta a comportarsi come la Gran Bretagna, che li conosce da secoli. E penso che le preoccupazioni da Lei espresse siano condivise e condivisibili.
    Come fare allora a risolvere il problema senza offendere una delle più pacifiche e laboriose comunità di immigrati che ci siano in Italia? La soluzione c’è. Ed era già allo studio. Cioè: regolamentare la fattura del pugnale, che deve essere senza punta e senza lama tagliente. Cioè innocuo. In questo modo non sarà più un’arma ma solo ciò che davvero è, un simbolo religioso.
    A questo conclusione si potrà arrivare se continueranno le trattative in merito fra le Autorità italiane e i rappresentanti della comunità Sikh italiana.
    È la politica (cioè i governanti) che deve risolvere il problema. Non la magistratura.
    E si deve arrivare a regolamentare questa e altre problematiche in un Concordato (o Intesa) fra i Sikh e lo Stato italiano. Proprio come si è già fatto, qualche anno fa, con gli Induisti e i Buddhisti italiani, che hanno la loro Intesa (o Concordato) con lo Stato.
    Spero di avere chiarito. Grazie di essere intervenuto e buona giornata. MR

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