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	<title>MilleOrienti</title>
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	<description>La mia Asia: cultura, politica, società     -          Di Marco Restelli</description>
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		<title>Perché Bollywood batterà Hollywood</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 21:26:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Restelli</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4126" class="wp-caption aligncenter" style="width: 460px"><a href="http://www.milleorienti.com/wp-content/uploads/2012/05/bollywood_dance2.jpeg" rel="shadowbox[sbpost-4122];player=img;" title="bollywood_dance2"><img class="size-full wp-image-4126" title="bollywood_dance2" src="http://www.milleorienti.com/wp-content/uploads/2012/05/bollywood_dance2.jpeg" alt="" width="450" height="327" /></a><p class="wp-caption-text">Madhuri Dixit e Aishwarya Rai nell&#39;indimenticabile &quot;Devdas&quot; di S.L.Bhansali (2001)</p></div>
<p>Di che Paese è l’attore più famoso del mondo? In quale nazione si producono più film? Quale industria cinematografica vende più biglietti in tutto il mondo? Pensateci e rispondete. Ma <span style="color: #ff0000;">se a queste tre domande avete risposto “America” o “Hollywood” significa che siete fuori dalla globalizzazione</span>. E la colpa non è vostra: siete (siamo) italiani, viviamo cioè in un buffo Paese a forma di stivale che vive nel cono d’ombra degli Usa e resta quindi convinto che gli Usa siano il cuore del pianeta. Mentre da parecchio tempo non è più così.</p>
<p><span style="color: #ff0000;">Le risposte corrette alle tre domande infatti sono ben altre: “India” e “Bollywood”. Vediamo perché.</span><img class="alignright size-full wp-image-4125" title="shah-rukh-khan1545" src="http://www.milleorienti.com/wp-content/uploads/2012/05/shah-rukh-khan1545.jpeg" alt="" width="300" height="360" /><span style="color: #ff0000;"><br />
1)</span> Nell’anno 2000 il servizio giornalistico della Tv britannica, l’autorevole BBC News, lanciò una mega-inchiesta per capire chi fosse, all’alba delnuovo millennio, l’attore più celebre del pianeta. Chi pensate che abbia vinto: Brad Pitt? Tom Cruise? Meryl Streep? Queste sono le risposte che daremmo noi italiani. Invece vinse Amitabh Bachchan, un vecchio leone di Bollywood (l’industria cinematografica di Bombay, oggi Mumbai) che aveva raggiunto l’apice del successo negli anni Settanta del secolo scorso e che nel 2000 era ormai venerato come il simbolo stesso del cinema indiano. Se oggi venisse rifatta un’inchiesta del genere – e di quelle proporzioni – probabilmente la risposta globale indicherebbe un altro indiano, più giovane, che ha raccolto lo scettro del vecchio Bachchan: Shah Rukh Khan (<span style="color: #ff0000;">nella foto</span>).</p>
<p><span style="color: #ff0000;">E</span> <span style="color: #ff0000;">veniamo alla seconda domanda: la nazione in cui si producono più film è l’India.</span> Un numero oscillante fra 800 e 1000 ogni anno. La verità è che Bollywood ha superato Hollwyood sin dalla metà degli anni Settanta del secolo scorso, cioè da quasi quarant’anni. Ma  a questo punto qualcuno di voi potrebbe obiettare: sì, ma i film indiani li vedono solo gli indiani. Sbagliato! Ancora una volta questo è il punto di vista di noi italiani, residenti in uno degli ormai pochi Paesi al mondo che  non distribuiscono nelle sale i film indiani. La verità è che i film di Bollywood vengono distribuiti regolarmente in oltre 70 nazioni, più o meno quante quelle (come l’Italia) dove si vedono quasi solo i film americani. Ma esistono anche televisioni satellitatri come B4You (cioè “Bollywood per voi”) che mandano in onda soltanto film indiani e vengono captate in oltre 100 nazioni.</p>
<p><span style="color: #ff0000;">Il che ci porta alla terza domanda: quale industria cinematografica vende più biglietti in tutto il mondo? E’ Bollywood naturalmente.</span> Nell’anno 2010 (ultimo dato disponibile) per vedere i film indiani sono stati venduti quattro miliardi di biglietti in tutto il pianeta, mentre per vedere i film americani ne sono stati venduti solo tre miliardi. E il divario fra India e Usa non è in diminuzione, anzi…Chiediamoci dunque: che cosa ci dicono queste cifre? Una cosa semplice: che la globalizzazione non è un’americanizzazione del mondo – come erroneamente pensiamo noi italiani – bensì un fenomeno molto più complesso dove il “sud del mondo” gioca la sua partita. O meglio, esistono due globalizzazioni: una di stampo americano, diffusa nei Paesi ricchi del Nord del pianeta (dove “vendono” gli Usa, che continuano a guadagnare molto più dell’India perché nel Paesi ricchi i biglietti cinematografici costano cari) e una globalizzazione del Sud del pianeta, dove i film indiani sono molto più diffusi di quelli americani, ma dove i biglietti costano poco (perché la gente è povera) e questa è la ragione per cui Bollywood, pur “vendendo” complessivamente più di Hollwyood, guadagna molto di meno.</p>
<p>A questo punto sorge spontanea un’altra domanda: perché Bollywood fa tanto successo? <span style="color: #ff0000;">Le parole-chiave di questo successo sono due: Amore e Musica</span>. Entrambe con la lettera maiuscola. Partiamo dalla prima parola: Amore. <span style="color: #ff0000;">Bollywood produce i film più romantici del mondo:</span> questo è un fatto. Bollywood è l’industria dei sogni che fa sognare travolgenti passioni a metà del nostro pianeta. Le storie d’amore bollywoodiane, ormai diffuse a livello planetario, hanno consacrato uno star sistema indiano che fa impallidire quello americano: oltre a star maschili come il già citato Shah Rukh Khan, il suo quasi omonimo Aamir Khan o Hrithik Roshan, ci sono le star femminili che fanno impazzire le platee e occupano le riviste di gossip di mezzo pianeta. Bellissime, romantiche, sorridenti e….ballerine. Star come Aishwarya Ray (ex Miss Universo), Rani Mukherjee, Deepika Padukone (<span style="color: #ff0000;">foto sotto</span>) o Preity Zinta.</p>
<div id="attachment_4127" class="wp-caption aligncenter" style="width: 410px"><a href="http://www.milleorienti.com/wp-content/uploads/2012/05/Deepika-Padukone-and-Saif-Ali-Khan-Bollywood-Movie-Love-Aaj-Kal-photos-12-500x399.jpeg" rel="shadowbox[sbpost-4122];player=img;" title="Deepika-Padukone-and-Saif-Ali-Khan-Bollywood-Movie-Love-Aaj-Kal-photos-12-500x399"><img class="size-full wp-image-4127" title="Deepika-Padukone-and-Saif-Ali-Khan-Bollywood-Movie-Love-Aaj-Kal-photos-12-500x399" src="http://www.milleorienti.com/wp-content/uploads/2012/05/Deepika-Padukone-and-Saif-Ali-Khan-Bollywood-Movie-Love-Aaj-Kal-photos-12-500x399.jpeg" alt="" width="400" height="319" /></a><p class="wp-caption-text">Deepika Padukone e Saif Ali Khan in &quot;Love aaj kal&quot; (&quot;Amore oggi e domani&quot;)</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #ff0000;">La seconda parola-chiave è Musica, inscindibile in India dalla danza</span>: Bollywood è il cinema musicale “per eccellenza” che fa ballare mezzo pianeta, non esiste un film bollywoodiano senza numeri musicali danzati (il numero canonico è di 6 canzoni danzate per film) e spesso sono proprio le colonne sonore dei film indiani a decretare o meno il successo di una pellicola. In cima alle top list delle vendite di dischi in India ci sono sempre le colonne sonore dei film: come se da noi Ennio Morricone fosse in testa alla Hit Parade. E questa musica – con il suo contorno di vivaci coreografie e spesso di magnifici costumi &#8211; sta ormai conquistando anche l’Occidente, come dimostra per esempio il successo della musica <em>dance</em> indiana nelle discoteche britanniche. E magari qualcuno di voi si ricorda che alcuni anni fa venne al Festival di Sanremo anche un rappresentante di questa musica indo-britannica: il dj indiano (residente a Londra) Punjabi MC.</p>
<p><span style="color: #ff0000;">Questo legame indissolubile fra film, musica e danza rende ancora più assurda la politica seguita dalla nostra Rai Tv nei confronti del cinema indiano.</span> Accortasi infatti del successo globale delle commedie bollywoodiane,  Rai Uno ha iniziato quattro anni fa a trasmettere film indiani durante l’estate (di solito fra luglio e agosto) ogni sabato sera in prima serata. Una collocazione interessante e d’impatto sul grande pubblico (che infatti ha apprezzato) se non fosse per un particolare fondamentale: Rai Uno trasmette i film bollywoodiani tagliando proprio i numeri di musica &amp; danza! Com’è possibile fare tagli del genere in un tipo di cinema che è “geneticamente” musicale? Eppure da quattro anni la Rai si giustifica così: i film indiani sono troppo lunghi (durano in media tre ore e più) perciò devono essere tagliati. Ma allora non sarebbe meglio – ci chiediamo noi – trasmettere i film indiani in due puntate, due sere di fila, in modo da farli apprezzare anche al pubblico italiano per quello che realmente sono?</p>
<p><span style="color: #ff0000;">L’Italia è l’unico Paese al mondo a tagliare in questo modo i film indiani</span> e ciò risulta ancor più paradossale se si pensa che proprio l’Italia nel corso dei decenni ha premiato tante volte i film indiani nei propri festival – a cominciare dal Festival di Venezia – e che sempre l’Italia è il primo Paese occidentale ad avere creato e ospitato un Festival interamente dedicato al cinema indiano: si tratta del <a href="http://www.rivertoriver.it/">River to River &#8211; Florence Indian Film Festival</a> che da oltre 10 anni si tiene a Firenze ogni dicembre. Ma queste sono le contraddizioni del nostro Paese, pronto a premiare il cinema indiano d’autore (serissimo e impegnato, ricco di capolavori, ma privo dei famigerati numeri di musica&amp;danza) ma altrettanto pronto a snobbare e massacrare il cinema indiano più commerciale, quello di Bollywood appunto.</p>
<p>Il resto del mondo non fa come noi. Premia gli autori indiani nei Festival, proietta i loro film nei cineclub,  ma poi da largo spazio anche all’industria dei sogni bollywoodiana, e al suo allegro binomio Amore e Musica. Perché tutti noi, in fondo, abbiamo anche bisogno di sognare.</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</p>
<p><strong>Tre film da non perdere<br />
</strong>Da 800 a 1000 film prodotti ogni anno: questa è Bollywood. Da dove iniziare dunque? I film “imperdibili” sono tanti, ma qui ne consiglio tre:</p>
<p>- <span style="color: #ff0000;">“Awaara” (1951) regia di Raj Kapoor</span>. Uno dei film più famosi di Bollywood, una commedia stra-cult realizzata nel periodo d’oro del cinema indiano, gli anni Cinquanta. Awaara significa “vagabondo” e Raj Kapoor impersona appunto un vagabondo chiaramente ispirato allo Charlot di Chaplin: candido ma furbo, divertente ma anche tragico, romantico e idealista. Un vagabondo di campagna finito nelle spire della tentacolari metropoli: Bombay. Una commedia indimenticabile recitata con una partner femminile altrettanto indimenticabile: Nargis. Il film è in lingua hindi con i sottotitoli in inglese.</p>
<p><a href="http://www.milleorienti.com/wp-content/uploads/2012/05/lagaan-indian-bollywood-movie-film-cinema-aamir-khan.jpeg" rel="shadowbox[sbpost-4122];player=img;" title="lagaan-indian-bollywood-movie-film-cinema-aamir-khan"><img class="aligncenter size-full wp-image-4128" title="lagaan-indian-bollywood-movie-film-cinema-aamir-khan" src="http://www.milleorienti.com/wp-content/uploads/2012/05/lagaan-indian-bollywood-movie-film-cinema-aamir-khan.jpeg" alt="" width="480" height="360" /></a></p>
<p>- <span style="color: #ff0000;">“Lagaan” (2001) regia di Ashutosh Gowariker</span>. “Lagaan” è la tassa sulla terra che i contadini indiani dovevano pagare ai colonialisti inglesi nell’Ottocento. Il film racconta appunto come i contadini accettarono una strana sfida, quella di giocare una partita a cricket contro gli inglesi: in caso di vittoria inglese, tassa triplicata; in caso di vittoria indiana, niente tasse per tre anni. Un film appassionante e divertente, anche per chi (come me) non è affatto interessato al cricket. Protagonista Aamir Khan, oggi forse la più intelligente star di Bollywood. Uno dei rari film di Bollywood distribuito brevemente anche in Italia e quindi trovabile in dvd doppiato in italiano.</p>
<p>- <span style="color: #ff0000;">“Om Shanti Om” (2007) regia di Farah Khan</span>. Una commedia sull’amore ma anche sulla reincarnazione, con numeri musicali spettacolari e due superstar: Shah Rukh Khan (nella parte di Om) e Deepika Padukone (nella parte di Shanti). Il film inizia negli anni Settanta: Om è un giovane attore sconosciuto e di belle speranze che si innamora della diva Shanti, ma a causa di un incendio muoiono entrambi. L’azione di sposta poi di 30 anni avanti, ai giorni nostri: i due, reincarnati in nuove vesti, si ritroveranno e l’amore trionferà. Il tutto nel quadro scintillante e coloratissimo di una continua celebrazione degli “studios” di Bollywood, con molte star in ruoli-cameo per la gioia dei fan. In lingua Hindi con i sottotitoli in inglese.     MR</p>
<p><img class="alignright size-full wp-image-4124" title="cover" src="http://www.milleorienti.com/wp-content/uploads/2012/05/cover.jpeg" alt="" width="281" height="390" /></p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</p>
<p>Quello che avete letto qui sopra è un mio articolo pubblicato sul numero di maggio del <a href="http://www.yogajournal.it/joomla/">mensile Yoga Journal </a>. <span style="color: #ff0000;">Attendo i vostri commenti, cari amanti di Bollywood!<br />
</span></p>
<div class="shr-publisher-4122"></div><div style="clear: both; min-height: 1px; height: 2px; width: 100%;"></div><div class='shareaholic-like-buttonset' style='float:right;height:30px;'><a class='shareaholic-fblike' shr_layout='button_count' shr_showfaces='false' shr_href='http%3A%2F%2Fwww.milleorienti.com%2F2012%2F05%2F16%2Fperche-bollywood-battera-hollywood%2F'></a><a class='shareaholic-fbsend' shr_href='http%3A%2F%2Fwww.milleorienti.com%2F2012%2F05%2F16%2Fperche-bollywood-battera-hollywood%2F'></a><a class='shareaholic-googleplusone' shr_size='medium' shr_count='false' shr_href='http%3A%2F%2Fwww.milleorienti.com%2F2012%2F05%2F16%2Fperche-bollywood-battera-hollywood%2F'></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Reportage / Un po&#8217; New York, un po&#8217; Napoli: le sorprese di Hong Kong</title>
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		<pubDate>Sun, 13 May 2012 21:57:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Restelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Quando arrivi a Hong Kong ti aspetti una città cinese moderna e vitale come altre (Shanghai per esempio) ma presto ti accorgi che qui c&#8217;è molto di più. Il volo diretto dall&#8217;Italia dura quasi 12 ore ma con <a href="http://www.cathaypacific.com/cpa/it_IT/homepage?cm_mmc=SEM-IT-_-GEN-MKT-01MAY12-_-GOOGLE-_-BCX-cathay_pacific">Cathay Pacific</a> si arriva riposati e pronti ad essere accolti dalla sferzata di energia che questa città trasmette subito. L&#8217;aereoporto sull&#8217;isola di Lantau ti accoglie con una metropolitana bellissima, velocissima e silenziosa &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4110" class="wp-caption aligncenter" style="width: 443px"><a href="http://www.milleorienti.com/wp-content/uploads/2012/05/IMG_2775-copia.jpg" rel="shadowbox[sbpost-4109];player=img;" title="Uno scorcio notturno di Hong Kong. Foto di Marco Restelli"><img class="size-full wp-image-4110" title="Uno scorcio notturno di Hong Kong. Foto di Marco Restelli" src="http://www.milleorienti.com/wp-content/uploads/2012/05/IMG_2775-copia.jpg" alt="Uno scorcio notturno di Hong Kong. Foto di Marco Restelli" width="433" height="650" /></a><p class="wp-caption-text">Uno scorcio notturno di Hong Kong. Foto di Marco Restelli</p></div>
<p>Quando arrivi a Hong Kong ti aspetti una città cinese moderna e vitale come altre (Shanghai per esempio) ma presto ti accorgi che qui c&#8217;è molto di più. Il volo diretto dall&#8217;Italia dura quasi 12 ore ma con <a href="http://www.cathaypacific.com/cpa/it_IT/homepage?cm_mmc=SEM-IT-_-GEN-MKT-01MAY12-_-GOOGLE-_-BCX-cathay_pacific">Cathay Pacific</a> si arriva riposati e pronti ad essere accolti dalla sferzata di energia che questa città trasmette subito. L&#8217;aereoporto sull&#8217;isola di Lantau ti accoglie con una metropolitana bellissima, velocissima e silenziosa (la MTR)  che ti proietta in pochi minuti fra i <span style="color: #ff0000;">grattacieli da fantascienza di Hong Kong Island</span>. E&#8217; questa la principale fra le 263 isole  che compongono la Regione  Amministrativa Speciale della Cina, cuore della ex colonia britannica che ha conservato un&#8217;anima cosmopolita e un sistema democratico, con stampa e magistratura indipendenti dal sistema politico. «La formula del suo successo è questa: 1 Paese, 2 sistemi. Fa parte della Cina ma ha mantenuto la sua tipicità. E la sua straordinaria energia attira gente da tutto il mondo, italiani compresi: la nostra comunità qui è in forte crescita», spiega <span style="color: #ff0000;">Alessandra Schiavo</span>, giovane e brillante Console d&#8217;Italia. «Hong Kong è il porto commerciale più grande del mondo, questa è una terra di grandi opportunità e la crisi economica non si sente. Eppure non ha solo un&#8217;anima metropolitana:  nei New Territories in terraferma ci si immerge nella natura, perché al 70% sono coperti da magnifici parchi nazionali, e su tante isolette si gusta ancora lo stile di vita cinese tradizionale».</p>
<div id="attachment_4111" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><a href="http://www.milleorienti.com/wp-content/uploads/2012/05/Uno-scorcio-dei-grattacieli-di-Kowloon-copia.jpg" rel="shadowbox[sbpost-4109];player=img;" title="Uno scorcio dei grattacieli di Kowloon. Foto di Marco Restelli"><img class="size-full wp-image-4111" title="Uno scorcio dei grattacieli di Kowloon. Foto di Marco Restelli" src="http://www.milleorienti.com/wp-content/uploads/2012/05/Uno-scorcio-dei-grattacieli-di-Kowloon-copia.jpg" alt="Uno scorcio dei grattacieli di Kowloon. Foto di Marco Restelli" width="500" height="333" /></a><p class="wp-caption-text">Uno scorcio dei grattacieli di Kowloon. Foto di Marco Restelli</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_4113" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.milleorienti.com/wp-content/uploads/2012/05/Upper-Suite-window-copia1.jpg" rel="shadowbox[sbpost-4109];player=img;" title="Uno scorcio della baia di Hong Kong da una stanza dell'Upper House"><img class="size-full wp-image-4113" title="Uno scorcio della baia di Hong Kong da una stanza dell'Upper House" src="http://www.milleorienti.com/wp-content/uploads/2012/05/Upper-Suite-window-copia1.jpg" alt="Uno scorcio della baia di Hong Kong da una stanza dell'Upper House" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Uno scorcio della baia di Hong Kong da una stanza dell&#39;Upper House</p></div>
