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Perché gli italiani amano il Giappone

7 settembre 2017 di -
Un Bodhisattva nella foresta attorno allo Eiheiji, il Vaticano dello Zen Soto a Fukui. Foto di Elena Bianco

Un Bodhisattva nello Eiheiji. Foto di Elena Bianco

Quando mai in Italia una mostra di arte giapponese ha totalizzato in soli quattro mesi quasi duecentomila visitatori? Fino a non molti anni fa esposizioni del genere attiravano un pugno di esperti della materia. Invece la mostra Hokusai, Hiroshige, Utamaro(qui sotto, un’opera di HIroshige) svoltasi fra la fine 2016 e il gennaio 2017, è stata un successo travolgente, con code continue di fronte alla sede espositiva del Palazzo Reale di Milano.

Senza nulla togliere ai tre grandi artisti esposti non è tutto merito loro: il boom della mostra è solo la più recente manifestazione di una curiosità di massa nei confronti della cultura giapponese. Capirne ragioni e significato richiede di fare un passo indietro.

Gli amori più belli sono ovviamente quelli corrisposti, ma un tempo la passione dei giapponesi per l’Italia era a senso unico: visitavano il nostro Paese e ne apprezzavano un po’ tutto – l’arte, la cucina, la gente, la moda, l’ambiente…. Tanto che l’Italia è ancora in cima ai loro desideri di viaggio. Viceversa, noi italiani andavamo a Tokyo solo per business, non vedevamo quasi altro, e non sapendo pressoché nulla della cultura giapponese tornavamo indietro senza aver capito un granché.

Ma nel tempo le cose sono lentamente cambiate. Una generazione di ragazzini è cresciuta guardando in Tv i cartoni animati di Goldrake o di Lady Oscar, ha usato videogame nipponici, mangiato sushi, cantato al karaoke e letto prima i manga e poi i romanzi giapponesi, a partire dall’enorme successo di Banana Yoshimoto negli anni ’90.

Il robot Mazinga e altri eroi dei cartoni giapponesi

Arriviamo così ad anni recenti: questa consuetudine con i prodotti culturali del Sol Levante ha finito per generare quella “curiosità di massa” di cui parlavo all’inizio (ricordiamo le code interminabili davanti al Padiglione Giappone all’Expo 2015 di Milano) e si è poi tradotta in un boom di viaggi. Bastano due cifre eloquenti: fino a quattro anni fa andavano in Giappone ventimila italiani all’anno; oggi sono centomila l’anno. L’amore dei nipponici per noi è finalmente corrisposto, grazie anche alla celebrazione, nel 2016, dei 150 anni del Trattato di Amicizia fra Italia e Giappone.

A noi Esperti culturali di Kel 12 resta l’orgoglio di aver colto fra i primissimi questa tendenza, proponendo il Giappone con itinerari inediti, fra i luoghi più affascinanti dello Zen (come accadrà in questo viaggio dell’ottobre 2017) o alla scoperta delle tradizioni popolari, o legando il Giappone alla Corea e alla Cina. E ora vi porteremo alla scoperta della “nuova frontiera” giapponese, la sua parte più sconosciuta: la bellissima isola di Hokkaido.

Shiretoko National Park, Hokkaido. Foto di Marco Restelli

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Questo mio editoriale è apparso sull’ultimo numero di Kel Magazine, rivista del Tour Operator Kel 12. Per info e programma sul viaggio “Autunno nel Sol Levante: viaggio al cuore dello Zen”, che guiderò nell’ottobre 2017, cliccare qui:
 http://www.kel12.com/itinerario.aspx?i=11671.

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