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Quattro flash della Tokyo che amo

27 aprile 2018 di -
Le luci e il passaggio pedonale di Shibuya a Tokyo. Copyright Marco Restelli

Le luci e il passaggio pedonale di Shibuya a Tokyo. Copyright Marco Restelli

Affascinante, sorprendente, tecno-ecologica: su Tokyo ovviamente si potrebbe scrivere a fiumi. Ma oggi scelgo quattro foto, quattro flash: insomma quattro fra i tanti aspetti che amo di questa metropoli. È un articolo che ho scritto pochi giorni fa per CorriereQuotidiano.it destinato a quelli fra voi che non l’hanno ancora visitata. Spero che vi stimoli a scoprirla. Buona lettura! MR

1) SHIBUYA (foto sopra)
Quando i semafori diventano verdi una marea arriva da ogni direzione, ma non è una marea di auto: sono pedoni. Fiumi umani che arrivano da otto direzioni diverse su altrettanti passaggi di strisce pedonali, illuminati di notte dalle mille luci dei neon. Perché questa è Shibuya, il più spettacolare incrocio pedonale del mondo, due milioni di persone al giorno: qui si sente pulsare il cuore di Tokyo, la New York asiatica che non dorme mai. E qui ci si dà appuntamento, davanti alla statua del cane Hachiko ( reso famoso dal film con Richard Gere). Già ma perché così tanti pedoni? Perché l’utilizzo dell’automobile a Tokyo è in diminuzione. Merito di una eccellente rete di metropolitana con treni frequenti, veloci, sicuri, puliti. E che arrivano in ogni angolo della città. Perciò le auto restano spesso in garage. E a Tokyo, nonostante i 12milioni di abitanti, l’inquinamento è in calo.

2) GUNDAM

La statua di Gundam sull'isola di Odaiba nella baia di Tokyo. Copyright Marco Restelli

La statua di Gundam sull’isola di Odaiba nella baia di Tokyo. Copyright Marco Restelli

È alto, è bello, è tecnologicamente avanzato… e l’anno prossimo compirà 40anni portati benissimo. Sto parlando di Gundam, che cominciò a conquistare il cuore dei ragazzi di tutto il mondo nel 1979, con una serie televisiva di cartoni animati: Kidō Senshi Gandamu, “Gundam il guerriero mobile”.   Quella che vedete qui è la sua statua, alta quasi 20metriche si erge sull’isola artificiale di Odaiba, nella baia di Tokyo.
La capitale giapponese è l’unica città al mondo che abbia dedicato una statua a un robot. Perché? Per tre ottimi motivi: primo, perché tutto l’immaginario collettivo giapponese degli ultimi decenni è stato espresso al meglio dai manga (fumetti) e dagli anime (cartoni animati) fra i quali uno dei più amati è appunto Gundam. Secondo motivo: il Giappone adora i robot ed è, insieme a Corea del Sud e Cina, all’avanguardia mondiale nella produzione di nuove tipologie di robot con vari usi (compreso l’uso domestico). Terzo motivo: il robot-guerriero è la trasposizione contemporanea del mito del samurai. Quando i samurai si sedevano davanti ai giardini zen per meditare, placare la propria mente e controllare le emozioni, il loro scopo era trasformarsi in lucide e micidiali “macchine da guerra”.  Che celavano all’interno i propri sentimenti, così come Gundam e gli altri tecno-guerrieri contengono, all’interno del robot, il  ragazzo che li guida.

3) LUOGHI E COSTUMI DELLA TRADIZIONE

I partecipanti a un matrimonio shintoista diretti al Santuario imperiale Meiji, Tokyo. Copyright Marco Restelli

I partecipanti a un matrimonio shintoista diretti al Santuario imperiale Meiji, Tokyo. Copyright Marco Restelli

Se pensate che il Giappone sia tutto modernità….siete fuori strada. La modernità scintillante e vivacissima di Tokyo è come una vernice lucida: grattatela con un’unghia, e sotto troverete secoli di tradizioni ancora praticate. Come fa questa coppia che ha deciso di sposarsi seguendo riti e costumi dell’ antica religione nazionale giapponese, lo Shintoismo. Il corteo nuziale con sacerdoti e invitati qui è diretto verso il Meiji Jingu, il Santuario Imperiale – nel cuore di Tokyo – dedicato agli spiriti (kami)  dell’Imperatore Mutsuhito e di sua moglie, l’Imperatrice Shōken.
Lo Shintoismo è una religione della natura che ne celebra la vita attraverso il culto dei kami che risiedono in un fiume, in un albero, in una montagna, in un animale o in un braccio di mare. In Giappone è ben viva la percezione della sacralità della natura, che è fonte di armonia e oggetto di meditazione, sia nei giardini giapponesi sia nei giardini zen. (Sui giardini zen ho scritto molto su MilleOrienti; per esempio questo articolo).

4) HARAJUKU: DOVE TUTTO E’ POP E KAWAII

Una ragazza vestita in stile kawaii nel quartiere di Harajuku, Tokyo. Copyright Marco Restelli

Una ragazza vestita in stile kawaii nel quartiere di Harajuku, Tokyo. Copyright Marco Restelli

Kawaii è una parola intraducibile in italiano: indica qualcosa che è “carino, tenero e piccolo”. L’estetica del kawaii!  – tipica esclamazione delle ragazze tokyensi davanti a qualcosa che piace loro –  viene da lontano. Come tutto del resto in Giappone. La prima a dire che «In verità, tutte le cose piccole sono belle» fu una raffinata scrittrice e dama di corte vissuta fra il decimo e l’undicesimo secolo, Sei Shonagon, nel suo romanzo Note del guanciale. E mille anni dopo, i giapponesi la pensano ancora così.
La cultura del kawaii si esprime oggi in una immensa varietà di oggettistica commerciale di stampo pop e anche in una serie di look – sopratutto femminili – il cui cuore creativo è nel quartiere tokyense di Harajuku. È qui che le ragazze di Tokyo si mettono in mostra come fossero su una passerella di moda, e inventano look che vengono poi copiati dagli “osservatori di tendenze” inviati qui dalle case di moda di tutto il mondo. Perché la creatività dello street-pop di Tokyo è inesauribile.
(Sull’arte neo-pop giapponese potete leggere questo recente articolo di MilleOrienti).

 

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