<p>Hong Kong, città di mare, è attraversata da una magnifica baia &#8211; <span style="color: #ff0000;">Victoria Harbour</span> - che separa Hong Kong Island dalla <span style="color: #ff0000;">penisola di Kowloon</span>. Ci sono molti modi di gustare lo spettacolo della baia: salire su un tram (i tipici tram a due piani, unici al mondo) fino al <span style="color: #ff0000;">Peak</span>, la montagna più alta della regione; oppure assieparsi sulla promenade di Kowloon dove tutte le sere alle 20 i grattacieli si illuminano facendo giochi di laser nel cielo; o ancora, regalarsi una notte da sogno in uno degli alberghi che salgono fino al cielo, e dalle cui pareti di vetro si può ammirare tutta la baia: è il caso del nuovissimo <a href="http://www.upperhouse.com/en/default.aspx">Hotel Upper House</a> (nel quartiere di Admiralty), 49 piani di cristallo acciaio, servizi hi-tech, arredamento <span style="color: #ff0000;">minimal-zen</span> e lezione di <span style="color: #ff0000;">yoga</span> gratuita per gli ospiti. Ma Hong Kong, dicevamo, ha varie anime, non è solo grattacieli e centri commerciali lussuosisimi (peraltro con la moda italiana al gran completo). Le diverse anime di questa regione vengono ben sintetizzate da un altro italiano, <span style="color: #ff0000;">Christian Talpo</span>, generale manager dello <a href="http://www.zumarestaurant.com.hk/">Zuma, il miglior ristorante giapponese della città</a> (con varie sedi sparse in tutto il mondo): «<span style="color: #ff0000;">Hong Kong è un po&#8217; New York e un po&#8217; Napoli</span>. Io ho lavorato anche a Tokyo e a Singapore ma poi sono tornato qui perché questa città ha una vivacità unica», spiega. «Per questo me ne sono innamorato. Tanto che ormai vivo qui stabilmente e ho sposato una hongkonghese», aggiunge sorridendo. «I quartieri centrali di Hong Kong sembrano il meglio di New York: grattacieli che sono capolavori di architettura, centri commerciali lussuosissimi, gente iper-attiva che gira ovunque&#8230;ma poi, poco lontano, scopri i quartierini con le viuzze piene di bancarelle di <em>street food</em> o di artigianato locale, con i panni stesi fuori dai balconi ad asciugare&#8230;e ti senti un po&#8217; a Napoli». <span style="color: #ff0000;">L&#8217;isoletta di Cheung Chau</span> è uno di questi luoghi  legati alla tradizione cinese e ancora un po&#8217; trascurati dai turisti occidentali. Per arrivarci basta un&#8217;ora di battello. Nel XIX secolo era un rifugio di pirati, oggi è un&#8217;isola di pescatori dove si va a fare il bagno, a mangiar pesce nei ristorantini in riva al mare, o a fare una passeggiata in bicicletta, visto che <span style="color: #ff0000;">le biciclette sono l&#8217;unico mezzo di locomozione </span>consentito sull&#8217;isola.</p>
<div id="attachment_4114" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><a href="http://www.milleorienti.com/wp-content/uploads/2012/05/IMG_3107-copia.jpg" rel="shadowbox[sbpost-4109];player=img;" title="L'isoletta di Cheung Chao, al largo di Hong Kong. Foto di Marco Restelli"><img class="size-full wp-image-4114" title="L'isoletta di Cheung Chao, al largo di Hong Kong. Foto di Marco Restelli" src="http://www.milleorienti.com/wp-content/uploads/2012/05/IMG_3107-copia.jpg" alt="L'isoletta di Cheung Chao, al largo di Hong Kong. Foto di Marco Restelli" width="500" height="333" /></a><p class="wp-caption-text">L&#39;isoletta di Cheung Chau, al largo di Hong Kong. Foto di Marco Restelli</p></div>
<p>Un altro aspetto di Hong Kong tutto da scoprire è la straordinaria varietà di cucine presenti: ci sono ben<span style="color: #ff0000;"> undicimila ristoranti</span>, davvero per tutti i gusti e tutte le tasche. Si possono spendere pochi euro per mangiare nei localini di mare sulle isole (vedi sopra) o nelle bancarelle di pesce e frutti di mare presenti in quartieri  come <span style="color: #ff0000;">Sheung Wan <span style="color: #000000;">a Hong Kong Island o</span> Yau Ma Tei <span style="color: #000000;">a Kowloon,</span></span> dove ci si può ingozzare di gustosi <em>dim sum</em> oppure perdersi a fare shopping di ogni genere, comprando antiche statuette, bigiotteria, memorabilia dell&#8217;epoca di Mao, artigianato, rimedi di medicina cinese tradizionale e perfino pinne di squalo e <span style="color: #ff0000;">afrodisiaci di vario tipo</span>. Oppure regalarsi scatole con le varietà di tè più pregiato al <a href="http://www.lockcha.com/">Lock Cha Tea Shop</a>. Ovunque troverete dei corner dove mangiare a poco prezzo le più diverse prelibatezze cinesi. E non stupitevi se in qualche chioscho di <em>street food</em> vi daranno, al posto dei tovaglioli di carta, dei veri e propri <span style="color: #ff0000;">rotoli di carta igienica</span> per pulirvi la bocca:  Hong Kong è anche questo&#8230;<br />
Se poi vi vorrete regalare una cena più ricercata, avretesolo l&#8217;imbarazzo della scelta, in ristoranti di <a href="http://www.xiaonanguo.com/exiaonanguo/gongsilishi.html">alta cucina di Shanghai come il raffinato </a><a href="http://www.xiaonanguo.com/exiaonanguo/gongsilishi.html">Xiao Nan Guo</a>  diretto da <span style="color: #ff0000;">Paul Law</span>, o in locali <em>cool</em> come il <a href="http://www.dragon-i.com.hk/">Dragon-i (di giorno ristorante, di notte disco-club)</a>, oppure &#8211; per chi ama le atmosfere coloniali &#8211; in uno degli edifici storici più importanti di Hong Kong: <a href="http://www.hulletthouse.com/#/hullett-house-opening">la Hullett House, una sede del governo britannico del 1881 oggi trasformata in Hotel di charme con ben cinque ristoranti.</a></p>
<div id="attachment_4115" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><a href="http://www.milleorienti.com/wp-content/uploads/2012/05/IMG_2907-copia.jpg" rel="shadowbox[sbpost-4109];player=img;" title="La zona bar di uno dei 5 ristoranti di Hullett House. Foto di Marco Restelli"><img class="size-full wp-image-4115" title="La zona bar di uno dei 5 ristoranti di Hullett House. Foto di Marco Restelli" src="http://www.milleorienti.com/wp-content/uploads/2012/05/IMG_2907-copia.jpg" alt="La zona bar di uno dei 5 ristoranti di Hullett House. Foto di Marco Restelli" width="500" height="333" /></a><p class="wp-caption-text">La zona bar di uno dei 5 ristoranti di Hullett House. Foto di Marco Restelli</p></div>
<div id="attachment_4117" class="wp-caption alignright" style="width: 260px"><a href="http://www.milleorienti.com/wp-content/uploads/2012/05/IMG_2758-copia1.jpg" rel="shadowbox[sbpost-4109];player=img;" title="Umberto Bombana, chef del ristorante italiano &quot;Otto e mezzo&quot; a Hong Kong (Tre Stelle Michelin). Foto di Marco Restelli"><img class="size-full wp-image-4117" title="Umberto Bombana, chef del ristorante italiano &quot;Otto e mezzo&quot; a Hong Kong (Tre Stelle Michelin). Foto di Marco Restelli" src="http://www.milleorienti.com/wp-content/uploads/2012/05/IMG_2758-copia1.jpg" alt="Umberto Bombana, chef del ristorante italiano &quot;Otto e mezzo&quot; a Hong Kong (Tre Stelle Michelin). Foto di Marco Restelli" width="250" height="375" /></a><p class="wp-caption-text">Umberto Bombana, chef del ristorante italiano &quot;Otto e mezzo&quot; a Hong Kong (Tre Stelle Michelin). Foto di Marco Restelli</p></div>
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<p>In questo <em>mare magnum </em>di offerte culinarie non poteva mancare la cucina italiana: ci  sono ben <span style="color: #ff0000;">settanta ristoranti italiani</span> a Hong Kong, fra i quali spicca per eccellenza quello dello <span style="color: #ff0000;">chef Umberto Bombana</span>: il suo<a href="http://www.ottoemezzobombana.com/"><em> Otto e mezzo</em> è l&#8217;unico ristorante italiano al di fuori d&#8217;Italia ad avere ottenuto le prestigiose &#8220;tre stelle&#8221; dalla Guida Michelin.</a> E Bombana, arrivato a Hong Kong vent&#8217;anni fa, è ormai completamente &#8220;adotatto&#8221; dalla città e dalla Cina,  tanto da avere aperto di recente un nuovo <em>Otto e mezzo</em> a Shanghai.</p>
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<p>Cari lettori/viaggiatori, potrei andare avanti molto a lungo a parlarvi delle sorprese di Hong Kong (e lo farò, in prossimi articoli) ma non posso lasciarvi prima di avervi dato un consiglio: non trascurate di andare i vedere <span style="color: #ff0000;">i templi cinesi</span>. Hong Kong ne ha di pregevoli. Le guide puntano l&#8217;attenzione su quello di <span style="color: #ff0000;">Man Mo</span>, a Hong Kong Island; ma io &#8211; tanto per cambiare &#8211; non son d&#8217;accordo, e vi suggerisco un tempio che mi è apparso più interessante, più vario e più autenticamente popolare: quello di <a href="http://www.siksikyuen.org.hk/public/main">Wong Tai Sin</a> a Kowloon. E&#8217; un tempio taoista ma contiene anche un padiglione confuciano e uno buddhista, oltre a innumerevoli corner dove gli indovini predicono il futuro leggendovi le carte, le mani o altri segni. E&#8217; ricco di statue, di fregi, di incensieri, ma sopratutto di atmosfera, con tanti fedeli che accorrono a leggere il proprio futuro scrutando una serie di bastoncini che prima agitano e poi gettano a terra. Che il Drago del Cielo aiuti loro, e anche noi. Arrivederci al prossimo reportage su Hong Kong.            MR.</p>
<div id="attachment_4119" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><a href="http://www.milleorienti.com/wp-content/uploads/2012/05/IMG_2976-copia1.jpg" rel="shadowbox[sbpost-4109];player=img;" title="Donne con i bastonici per predire il futuro nel tempio taoista di Wong Tai Sin, a Hong Kong. Foto di Marco Restelli"><img class="size-full wp-image-4119" title="Donne con i bastonici per predire il futuro nel tempio taoista di Wong Tai Sin, a Hong Kong. Foto di Marco Restelli" src="http://www.milleorienti.com/wp-content/uploads/2012/05/IMG_2976-copia1.jpg" alt="Donne con i bastonici per predire il futuro nel tempio taoista di Wong Tai Sin, a Hong Kong. Foto di Marco Restelli" width="500" height="333" /></a><p class="wp-caption-text">Donne con i bastoncini per predire il futuro nel tempio taoista di Wong Tai Sin, a Kowloon. Foto di Marco Restelli</p></div>
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<div class="shr-publisher-4109"></div><div style="clear: both; min-height: 1px; height: 2px; width: 100%;"></div><div class='shareaholic-like-buttonset' style='float:right;height:30px;'><a class='shareaholic-fblike' shr_layout='button_count' shr_showfaces='false' shr_href='http%3A%2F%2Fwww.milleorienti.com%2F2012%2F05%2F13%2Freportage-un-po-new-york-un-po-napoli-le-sorprese-di-hong-kong%2F'></a><a class='shareaholic-fbsend' shr_href='http%3A%2F%2Fwww.milleorienti.com%2F2012%2F05%2F13%2Freportage-un-po-new-york-un-po-napoli-le-sorprese-di-hong-kong%2F'></a><a class='shareaholic-googleplusone' shr_size='medium' shr_count='false' shr_href='http%3A%2F%2Fwww.milleorienti.com%2F2012%2F05%2F13%2Freportage-un-po-new-york-un-po-napoli-le-sorprese-di-hong-kong%2F'></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>&#8220;Nuovi italiani&#8221;: chi sono i Sikh che lavorano nelle nostre campagne</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Apr 2012 17:35:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Restelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[SIKH IN INDIA E IN OCCIDENTE]]></category>
		<category><![CDATA[gurdwara di Pessina Cremonese]]></category>
		<category><![CDATA[immigrati indiani in Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Khalsa]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>In questi giorni i media hanno messo in luce un dato emerso dall&#8217;ultimo censimento: nel nostro Paese in dieci anni è triplicato il numero degli stranieri, e molto si sta parlando di questi &#8220;nuovi italiani&#8221; come risorsa della nostra società. A questo proposito vi invito a leggere un articolo che ho pubblicato sul <a href="http://www.yogajournal.it/joomla/">mensile Yoga Journal</a> riguardo a un gruppo particolare di questi &#8220;nuovi italiani&#8221; che risulta quasi &#8220;invisibile&#8221; alla &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In questi giorni i media hanno messo in luce un dato emerso dall&#8217;ultimo censimento: nel nostro Paese in dieci anni è triplicato il numero degli stranieri, e molto si sta parlando di questi &#8220;nuovi italiani&#8221; come risorsa della nostra società. A questo proposito vi invito a leggere un articolo che ho pubblicato sul <a href="http://www.yogajournal.it/joomla/">mensile Yoga Journal</a> riguardo a un gruppo particolare di questi &#8220;nuovi italiani&#8221; che risulta quasi &#8220;invisibile&#8221; alla maggioranza di noi. Si tratta degli indiani di religione sikh, che lavorano nelle campagne di molte regioni del Nord e del Centro Italia. Buona lettura.</p>
<p>Vivono in mezzo a noi, svolgono lavori indispensabili per la nostra società, eppure noi non li vediamo quasi mai. Sono i Sikh emigrati dal Panjab indiano, che noi residenti nelle città abbiamo poche occasioni di incontrare perché loro vivono nelle cascine delle nostre campagne: lavorano nei campi come agricoltori e come bergamini (addetti agli animali da latte) e nell’industria lattiero-casearia. Svolgono compiti che nessun italiano vuole più svolgere, come quello di alzarsi ogni mattina alle quattro e mezza per mungere le mucche. Sono lavoratori molto apprezzati per la loro serietà ed esperienza, anche perché fanno questi stessi lavori agricoli pure nello Stato da cui provengono, il Panjab, che è noto come “il granaio dell’India” ed è ricco di allevamenti di bovini. Così, sono diventati indispensabili anche a settori importanti della nostra economia: qualche mese fa, per esempio, il presidente della Coldiretti della Provincia di Cremona, Davide Solfanelli, ha affermato che un terzo dei lavoranti nelle stalle del cremonese è costituito da indiani sikh e che senza di loro a Cremona non si potrebbe produrre il Grana Padano. E il fatto che un prodotto “padano” finisca sulle nostre tavole grazie ai Sikh del Panjab è un segno evidente (e un po’ paradossale) della globalizzazione in atto.</p>
<div id="attachment_4107" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><a href="http://www.milleorienti.com/wp-content/uploads/2012/04/Sikh-del-Khalsa-allinaugurazione-del-tempio-a-Pessina-Cremonese-copia.jpg" rel="shadowbox[sbpost-4106];player=img;" title="Sikh del Khalsa all'inaugurazione del tempio a Pessina Cremonese. Foto di Marco Restelli"><img class="size-full wp-image-4107" title="Sikh del Khalsa all'inaugurazione del tempio a Pessina Cremonese. Foto di Marco Restelli" src="http://www.milleorienti.com/wp-content/uploads/2012/04/Sikh-del-Khalsa-allinaugurazione-del-tempio-a-Pessina-Cremonese-copia.jpg" alt="" width="500" height="333" /></a><p class="wp-caption-text">Sikh del Khalsa davanti al Tempio di Pessina Cremonese (Cremona). Foto di Marco Restelli</p></div>
<p>Quanti sono i Sikh italiani? Impossibile dirlo con precisione ma certo varie decine di migliaia, sicuramente la maggioranza degli oltre centomila indiani residenti in Italia. Eppure non “fanno notizia” quasi mai, un po’ perché vivono con le famiglie appartati nelle cascine e un po’ perché non delinquono, cioè non finiscono mai (a differenza di altri immigrati) nelle pagine di cronaca nera dei nostri giornali. I Sikh italiani vivono soprattutto in Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia-Romagna e Lazio, si integrano nella nostra società pur mantenendo i propri costumi tradizionali e ormai hanno eretto nel nostro Paese una dozzina di templi che chiamano <em>Gurdwara</em>, cioè “la porta del Guru”, il Guru supremo che è Dio. Il  <em>Gurdwara</em> più noto si trova a Novellara, in provincia di Reggio Emilia, e fu inaugurato da Romano Prodi nell’anno Duemila, ma ultimamente ne sono sorti altri: a Marene (Cuneo), a Sabaudia (Latina) e, nell’estate 2011, a Pessina Cremonese (Cremona).</p>
<p>Proprio la cerimonia d’inaugurazione del tempio di Pessina Cremonese ha portato per la prima volta l’opinione pubblica a conoscere i Sikh perché ha attirato i mass media. Un piccolo “caso mediatico” dovuto a due ragioni: quello di Pessina Cremonese è uno dei Gurdwara più grandi d’Europa e alla sua inaugurazione hanno partecipato circa seimila Sikh provenienti da tutto il Nord Italia. Le donne con i loro coloratissimi abiti indiani, gli uomini con turbante, lunga barba e coltello rituale (il <em>kirpan</em>, che non è un’arma bensì un simbolo religioso) per un giorno hanno trasformato quell’angolo di pianura padana in un angolo di India, con stupore degli italiani accorsi numerosi a seguire la cerimonia. E a tutti i visitatori i Sikh hanno offerto da mangiare, con grande ospitalità.</p>
<p>I <em>Gurdwara</em> sono luoghi aperti a tutti, perché alla base del Sikhismo c’è proprio il concetto dell’accoglienza nei confronti dell’altro, tant’è vero che annessa ad ogni tempio c’è sempre una grande cucina (chimata <em>langar</em>) dove chiunque arrivi dev’essere sfamato e ospitato gratuitamente, come segno del fatto che Dio accoglie tutti, a prescindere dalla sua religione o etnia. E’ un esperienza che vi consiglio di fare: andate in un Gurdwara e chiedete un colloquio con i responsabili del tempio, conoscerete persone gentili che saranno liete di raccontarvi la propria storia e religione, poi verrete portati nel <em>langar</em> dove vi faranno sedere su una stuoia, in una lunga fila insieme ai Sikh, e vi serviranno in un piatto di metallo un pasto <em>panjabi</em>, a base di riso, <em>dhal </em>(lenticchie), verdure varie e <em>chapati </em>(pane indiano). Per ringraziare, se vorrete potrete lasciare un’offerta volontaria. Ma nessuno vi chiederà nulla.</p>
<p>Lo spirito di accoglienza che contraddistingue il Sikhismo fa parte del DNA di questa religione nata in Panjab fra il XV e il XVI secolo, in un’epoca segnata da duri scontri – sia sul piano culturale sia su quello militare – fra hindu e musulmani. Il Sikhismo nacque dalla predicazione di un mistico itinerante, Nanak, che voleva appunto superare quei contrasti predicando una via spirituale che mettesse in sordina le differenze e conciliasse Islam e Induismo in una nuova religione. «Ti chiamano Allah o Vishnu o con mille altri nomi ma sei sempre e solo Tu», dice Guru Nanak in un inno sacro. Nanak raccolse intorno a sé un gruppo di “seguaci” – questo è il significato della parola “Sikh” – e così nacque il primo nucleo di una comunità religiosa che oggi rappresenta il 2% della popolazione indiana. Il Sikhismo non ha un clero ma propugna un rapporto diretto fra l’uomo  e Dio, come l’Islam è monoteista ma mantiene nei riti anche segni dell’influenza hindu, come l’offerta di ghirlande di fiori. E il libro sacro dei Sikh – il <em>Guru Granth Sahib</em> – si caratterizza per una particolarità davvero unica al mondo: è l’unico libro di una religione a contenere inni anche di mistici di altre religioni (musulmani e hindu).</p>
