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Libri: un romanzo storico per chi vuole scoprire il fascino del Giappone feudale

27 Maggio 2021 di - 95 views


La letteratura di corte ha una nobile e antica tradizione in Giappone, tradizione specialmente legata ai testi delle raffinate dame presenti alla corte imperiale in epoca Heian (794-1185): scrittrici di prima grandezza come Sei Shonagon e come Murasaki Shikibu, quest’ultima autrice di La storia di Genji (a cura di Maria Teresa Orsi, Einaudi 2012), da molti definito “primo romanzo psicologico” della letteratura. Quasi un millennio dopo questo grande classico, come ultima epigona della letteratura di corte troviamo Nogami Yaeko (1885-1985) e il suo Hideyoshi e Rikyu. Il signore della guerra e il maestro del Tè, pubblicato in Giappone nel 1963 e in Italia nel 2020 da ObarraO Edizioni (traduzione  di Benedetta Torrani, pp.430, € 18).

Il pluripremiato romanzo storico di Nogami Yaeko ruota attorno a un fatto reale, o meglio a una vicenda tanto nota quanto controversa della Storia del Giappone feudale:il complesso intreccio di relazioni personali, spirituali e politiche fra due personaggi storici legatissimi fra loro eppure antitetici in ogni campo. Il primo è Toyotomi Hideyoshi (1536-1598), potente, ambizioso e arrogante Signore feudale che contribuì alla riunificazione del Giappone e sognò di conquistare la Corea e la Cina ; il secondo personaggio è Sen no Rikyu, raffinato monaco zen, prima educatore e poi consigliere politico di Hideyoshi, ma soprattutto grandissimo Maestro della Cerimonia del Tè (cha no yu), una pratica che è insieme forma d’arte e meditazione zen e molto altro ancora, rispettata nel Giappone di ieri come in quello di oggi.

Il fatto storico indiscusso è questo: dopo molti anni di una fertile relazione fra i due, il signore feudale – reso furibondo da “qualcosa” – ordina al suo ex Maestro di suicidarsi. E questi, seguendo l’etica samuraica dello zen, esegue: con la propria spada compie il suicidio rituale (seppuku). Ma la sua gloria non si spegnerà con la morte, perché ancora oggi il Maestro del Tè è ricordato come il perfezionatore di questa forma d’arte meditativa. È dunque su quel “qualcosa” – cioè sulla ragione del suicidio – che gli storici e la stessa Nogami si interrogano: fu uno scontro simbolico fra potere politico e potere spirituale? O c’erano ragioni molto più private che comprendevano la figlia stessa di Rikyu? La scrittrice avanza una sua ipotesi…

Documentatissima sul piano storico e culturale, Nogami Yaeko usa come perno narrativo il rapporto fra il signore della guerra e il maestro del tè ma il suo vero scopo è rievocare la vita di una corte giapponese del sedicesimo secolo: è questo il mondo affascinantissimo in cui l’autrice ci fa entrare, ed è questa la principale ragione per leggere un poderoso romanzo storico che in certe atmosfere ci riporta alla finezza dell’antica letteratura delle dame di corte. Nogami, moderna allieva di quelle antiche scrittrici, inventa qualche personaggio funzionale alla narrazione ma fa parlare essenzialmente figure realmente esistite. Il suo amore e la sua competenza per quelle atmosfere sono percepibili e aggiungono fascino alla sua narrazione.

 Per il lettore poco avvezzo al romanzo storico giapponese saranno molto utili sia l’Introduzione storica di Martin Collcutt, sia lo schema inziale che presenta e ricorda tutti i personaggi, suddivisi in tre gruppi: i famigliari, domestici e amici di Rikyu; i famigliari e dignitari di Hideyoshi; i personaggi politici dell’epoca. Un coro di voci narranti un Giappone antico che sbaglieremmo a considerare “passato” o “superato”, perché nulla, proprio nulla, del Giappone moderno può essere compreso se non si tiene conto del passato e delle tradizioni.

Cerimonia del tè in una casa da tè della città di Uji. Foto di Elena Bianco

Cerimonia del tè in una casa da tè della città di Uji. Foto di Elena Bianco

 



 

 

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