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Reportage: alla scoperta dell’Hokkaido, il Grande Nord del Giappone

22 novembre 2017 di -

Marco Restelli in Hokkaido nel Parco Nazionale di Shiretoko, Patrimonio Naturale Unesco. Foto di Elena Bianco

Cari lettori, qui sotto trovate un mio reportage sull’isola più sconosciuta del Giappone, l’affascinante e sorprendente Hokkaido. Il reportage è frutto di un viaggio giornalistico che ho fatto nel febbraio 2017 con Elena Bianco, mia moglie e collega. Lei ha appena pubblicato un lungo articolo sul mensile Dove. Il mio invece è stato pubblicato tempo fa su Sette, magazine del Corriere della Sera. Parleremo di Hokkaido anche stasera a Lugano (piazza Luini 6, ore 19.30). Pensate a questo bellissimo Giappone del Nord, per i vostri prossimi viaggi! Buona lettura, e come sempre attendo domande e commenti. MR
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Danza delle Gru nel Parco Nazionale Kushiro Shitsugen. Hokkaido, foto di Elena Bianco

Fino al 2013 visitavano il Giappone non più di ventimila italiani l’anno, ma in soli quattro anni il numero dei nostri connazionali nel Sol Levante è quintuplicato. Nel 2016 i viaggiatori italiani sono stati centomila e nel 2017 (a giudicare da come è cominciato) saranno ancora più numerosi.
Le ragioni di questo boom turistico sono molteplici. Alcune sono di carattere generale: la minaccia islamista ha reso quasi impossibili da frequentare molti Paesi tradizionalmente amati dal turismo italiano, che ha dovuto cercare nuove destinazioni. Il Giappone è una di queste, perché è un Paese sicuro e privo di tensioni, bene organizzato, ricco di arte e di cultura. Ma questa nuova passione degli italiani è un fenomeno che viene da lontano, dai consumi culturali di una generazione nata e cresciuta con prodotti giapponesi, una generazione che ha cominciato guardando anime (cartoni animati), giocando con i pokemon e con i videogiochi Made in Japan, ed è cresciuta cantando al karaoke (“orchestra vuota”, in giapponese), mangiando sushi e tempura, mettendo in salotto un bonsai, leggendo prima i manga (fumetti) e poi i romanzi di Banana Yoshimoto e di Murakami Haruki.
Questa consuetudine con la cultura giapponese, maturata in decenni, ha poi avuto la sua consacrazione nel 2016 con gli eventi culturali che hanno celebrato i 150 anni del Trattato di Amicizia fra Italia e Giappone; eventi con lunghe code di visitatori, ad esempio per le mostre d’arte giapponese a Milano (è questa infatti la capitale dei “nippofili” d’Italia).
C’è anche tutto ciò, all’origine dell’attuale boom del turismo italiano nel Sol Levante, che però, essendo un fenomeno recente, per ora non si discosta dall’itinerario classico Tokyo-Kyoto-Nara e dalle sue ben note fascinazioni. Ma prima o poi ci sorprenderemo nell’accorgerci di quanti altri motivi di interesse offra il Giappone; basterà guardare oltre, alle nuove regioni che il turismo internazionale sta scoprendo.

Ramen di pesce con il burro, una zuppa tipica dell’Hokkaido. Sapporo, foto di Elena Bianco

Un esempio di queste “scoperte” è l’Hokkaido, la più settentrionale fra le maggiori isole dell’arcipelago giapponese, destinata a diventare una nuova calamita verso il Sol Levante. L’Hokkaido è sorprendente perché è diverso – in tutto – dal resto della nazione. Il Giappone è un Paese densamente popolato, con numerose metropoli, una natura quasi ovunque plasmata dall’uomo (basti pensare ai giardini, che non sono spontanei bensì creati come opere d’arte), templi zen ovunque e una popolazione etnicamente omogenea. La montagnosa isola di Hokkaido presenta caratteristiche opposte: sottopopolata, con i pochi abitanti (appena cinque milioni di persone) sparsi su una superficie molto vasta (è la seconda isola per grandezza del Giappone), con un’unica città (Sapporo), una natura trionfante con il 70% del territorio coperto da foreste, nessun tempio zen e una minoranza etnica presente solo qui. Sono gli Ainu, gli antichi aborigeni dell’isola. Insomma, l’Hokkaido sembra il Giappone di un universo parallelo.

Un rappresentante della comunità Ainu del villaggio del lago Akan, Hokkaido. Foto di Elena Bianco.