<p>Dopo Nanak i Sikh ebbero altri nove Guru, l’ultimo dei quali, Govind Singh, nel 1699 riformò in senso “marziale” la comunità fondando il <em>Khalsa</em>, “l’ortodossia”, i cui membri devono seguire precise regole:  una sorta di battesimo, devozioni, austerità nei costumi (astinenza da alcol, fumo, droghe), servizio volontario agli altri (“<em>sewa</em>”) nei <em>langar</em> e non solo, e l’uso di adottare il cognome Singh (“leone”) per i maschi e Kaur (“principessa”) per le femmine. Le regole del <em>Khalsa </em>impongono al Sikh “battezzato” anche di essere riconoscibile nell’abbigliamento, e da qui l’uso del turbante (per uomini e donne, benché di diversa foggia), la lunga barba per gli uomini e – per tutti e tutte – l’uso di portare un piccolo pugnale, il <em>kirpan,</em><em> </em>a testimoniare la disponibilità a difendere la fede con la vita. Queste le regole del Khalsa, ma bisogna ricordare che non tutti i Sikh appartengono al <em>Khalsa</em>;  molti – soprattutto fra i più giovani – non seguono queste regole, perciò non hanno un “aspetto Sikh”. I ragazzini Sikh che frequentano le nostre scuole sono italiani a tutti gli effetti, magari non porteranno mai il turbante ma resteranno nel loro cuore fedeli all’essenza della propria fede: offrono e chiedono rispetto, e sarà nostro dovere accoglierli con lo stesso rispetto.</p>
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<div class="shr-publisher-4106"></div><div style="clear: both; min-height: 1px; height: 2px; width: 100%;"></div><div class='shareaholic-like-buttonset' style='float:right;height:30px;'><a class='shareaholic-fblike' shr_layout='button_count' shr_showfaces='false' shr_href='http%3A%2F%2Fwww.milleorienti.com%2F2012%2F04%2F29%2Fnuovi-italiani-chi-sono-i-sikh-che-lavorano-nelle-nostre-campagne%2F'></a><a class='shareaholic-fbsend' shr_href='http%3A%2F%2Fwww.milleorienti.com%2F2012%2F04%2F29%2Fnuovi-italiani-chi-sono-i-sikh-che-lavorano-nelle-nostre-campagne%2F'></a><a class='shareaholic-googleplusone' shr_size='medium' shr_count='false' shr_href='http%3A%2F%2Fwww.milleorienti.com%2F2012%2F04%2F29%2Fnuovi-italiani-chi-sono-i-sikh-che-lavorano-nelle-nostre-campagne%2F'></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Uomo, Natura, Ecologia: cosa ne pensava il Mahatma Gandhi</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Apr 2012 18:57:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Restelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[ECOLOGIA E AMBIENTE]]></category>
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		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.milleorienti.com/wp-content/uploads/2012/04/mahatma-gandhi4545.jpeg" rel="shadowbox[sbpost-4103];player=img;" title="mahatma-gandhi4545"></a></p>
<p>Tempo fa in India, nella città di Ahmedabad, ho fatto visita all’Università che venne fondata nel 1920 dal Mahatma Gandhi e che è tutt’ora <span style="color: #ff0000;">l’unica università del mondo improntata ai valori gandhiani</span>. Vi si insegnano materie che non si trovano altrove, come “Lineamenti di un ordine sociale nonviolento”, “Business ed etica”, “Educazione alla pace e al disarmo” e anche “Arte e nonviolenza”. Proprio all’ingresso dell’Istituto di Arte sono rimasto &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.milleorienti.com/wp-content/uploads/2012/04/mahatma-gandhi4545.jpeg" rel="shadowbox[sbpost-4103];player=img;" title="mahatma-gandhi4545"><img class="aligncenter size-full wp-image-4104" title="mahatma-gandhi4545" src="http://www.milleorienti.com/wp-content/uploads/2012/04/mahatma-gandhi4545.jpeg" alt="" width="455" height="600" /></a></p>
<p>Tempo fa in India, nella città di Ahmedabad, ho fatto visita all’Università che venne fondata nel 1920 dal Mahatma Gandhi e che è tutt’ora <span style="color: #ff0000;">l’unica università del mondo improntata ai valori gandhiani</span>. Vi si insegnano materie che non si trovano altrove, come “Lineamenti di un ordine sociale nonviolento”, “Business ed etica”, “Educazione alla pace e al disarmo” e anche “Arte e nonviolenza”. Proprio all’ingresso dell’Istituto di Arte sono rimasto colpito da una scritta di Gandhi: «La vera arte consiste nell’imparare dalla natura, senza lottare contro di essa».<br />
La filosofia nonviolenta che Gandhi applicava in ogni campo lo portò a riflettere anche sul corretto rapporto uomo-ambiente e ne fece un ispiratore di quella che <span style="color: #ff0000;">oggi è chiamata</span> <span style="color: #ff0000;">Ecologia Profonda, un’etica ambientale (teorizzata dal</span><span style="color: #ff0000;"> norvegese Arne Naess)</span> che sostiene l’uguale diritto alla vita di tutti gli esseri viventi del pianeta, senza particolari privilegi per la specie umana.</p>
<p>Il Mahatma può essere considerato <span style="color: #ff0000;">un vero precursore di questo tipo di ambientalismo</span>, dato che  scriveva: «Dovremmo sentire un legame più profondo fra noi e il resto degli esseri viventi. I sistemi sociali futuri terranno conto non solo della famiglia umana ma di tutte le forme di vita». Inoltre, riflettendo sul rapporto fra la ricerca scientifica e gli animali, aggiungeva: «Se la mia ammirazione per la scienza occidentale è limitata è perché lo scienziato occidentale non presta attenzione al regno animale. Io aborrisco la vivisezione con tutta l’anima: detesto l’imperdonabile massacro di vite innocenti in nome della scienza e della cosidetta umanità». Il Mahatma può essere considerato <span style="color: #ff0000;">un precursore dell’ambientalismo anche per il proprio elogio del “piccolo è bello”</span>: ispirandosi ai villaggi indiani sosteneva la formazione di piccole comunità integrate nell’ambiente anziché di megalopoli divoratrici di energia e produttrici di montagne di rifiuti, e propugnava uno stile di vita sobrio (tesseva da sé i propri abiti) lontanissimo dai modelli consumistici oggi imperanti.<br />
L’India di oggi ha dimenticato l’ispirazione ecologista del proprio Padre della Patria. Ci sono tanti monumenti a Gandhi nelle città indiane, ma l’India odierna è – con la Cina – in cima alla classifica dei grandi inquinatori del pianeta, e sacrifica l’ambiente alle necessità del proprio vorticoso sviluppo economico. Però, il fatto che l’India abbia dimenticato questa lezione del Mahatma non implica che dobbiamo dimenticarla anche noi. Perché il futuro del pianeta dipende anche da questo e ne siamo tutti responsabili.</p>
<p><img class="alignright size-full wp-image-4105" title="cover_small" src="http://www.milleorienti.com/wp-content/uploads/2012/04/cover_small.jpeg" alt="" width="109" height="150" /></p>
<p>(Quella che avete letto qui sopra è la mia rubrica <em>MilleOrienti</em> pubblicata sul numero di aprile del mensile <a href="http://www.yogajournal.it/joomla/">Yoga Journal</a>.<br />
Auguro a tutti voi una giornata di pace).</p>
<div class="shr-publisher-4103"></div><div style="clear: both; min-height: 1px; height: 2px; width: 100%;"></div><div class='shareaholic-like-buttonset' style='float:right;height:30px;'><a class='shareaholic-fblike' shr_layout='button_count' shr_showfaces='false' shr_href='http%3A%2F%2Fwww.milleorienti.com%2F2012%2F04%2F25%2Fuomo-natura-ecologia-cosa-ne-pensava-il-mahatma-gandhi%2F'></a><a class='shareaholic-fbsend' shr_href='http%3A%2F%2Fwww.milleorienti.com%2F2012%2F04%2F25%2Fuomo-natura-ecologia-cosa-ne-pensava-il-mahatma-gandhi%2F'></a><a class='shareaholic-googleplusone' shr_size='medium' shr_count='false' shr_href='http%3A%2F%2Fwww.milleorienti.com%2F2012%2F04%2F25%2Fuomo-natura-ecologia-cosa-ne-pensava-il-mahatma-gandhi%2F'></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Quando l&#8217;arte ci aiuta a vivere: l&#8217;esempio di due giovani artisti giapponesi</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Apr 2012 13:22:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Restelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.milleorienti.com/wp-content/uploads/2012/04/SPREAD_Profile.jpg" rel="shadowbox[sbpost-4094];player=img;" title="SPREAD_Profile"></a>&#8220;Il colore è vita&#8221;. Con questa convinzione due giovani artisti-designer giapponesi, Hirokazu Kobayashi e Haruna Yamada, hanno creato una forma di intervento artistico &#8220;collettivo&#8221; che aiuta anche ad uscire dalla depressione. I due designer giapponesi sono in questi giorni a Milano al &#8220;Fuori Salone&#8221;, la parte   &#8220;off&#8221; più creativa del Salone del Mobile in corso nella capitale lombarda.<br />
Ma prima di parlare delle opere che i due espongono <span style="color: #ff0000;">fino </span>&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.milleorienti.com/wp-content/uploads/2012/04/SPREAD_Profile.jpg" rel="shadowbox[sbpost-4094];player=img;" title="SPREAD_Profile"><img class="aligncenter size-full wp-image-4102" title="SPREAD_Profile" src="http://www.milleorienti.com/wp-content/uploads/2012/04/SPREAD_Profile.jpg" alt="" width="331" height="331" /></a>&#8220;Il colore è vita&#8221;. Con questa convinzione due giovani artisti-designer giapponesi, Hirokazu Kobayashi e Haruna Yamada, hanno creato una forma di intervento artistico &#8220;collettivo&#8221; che aiuta anche ad uscire dalla depressione. I due designer giapponesi sono in questi giorni a Milano al &#8220;Fuori Salone&#8221;, la parte   &#8220;off&#8221; più creativa del Salone del Mobile in corso nella capitale lombarda.<br />
Ma prima di parlare delle opere che i due espongono <span style="color: #ff0000;">fino al 22 aprile compreso</span> allo  <a href="http://www.spaziosolferino.it/">Spazio Solferino Arte</a> (via Solferino 25 Milano) vorrei dirvi che in quella stessa sede oggi, dalle ore 18 alle 23.30, si tiene un cocktail con una raccolta fondi in favore dei bambini giapponesi colpiti dal terremoto e dalla tragedia nucleare di Fukushima. L&#8217;evento è organizzato in collaborazione con “Orto dei sogni”, associazione no profit nata nell’ottobre 2011 per aiutare le vittime di Fukushima, che questa estate <span style="color: #ff0000;">porterà in Sardegna quindici bambini giapponesi dai 6 ai 12 anni per disintossicarli dal clima ancora radioattivo attorno alla centrale nucleare</span>. All’associazione servono 50 mila euro: un primo esempio di grande solidarietà, grazie anche allo storico gemellaggio fra Milano e Osaka, è stato dato dal Comune di Milano che ha già donato 5mila euro per questo costoso e impegnativo progetto.</p>
<p>I due artisti giapponesi, che hanno dato vita a <a href="http://www.spread-web.jp/">un&#8217;unità creativa chiamata Spread</a>, si inseriscono in questo evento tramite la particolare <span style="color: #ff0000;">filosofia &#8220;terapeutica&#8221; delle loro opere, chiamate <em>life stripe</em></span>. <span style="color: #000000;">Queste </span><span style="color: #ff0000;"><a href="http://www.lifestripe.com/"><span style="color: #ffffff;"><span style="color: #3366ff;"><em>life stripe</em> </span><span style="color: #000000;"><span style="color: #3366ff;"> rappresentano con i colori tutti gli aspetti della nostra vita</span></span></span>.</a><span style="color: #000000;"><a href="http://www.lifestripe.com/"> </a><span style="color: #ff0000;">Ogni colore nelle loro opere è infatti  associato a un&#8217;azione  secondo un preciso codice: <span style="color: #000000;">il rosso è il lavoro, il verde chiaro è il relax, il rosa è il tempo dedicato alla propria salute, il giallo è il tempo passato con i figli, ecc&#8230;<span style="color: #ff0000;">c</span></span>osì ogni quadro diventa la rappresentazione visiva di una giornata.<br />
<a href="http://www.milleorienti.com/wp-content/uploads/2012/04/LifeStripe_h1+.jpg" rel="shadowbox[sbpost-4094];player=img;" title="Invitation+++"><img class="aligncenter size-full wp-image-4095" title="Invitation+++" src="http://www.milleorienti.com/wp-content/uploads/2012/04/LifeStripe_h1+.jpg" alt="" width="500" height="550" /></a></span></span></span><span style="color: #ff0000;"> </span>L’idea della giovane coppia nasce a Tokyo quando sul loro percorso incontrano una “hikikomori”, <span style="color: #ff0000;">una donna, triste, sola, delusa dalla vita</span>, che ha chiuso con tutti i rapporti umani, con la società perché disoccupata. La sua tristezza la porta a comunicare con l’esterno solamente in modo virtuale con l’unico mezzo a sua disposizione: il computer. La sua vita è persa senza speranza, grigia, senza colore! <span style="color: #ff0000;">K</span><span style="color: #ff0000;">obayashi e Yamada, decidono di aiutarla e, sotto la stretta supervisione di uno psicologo, il dottor Ito, iniziano l’esperimento creativo. </span>La forniscono di tante piccole strisce di carta di colori diversi con cui lei dovrà fare una sorta di “diario” che scandisca tutte le ventiquattro ore della sua giornata: ogni colore corrisponde a un’attività del giorno come lavarsi, vestirsi, cucinare, mangiare, guardare la tv, andare al cinema, leggere, ascoltare musica, uscire a fare shopping, fare sport, ecc. ma anche ad uno stato dell’animo. Ecco che <span style="color: #ff0000;">unendo, alla fine, tutte le strisce di carte colorate, si ottiene una “Life Stripe”, gli “Aspetti della vita visualizzati dai colori”</span>. Agli inizi l’esperimento sembrava fallito, perché gli unici colori che componevano la “striscia” erano tutti sui toni del nero e del grigio, come la vita della nostra “hikikomori”. Ma con grande pazienza e costanza e, attraverso lo scambio continuo del “Life Stripe diario”<strong>,</strong> finalmente i nostri due caparbi designer &#8211; ”terapeuti” riescono ad ottenere un risultato molto “colorato” e stupefacente dalla loro  “paziente”. Si era ripresa la vita!<br />
<a href="http://www.milleorienti.com/wp-content/uploads/2012/04/Life-Stripe-image05.png" rel="shadowbox[sbpost-4094];player=img;" title="Life-Stripe-image05"><img class="aligncenter size-full wp-image-4096" title="Life-Stripe-image05" src="http://www.milleorienti.com/wp-content/uploads/2012/04/Life-Stripe-image05.png" alt="" width="426" height="600" /></a>Questo primo esperimento avvalorò la convinzione che <span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">il colore è vita e che, quindi, la ricerca di Spread dovesse diffondere questo concetto: </span>“Life Stripe” aiuta a percepire la propria esistenza con allegria, gioia, creatività, energia e soprattutto vitalità e speranza</span>.</p>
<p>Un passo successivo è stato quello che ha portato <span style="color: #ff0000;">i due artisti-designer terapeuti  fra i bambini della città giapponese di Nagano</span>, per aiutarli a superare il trauma che tutto il Paese ha vissuto per il terremoto. Così il 1° aprile 2012 hanno  organizzato un “workshop” per 25 bambini che divertendosi a incollare e assemblare strisce di carta colorata hanno prodotto delle “Life Stripe”<strong>.</strong> Fra questi magnifici lavori di “speranza”, 12 opere selezionate sono esposte appunto allo Spazio Solferino durante il Fuori Salone.</p>
<div class="shr-publisher-4094"></div><div style="clear: both; min-height: 1px; height: 2px; width: 100%;"></div><div class='shareaholic-like-buttonset' style='float:right;height:30px;'><a class='shareaholic-fblike' shr_layout='button_count' shr_showfaces='false' shr_href='http%3A%2F%2Fwww.milleorienti.com%2F2012%2F04%2F19%2Fquando-larte-ci-aiuta-a-vivere-lesempio-di-due-giovani-artisti-giapponesi%2F'></a><a class='shareaholic-fbsend' shr_href='http%3A%2F%2Fwww.milleorienti.com%2F2012%2F04%2F19%2Fquando-larte-ci-aiuta-a-vivere-lesempio-di-due-giovani-artisti-giapponesi%2F'></a><a class='shareaholic-googleplusone' shr_size='medium' shr_count='false' shr_href='http%3A%2F%2Fwww.milleorienti.com%2F2012%2F04%2F19%2Fquando-larte-ci-aiuta-a-vivere-lesempio-di-due-giovani-artisti-giapponesi%2F'></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Andate in Oriente? Con Cathay Pacific conviene volare in coppia</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Apr 2012 10:33:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Restelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Cari viaggiatori, se state programmando un viaggio in Oriente ecco una notizia interessante per voi. <a href="http://www.cathaypacific.com/cpa/it_IT/contactus/localcontacts">Cathay Pacific</a>, la nota linea aerea di Hong Kong, lancia la promozione &#8220;Two is bettter than one&#8221;. In cosa consiste? Semplice: <span style="color: #ff0000;">volando in coppia</span> verso qualsiasi destinazione dell&#8217;Asia (ma anche dell&#8217;Oceania) <span style="color: #ff0000;">il secondo passeggero paga la metà</span>. Questa promozione è valida per prenotazioni da 2 fino a 4 passeggeri che viaggiano insieme in &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cari viaggiatori, se state programmando un viaggio in Oriente ecco una notizia interessante per voi. <a href="http://www.cathaypacific.com/cpa/it_IT/contactus/localcontacts">Cathay Pacific</a>, la nota linea aerea di Hong Kong, lancia la promozione &#8220;Two is bettter than one&#8221;. In cosa consiste? Semplice: <span style="color: #ff0000;">volando in coppia</span> verso qualsiasi destinazione dell&#8217;Asia (ma anche dell&#8217;Oceania) <span style="color: #ff0000;">il secondo passeggero paga la metà</span>. Questa promozione è valida per prenotazioni da 2 fino a 4 passeggeri che viaggiano insieme in Business Class. In questo modo si abbatte il costo della Business, che offre un notevole comfort sui lunghi voli per l&#8217;Asia.<br />
Se poi siete un &#8220;frequent flyer&#8221; c&#8217;è anche un&#8217;altra promozione attiva fino al 30 giugno 2012: viaggiando in Business Class da Roma o Milano con volo diretto A/R  su Hong Kong si raddoppiano le proprie miglia del programma F<em>requent Flyer Asia Miles. </em>Buon viaggio&#8230;</p>
<p><a href="http://www.milleorienti.com/wp-content/uploads/2012/04/Cathay-Pacific_03.jpeg" rel="shadowbox[sbpost-4085];player=img;"><br />
</a><a href="http://www.milleorienti.com/wp-content/uploads/2012/04/cathay-asia-250.jpeg" rel="shadowbox[sbpost-4085];player=img;" title="cathay-asia-250"><img class="aligncenter size-full wp-image-4093" title="cathay-asia-250" src="http://www.milleorienti.com/wp-content/uploads/2012/04/cathay-asia-250.jpeg" alt="" width="250" height="220" /></a><a href="http://www.milleorienti.com/wp-content/uploads/2012/04/Cathay-Pacific_02.jpeg" rel="shadowbox[sbpost-4085];player=img;"><br />
