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A dicembre venite con me nel Gujarat della Nonviolenza

23 ottobre 2017 di -

Templi giainisti in Gujarat. Foto di Marco Restelli

Dimenticate la globalizzazione, il terrorismo, le crisi. Ci sono luoghi in India dove i valori della Nonviolenza sono ancora vivi e praticati. È lì che andiamo dal 5 al 18 dicembre 2017: il viaggio è ideato da me, Marco Restelli, e sarò io a guidarlo. Non andremo “nella solita India”. Ecco il titolo del nostro itinerario, scaricabile dal sito del Tour Operator Kel 12:  Gujarat, viaggio nella terra della Nonviolenza   (in questo link ogni tipo di info).
Tre sono le ragioni per farlo. Tre i tipi di Nonviolenza che incontreremo in Gujarat:
1) Nonviolenza religiosa (giainista)
2) Nonviolenza sociale (donne gandhiane)
3) Nonviolenza ambientale (tribù del deserto).

Qui sotto, la spiegazione e il senso di questo viaggio. Che io ho ideato pensando soprattutto alle viaggiatrici.

Pellegrini giainisti fra i templi di Shatrunjaya (Gujarat). Foto di Marco Restelli.

1) Nonviolenza religiosa (giainista). Il Gujarat è uno dei due stati dell’India in cui il Giainismo ha il suo centro spirituale più influente (l’altro è il Karnataka). Il Giainismo è un’antica religione totalmente nonviolenta, che rispetta anche le forme di vita animali e vegetali, al punto che i monaci e le monache giainisti camminano con uno scopettino per non schiacciare formiche o insetti. Noi incontreremo esponenti di questa spiritualità e visiteremo luoghi d’arte giainista fra cui l’eccezionale complesso templare di Shatrunjaya, una collina sacra nei pressi di Palitan su cui si trovano 300 templi giainisti. Questo luogo (guardate le due foto sopra) costituisce una delle più spettacolari scoperte che si possono fare in India: vi stupirete della sua bellezza, vi stupirete di quanto sia poco noto e di quanto pochi occidentali troverete.

Studenti dell’Università Gandhiana del Gujarat che meditano tessendo all’arcolaio come Gandhi. Foto di Marco Restelli

2) Nonviolenza sociale (donne gandhiane). Il Gujarat è lo stato in cui nacque e visse Gandhi, il liberatore dell’India dagli inglesi, l’apostolo della Nonviolenza, detto per questo il “Mahatma”, cioè Grande Anima. Gandhi era un induista influenzato dal Cristianesimo ma soprattutto dal Giainismo; dedicò quindi tutta la vita a insegnare la pratica della Nonviolenza in tutti i campi della vita sociale. In Gujarat la sua eredità è ancora viva e noi, ad Ahmedabad, incontreremo donne, uomini e istituzioni che tengono accesa quella fiaccola. Visiteremo la sede della Sewa, il sindacato gandhiano e nonviolento delle donne, di cui vedremo le molteplici attività: dalla banca del microcredito (Sewa Bank) alla cooperativa femminile di documentari di denuncia sociale (Sewa Video). Poi andremo all‘Università Gandhiana – l’unica di questo genere al mondo – di cui il Mahatma fu fondatore e primo rettore nel 1920, per constatare come si possa insegnare “sviluppo economico nonviolento” e fare meditazione tutti insieme, studenti e insegnanti, prima di andare a lezione in classe. Infine andremo dove visse Gandhi: nel suo Sabarmati Ashram, dove la commovente semplicità del suo stile di vita è ancora percepibile e dove si mantiene vivo ancora oggi il dialogo fra le 13 diverse comunità religiose che vivono nella città di Ahmedabad.

Ragazze di un etnìa seminomade in un villaggio del deserto del Kutch, Gujarat. Foto di Marco Restelli

3) Nonviolenza ambientale (tribù del deserto). Il Gujarat è contrassegnato dalla presenza di due deserti, il Grande e il Piccolo Kutch; noi entreremo nei villaggi dei popoli seminomadi che hanno imparato a usare la Nonviolenza verso la natura per meglio vivere – praticando l’artigianato – in questo affascinante ma non facile ambiente, il deserto. Che percorrono periodicamente a dorso di cammello, un animale venerato come sacro da alcune etnìe del Gujarat.
Allora, venite con me a dicembre per questa avventura nella Nonviolenza?

Marco Restelli mentre interviene all’università gandhiana del Gujarat.

 

 

 

 

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