In questo Giappone “altro” arrivarono, in un’epoca imprecisata, gli Ainu, provenienti dalla Siberia asiatica; tuttora conservano affinità culturali con gli abitanti della vicina penisola russa di Kamchatka. Le credenze spirituali degli Ainu, legate ad elementi naturali come il fuoco o ad animali sacri come l’orso, contribuirono a influenzare alcuni aspetti della religione giapponese della natura, lo Shintoismo. Oggi gli Ainu sono circa ventimila e vivono sparsi in vari villaggi dell’isola (che loro chiamano Ezo) dedicandosi soprattutto alla produzione artigianale di gioielli e tessuti. Perseguitati dal regime militarista fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale, ora sono riconosciuti nella loro identità, che preservano in piccoli centri culturali. Come il teatro di Akan, villaggio in cui vive una comunità Ainu, avvolta dal candido silenzio della neve. Akan si affaccia sull’omonimo lago totalmente coperto di ghiaccio, un lenzuolo interrotto solo dai vivaci colori delle tende dei pescatori, intenti a buttare l’amo in un buco nel ghiaccio.
Nel teatro Ainu di Akan un autorevole membro della comunità, Hara Yoshiki, spiega agli spettatori che si deve a un antropologo italiano se una parte della cultura Ainu si è conservata: «L’italiano raccontò in un libro il nostro religioso legame con la natura e i nostri costumi, e descrisse manufatti, gioielli e oggetti rituali di cui avevamo perso memoria. È grazie a lui che abbiamo potuto ricrearli». Il libro (magnifico) s’intitola Ore giapponesi, l’autore si chiama Fosco Maraini e fu molte cose, tra cui fotografo, studioso ed esploratore del Giappone e del Tibet in un’epoca in cui nessuno ancora andava in quei luoghi. Un italiano di cui essere orgogliosi.

Escursionisti giapponesi in canoa sul fiume Arekinai. Hokkaido, foto di Elena Bianco

Come spiegava Maraini sensei (parola giapponese per “maestro”), in Hokkaido è giusto inchinarsi davanti al grandioso spettacolo di una natura non addomesticata dall’uomo, come hanno sempre fatto gli Ainu. Su questa enorme isola non ci sono quasi templi (l’unico di una certa importanza è il tempio shintoista di Sapporo), ma non ce n’è bisogno perché l’intera isola è un tempio, dedicato a una potente divinità che circonda, incanta e pretende rispetto: la Natura. Sovrana del Regno d’Inverno, dove da novembre a maggio tutto è bianco. Perché ogni giorno è buono per la neve, che può arrivare a metri di altezza, mentre i venti provenienti dalla Siberia ghiacciano le acque sull’isola ma anche intorno all’isola. Chi ama il Grande Nord proverà emozioni forti in questo universo parallelo, che dà l’impressione di contenere tutti i “Nord” del mondo. Prendiamo come esempio tre ecosistemi dell’isola, capaci di richiamare suggestioni di luoghi ben lontani dal Giappone.

Il mare ghiacciato ad Abashiri, davanti ai monti dello Shiretoko National Park, Hokkaido. foto di Elena Bianco

Prima tappa: Scandinavia. Sembra la Norvegia il mare ghiacciato davanti alla cittadina di Abashiri. Si attraversa il Mare di Okhotsk su navi rompighiaccio che sollevano e rovesciano zolle bianche simili a enormi fette di torta alla panna, mentre il cielo azzurrissimo è percorso dai venti siberiani e su piccoli iceberg si riposano fieri animali come l’Aquila Marina di Steller.
Seconda tappa: Canada. Sembrano nord-americane le grandi foreste attraversate da branchi di cervi nel Parco Nazionale di Shiretoko, che è Patrimonio Naturale dell’Unesco. La penisola di Shiretoko è luogo di fascino straordinario, perché è l’ultima area di natura veramente selvaggia dell’antico Giappone, dove circolano indisturbati gli orsi bruni, ma anche perché le foreste sono incorniciate fra le montagne coperte di neve, da un lato, e il mare coperto di ghiaccio, dall’altro lato.