</a></p>
<div class="shr-publisher-4085"></div><div style="clear: both; min-height: 1px; height: 2px; width: 100%;"></div><div class='shareaholic-like-buttonset' style='float:right;height:30px;'><a class='shareaholic-fblike' shr_layout='button_count' shr_showfaces='false' shr_href='http%3A%2F%2Fwww.milleorienti.com%2F2012%2F04%2F18%2Fandate-in-oriente-con-cathay-pacific-conviene-volare-in-coppia%2F'></a><a class='shareaholic-fbsend' shr_href='http%3A%2F%2Fwww.milleorienti.com%2F2012%2F04%2F18%2Fandate-in-oriente-con-cathay-pacific-conviene-volare-in-coppia%2F'></a><a class='shareaholic-googleplusone' shr_size='medium' shr_count='false' shr_href='http%3A%2F%2Fwww.milleorienti.com%2F2012%2F04%2F18%2Fandate-in-oriente-con-cathay-pacific-conviene-volare-in-coppia%2F'></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Una grande community per gli amanti del Giappone</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Apr 2012 10:33:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Restelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>E&#8217; nata solo tre settimane fa ma su Facebook ha già quasi 48mila fan. Un vero successo quello di <a href="http://www.japancoolture.com/">JapanCoolture.com</a>, la <a href="http://www.milleorienti.com/wp-content/uploads/2012/04/Japan-Coolture-2.jpeg" rel="shadowbox[sbpost-4077];player=img;" title="Japan Coolture-2"></a>prima grande community italiana interamente dedicata al Giappone, che permette agli utenti di creare un proprio profilo e uplodare contenuti. Il portale di questo &#8220;Japan Journey Journal&#8221; (così si definisce) è realizzato da <a href="http://www.tribecommunication.it/">Tribe Communication</a> e già al primo sguardo si presenta ricco di contenuti e di temi diversi: &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4083" class="wp-caption aligncenter" style="width: 269px"><a href="http://www.milleorienti.com/wp-content/uploads/2012/04/imgres-1.jpeg" rel="shadowbox[sbpost-4077];player=img;" title="imgres-1"><img class="size-full wp-image-4083" title="imgres-1" src="http://www.milleorienti.com/wp-content/uploads/2012/04/imgres-1.jpeg" alt="" width="259" height="194" /></a><p class="wp-caption-text">Tokyo by night</p></div>
<p>E&#8217; nata solo tre settimane fa ma su Facebook ha già quasi 48mila fan. Un vero successo quello di <a href="http://www.japancoolture.com/">JapanCoolture.com</a>, la <a href="http://www.milleorienti.com/wp-content/uploads/2012/04/Japan-Coolture-2.jpeg" rel="shadowbox[sbpost-4077];player=img;" title="Japan Coolture-2"><img class="alignright size-full wp-image-4078" title="Japan Coolture-2" src="http://www.milleorienti.com/wp-content/uploads/2012/04/Japan-Coolture-2.jpeg" alt="" width="120" height="140" /></a>prima grande community italiana interamente dedicata al Giappone, che permette agli utenti di creare un proprio profilo e uplodare contenuti. Il portale di questo &#8220;Japan Journey Journal&#8221; (così si definisce) è realizzato da <a href="http://www.tribecommunication.it/">Tribe Communication</a> e già al primo sguardo si presenta ricco di contenuti e di temi diversi:  tendenze, cibo, tecnologia, moda, arte, viaggi, libri, cinema, musica, tutto ovviamente made in Japan e tutto puntato sull&#8217;attualità di Tokyo e dintorni. Ma senza dimenticare l&#8217;attenzione alle icone della cultura tradizionale (le geishe, i samurai, lo zen) e con un occhio agli eventi culturali giapponesi in Italia, come la mostra fiorentina <em>Giappone terra d&#8217;incanti </em>che abbiamo segnalato anche qui su <em>MilleOrienti</em>.<br />
<a href="http://www.milleorienti.com/wp-content/uploads/2012/04/logo.jpeg" rel="shadowbox[sbpost-4077];player=img;" title="logo"><img class="aligncenter size-full wp-image-4079" title="logo" src="http://www.milleorienti.com/wp-content/uploads/2012/04/logo.jpeg" alt="" width="287" height="100" /></a>Nel portale troviamo così sia contributi della community sia segnalazioni&#8221; redazionali&#8221;. Per esempio un articolo su un <a href="http://www.milleorienti.com/wp-content/uploads/2012/04/Japan-Coolture-1.jpeg" rel="shadowbox[sbpost-4077];player=img;" title="Japan Coolture-1"><img class="alignright size-full wp-image-4081" title="Japan Coolture-1" src="http://www.milleorienti.com/wp-content/uploads/2012/04/Japan-Coolture-1.jpeg" alt="" width="120" height="140" /></a>ristorante di Tokyo ispirato ad &#8220;Alice nel Paese delle meraviglie&#8221; e un ritratto del grandissimo cineasta Kitano Takeshi, ma anche &#8220;lezioni di trucco&#8221; nello stile di una geisha, accanto agli inevitabili ritratti di ragazze-cosplay (il loro regno a Tokyo è <a href="http://www.milleorienti.com/?s=harajuku&amp;x=10&amp;y=7">il quartiere di Harajuku, davvero divertente!</a>). Un po&#8217; debole solo la sezione libri, che non segnala gli ultimi romanzi giapponesi usciti in Italia limitandosi all&#8217;eterna (e ormai un po&#8217; superata) Yoshimoto Banana. Siamo sicuri però che  provvederanno ad aggiornare la sezione in futuro, mettendo anche questa pagina in linea con gli alti standard delle altre. Da MilleOrienti, un augurio agli amici di <a href="http://www.japancoolture.com/">JapanCoolture.com</a> e a tutti gli amanti del Giappone!<a href="http://www.milleorienti.com/wp-content/uploads/2012/04/imgres1.jpeg" rel="shadowbox[sbpost-4077];player=img;" title="imgres"><img class="alignright size-full wp-image-4080" title="imgres" src="http://www.milleorienti.com/wp-content/uploads/2012/04/imgres1.jpeg" alt="" width="188" height="268" /></a></p>
<div class="shr-publisher-4077"></div><div style="clear: both; min-height: 1px; height: 2px; width: 100%;"></div><div class='shareaholic-like-buttonset' style='float:right;height:30px;'><a class='shareaholic-fblike' shr_layout='button_count' shr_showfaces='false' shr_href='http%3A%2F%2Fwww.milleorienti.com%2F2012%2F04%2F17%2Funa-grande-community-per-gli-amanti-del-giappone%2F'></a><a class='shareaholic-fbsend' shr_href='http%3A%2F%2Fwww.milleorienti.com%2F2012%2F04%2F17%2Funa-grande-community-per-gli-amanti-del-giappone%2F'></a><a class='shareaholic-googleplusone' shr_size='medium' shr_count='false' shr_href='http%3A%2F%2Fwww.milleorienti.com%2F2012%2F04%2F17%2Funa-grande-community-per-gli-amanti-del-giappone%2F'></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>I guerriglieri maoisti in India: cosa vogliono, che potere hanno</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Apr 2012 12:50:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Restelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Cari lettori, ecco la &#8220;extended version&#8221; di un articolo che ho pubblicato ieri <a href="http://www.lettera43.it/attualita/india-il-corridoio-dei-ribelli_4367547181.htm">sul quotidiano online Lettera 43</a>, con il titolo <a href="http://www.milleorienti.com/wp-content/uploads/2012/04/naxalites-ld-161207.jpeg" rel="shadowbox[sbpost-4073];player=img;" title="naxalites-ld-161207"></a>«India, il corridoio dei ribelli». Alla fine del mio articolo troverete anche la segnalazione del <span style="color: #ff0000;">nuovo, interessante libro della celebre scrittrice Arundhati Roy</span>: «In marcia con i ribelli» (editore Guanda), una sorta di lungo reportage fra i maoisti indiani. Buona lettura.</p>
<p>Mettono bombe sui binari facendo esplodere treni &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cari lettori, ecco la &#8220;extended version&#8221; di un articolo che ho pubblicato ieri <a href="http://www.lettera43.it/attualita/india-il-corridoio-dei-ribelli_4367547181.htm">sul quotidiano online Lettera 43</a>, con il titolo <a href="http://www.milleorienti.com/wp-content/uploads/2012/04/naxalites-ld-161207.jpeg" rel="shadowbox[sbpost-4073];player=img;" title="naxalites-ld-161207"><img class="alignright size-full wp-image-4074" title="naxalites-ld-161207" src="http://www.milleorienti.com/wp-content/uploads/2012/04/naxalites-ld-161207.jpeg" alt="" width="280" height="225" /></a>«India, il corridoio dei ribelli». Alla fine del mio articolo troverete anche la segnalazione del <span style="color: #ff0000;">nuovo, interessante libro della celebre scrittrice Arundhati Roy</span>: «In marcia con i ribelli» (editore Guanda), una sorta di lungo reportage fra i maoisti indiani. Buona lettura.</p>
<p>Mettono bombe sui binari facendo esplodere treni carichi di innocenti. Attaccano in forze i commissariati di polizia e le caserme dell’esercito. Uccidono i civili sospettati di “connivenza” con il governo di New Delhi. Sono i guerriglieri maoisti indiani che ieri, 13 aprile 2012, hanno rilasciato <span style="color: #ff0000;">l’operatore turistico Paolo Bosusco, rapito il 14 marzo</span> con il turista Claudio Colangelo nello stato indiano dell’Orissa. Il rapimento di Boscusco e Colangelo ha portato all’attenzione dell’opinione pubblica internazionale questa “guerra dimenticata” che già nel 2009 il premier indiano Manmohan Singh definì «la più grave minaccia alla sicurezza e all’unità del nostro Paese». Ma chi sono, cosa vogliono e quale influenza politica hanno i guerriglieri maoisti in India?</p>
<p><strong>CHI SONO I NAXALITI</strong> Dagli anni Sessanta in India sono attivi numerosi movimenti maoisti: alcuni dediti alla guerriglia, altri organizzati in partiti politici legali. I media indiani li indicano genericamente con l’etichetta di “Naxaliti”, perché fu a Naxalbari – un distretto del Bengala – che alla fine degli anni Sessanta avvenne la prima insurrezione armata di stampo maoista. Passati attraverso una lunga serie di scissioni e fusioni fra gruppi extraparlamentari, oggi i Naxaliti hanno la loro più nota espressione politica nel Communist Party of India (Maoist), illegale in quanto aperto sostenitore della lotta armata per rovesciare lo Stato. Il gruppo che ha rapito Bosusco e Colangelo in Orissa appartiene peraltro a una fazione “moderata”, meno violenta di altre, e il rapimento era volto a ottenere un riconoscimento politico del proprio ruolo nella galassia dei movimenti naxaliti.</p>
<p><strong>UN “CORRIDOIO ROSSO” NELL’INDIA TRIBALE </strong>Le formazioni armate maoiste oggi sono attive in un <a href="http://www.milleorienti.com/wp-content/uploads/2012/04/220px-India_Naxal_affected_districts_map.png" rel="shadowbox[sbpost-4073];player=img;" title="220px-India_Naxal_affected_districts_map"><img class="alignright size-full wp-image-4075" title="220px-India_Naxal_affected_districts_map" src="http://www.milleorienti.com/wp-content/uploads/2012/04/220px-India_Naxal_affected_districts_map.png" alt="" width="220" height="249" /></a>amplissimo territorio che comprende vari Stati dell’India orientale (Bengala, Jharkhand, Chattisgahr, Orissa, Andhra Pradesh), con una continuità territoriale che ha spinto i media indiani a coniare la definizione di “corridoio rosso”. Questo “corridoio rosso” comprende zone economicamente molto arretrate e coperte da fitte foreste, abitate in maggioranza da aborigeni che che qui vengono chiamati <em>Adivasi</em>, cioè “abitanti originari”. L’India è infatti il Paese al mondo con il maggior numero di aborigeni: circa 80 milioni di persone. Gli <em>Adivasi </em>conducono molto spesso uno stile di vita tradizionale (caccia, pesca, artigianato, agricoltura rudimentale) e sono totalmente esclusi dai benefici dell’attuale boom economico indiano (8% di crescita annua).  Sono queste regioni aborigene a costituire il cuore del “corridoio rosso” in cui opera la guerriglia maoista.</p>
<p><strong>LE RAGIONI ECONOMICHE DEL CONFLITTO </strong>Il mancato sviluppo economico delle regioni orientali ad alta densità di <em>Adivasi </em>rappresenta per l’India un grave problema sociale tuttora irrisolto. Il problema è inoltre aggravato dai numerosi conflitti – giuridici e politici – in corso per la proprietà delle terre. Le regioni dell’India orientale comprese nel “corridoio rosso” sono infatti ricchissime di risorse minerarie che fanno gola a molte imprese multinazionali, ansiose di aprire miniere. Esemplare il caso dell’ Orissa, lo Stato indiano in cui è avvenuto il rapimento di Bosusco e Colangelo: il sottosuolo dell’Orissa nasconde il 60% delle riserve indiane di bauxite, il 92% del nickel, il 25% del carbone e il  28% del manganese. Ma ecco il problema: spesso questi terreni appartengono alle tribù aborigene che li abitano “da sempre” e che in numerose occasioni sono state vittime di espropri – o di vendite forzate – dei propri territori in favore delle multinazionali minerarie. E’ così che gli aborigeni – spesso poco assistiti sul piano legale e politico &#8211; diventano reclute “ideali” per le formazioni della guerriglia maoista.</p>
<p><strong>Il TERRORISMO MAOISTA E L’OPERAZIONE “GREEN HUNT” </strong>La strategia dei guerriglieri naxaliti si rifà a un vecchio slogan di Mao Zedong: accerchiare le città, partendo dalle campagne. Non è il proletariato urbano il “terreno di coltura” del maoismo bensì i villaggi dei contadini analfabeti e le foreste degli aborigeni. Obiettivo: attaccare le città, simbolo della “Shining India” e del suo sviluppo economico, percepito come estraneo e ingiusto. In un crescendo di azioni sanguinose, dal 2009 a oggi i naxaliti hanno provocato incidenti ferroviari con oltre 100 vittime innocenti, assaltato caserme della Central Reserve Force uccidendo 76 poliziotti, e creato un regime di terrore in quelle stesse zone rurali che affermano di voler tutelare. Lo Stato indiano ha replicato con altrettanta durezza, creando un reparto speciale chiamato COBRA (Commando Battalion for Resolute Action) abilitato a combattere i naxaliti “con ogni mezzo” nell’ambito dell’operazione antiterrorismo <em>Green Hunt</em>. L’ operazione – tuttora in corso &#8211; ha ottenuto alla fine del 2011 un successo: la morte di Kishenji, il leader dell’ala militare del Communist Party of India (Maoist). Ma non si possono tacere le deportazioni e gli arresti di massa di contadini sospettati, a ragione o a torto, di fiancheggiare i terroristi. Un crescendo di violenza da ambo le parti, con una sola vera vittima: la popolazione civile.</p>
<p><strong>UNA VOCE PER I MAOISTI: ARUNDHATI ROY. </strong>L’opinione pubblica e il mondo politico indiano  (compresi i <a href="http://www.milleorienti.com/wp-content/uploads/2012/04/a9f505f8d5ad26316993a47d55d518e5_468259.jpeg" rel="shadowbox[sbpost-4073];player=img;" title="LIBRO DEL GIORNO: I MAOISTI INDIANI DI ARUNDHATI ROY"><img class="alignright size-full wp-image-4076" title="LIBRO DEL GIORNO: I MAOISTI INDIANI DI ARUNDHATI ROY" src="http://www.milleorienti.com/wp-content/uploads/2012/04/a9f505f8d5ad26316993a47d55d518e5_468259.jpeg" alt="" width="109" height="172" /></a>partiti comunisti legali) sono compattamente contrari ai movimenti naxaliti, accusati di inumanità nell’uso della violenza. Ma esistono anche voci dissonanti, come quella della famosa scrittrice e polemista Arundhati Roy (già vincitrice del Booker Prize per il romanzo “<em>Il dio delle piccole cose</em>”). Nelle librerie italiane è arrivato in questi giorni un nuovo pamphlet politico di Roy, che racconta della propria esperienza come “osservatrice” al seguito di una formazione maoista nello Stato indiano del Chattisgahr. Il libro si intitola «<em>In marcia con i ribelli</em>» (editore Guanda, pp. 202, euro 18) e vale la pena di riportare uno stralcio (a pag. 18) che dà conto del punto di vista della scrittrice indiana:</p>
<p style="padding-left: 30px;"><em>«Al momento, nell’India centrale, l’esercito guerrigliero maoista è composto per la quasi totalità di disperati e poveri di estrazione tribale, alle soglie del livello di carestia, in condizioni di fame cronica che di solito associamo solo all’Africa subsahariana. Sono persone che, a 60 anni dalla cosidetta indipendenza dell’India, continuano a non avere accesso all’istruzione, all’assistenza medica e legale. Sono persone sfruttate senza pietà, per anni, truffate in continuazione da piccoli affaristi e usurai, mentre le donne venivano violentate da poliziotti e personale del Dipartimento Forestale come se fosse un diritto acquisito. Il loro viaggio verso il recupero di una parvenza di dignità si deve in gran parte ai militanti maoisti che hanno vissuto, lavorato e combattuto al loro fianco per decenni».</em></p>
<p><em></em>Un libro quello di Roy che, al di là di qualsiasi valutazione politica, merita di essere letto non solo per la qualità della scrittrice ma anche per l’originalità della sua testimonianza fra i guerriglieri che rappresentano «la più grande minaccia per la sicurezza dell’India».</p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="shr-publisher-4073"></div><div style="clear: both; min-height: 1px; height: 2px; width: 100%;"></div><div class='shareaholic-like-buttonset' style='float:right;height:30px;'><a class='shareaholic-fblike' shr_layout='button_count' shr_showfaces='false' shr_href='http%3A%2F%2Fwww.milleorienti.com%2F2012%2F04%2F14%2Fi-guerriglieri-maoisti-in-india-cosa-vogliono-che-potere-hanno%2F'></a><a class='shareaholic-fbsend' shr_href='http%3A%2F%2Fwww.milleorienti.com%2F2012%2F04%2F14%2Fi-guerriglieri-maoisti-in-india-cosa-vogliono-che-potere-hanno%2F'></a><a class='shareaholic-googleplusone' shr_size='medium' shr_count='false' shr_href='http%3A%2F%2Fwww.milleorienti.com%2F2012%2F04%2F14%2Fi-guerriglieri-maoisti-in-india-cosa-vogliono-che-potere-hanno%2F'></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Oggi Paolo Bosusco arriva in Italia: bentornato!</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Apr 2012 10:31:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Restelli</dc:creator>
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		<category><![CDATA[guerriglia maoista in India]]></category>
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		<category><![CDATA[Paolo Bosusco]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Finalmente <a href="http://www.milleorienti.com/2012/04/01/storia-di-paolo-bosusco-luomo-che-ama-la-giungla-rapito-dai-maoisti-indiani/">Paolo Bosusco, l&#8217;operatore turistico italiano rapito dai guerriglieri maoisti indiani</a> il 14 marzo 2012 e rilasciato pochi giorni fa, torna in Italia.<br />
Arriva all&#8217;aereoporto milanese di Malpensa con il volo Jet Airways 9W142, che atterra alle ore 18 (unico volo diretto dall&#8217;India all&#8217;Italia).  Mi auguro che ci sarà qualcuno a dirgli &#8220;bentornato&#8221; dopo tanti giorni di prigionia.</p>
<p>Dopo la sua liberazione Bosusco è apparso comprensibilmente stanco e dimagrito, ma non &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Finalmente <a href="http://www.milleorienti.com/2012/04/01/storia-di-paolo-bosusco-luomo-che-ama-la-giungla-rapito-dai-maoisti-indiani/">Paolo Bosusco, l&#8217;operatore turistico italiano rapito dai guerriglieri maoisti indiani</a> il 14 marzo 2012 e rilasciato pochi giorni fa, torna in Italia.<br />
Arriva all&#8217;aereoporto milanese di Malpensa con il volo Jet Airways 9W142, che atterra alle ore 18 (unico volo diretto dall&#8217;India all&#8217;Italia).  Mi auguro che ci sarà qualcuno a dirgli &#8220;bentornato&#8221; dopo tanti giorni di prigionia.</p>
<div id="attachment_4072" class="wp-caption alignright" style="width: 294px"><a href="http://www.milleorienti.com/wp-content/uploads/2012/04/imgres.jpeg" rel="shadowbox[sbpost-4071];player=img;" title="imgres"><img class="size-full wp-image-4072" title="imgres" src="http://www.milleorienti.com/wp-content/uploads/2012/04/imgres.jpeg" alt="" width="284" height="178" /></a><p class="wp-caption-text">Paolo Bosusco dopo la liberazione in India</p></div>
<p>Dopo la sua liberazione Bosusco è apparso comprensibilmente stanco e dimagrito, ma non affranto; ha dichiarato infatti: «è stato come una vacanza non pagata». Complimenti a lui per il senso dell&#8217;ironia&#8230;.Ora auguriamoci tutti che possa riprendere in futuro il suo lavoro nelle foreste dell&#8217;Orissa, lavoro che ha sempre praticato nel pieno rispetto degli usi e costumi delle popolazioni aborigene.</p>
<div class="shr-publisher-4071"></div><div style="clear: both; min-height: 1px; height: 2px; width: 100%;"></div><div class='shareaholic-like-buttonset' style='float:right;height:30px;'><a class='shareaholic-fblike' shr_layout='button_count' shr_showfaces='false' shr_href='http%3A%2F%2Fwww.milleorienti.com%2F2012%2F04%2F13%2Foggi-paolo-bosusco-arriva-in-italia-bentornato%2F'></a><a class='shareaholic-fbsend' shr_href='http%3A%2F%2Fwww.milleorienti.com%2F2012%2F04%2F13%2Foggi-paolo-bosusco-arriva-in-italia-bentornato%2F'></a><a class='shareaholic-googleplusone' shr_size='medium' shr_count='false' shr_href='http%3A%2F%2Fwww.milleorienti.com%2F2012%2F04%2F13%2Foggi-paolo-bosusco-arriva-in-italia-bentornato%2F'></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>&#8220;Moving Image in China&#8221;: in mostra vent&#8217;anni di videoarte cinese</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Apr 2012 07:36:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Restelli</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Centro d'arte contemporanea Luigi Pecci di Prato]]></category>
		<category><![CDATA[Minsheng Art Museum Shanghai]]></category>
		<category><![CDATA[mostre a Prato]]></category>
		<category><![CDATA[Moving Image in China 1988 -2011]]></category>
		<category><![CDATA[video art in China]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>E&#8217; <span style="color: #ff0000;">la più completa retrospettiva mai presentata in Italia sulla videoarte cinese</span>. Si intitola <em>Moving Image in China: 1988-2011</em> e sarà al <a href="http://www.centropecci.it/">Centro per l&#8217;Arte Contemporanea Luigi Pecci</a>, <span style="color: #ff0000;">a Prato, dal 22 aprile al 29 luglio 2012</span>. Una selezione di una quarantina di opere racconterà la nascita e gli sviluppi della videoarte cinese, dal primo video realizzato da Zhang Peili alla fine degli anni Ottanta fino a una &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; <span style="color: #ff0000;">la più completa retrospettiva mai presentata in Italia sulla videoarte cinese</span>. Si intitola <em>Moving Image in China: 1988-2011</em> e sarà al <a href="http://www.centropecci.it/">Centro per l&#8217;Arte Contemporanea Luigi Pecci</a>, <span style="color: #ff0000;">a Prato, dal 22 aprile al 29 luglio 2012</span>. Una selezione di una quarantina di opere racconterà la nascita e gli sviluppi della videoarte cinese, dal primo video realizzato da Zhang Peili alla fine degli anni Ottanta fino a una delle ultime grandi produzioni della star internazionale Yang Fudong.<br />
Sono trascorsi quasi cinquant’anni da quando in Occidente apparvero le prime sperimentazioni attorno al video e oggi, di fatto, è uno tra i tanti medium utilizzati dagli artisti. Una situazione ben diversa è presente in Cina, dove la possibilità di utilizzare la tecnologia video è un fenomeno relativamente recente con non più di venticinque anni di storia. Ancora oggi il dibattito sul concetto di video arte è per gli artisti cinesi una questione chiave e, come dichiara il titolo della mostra, si allarga all’immagine in movimento perché, da subito, la ricerca si è confrontata con i linguaggi sempre più maturi messi a disposizione dalle nuove tecnologie (animazione, digital art, ecc).</p>
<div id="attachment_4068" class="wp-caption alignright" style="width: 293px"><a href="http://www.milleorienti.com/wp-content/uploads/2012/04/2b8e13ba9262c7fc5ddc528a9b68cdfe6b0da1.jpeg" rel="shadowbox[sbpost-4061];player=img;" title="2b8e13ba9262c7fc5ddc528a9b68cdfe6b0da"><img class="size-full wp-image-4068" title="2b8e13ba9262c7fc5ddc528a9b68cdfe6b0da" src="http://www.milleorienti.com/wp-content/uploads/2012/04/2b8e13ba9262c7fc5ddc528a9b68cdfe6b0da1.jpeg" alt="" width="283" height="191" /></a><p class="wp-caption-text">Yang Fudong: Yejiang / The nightman cometh, Film Still, 2011</p></div>
<p><em>Moving Image in China 1988 -2011</em> propone al pubblico occidentale un percorso inedito attraverso i lavori dei maggiori video artisti tra cui, oltre ai già citati Zhang Peili e Yang Fudong, Cao Fei, Qiu Zhijie, Wang Jianwei. Più in generale, presenta l’affermazione dei nuovi media con un’inclinazione forte verso la poesia, tipico di questa cultura, e ipotizza possibili direzioni future con la presenza dei più giovani rappresentanti di questo genere come Lu Yang, Chen Zhou, Wang Sishun.<br />
<span style="color: #ff0000;">La mostra<span style="color: #000000;">,</span></span> curata da He Juxing, Guo Xiaoyan, Zhou Tiehai e Marco Bazzini, <span style="color: #ff0000;">è strutturata in quattro sezioni.</span></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><br />
</span></p>
<p><span style="color: #ff0000;"> </span><span style="color: #ff0000;">Prima sezione. </span><span style="color: #ff0000;">1988 &#8211; 1993: Critica dei media e riflessione biopolitica<br />
</span>Da fine anni Ottanta all’inizio degli anni Novanta, anche in Cina la televisione diventa il mezzo più popolare trasformandosi velocemente nella fonte principale di intrattenimento. Eppure, per molti artisti, il 1990 è ricordato come l’anno della trasformazione dei media da cui partire per apportare una rivoluzione nel linguaggio artistico. L’opera <em>30&#215;30</em> dell’artista Zhang Peili, apre al rassegna, è stato il primo video della storia dell’arte cinese e fu presentato per la prima volta nel 1989 alla mostra <em>China Avantgard</em>. Nello stesso periodo, Yan Lei e Qiu Zhijie, interessati anche loro alla video arte, propongono e praticano nuove possibilità creative del mezzo. Attraverso un approccio più critico nei confronti del mezzo televisivo già dominante sulle masse, i primi artisti considerano la realtà politica come una rete invisibile che si avvale dei media per esprimere, e allo stesso tempo nascondere, il suo contenuto ideologico. Il video diventa così mezzo per una presa di coscienza nell’arte cinese. Nonostante le difficoltà in ambito tecnologico e di reperimento dei materiali, questi artisti continuano a usare in maniera sistematica il mezzo, accentuandone il carattere critico.</p>
<p><span style="color: #ff0000;">Seconda sezione. 1994 &#8211; 1999: L’analisi grammaticale e la formazione del video<br />
</span>Negli anni Novanta, una cultura interdisciplinare che incarna un significato universale inizia a influenzare i circoli artistici cinesi portando con sé una visione completamente diversa, presentata attraverso i <em>new media</em>. A quel tempo, in Cina, la creazione artistica basata sul video, la fotografia e il cinema vivevano un momento molto favorevole. La rivoluzione dei media ha luogo intorno al 1994, ma solo nel 1996 emerge una vera e propria produzione artistica. Gli artisti realizzano che la videocamera non serve esclusivamente per fare film o documentare eventi, ma è soprattutto un mezzo di registrazione. Nel processo di creazione e riflessione, scoprono che &#8211; in quanto linguaggio &#8211; i media stessi stimolano il pensiero della gente e cominciano quindi a prestare attenzione agli effetti visuali delle dimensioni filmiche, oltre che alla riflessione sull’aspetto temporale. La video arte cinese comincia, in questi anni, a catturare l’attenzione della comunità artistica internazionale per le numerose mostre che si svolgono a Pechino e la partecipazione di più di trenta artisti a <em>Video Art Exhibition</em> nel 1997, che diventa un trampolino di lancio importante per la comunità artistica cinese.<br />
Artisti di riferimento: Zhou Tiehai, Ellen Pau, Chen Shaoxiong, Jiang Zhi, Lin Yilin, Wang Jianwei, Wang Gongxin</p>
<div id="attachment_4069" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><a href="http://www.milleorienti.com/wp-content/uploads/2012/04/10924-Cao-Feis-Work-2004-598x448.jpeg" rel="shadowbox[sbpost-4061];player=img;" title="10924-Cao-Feis-Work-2004-598x448"><img class="size-full wp-image-4069" title="10924-Cao-Feis-Work-2004-598x448" src="http://www.milleorienti.com/wp-content/uploads/2012/04/10924-Cao-Feis-Work-2004-598x448.jpeg" alt="" width="500" height="374" /></a><p class="wp-caption-text">Cao Feis, Work 2004</p></div>
<p><span style="color: #ff0000;">Terza sezione. 2000 – 2005: Coscienza, poetica e sensibilità nella pratica dei nuovi media<br />
</span>Con l’avvento della rivoluzione informatica nel 1998, la video arte si arricchisce di diverse pratiche. Un gruppo di artisti dimostra la forza della propria ideologia sociale nelle opere d’arte, usando l’interferenza inversa nello spazio sociale e nei media. I vari esponenti della scena artistica creano marginalizzazione culturale ed eventi underground.<br />
Usando il linguaggio del documentario, invece, un altro gruppo mescola deliberatamente film e video attraverso l’esplorazione di linguaggi visuali enfatizzati per analizzare le possibilità narrative del mezzo. Si tratta di un inedito riconoscimento dei media.<br />
Artisti di riferimento: Tsui Kuang-Yu, Gu Dexin, Lu Chunsheng, Yang Fudong, Zhou Xiaohu</p>
<p><span style="color: #ff0000;">Quarta sezione. 2006 &#8211; 2011 </span><span style="color: #ff0000;">Limiti: l’immagine in movimento si diversifica<br />
</span>Il nuovo media diventa a questa punto un’importante piattaforma con caratteristiche proprie ma sempre più legata allo sviluppo della tecnologia, grazie alla quale gli artisti cinesi si appropriano totalmente del nuovo linguaggio. Essi avviano una discussione sull’attuale situazione della video arte cinese e sulle connessioni esistenti tra la ripresa, il disegno, l’installazione. Il lavoro creativo si sviluppa così in diverse direzioni, mostrando come le differenti pratiche possano cambiare il significato di trasmissione e come la video arte si apra sempre di più alla sperimentazione.<br />
Artisti di riferimento: Chen Chieh-jen, Cao Fei, Hu Xiangqian, Huang Ran, Feng Mengbo Sun Xun, Zhang Ding</p>
<p>La mostra è stata presentata nel settembre dello scorso anno a <span style="color: #ff0000;">Shanghai</span> presso il <a href="http://www.minshengart.com/en/">Minsheng Art Museum</a> che l’ha prodotta in collaborazione con il Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="shr-publisher-4061"></div><div style="clear: both; min-height: 1px; height: 2px; width: 100%;"></div><div class='shareaholic-like-buttonset' style='float:right;height:30px;'><a class='shareaholic-fblike' shr_layout='button_count' shr_showfaces='false' shr_href='http%3A%2F%2Fwww.milleorienti.com%2F2012%2F04%2F11%2Fmoving-image-in-china-in-mostra-la-videoarte-cinese%2F'></a><a class='shareaholic-fbsend' shr_href='http%3A%2F%2Fwww.milleorienti.com%2F2012%2F04%2F11%2Fmoving-image-in-china-in-mostra-la-videoarte-cinese%2F'></a><a class='shareaholic-googleplusone' shr_size='medium' shr_count='false' shr_href='http%3A%2F%2Fwww.milleorienti.com%2F2012%2F04%2F11%2Fmoving-image-in-china-in-mostra-la-videoarte-cinese%2F'></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Storia di Paolo Bosusco, &#8220;l&#8217;uomo che ama la giungla&#8221; rapito dai maoisti indiani</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Apr 2012 16:52:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Restelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[INDIA]]></category>
		<category><![CDATA[aborigeni in India]]></category>
		<category><![CDATA[Adivasi dell'India]]></category>
		<category><![CDATA[diritti degli aborigeni]]></category>
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		<category><![CDATA[Libera Condivisione Onlus]]></category>
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		<category><![CDATA[Paolo Bosusco]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Cari lettori, ecco l&#8217;articolo che ho pubblicato <a href="http://espresso.repubblica.it/dettaglio/chi-e-veramente-paolo-bosusco/2177683//1">sul sito del settimanale L&#8217;Espresso</a> con il titolo &#8220;Chi è veramente Paolo Bosusco”. Buona lettura.<br />
Dei due italiani rapiti in India il 14 marzo scorso,<span style="color: #ff0000;"> Paolo Bosusco </span>è quello rimasto lì, prigioniero dei guerriglieri maoisti dell&#8217;Orissa. Il suo compagno Claudio Colangelo, liberato il 24 marzo, ha rivelato che «è stato proprio Paolo a proporre la mia liberazione, dicendo che lui è più abituato a quel &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cari lettori, ecco l&#8217;articolo che ho pubblicato <a href="http://espresso.repubblica.it/dettaglio/chi-e-veramente-paolo-bosusco/2177683//1">sul sito del settimanale L&#8217;Espresso</a> con il titolo &#8220;Chi è veramente Paolo Bosusco”. Buona lettura.<br />
Dei due italiani rapiti in India il 14 marzo scorso,<span style="color: #ff0000;"> Paolo Bosusco </span>è quello rimasto lì, prigioniero dei guerriglieri maoisti dell&#8217;Orissa. Il suo compagno Claudio Colangelo, liberato il 24 marzo, ha rivelato che «è stato proprio Paolo a proporre la mia liberazione, dicendo che lui è più abituato a quel tipo di ambiente».<br />
Ma chi è dunque Paolo Bosusco? «Alcuni media l&#8217;hanno dipinto come un turista sprovveduto che è stato rapito per inesperienza in una regione tormentata come l&#8217;Orissa. Niente di più falso. Bosusco è un profondo conoscitore di quel territorio coperto da fitte foreste e abitato da aborigeni. Parla la lingua locale &#8211; l&#8217;orya &#8211; ha buoni rapporti con la popolazione ed è abituato a spostarsi nella giungla fra tigri, elefanti e serpenti. E&#8217; un uomo capace di vivere in quell&#8217;ambiente affascinante ma difficile». Chi parla è <span style="color: #ff0000;">Giorgio Cerquetti,</span> autore di vari libri sull&#8217;India, Presidente della Onlus &#8220;<a href="http://www.liberacondivisione.org/" target="_blank">Libera condivisione</a>&#8221; con la quale ha fondato scuole e dispensari medici in Orissa, ma soprattutto amico di vecchia data di Bosusco.</p>
<div id="attachment_4060" class="wp-caption aligncenter" style="width: 369px"><a href="http://www.milleorienti.com/wp-content/uploads/2012/04/paolo-bosusco-359x270.jpeg" rel="shadowbox[sbpost-4059];player=img;" title="paolo-bosusco-359x270"><img class="size-full wp-image-4060" title="paolo-bosusco-359x270" src="http://www.milleorienti.com/wp-content/uploads/2012/04/paolo-bosusco-359x270.jpeg" alt="" width="359" height="270" /></a><p class="wp-caption-text">Paolo Bosusco in Orissa prima della cattura da parte dei maoisti</p></div>
<p>«Paolo arrivò in Orissa 21 anni fa e si innamorò di quella terra verdissima, della sua natura quasi incontaminata, dei suoi popoli tribali, decidendo di farne il centro della propria vita: creò un piccolo tour operator, <a href="http://www.orissatrekking.com/" target="_blank">l&#8217;Orissa Adventurous Trekking</a> che propone trekking ecologici nel pieno rispetto delle foreste e del loro abitanti aborigeni. Con il tempo, Paolo è diventato quasi un&#8217;istituzione: <span style="color: #ff0000;">uno dei pochissimi occidentali che parla la lingua, che conosce usi costumi e tradizioni, e che è noto per il suo rispetto assoluto dell&#8217;ambiente</span>, cosa che non si può certo dire di tutti i tour operator. Chi viaggia con lui va a piedi, dorme in tenda e lascia la foresta intatta come l&#8217;ha trovata».<br />
<span style="color: #ff0000;">Ma allora perché rapire proprio un uomo come lui?</span> «Perché è uno straniero ma soprattutto perché era facile rapirlo, perché va da un villaggio all&#8217;altro, non sta negli hotel, sta nella foresta. E&#8217; un uomo coraggioso, generoso e semplice, che è sempre stato rispettato da tutti. Il rapimento non è un&#8217;azione contro di lui, è un atto politico dei guerriglieri maoisti volto a suscitare l&#8217;attenzione dei media internazionali sulla situazione difficilissima dell&#8217;Orissa, uno degli Stati più poveri dell&#8217;India, dove gli effetti del boom economico indiano non si vedono, ma in compenso sono diffuse la corruzione, le violenze della polizia, le persecuzioni religiose (hindu contro cristiani), i villaggi tribali sono spesso senza acqua potabile e i diritti degli aborigeni vengono calpestati da chi ambisce ad appropriarsi dei loro terreni, ricchi di risorse minerarie» continua Cerquetti. «Se i guerriglieri rapiscono dei poliziotti indiani non ne parla nessuno, se rapiscono un occidentale invece arrivano le televisioni. Senza contare che Paolo è italiano, cioè cittadino di un Paese che è già sotto l&#8217;occhio dei media indiani per la vicenda dei due marò arrestati in Kerala. Non c&#8217;è relazione diretta fra i due avvenimenti, ma rapire un italiano in questo momento &#8216;fa notizia&#8217;, anche perché Sonia Gandhi, la leader del Congresso, è di origine italiana».</p>
<p>Piemontese, già guida alpina in Val di Susa, Bosusco scoprì da giovane la passione per le foreste e gli aborigeni durante una lunga esplorazione dell&#8217;Amazzonia; poi il viaggio in India e il &#8216;colpo di fulmine&#8217; per l&#8217;Orissa, con la decisione di restare e fondare un&#8217;agenzia di trekking. «Questa regione aveva tutto per affascinarlo: una natura straordinaria, un&#8217;antica tradizione spirituale e un gran numero di etnie tribali» aggiunge Cerquetti. <span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">«Pochi sanno che</span> l&#8217;India è il Paese con il maggior numero di aborigeni al mondo, circa 80 milioni di persone chiamate Adivasi, cioè &#8220;abitanti originari&#8221;, e quasi dieci milioni di questi vivono in Orissa. <span style="color: #000000;">Perciò Paolo ama tanto quella terra, e fino ad oggi il suo amore era stato ricambiato dalle popolazioni locali». </span></span></p>