Cervi nello Shiretoko National Park, Patrimonio Unesco. Hokkaido, Foto di Elena Bianco

Terza tappa: Islanda. Come la grande isola europea anche Hokkaido è piena di vulcani e di geyser fumanti, collegati a fonti di acque termali. Il più celebre fra questi luoghi viene chiamato Valle dell’Inferno (Jigokudani in giapponese): è una lunga desolazione di solfatare e geyser con pozze d’acqua ribollenti e rigagnoli minerali, gialli o verdi, fusi dal caldo sotterraneo, che danno l’idea di un ambiente extraterrestre. Anche se intorno all’inferno fumante c’è un rigoglioso bosco che in primavera-estate si popola di famiglie per il picnic. La Valle dell’Inferno è molto amata dai turisti giapponesi, che la percorrono su lunghe passerelle di legno e si divertono a immergere i piedi nei fanghi caldi dei torrentelli termali. In realtà la Valle è un enorme concentrato di sorgenti che alimentano uno dei più importanti centri termali del Giappone: Noboribetsu Onsen (parola quest’ultima che significa appunto “Terme”). I geyser fumanti e le pozze ribollenti ricordano certo l’Islanda, ma poiché siamo in Giappone, intorno alla Valle dell’Inferno troviamo alcune statue di Oni, demoni infernali che in questo specifico caso si trasformano in custodi buoni, protettori del luogo e delle sue fonti termali. Un tale ribollire d’acque si trova – in minor misura – in tutta quest’isola di origine vulcanica, dove vulcani spenti come il Mashu contengono ampi laghi, meta degli amanti del trekking per il panorama che si gode dalla cima della caldera.

Vasca termale per signore nel villaggio di Akan. Hokkaido, foto di Elena Bianco

Una delle ragioni del fascino dell’Hokkaido è proprio questa varietà di ambienti naturali; l’isola è ricca di parchi e riserve con una fauna endemica di spettacolare bellezza. Un luogo fra tutti: la Riserva delle Gru Giapponesi nel Parco Nazionale Kushiro Shitsugen, dove questi grandi uccelli bianchi con le zampe nere e una macchia rossa sulla testa si trovano in gran numero; qui fotografi e birdwatchers possono ammirare le loro danze di corteggiamento, famose per eleganza e grazia. Le gru, peraltro, sono animali molto cari ai giapponesi in quanto simbolo di longevità e buona salute; inoltre, secondo un’antica tradizione chi realizza mille gru con gli origami di carta potrà vedere realizzati i propri desideri di cuore.

Scultore di ghiaccio al lavoro nel Sapporo Snow Festival. Foto di Elena Bianco

Ma accanto a questi spettacoli naturali c’è un’altra cosa che attira un numero crescente di turisti in Hokkaido: la neve. No, non è la stessa che c’è da noi. È una neve sorprendente, diversa da qualsiasi altra che abbiate toccato o sulla quale abbiate sciato, ed è ovunque, comprese le spiagge dove viene lambita dalle onde marine. Sull’isola la chiamano powder snow, ed è la più leggera che si possa trovare sul nostro pianeta perché al 95% è composta di aria. Ciò significa che se state sciando e vi trovate davanti un mucchio di neve, non c’è bisogno di evitarlo per non cadere, si può tranquillamente attraversarlo… passerete attraverso una nuvola bianca e impalpabile. La ragione di questa meravigliosa leggerezza è climatica: Hokkaido, essendo vicina alla Russia e affacciata sul Mare di Okhotsk, viene raggiunta dai venti siberiani che attraversano il mare, più tiepido dell’aria; l’umidità allora gela in fretta e la neve che cade sull’isola si riempie appunto di aria.

Elena Bianco su una pista da sci di Rusutsu, Hokkaido. Courtesy by Giacomo Fe. 

Questa powder snow unica al mondo richiama qui ogni anno migliaia di australiani (l’Hokkaido è la loro “settimana bianca”), americani ma anche europei: tedeschi, austriaci, francesi, danesi….sciatori free style e amanti dello snowboard si concentrano nei comprensori sciistici di Niseko e Rusutsu, dove si trova la powder snow più leggera di tutta l’isola e si vive dunque l’esperienza sciistica più originale, scivolare sul borotalco sollevando nuvole a onde. E la sera, dopo una giornata di sci o di ciaspole, è un piacere rilassarsi in un onsen, una vasca termale all’aperto, in un giardino o con vista su un bosco. Il corpo immerso nell’acqua bollente, la testa al fresco, lo sguardo può posarsi sui cristalli di neve che scendono lenti sull’acqua e subito si sciolgono. Sembrano un messaggio del Buddha sull’impermanenza di tutte le cose, la bellezza dell’attimo.

Cigni sul lago Kussharo, quasi totalmente ghiacciato. Hokkaido, foto di Elena Bianco

 

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