<p><span style="color: #ff0000;">Il rapimento di Bosusco si inquadra nell&#8217;aspro scontro fra le autorità indiane e i guerriglieri naxaliti, i maoisti indiani</span> così chiamati perché il loro movimento nacque alla fine degli anni Sessanta nel distretto di Naxalbari. L&#8217;Orissa fa parte di un &#8220;corridoio rosso&#8221; che comprende vari Stati dell&#8217;India orientale in cui operano da decenni le fazioni armate naxalite, che pochi giorni fa hanno messo a segno altri due colpi: il massacro di 16 agenti delle forze paramilitari nello Stato del Maharashtra, e il rapimento del parlamentare aborigeno Jhina Hikaka, membro dello stesso partito del &#8216;chief minister&#8217; dell&#8217;Orissa Naveen Patnaik.<br />
La fazione naxalita che ha rapito Bosusco, comandata da Sabyasachi Panda, cerca dunque riconoscimento politico e avanza varie richieste fra cui la liberazione di cinque suoi membri da tempo in carcere, tra i quali la moglie dello stesso Panda. <span style="color: #ff0000;">I naxaliti accusano inoltre quei tour operator senza scrupoli che &#8211; dicono &#8211; «portano i turisti a fotografare gli aborigeni come fossero animali di uno zoo». </span></p>
<p>Bosusco, che ha ben altri costumi, rischia di rimanere schiacciato da questa terra che ama tanto. Eppure Cerquetti non perde le speranze: «Paolo è un grande giocatore di scacchi, sa muoversi con intelligenza anche nelle situazioni più difficili: non si perderà d&#8217;animo. Inoltre le trattative fra Italia, governo dell&#8217;Orissa e maoisti sono in corso, anche attraverso vari canali informali, e non conviene nemmeno ai guerriglieri che questa vicenda finisca in tragedia».<br />
In ogni caso Bosusco ha dichiarato in un messaggio reso noto dai guerriglieri: «Con questo rapimento mi è stata fatta una grave ingiustizia, mi sono sempre comportato correttamente nei confronti degli aborigeni e posso provarlo. <span style="color: #ff0000;">Nonostante tutto, il mio amore per l&#8217;Orissa è intatto. Quando tutto sarà risolto voglio ancora vivere qui e spero che il governo italiano non vorrà rimpatriarmi a forza». L&#8217;uomo che ama la giungla non ha intenzione di arrendersi.</span></p>
<div class="shr-publisher-4059"></div><div style="clear: both; min-height: 1px; height: 2px; width: 100%;"></div><div class='shareaholic-like-buttonset' style='float:right;height:30px;'><a class='shareaholic-fblike' shr_layout='button_count' shr_showfaces='false' shr_href='http%3A%2F%2Fwww.milleorienti.com%2F2012%2F04%2F01%2Fstoria-di-paolo-bosusco-luomo-che-ama-la-giungla-rapito-dai-maoisti-indiani%2F'></a><a class='shareaholic-fbsend' shr_href='http%3A%2F%2Fwww.milleorienti.com%2F2012%2F04%2F01%2Fstoria-di-paolo-bosusco-luomo-che-ama-la-giungla-rapito-dai-maoisti-indiani%2F'></a><a class='shareaholic-googleplusone' shr_size='medium' shr_count='false' shr_href='http%3A%2F%2Fwww.milleorienti.com%2F2012%2F04%2F01%2Fstoria-di-paolo-bosusco-luomo-che-ama-la-giungla-rapito-dai-maoisti-indiani%2F'></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Giappone terra di incanti: tre mostre affascinanti a Firenze</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Mar 2012 13:07:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Restelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[GIAPPONE]]></category>
		<category><![CDATA[MOSTRE D'ARTE E FOTOGRAFIA]]></category>
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		<description><![CDATA[<p><span style="color: #ff0000;">Dal 3 aprile al 1 luglio 2012</span> <span style="color: #ff0000;">Firenze</span> si arricchisce di suggestioni giapponesi: in questi mesi infatti Palazzo Pitti ospiterà tre mostre in altrettanti musei dei Palazzo (Museo degli Argenti, Galleria Palatina, Galleria d&#8217;Arte Moderna) raccolte sotto il titolo <em><span style="color: #ff0000;">Giappone terra di incanti. </span></em><span style="color: #000000;">Vediamo nel dettaglio il contenuto di queste tre esposizioni.<em><br />
</em></span><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #ff0000;">1) I</span>l Museo degli Argenti ospiterà la mostra <em>Di linea e di colore. Il Giappone, le sue </em></span>&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #ff0000;">Dal 3 aprile al 1 luglio 2012</span> <span style="color: #ff0000;">Firenze</span> si arricchisce di suggestioni giapponesi: in questi mesi infatti Palazzo Pitti ospiterà tre mostre in altrettanti musei dei Palazzo (Museo degli Argenti, Galleria Palatina, Galleria d&#8217;Arte Moderna) raccolte sotto il titolo <em><span style="color: #ff0000;">Giappone terra di incanti. </span></em><span style="color: #000000;">Vediamo nel dettaglio il contenuto di queste tre esposizioni.<em><br />
</em></span><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #ff0000;">1) I</span>l Museo degli Argenti ospiterà la mostra <em>Di linea e di colore. Il Giappone, le sue arti e l&#8217;incontro con l&#8217;Occidente</em></span> dedicata all&#8217;arte antica del Giappone, collocabile in un arco cronologico che va dalla metà del Cinquecento alla metà dell&#8217;Ottocento; qui si ripercorrerà l&#8217;evoluzione di trecento anni di arte giapponese attraverso opere di qualità eccellente. Pittura, calligrafia, scultura, lacche, ceramiche, metalli, tessuti in un raffinato caleidoscopio di &#8220;linee e di colori&#8221; appunto. L&#8217;essenza di un&#8217;estetica davvero originale, nella quale si miscelano alla perfezione la semplicità e la sintesi concettuale di un saggio di calligrafia oppure di una tazza per la cerimonia del the, con la ricchezza cromatica, la profusione aurea e la minuzia del dettaglio di un paravento della scuola Rinpa o di un manufatto laccato. Gli artisti giapponesi hanno avuto questo dono. Hanno sedotto e fatta propria la Linea, che danza tra i vuoti e s&#8217;inebria dei pieni, pur non rinunciando a coltivare il Colore, che cattura lo spazio e impone il suo ritmo. In un tripudio di inchiostri di china e foglie d&#8217;oro, di superfici abrase e abbacinanti riflessi di madreperla, di spesse patine e bagliori di lame affilate, di intagli microscopici e mitiche forgiature.<br />
<a href="http://www.milleorienti.com/wp-content/uploads/2012/03/cropMostreBanner.jpeg" rel="shadowbox[sbpost-4054];player=img;" title="Mostra Giappone terra di incanti"><img class="aligncenter size-full wp-image-4055" title="Mostra Giappone terra di incanti" src="http://www.milleorienti.com/wp-content/uploads/2012/03/cropMostreBanner.jpeg" alt="" width="500" height="167" /></a></p>
<p><span style="color: #ff0000;">2) La Galleria Palatina ospiterà in Sala Bianca l&#8217;eccellenza dell&#8217;arte Giapponese del Novecento nella mostra <em>L&#8217;eleganza della memoria. Echi della tradizione nelle arti del Giappone del Novecento</em></span>. Saranno tutte opere che hanno preso parte alla &#8220;Mostra delle Arti Tradizionali Giapponesi&#8221; (<em>Nihon dentō kōgei ten</em>) che dal 1954 si tiene ogni anno in Giappone con la cura del National Museum of Modern Art di Tokyo e del l National Museum of Modern Art di Kyoto per la scelta e valorizzazione delle opere che partecipano all&#8217;evento. Anche questa mostra di Firenze gode indirettamente del contributo scientifico delle due importanti istituzioni museali nipponiche. Si tratta dunque sicuramente del meglio che attualmente le arti giapponesi di stile tradizionale possano offrire.<br />
Le opere sono tutte state realizzate da affermati maestri attivi nella seconda metà del XX secolo, alcuni dei quali tuttora prolifici. Caratteristica comune a tutti questi maestri è la loro abilità nel riproporre nelle loro opere le peculiarità dell&#8217;arte giapponese del passato. Tuttavia, nonostante il palese rimando alla tradizione, questi lavori riflettono meravigliosamente l&#8217;ispirazione dei loro autori, riuscendo a combinare perfettamente originalità e raffinati rimandi culturali.<br />
<a href="http://www.milleorienti.com/wp-content/uploads/2012/03/giappone.jpeg" rel="shadowbox[sbpost-4054];player=img;" title="giappone"><img class="aligncenter size-full wp-image-4056" title="giappone" src="http://www.milleorienti.com/wp-content/uploads/2012/03/giappone.jpeg" alt="" width="500" height="209" /></a></p>
<p><span style="color: #ff0000;">3) La Galleria d&#8217;arte moderna nella Sala del Fiorino accoglierà la Sezione della mostre dedicate al Japonisme (o Giapponismo in Italia) dal titolo <em>Giapponismo. Suggestioni d&#8217;Oriente tra Macchiaioli e anni Trenta del Novecento.</em></span> I Riflessi del Sol Levante come mai si erano visti finora.<br />
Un nucleo di opere realizzate tra gli anni Settanta dell&#8217;Ottocento e i Quaranta del Novecento da protagonisti assoluti dell&#8217;arte italiana, come Giovanni Fattori, Telemaco Signorini, Giuseppe De Nittis e Mariano Fortuny, solo per citarne alcuni, nelle quali si avverte netta l&#8217;influenza dell&#8217;arte giapponese. Per mostrare che anche gli artisti italiani non rimasero immuni al fascino per quel paese tanto lontano e misterioso che solo da pochi decenni si era aperto al mondo dopo oltre due secoli di consapevole isolamento.<br />
Così come accadde nel resto d&#8217;Europa e negli Stati Uniti, anche in Italia la moda per il Giappone, la sua cultura, i suoi costumi e le sue arti, si diffuse capillarmente. Fiorirono collezioni di arte giapponese, si promossero studi su quella cultura e, inoltre, molti italiani si recarono e fecero fortuna in quel paese. Anche gli artisti italiani, come quelli del resto d&#8217;Europa, furono ammaliati dalle arti giapponesi.<br />
Dopo lo stupore iniziale, prima intuirono, poi compresero, e infine si fecero apertamente influenzare da quell&#8217;arte per loro fino ad allora completamente sconosciuta. Ne ammirarono l&#8217;ispirato uso calligrafico della linea, l&#8217;ardito accostamento di colori vivaci, il taglio dinamico delle scene, le novità nella scelta dei temi, soprattutto quelli ispirati dal mondo della natura. Così le loro opere si schiarirono, pervase da una luce nuova, le modulazioni cromatiche si ampliarono, sedotte da campiture più sincere, mentre sempre più frequentemente reali oggetti di arte giapponese si inserivano nelle composizioni, in un vorticare di esotismi, macchie e tratti di pennelli saturi. Il Giapponismo. Non uno stile, non una corrente, né una moda, bensì una rivoluzione di gusto e di sintassi che avrebbe lasciato un segno indelebile nelle arti italiane tra Otto e Novecento</p>
<p><em><span style="color: #ff0000;"> </span></em></p>
<div class="shr-publisher-4054"></div><div style="clear: both; min-height: 1px; height: 2px; width: 100%;"></div><div class='shareaholic-like-buttonset' style='float:right;height:30px;'><a class='shareaholic-fblike' shr_layout='button_count' shr_showfaces='false' shr_href='http%3A%2F%2Fwww.milleorienti.com%2F2012%2F03%2F31%2Fgiappone-terra-di-incanti-tre-mostre-affascinanti-a-firenze%2F'></a><a class='shareaholic-fbsend' shr_href='http%3A%2F%2Fwww.milleorienti.com%2F2012%2F03%2F31%2Fgiappone-terra-di-incanti-tre-mostre-affascinanti-a-firenze%2F'></a><a class='shareaholic-googleplusone' shr_size='medium' shr_count='false' shr_href='http%3A%2F%2Fwww.milleorienti.com%2F2012%2F03%2F31%2Fgiappone-terra-di-incanti-tre-mostre-affascinanti-a-firenze%2F'></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Viaggio in India sulle orme del Buddha</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Mar 2012 14:45:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Restelli</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Mentre festeggiamo <a href="http://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/articoli/1041119/india-liberato-claudio-colangelo%3Cbr%3Esto-bene-mi-hanno-trattato-bene.shtml?refresh_cens">la liberazione di uno dei due turisti italiani rapiti in Orissa</a> &#8211; e ci auguriamo che venga presto liberato anche il secondo &#8211; è giusto ribadire che non c&#8217;è alcuna ostilità degli indiani nei confronti degli italiani, turisti o meno. Posso testimoniarlo in base ai viaggi in India che ho compiuto nell&#8217;ultimo anno. Qui di seguito trovate un reportage dai luoghi santi del Buddha, in India, che ho pubblicato sul numero di marzo 2012 del<a href="http://www.yogajournal.it/joomla/"> mensile Yoga Journal</a>. Buona lettura</p>
<p>Un monaco zen cammina solitario sul sentiero, appoggiandosi al bastone con un enigmatico sorriso. Ha la tradizionale veste nera e il cappello a cono (tipico dei monaci zen, ma anche dei contadini del Sud-est asiatico). E’ giapponese, ma qui siamo in India settentrionale, nel Bihar. Dietro di lui c’è una comitiva di donne cinesi residenti in Inghilterra. Poi un gruppo di pellegrini thailandesi, monaci tibetani e birmani, e alcuni viaggiatori europei e americani. Perché qui arriva gente da tutto il mondo, ma quasi di soppiatto, in silenzio: <span style="color: #ff0000;">questo non è un luogo da turismo di massa bensì una meta per pellegrini asiatici e viaggiatori occidentali motivati, tutti comunque figli della globalizzazione del buddhismo e delle sue scuole di meditazione.</span></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">Saliamo lentamente sul sentiero che si inerpica a zig zag sulle colline immerse nel verde.</span> <span style="color: #000000;">La meta di tutti è un punto più in alto: il Picco dell’Avvoltoio.</span> <span style="color: #000000;">Lì, venticinque secoli fa, un uomo chiamato Siddhartha Gotama e oggi venerato con il titolo di Buddha ha vissuto e predicato per 12 anni, pronunciando molti dei suoi discorsi più importanti. Quello che Siddhartha Gotama diceva ai suoi seguaci si può leggere anche oggi in tanti <em>sutra </em>del Canone Buddhista (in Italia pubblicato da Utet) che cominciano sempre con queste parole: «Così ho udito. Il Beato dimorava a Rajgriha, sul Picco dell’Avvoltoio, insieme a una grande assemblea di monaci…». L’antica Rajgriha oggi è una cittadina che si chiama Rajgir, l’India sta cambiando molto in fretta ma in barba alla modernizzazione il Picco dell’Avvoltoio è rimasto come un tempo e conserva ancora il suo fascino, circondato com’è da foreste e colline.</span></span></p>
<p>Proseguendo sul sentiero si incontrano le grotte dove vivevano i primi autorevoli seguaci del Buddha: pellegrini e visitatori entrano in queste cavità inchinandosi e lasciano come offerte dei fogli dorati che incollano alla roccia (un rito tradizionale nei Paesi dell’Indocina e in Birmania) tanto che le pareti di certe grotte sembrano d’oro.  <span style="color: #ff0000;">Finché si arriva finalmente alla cima, al Picco dell’Avvoltoio, dove restiamo colpiti dalla semplicità e spiritualità essenziale del luogo: non c’è nulla se non il vento, il magnifico panorama e il muretto che delimita un minuscolo altare con una statuetta di Buddha e le offerte di fiori. Ma proprio quella semplicità rivela l’autenticità del luogo e invita tutti al raccoglimento: ci si siede nella posizione del loto, si osserva la valle sottostante e si medita. Gente di tutto il mondo, lingue diverse che si fondono improvvisamente nel silenzio, nel comune bisogno di dare spazio all’interiorità e alla fusione con la natura.</span> Dopo di che saliamo insieme sulla collina davanti al Picco, dove i giapponesi hanno costruito un grande e candido Stupa della Pace nel Mondo, affiancato da un Centro di meditazione.</p>
<div id="attachment_4051" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><a href="http://www.milleorienti.com/wp-content/uploads/2012/03/Al-Picco-dellAvvoltoio-di-Rajgir-monaci-pellegrini-e-turisti-in-meditazione-copia.jpg" rel="shadowbox[sbpost-4049];player=img;" title="Al Picco dell'Avvoltoio di Rajgir (India) monaci, pellegrini e turisti in meditazione. Foto di Marco Restelli"><img class="size-full wp-image-4051" title="Al Picco dell'Avvoltoio di Rajgir (India) monaci, pellegrini e turisti in meditazione. Foto di Marco Restelli" src="http://www.milleorienti.com/wp-content/uploads/2012/03/Al-Picco-dellAvvoltoio-di-Rajgir-monaci-pellegrini-e-turisti-in-meditazione-copia.jpg" alt="" width="500" height="333" /></a><p class="wp-caption-text">Monaci, pellegrini e turisti in meditazione al Picco dell&#39;Avvoltoio (Rajgir, India). Foto di Marco Restelli</p></div>
<p>Il Picco dell’Avvoltoio è una delle tappe più “autentiche” ed emozionanti del Buddha Tour che tocca tutti i luoghi importanti legati alla vita di Siddhartha Gotama, un Tour che da qualche anno esercita una crescente attrazione sui pellegrini e i viaggiatori più raffinati ed esigenti. Intendiamoci, i luoghi dove visse il Buddha sono ben noti e oggetto di pellegrinaggio da molti secoli, ma quattro anni fa il Ministero del Turismo indiano ha avuto l’idea di collegarli tutti fra loro tramite<span style="color: #ff0000;"> un treno speciale, il Mahaparinirvana Express</span>, che  parte da Delhi e in otto giorni compie il tour di questi luoghi per ritornare infine a Delhi. A volte si raggiunge in treno una città vicina alla meta e poi si prosegue in autobus e infine a piedi, come per il Picco dell’Avvoltoio, comunque per otto giorni si vive, si mangia e si dorme in treno (con poche soste in hotel o ristoranti) in un’atmosfera resa ancora più affascinante dagli incontri con persone provenienti da ogni angolo del pianeta (vedere intervista più sotto). Il Ministero del Turismo indiano aveva creato il <span style="color: #000000;">Mahaparinirvana Express</span> pensando più che altro di attirare i pellegrini asiatici, ma da un anno ha cominciato a presentare il Tour anche nei Paesi europei, dove il buddhismo è in costante crescita; <span style="color: #ff0000;">in Italia il Mahaparinirvana Express Tour è ancora del tutto sconosciuto, ed è anche per questo che ho voluto provare l’esperienza.</span></p>
<p><span style="color: #ff0000;">Ne è valsa la pena. Questo non è un viaggio “per tutti”, ma è senz’altro raccomandabile a chi ama l’arte buddhista, l’archeologia e ovviamente la spiritualità.</span> L’itinerario del treno speciale si snoda quasi interamente nell’India settentrionale: si visitano siti archeologici famosi come Sarnath, dove il Buddha tenne il suo primo fondamentale discorso sul Dharma (e da <span style="color: #ff0000;">Sarnath</span> poi si fa un’affascinante deviazione nella vicina <span style="color: #ff0000;">Varanasi</span>) e come <span style="color: #ff0000;">Nalanda</span>, che fu una gloriosa università buddhista; si va a <span style="color: #ff0000;">Kushinagar</span>, dove il Buddha morì entrando così nel Mahaparinirvana; poi <span style="color: #ff0000;">si fa anche una tappa anche in Nepal, a Lumbini</span>, dove il Buddha nacque su una fredda pietra intorno alla quale oggi i pellegrini deambulano recitando <em>mantra</em>. E prima di tornare a Delhi si compie un’altra deviazione in un luogo non buddhista ma sempre di grandissimo fascino: ad <span style="color: #ff0000;">Agra</span>, dove sorge il celebre Taj Mahal. Ma la tappa più spettacolare è sicuramente <span style="color: #ff0000;">Bodh Gaya</span>, dove il giovane Siddhartha Gotama raggiunse l’Illuminazione (Bodhi) meditando sotto un albero di Ficus religiosa e diventando così il Buddha. Intorno all’Albero della Bodhi oggi sorge un imponente complesso templare dove gente di ogni angolo del mondo si raccoglie in meditazione e in preghiera in una fastosa babele di lingue, di riti, di tradizioni e costumi diversi.</p>
<div id="attachment_4052" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><a href="http://www.milleorienti.com/wp-content/uploads/2012/03/Il-Mahabodhi-Temple-con-pellegrine-singalesi-a-Bodh-Gaya-copia-2.jpg" rel="shadowbox[sbpost-4049];player=img;" title="Il Mahabodhi Temple con pellegrine singalesi a Bodh Gaya (India). Foto di Marco Restelli"><img class="size-full wp-image-4052" title="Il Mahabodhi Temple con pellegrine singalesi a Bodh Gaya (India). Foto di Marco Restelli" src="http://www.milleorienti.com/wp-content/uploads/2012/03/Il-Mahabodhi-Temple-con-pellegrine-singalesi-a-Bodh-Gaya-copia-2.jpg" alt="" width="500" height="333" /></a><p class="wp-caption-text">Il Mahabodhi Temple con pellegrine singalesi a Bodh Gaya (India). Foto di Marco Restelli</p></div>
<p>In mezzo a questa babele mi fermo a parlare con un personaggio particolare: Imtiaz Alì, blogger indiano che vive in Thailandia (a Bangkok) e che è di religione islamica. La domanda mi sorge spontanea: «perché un musulmano fa il giro del Mahaparinirvana Express?». «Perché mi interessa capire ciò che le religioni hanno in comune, non ciò che le divide», risponde Imtiaz. «Ci sono già troppi integralisti di tutte le religioni che sottolineano le differenze fra le fedi in modo da renderle inconciliabili. Io, musulmano, ho già fatto il pellegrinaggio alla Mecca e ora compio questo pellegrinaggio sulle orme del Buddha per sentire ciò che unisce gli uomini, il comune senso del sacro. Solo da ciò che ci unisce può partire un discorso di pace universale».</p>
<p>Un musulmano pacifista ai piedi del Buddha. L’India, per fortuna, continua a compiere le sue piccole/grandi magie.<br />
&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>Quando e come fare il Buddha Tour</strong></span></p>
<p><strong> </strong>Il tour dei luoghi della vita del Buddha dura otto giorni su un treno speciale nell’India del Nord, tranne una tappa a Lumbini (luogo di nascita del Buddha) in Nepal. La stagione è quella con clima secco, da ottobre ad aprile incluso.<br />
Il Tucano Viaggi Ricerca (<a href="http://www.tucanoviaggi.com">www.tucanoviaggi.com</a>) è il primo Tour Operator a presentare in Italia un pacchetto completo del Buddha Tour che include il volo diretto Milano-Delhi con la compagnia indiana Jet Airways (<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.jetairways.com/IT/IT/Home.aspx">www.jetairways.com/IT/</a></span> ), il viaggio sul treno speciale Mahaparinirvana Express (compresi pasti, pernottamenti, trasferimenti in autobus e visite guidate) più una notte in hotel all’arrivo a Delhi e un’altra notte in hotel a Delhi prima del ritorno a Milano. La durata totale del viaggio è di dieci giorni: otto per il tour in treno più due a Delhi. Il costo complessivo del pacchetto Tucano Viaggi parte da 2060 euro. Per informazioni e prenotazioni:  <a href="mailto:info@tucanoviaggi.com">info@tucanoviaggi.com</a>, tel. 011 5617061.<br />
&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>Intervista ad Alexandro Jimenez, uno scienziato messicano nel Buddha Tour </strong></span></p>
<div id="attachment_4050" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.milleorienti.com/wp-content/uploads/2012/03/Alejandro-Jimenez-in-preghiera-sul-Picco-dellAvvoltoio-per-box-intervista-copia.jpg" rel="shadowbox[sbpost-4049];player=img;" title="Alejandro Jimenez in preghiera sul Picco dell'Avvoltoio. Foto di Marco Restelli "><img class="size-full wp-image-4050" title="Alejandro Jimenez in preghiera sul Picco dell'Avvoltoio. Foto di Marco Restelli " src="http://www.milleorienti.com/wp-content/uploads/2012/03/Alejandro-Jimenez-in-preghiera-sul-Picco-dellAvvoltoio-per-box-intervista-copia.jpg" alt="" width="300" height="450" /></a><p class="wp-caption-text">Alejandro Jimenez in preghiera sul Picco dell&#39;Avvoltoio. Foto di Marco Restelli</p></div>
<p><strong> </strong>Che ci fa uno scienziato messicano in un Buddha Tour? «Cerca la chiarezza interiore, ispirandosi alla vita dell’Illuminato» risponde sorridendo Alejandro Jimenez, 43 anni. «Io sono un farmacologo dell’Università di Città del Messico, dove faccio ricerca contro il cancro. Ma da tanti anni pratico anche la meditazione vipassana in un monastero buddhista in Messico. E non sento contraddizione fra la ricerca scientifica e la ricerca interiore» spiega Alejandro.<br />
Alto, massiccio, imponente, Alejandro parla con una dolcezza che quasi sorprende in un omone della sua stazza. «Dopo anni di pratica, ho deciso di andare alle fonti della mia meditazione. Perciò ho preso questo treno, il Mahaparinirvana Express, per vedere i luoghi dove visse l’uomo che ci ha insegnato la terapia contro il dolore di vivere: il distacco, la chiarezza interiore, la consapevolezza di noi stessi e della vera natura della realtà. Questo viaggio è un regalo che ho deciso di fare a me stesso, dopo aver passato un anno molto difficile».<br />
Ma ti senti buddhista? – gli chiedo. «Non in senso strettamente religioso. Pratico la meditazione vipassana perché mi insegna a coltivare l’attenzione, ad essere responsabile del mio presente, e a superare i sentimenti negativi come rabbia e aggressività. Non a caso, nel monastero che frequento in Messico trovo a meditare con me tanti psicologi junghiani dell’Istituto di Psicanalisi di Città del Messico. E quando tornerò là, li inviterò a fare questo viaggio in India: ne vale la pena, è un ritorno alle sorgenti del Buddhismo, dove l’acqua del Dharma è più limpida».<br />
&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>Il volo a/r dall&#8217;Italia</strong></span></p>
<p>Jet Airways, la prima compagnia aerea indiana internazionale, offre attualmente l’unico volo diretto giornaliero Milano Malpensa – New Delhi operato in code-share con Alitalia <strong> </strong>con<strong> </strong>Airbus 330-200. La Business offre un gran numero di lussi e servizi ma anche la Economy è decisamente confortevole. Jet Airways ha siglato un accordo con Alitalia sui programmi frequent flyer, JetPrivilege e Millemiglia. I membri Millemiglia potranno volare con Jet Airways accumulando miglia. Biglietterta e prenotazioni: <a href="mailto:Reservationitaly@jetairways.com">reservationitaly@jetairways.com</a> per Lombardia e Triveneto SIMA International per Lazio, Piemonte, Toscana e Bologna. Sito web: <a href="http://www.jetairways.com">www.jetairways.com</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="shr-publisher-4049"></div><div style="clear: both; min-height: 1px; height: 2px; width: 100%;"></div><div class='shareaholic-like-buttonset' style='float:right;height:30px;'><a class='shareaholic-fblike' shr_layout='button_count' shr_showfaces='false' shr_href='http%3A%2F%2Fwww.milleorienti.com%2F2012%2F03%2F25%2Fviaggio-in-india-sulle-orme-del-buddha%2F'></a><a class='shareaholic-fbsend' shr_href='http%3A%2F%2Fwww.milleorienti.com%2F2012%2F03%2F25%2Fviaggio-in-india-sulle-orme-del-buddha%2F'></a><a class='shareaholic-googleplusone' shr_size='medium' shr_count='false' shr_href='http%3A%2F%2Fwww.milleorienti.com%2F2012%2F03%2F25%2Fviaggio-in-india-sulle-orme-del-buddha%2F'></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Cathay Pacific e Istituto Confucio per il China Trader Award, un ponte fra Italia e Hong Kong</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Mar 2012 19:28:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Restelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Ieri 19 marzo 2012 si è svolta alla Triennale Design Museum di Milano la premiazione del China Trader Award, il riconoscimento &#8211; promosso da <a href="http://www.cathaypacific.com/cpa/it_IT/homepage">Cathay </a><a href="http://www.milleorienti.com/wp-content/uploads/2012/03/Ivan-Chu.jpg" rel="shadowbox[sbpost-4041];player=img;" title="HONG KONG CATHAY PACIFIC AIRWAYS"></a><a href="http://www.cathaypacific.com/cpa/it_IT/homepage">Pacific Airways</a> &#8211; che va alle aziende e agli imprenditori italiani maggiormente impegnati in Cina e a Hong Kong.  Sul podio della nona edizione della Serata di Gala si sono avvicendate le aziende vincitrici scelte da una giuria di esperti nei rapporti economici e istituzionali &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri 19 marzo 2012 si è svolta alla Triennale Design Museum di Milano la premiazione del China Trader Award, il riconoscimento &#8211; promosso da <a href="http://www.cathaypacific.com/cpa/it_IT/homepage">Cathay </a><a href="http://www.milleorienti.com/wp-content/uploads/2012/03/Ivan-Chu.jpg" rel="shadowbox[sbpost-4041];player=img;" title="HONG KONG CATHAY PACIFIC AIRWAYS"><img class="alignright size-full wp-image-4042" title="HONG KONG CATHAY PACIFIC AIRWAYS" src="http://www.milleorienti.com/wp-content/uploads/2012/03/Ivan-Chu.jpg" alt="" width="350" height="394" /></a><a href="http://www.cathaypacific.com/cpa/it_IT/homepage">Pacific Airways</a> &#8211; che va alle aziende e agli imprenditori italiani maggiormente impegnati in Cina e a Hong Kong.  Sul podio della nona edizione della Serata di Gala si sono avvicendate le aziende vincitrici scelte da una giuria di esperti nei rapporti economici e istituzionali tra l’Italia e l’Oriente, e ospiti d’onore quali <span style="color: #ff0000;">Ivan Chu (nella foto)</span>, Chief Operating Officer di Cathay Pacific Airways, e Giorgio Squinzi, CEO Gruppo Mapei e Presidente CEFIC. Il tema scelto quest&#8217;anno per il China Trader Award è stato quello della Responsabilità, verso le persone, le risorse naturali e il patrimonio artistico.</p>
<p>L&#8217;edizione 2011/2012 del China Trader Award è stata valorizzata anche dalla presenza, nella giuria degli esperti, della <span style="color: #ff0000;">Professoressa Alessandra Lavagnino</span>, Direttrice dell’<a href="http://www.istitutoconfucio.unimi.it/">Istituto Confucio dell’Università degli Studi di Milano</a>. L’Istituto Confucio dell’Università degli Studi di Milano fa parte di una rete mondiale di circa 300 centri in 80 Stati che in Italia conta già 10 sedi. Gli Istituti Confucio nascono da un progetto pensato per potenziare l’insegnamento della lingua e della cultura cinese all’estero.</p>
<p>Il China Trader Award di fatto sancisce<span style="color: #ff0000;"> l&#8217;inizio della collaborazione tra Cathay Pacific Airways Italia e l’Istituto Confucio dell’Università degli Studi di Milano</span> che si svilupperà nel corso dell’anno con azioni sinergiche tra cui l’assegnazione di una borsa di studio in Cina a favore di uno studente meritevole segnalato dall’Istituto; la partecipazione di Cathay Pacific, il prossimo 29 marzo, al <span style="color: #ff0000;">China Day, la giornata organizzata dall’Università degli Studi di Milano e dall’Istituto Confucio per far conoscere le opportunità di studio e di lavoro in Cina e per scambiare esperienze di formazione in Cina</span>; la collaborazione dell’Istituto Confucio a favore dell’insediamento di una sede milanese della Fondazione Soong Ching Ling, importante fondazione culturale cinese all’estero riconosciuta dalla Repubblica Popolare e incontri periodici tenuti dall’Istituto Confucio dell’Università degli Studi di Milano nella nuova sede milanese di Cathay Pacific.</p>
<p><a href="http://www.milleorienti.com/wp-content/uploads/2012/03/header1.jpeg" rel="shadowbox[sbpost-4041];player=img;" title="header"><img class="aligncenter size-full wp-image-4044" title="header" src="http://www.milleorienti.com/wp-content/uploads/2012/03/header1.jpeg" alt="" width="500" height="85" /></a></p>
<p>“Il China Trader Award premia le piccole e medie imprese italiane che hanno saputo sviluppare relazioni con la Cina e Hong Kong” – dichiara <span style="color: #ff0000;">Silvia <a href="http://www.milleorienti.com/wp-content/uploads/2012/03/Silvia-Tagliaferri.jpg" rel="shadowbox[sbpost-4041];player=img;" title="Silvia Tagliaferri"><img class="alignright size-full wp-image-4045" title="Silvia Tagliaferri" src="http://www.milleorienti.com/wp-content/uploads/2012/03/Silvia-Tagliaferri.jpg" alt="" width="350" height="525" /></a>Tagliaferri (nella foto a fianco)</span> Direttore Commerciale Italia &amp; Malta di Cathay Pacific Airways – “Affrontare le nuove sfide del mercato e costruire successi nel rispetto di parametri etici e sociali: questa è secondo noi la migliore espressione del Made in Italy che si distingue ogni giorno sul mercato cinese con Creatività, Know-how, Innovazione e Dinamismo”. Creatività, Know-how, Innovazione e Dinamismo: 4 categorie per 4 vincitori: Gourm.it (network di produttori di formaggi italiani) Electro Power Systems SpA (tecnologia per le energie rinnovabili) Looksmart Models Srl (modellismo) Gasket International SpA (produzione e vendita di componenti nel settore petrolifero).</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">Sono poi stati assegnati</span> due premi speciali<span style="color: #000000;"> con queste motivazioni ufficiali:</span></span></p>
<p>- «Per il suo approccio innovativo, la capacità dinamica di sviluppare il brand, la creatività nel differenziare la propria offerta e l&#8217;aver portato il know-how italiano nel cuore della Cina con flag ship store, Liu Jo SpA di fatto riunisce tutte le categorie vincenti del China Trader Award in una sola realtà aziendale. Per queste ragioni, <span style="color: #ff0000;">Liu Jo SpA è stata sceltacome miglior espressione del Premio Speciale Hong Kong del China Trader Award2011/2012».</span></p>
<p>- «Fedele al principio gandhiano secondo cui non si può distinguere l&#8217;economia dall&#8217;etica, <span style="color: #ff0000;">il Premio all&#8217;Imprenditoria Femminile del China Trader Award 2011/2012 trova in Elena Zambon la sua naturale vincitrice. </span>Il testamento morale di Gaetano Zambon basato sui valori della responsabilità aziendale, ispira oggi l&#8217;impegno quotidiano di sua nipote Elena, attuale Presidente del Gruppo. Vicenza è il suo quartier generale ma anche il nucleo da cui tutto è nato e da dove si proietta nel mondo la produzione, la formazione e la cultura di quella che ama definirsi una “fabbrica della salute”».</p>
<p>Infine, Cathay Pacific ha annunciato che la nuova Business Class di Cathay verrà progressivamente installata a bordo degli aereomobili in partenza dall&#8217;Italia dal luglio 2012, mentre la nuova Premium Economy verrà introdotta a partire dal 2013.</p>
<p>In conclusione, la serata del China Trader Award  ha dato il segno della netta crescita delle relazioni &#8211; economiche, turistiche e culturali &#8211; fra l&#8217;Italia, Hong Kong  e il variegato Pianeta Cina.</p>
<div class="shr-publisher-4041"></div><div style="clear: both; min-height: 1px; height: 2px; width: 100%;"></div><div class='shareaholic-like-buttonset' style='float:right;height:30px;'><a class='shareaholic-fblike' shr_layout='button_count' shr_showfaces='false' shr_href='http%3A%2F%2Fwww.milleorienti.com%2F2012%2F03%2F20%2Fcathay-pacific-e-istituto-confucio-per-il-china-trader-award-un-ponte-fra-italia-e-hong-kong%2F'></a><a class='shareaholic-fbsend' shr_href='http%3A%2F%2Fwww.milleorienti.com%2F2012%2F03%2F20%2Fcathay-pacific-e-istituto-confucio-per-il-china-trader-award-un-ponte-fra-italia-e-hong-kong%2F'></a><a class='shareaholic-googleplusone' shr_size='medium' shr_count='false' shr_href='http%3A%2F%2Fwww.milleorienti.com%2F2012%2F03%2F20%2Fcathay-pacific-e-istituto-confucio-per-il-china-trader-award-un-ponte-fra-italia-e-hong-kong%2F'></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Facciamo chiarezza sui turisti italiani rapiti in India</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Mar 2012 22:07:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Restelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[INDIA]]></category>
		<category><![CDATA[TURISMO E VIAGGI]]></category>
		<category><![CDATA[Adivasi dell'India]]></category>
		<category><![CDATA[Claudio Colangelo]]></category>
		<category><![CDATA[guerriglia maoista in India]]></category>
		<category><![CDATA[marò italiani in Kerala]]></category>
		<category><![CDATA[Naxalbari]]></category>
		<category><![CDATA[Naxaliti]]></category>
		<category><![CDATA[Orissa]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Bosusco]]></category>
		<category><![CDATA[Radio 24]]></category>
		<category><![CDATA[turisti italiani rapiti]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Cari lettori, ben ritrovati. Tornato ieri dall&#8217;India (dove ho guidato in Panjab  e nello Shekawati un gruppo di turisti del <a href="http://www.tucanoviaggi.com/index.php?option=com_home">Tucano Viaggi</a>) ho trovato sui media di oggi <a href="http://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/articoli/1040352/india-due-italiani-rapiti-dai-guerriglieri-maoisti%3Cbr%3Ele-autorita-locali-lultimatum-non-vale-piu.shtml">la notizia dei nostri due connazionali &#8211; un agente di viaggio e un turista &#8211; rapiti in Orissa</a>. Quest&#8217;oggi <a href="http://www.radio24.ilsole24ore.com/listaprog.php?podcast=1">Radio 24</a> mi ha fatto un&#8217;intervista sul tema  e ne approfitto per condividere le mie riflessioni con voi, perché su questa materia &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cari lettori, ben ritrovati. Tornato ieri dall&#8217;India (dove ho guidato in Panjab  e nello Shekawati un gruppo di turisti del <a href="http://www.tucanoviaggi.com/index.php?option=com_home">Tucano Viaggi</a>) ho trovato sui media di oggi <a href="http://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/articoli/1040352/india-due-italiani-rapiti-dai-guerriglieri-maoisti%3Cbr%3Ele-autorita-locali-lultimatum-non-vale-piu.shtml">la notizia dei nostri due connazionali &#8211; un agente di viaggio e un turista &#8211; rapiti in Orissa</a>. Quest&#8217;oggi <a href="http://www.radio24.ilsole24ore.com/listaprog.php?podcast=1">Radio 24</a> mi ha fatto un&#8217;intervista sul tema  e ne approfitto per condividere le mie riflessioni con voi, perché su questa materia occorre fare chiarezza.<br />
<strong><span style="color: #ff0000;">1)</span></strong> Il luogo in cui è avvenuto il fatto è molto peculiare. L&#8217;Orissa è uno Stato dell&#8217;India orientale a forte presenza di Adivasi, gli aborigeni indiani, ma è anche &#8211; non a caso &#8211; una zona con forte presenza di guerriglieri maoisti spesso appartenenti a qualche etnia di Adivasi. Questi maoisti in India sono noti come Naxaliti, dal distretto di Naxalbari in cui il movimento nacque alla fine degli anni Sessanta del secolo scorso. Quando si parla di &#8220;aborigeni&#8221; di solito si pensa ad altre zone del mondo (l&#8217;Australia, o l&#8217;Africa) e non si tiene conto di un fatto: <span style="color: #ff0000;">l&#8217;India è il Paese con il maggior numero di aborigeni al mondo</span> &#8211; circa 80 milioni di persone &#8211; e l&#8217;Orissa è una delle zone a maggior concentrazione di aborigeni-Adivasi. L&#8217;Orissa è un&#8217;area ricca di foreste e di risorse minerarie che fanno gola alle multinazionali, sempre pronte a cercare di mettere le mani sui territori assegnati alle popolazioni tribali (<a href="http://www.milleorienti.com/2010/08/26/a-volte-si-vince-in-india-una-tribu-aborigena-ha-sconfitto-una-multinazionale-mineraria/">su MilleOrienti ne abbiamo parlato qui</a>).</p>
<p><img class="alignright size-full wp-image-4038" title="imgres" src="http://www.milleorienti.com/wp-content/uploads/2012/03/imgres.jpeg" alt="" width="224" height="180" />L&#8217;Orissa è un&#8217;area tribale molto povera, che  fa parte del cosidetto &#8220;corridoio rosso&#8221; dell&#8217;India orientale  in cui operano<span style="color: #ff0000;"> i Naxaliti (nella foto a fianco)</span> contro i quali lo Stato indiano sta combattendo da anni una dura battaglia. Il turismo in una zona così particolare va fatto con molta prudenza, e forse &#8211; dico forse &#8211; c&#8217;è stata qualche leggerezza da parte dei nostri connazionali (Paolo Bosusco e Claudio Colangelo) accusati dai maoisti di avere scattato &#8220;riprovevoli fotografie&#8221; ad alcune donne che si stavano bagnando in un fiume. Un comunicato naxalita afferma che «i turisti trattano le popolazioni locali (cioè gli Adivasi, ndr.) come scimmie». Sono sicuro che i nostri connazionali non avevano questo intento e uno dei due era anche esperto della zona, ma forse c&#8217;è stato un abbassamento dell&#8217;attenzione, una cosa che nelle zone tribali dell&#8217;India non deve mai accadere.</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>2)</strong> <span style="color: #000000;">Il rapimento dei due italiani in Orissa avviene proprio mentre altri due italiani &#8211; due marò &#8211; sono in attesa di processo nello Stato meridionale del Kerala con l&#8217;accusa di avere ucciso due pescatori indiani avendoli scambiati per pirati (all&#8217;inizio della vicenda <a href="http://www.milleorienti.com/2012/02/21/su-tgcom-24-parliamo-dei-maro-italiani-arrestati-e-della-crisi-italia-india/">ne abbiamo parlato qui su MilleOrienti</a>). Tutti attendiamo con il fiato sospeso l&#8217;esito della perizia balistica. Ora vorrei mettere in chiaro due cose: A) non esiste alcun rapporto fra le due vicende; B) non esiste alcuna ostilità da parte degli indiani verso noi italiani. Posso testimoniarlo essendo appena tornato dall&#8217;India: gli indiani non hanno nulla contro gli italiani, e la contemporaneità di queste due situazioni problematiche è una pura coincidenza. I rapporti fra Italia e India sono ottimi  e sono destinati a restare tali.</span></span></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">3)</span></strong> Il sequestro è stato rivendicato da Sabyasachi Panda, leader dei Maoisti in Orissa, con un audio-messaggio trasmesso con traduzione in inglese dall&#8217;emittente Hnf. I Naxaliti non avevano mai rapito turisti prima d&#8217;ora. Può darsi che si tratti di una frazione maoista (il movimento non è un partito organico&#8230;). Il governo dell&#8217;Orissa ora chiede una preventiva liberazione dei due italiani prima di aprire una trattativa con i maoisti, che hanno richiesto un riscatto, la liberazione dei propri &#8220;prigionieri politici&#8221; e la fine dell&#8217;operazione antiterrorismo Greenhunt. In ogni caso ora si impone un&#8217;azione diplomatica del governo italiano su quello dell&#8217;Orissa. E in ogni caso bisogna evitare di diffondere false voci su presunte &#8220;ostilità indiane&#8221; nei confronti degli italiani, che oltre a essere inconsistenti non gioverebbero a nessuno, né ai due turisti rapiti nei ai due marò arrestati.</p>
<div class="shr-publisher-4037"></div><div style="clear: both; min-height: 1px; height: 2px; width: 100%;"></div><div class='shareaholic-like-buttonset' style='float:right;height:30px;'><a class='shareaholic-fblike' shr_layout='button_count' shr_showfaces='false' shr_href='http%3A%2F%2Fwww.milleorienti.com%2F2012%2F03%2F18%2Ffacciamo-chiarezza-sui-turisti-italiani-rapiti-in-india%2F'></a><a class='shareaholic-fbsend' shr_href='http%3A%2F%2Fwww.milleorienti.com%2F2012%2F03%2F18%2Ffacciamo-chiarezza-sui-turisti-italiani-rapiti-in-india%2F'></a><a class='shareaholic-googleplusone' shr_size='medium' shr_count='false' shr_href='http%3A%2F%2Fwww.milleorienti.com%2F2012%2F03%2F18%2Ffacciamo-chiarezza-sui-turisti-italiani-rapiti-in-india%2F'></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Istruzioni per rovinarsi la salute con lo yoga</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Mar 2012 23:02:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Restelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[YOGA E AYURVEDA]]></category>
		<category><![CDATA[New York Times magazine]]></category>
		<category><![CDATA[polemiche sullo yoga]]></category>
		<category><![CDATA[The Science of Yoga: the Risks and the Rewards]]></category>
		<category><![CDATA[William J Broad]]></category>
		<category><![CDATA[yoga e malattie]]></category>
		<category><![CDATA[yoga e salute]]></category>
		<category><![CDATA[Yoga Journal]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Cari lettori, MilleOrienti sospende le pubblicazioni per qualche giorno, fino al 18 marzo 2012, data in cui tornerò dal Panjab indiano. Vado a guidare un gruppo di turisti del Tucano Viaggi: ci attendono le affascinanti feste tradizionali dei Sikh. Vi saluto quindi e vi lascio con una rubrica che ho pubblicato sul numero di marzo del mensile Yoga Journal. A presto, MR.</p>
<p>«Sul <em>New York Times Magazine </em>è uscito <span style="color: #ff0000;">un </span>&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cari lettori, MilleOrienti sospende le pubblicazioni per qualche giorno, fino al 18 marzo 2012, data in cui tornerò dal Panjab indiano. Vado a guidare un gruppo di turisti del Tucano Viaggi: ci attendono le affascinanti feste tradizionali dei Sikh. Vi saluto quindi e vi lascio con una rubrica che ho pubblicato sul numero di marzo del mensile Yoga Journal. A presto, MR.</p>
<p>«Sul <em>New York Times Magazine </em>è uscito <span style="color: #ff0000;">un articolo che sta facendo discutere parecchio il mondo dello yoga</span> negli Usa. Si intitola “<a href="http://www.nytimes.com/2012/01/08/magazine/how-yoga-can-wreck-your-body.html?ref=yoga">How yoga can wreck your body</a>”, (cioè “Come lo yoga può rovinare il tuo corpo) ed è una segnalazione di un libro di William J. Broad,  “The Science of Yoga: the Risks and the Rewards” (“La scienza dello yoga: rischi e benefici”)  pubblicato in America a febbraio 2012 da Simon &amp; Schuster.</p>
<p>Il libro e l’articolo fanno molti esempi di persone che hanno avuto danni fisici praticando lo Yoga. Perlopiù si tratta di praticanti improvvisati che eseguono gli <em>asana</em> in modo estremo – cioè scorretto -  perché non tengono conto della compatibilità fra un determinato <em>asana</em> e il proprio corpo e finiscono così per ottenere dalla pratica più danni che benefici. Broad è lui stesso un praticante di yoga e ha condotto per cinque anni lunghi studi in giro per il mondo, vagliando le ricerche di istituzioni scientifiche e laboratori ma anche di vecchi archivi di Calcutta. Il risultato è un indice puntato sui “pericoli dello Yoga”, pericoli cui in realtà sono soggetti quei praticanti americani – soprattutto maschi – che vedono lo Yoga come una “gara” a chi è più abile a eseguire gli <em>asana</em> più complessi e difficili. Persone incoscienti che si spingono oltre i propri limiti, con ricadute a volte tragiche sulla propria salute.<br />
<a href="http://www.milleorienti.com/wp-content/uploads/2012/03/25zqyix.jpeg" rel="shadowbox[sbpost-4032];player=img;" title="25zqyix"><img class="alignright size-medium wp-image-4034" title="25zqyix" src="http://www.milleorienti.com/wp-content/uploads/2012/03/25zqyix-198x300.jpg" alt="" width="198" height="300" /></a></p>
<p>Questo tipo di atteggiamento è molto lontano dal vero spirito dello Yoga, che insegna invece ad acuire la consapevolezza psicofisica tenendo conto anche di debolezze corporee ed eventuali malanni (per esempio, problemi nella zona lombare) per cui certi <em>asana</em> sono adatti a qualcuno ma a qualcun altro no. Gli errori che Broad denuncia sono dunque figli di una impostazione competitiva che riduce lo Yoga a una disciplina sportiva in cui ciascuno deve dimostrare di essere più bravo degli altri – atteggiamento, come dicevo, più riscontrabile in certi praticanti maschi piuttosto che nelle femmine.</p>
<p>Le risposte dei praticanti di Yoga non si sono fatte attendere, e sul sito del <em>New York Times Magazine </em>sono apparse anche critiche (non sempre velate) nei confronti del libro, accusato di sensazionalismo e di addossare allo Yoga una responsabilità che invece va addossata ai praticanti stessi (quando praticano erroneamente) e agli insegnanti, che hanno la responsabilità di insegnare <em>asana</em> “su misura” che tengano conto delle condizioni fisiche del neo-praticante. E’ molto probabile che il dibattito durerà a lungo e sarà interessante seguirlo».</p>
<div class="shr-publisher-4032"></div><div style="clear: both; min-height: 1px; height: 2px; width: 100%;"></div><div class='shareaholic-like-buttonset' style='float:right;height:30px;'><a class='shareaholic-fblike' shr_layout='button_count' shr_showfaces='false' shr_href='http%3A%2F%2Fwww.milleorienti.com%2F2012%2F03%2F07%2Fistruzioni-per-rovinarsi-la-salute-con-lo-yoga%2F'></a><a class='shareaholic-fbsend' shr_href='http%3A%2F%2Fwww.milleorienti.com%2F2012%2F03%2F07%2Fistruzioni-per-rovinarsi-la-salute-con-lo-yoga%2F'></a><a class='shareaholic-googleplusone' shr_size='medium' shr_count='false' shr_href='http%3A%2F%2Fwww.milleorienti.com%2F2012%2F03%2F07%2Fistruzioni-per-rovinarsi-la-salute-con-lo-yoga%2F'></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Marzo giapponese: arte e cinema dal Sol Levante alla Triennale di Milano</title>
		<link>http://www.milleorienti.com/2012/03/02/marzo-giapponese-arte-e-cinema-dal-sol-levante-alla-triennale-di-milano/</link>
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		<pubDate>Fri, 02 Mar 2012 16:10:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Restelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[CINEMASIA]]></category>
		<category><![CDATA[GIAPPONE]]></category>
		<category><![CDATA[MOSTRE D'ARTE E FOTOGRAFIA]]></category>
		<category><![CDATA[cinema giapponese a Milano]]></category>
		<category><![CDATA[Fukushima]]></category>
		<category><![CDATA[L'Isola della speranza]]></category>
		<category><![CDATA[Made in Japan l'estetica del fare]]></category>
		<category><![CDATA[mostra d'arte giapponese a Milano]]></category>
		<category><![CDATA[Nobuyoshi Araki]]></category>
		<category><![CDATA[Sguardi Altrove Film Festival]]></category>
		<category><![CDATA[Triennale di Milano]]></category>
		<category><![CDATA[Yayoi Kusama]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><span style="color: #ff0000;">Dal 2 marzo al 1 aprile 2012</span> potremo gustare un mese di &#8220;prelibatezze&#8221; giapponesi alla Triennale di Milano (viale Alemagna n°6). La XIX edizione di <a href="http://www.sguardialtrove.it/">Sguardi Altrove Film Festival</a> presenta infatti, fra gli oltre 70 titoli italiani e internazionali, anche una retrospettiva della grande regista e sceneggiatrice nipponica <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Naomi_Kawase">Kawase Naomi</a>. Inoltre il Festival cinematografico è affiancato da una sezione espositiva (<em>Tasselli d’arte – Oltre il Cinema) </em>che quest&#8217;anno &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #ff0000;">Dal 2 marzo al 1 aprile 2012</span> potremo gustare un mese di &#8220;prelibatezze&#8221; giapponesi alla Triennale di Milano (viale Alemagna n°6). La XIX edizione di <a href="http://www.sguardialtrove.it/">Sguardi Altrove Film Festival</a> presenta infatti, fra gli oltre 70 titoli italiani e internazionali, anche una retrospettiva della grande regista e sceneggiatrice nipponica <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Naomi_Kawase">Kawase Naomi</a>. Inoltre il Festival cinematografico è affiancato da una sezione espositiva (<em>Tasselli d’arte – Oltre il Cinema) </em>che quest&#8217;anno è dedicata appunto al Giappone e si intitola <a href="http://www.triennale.it/it/mostre/future/894-made-in-japan-lestetica-del-fare">Made in Japan &#8211; l&#8217;estetica del fare</a>.</p>
<p><a href="http://www.milleorienti.com/wp-content/uploads/2012/03/4x3_japan.jpeg" rel="shadowbox[sbpost-4030];player=img;" title="4x3_japan"><img class="aligncenter size-full wp-image-4031" title="4x3_japan" src="http://www.milleorienti.com/wp-content/uploads/2012/03/4x3_japan.jpeg" alt="" width="500" height="375" /></a></p>
<p>La mostra si configura come una collettiva che interseca sguardi, linguaggi e punti di vista differenti relativamente al paese del Sol Levante.   Nell’ambito di <em>Made in Japan. L’estetica del fare</em> il pubblico potrà fare delle donazioni libere finalizzate alla raccolta fondi per la ricostruzione del Giappone. Questi due momenti benefici sono connessi all’esposizione delle Charity Box, il progetto de L’Isola della Speranza Associazione No profit fondata dai giapponesi residenti a Milano a sostegno delle vittime del terremoto e dello tuznami a cui hanno partecipato oltre cinquanta designer di paesi differenti con opere firmate tra gli altri da Naoto Fukasawa, Kaori Shiina, Kazuyo Komoda. Le Box  create per l’occasione diventano dei veri e propri salvadanai in cui i visitatori, se vogliono, possono inserire la loro donazione.</p>
<p>In mostra, in ricordo di Fukushima anche una selezione di video che documentano il disastro ambientale, opere fotografiche e videoistallazioni di artisti che amplieranno lo sguardo e porteranno la loro riflessione estetica sul tema dell’ambiente, in rapporto alla Natura Madre.</p>
<p>Tra i nomi degli artisti giapponesi selezionati quello di Yayoi Kusama, artista nota a livello internazionale di cui sarà presentata una installazione &#8220;Walking Piece&#8221; del 1966, inedita per Milano e delle foto del grande Nobuyoshi Araki, per gentile concessione della Galleria Guenzani di Milano e una inedita istallazione, ‘Asutomorrow’della designer nipponica Kaori Shiina, ‘Hyouriittai’, opera fotografica di Yoshie Nishikawa, fotografa di grande sensibilità e spessore artistico a cui si aggiungono gli oggetti di Naoto Fukasawa, firma riconosciuta nel panorama del design, a livello internazionale. A rappresentare i giovani artisti giapponesi invece, oltre ai designer inseriti nella collettiva Charity box, Takane Ezoe, anche protagonista della performance (nel ruolo della pittrice) della  coreografia di Sisina Augusta, che inaugurerà la manifestazione, di cui sarà presentata ‘Kizuna’, una istallazione ispirata a Fukushima.</p>
<div class="shr-publisher-4030"></div><div style="clear: both; min-height: 1px; height: 2px; width: 100%;"></div><div class='shareaholic-like-buttonset' style='float:right;height:30px;'><a class='shareaholic-fblike' shr_layout='button_count' shr_showfaces='false' shr_href='http%3A%2F%2Fwww.milleorienti.com%2F2012%2F03%2F02%2Fmarzo-giapponese-arte-e-cinema-dal-sol-levante-alla-triennale-di-milano%2F'></a><a class='shareaholic-fbsend' shr_href='http%3A%2F%2Fwww.milleorienti.com%2F2012%2F03%2F02%2Fmarzo-giapponese-arte-e-cinema-dal-sol-levante-alla-triennale-di-milano%2F'></a><a class='shareaholic-googleplusone' shr_size='medium' shr_count='false' shr_href='http%3A%2F%2Fwww.milleorienti.com%2F2012%2F03%2F02%2Fmarzo-giapponese-arte-e-cinema-dal-sol-levante-alla-triennale-di-milano%2F'></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Ancora sangue sul Tetto del Mondo</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Mar 2012 09:12:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Restelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[TIBET]]></category>
		<category><![CDATA[Dalai Lama]]></category>
		<category><![CDATA[diritti umani in Cina]]></category>
		<category><![CDATA[diritti umani in Tibet]]></category>
		<category><![CDATA[Piero Verni]]></category>
		<category><![CDATA[primo ministro tibetano in Italia]]></category>
		<category><![CDATA[quotidiano Il Riformista]]></category>
		<category><![CDATA[torce umane in Tibet]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Cari lettori, dato l&#8217;interesse della questione e la competenza di chi la tratta, pubblico volentieri qui un articolo sulla situazione in Tibet scritto dall&#8217;amico <a href="http://www.freetibet.eu/">Piero Verni</a> e uscito ieri sul quotidiano <em>Il Riformista</em>. L&#8217;articolo, oltre a informarci sulla tragica lotta delle &#8220;torce umane&#8221;, ci aggiorna anche su ciò che sta accadendo, riguardo al Tibet, in Italia e negli Usa. Buona lettura.</p>
<p>«Secondo quanto riferiscono fonti attendibili (anche se nelle &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cari lettori, dato l&#8217;interesse della questione e la competenza di chi la tratta, pubblico volentieri qui un articolo sulla situazione in Tibet scritto dall&#8217;amico <a href="http://www.freetibet.eu/">Piero Verni</a> e uscito ieri sul quotidiano <em>Il Riformista</em>. L&#8217;articolo, oltre a informarci sulla tragica lotta delle &#8220;torce umane&#8221;, ci aggiorna anche su ciò che sta accadendo, riguardo al Tibet, in Italia e negli Usa. Buona lettura.</p>
<p>«Secondo quanto riferiscono fonti attendibili (anche se nelle ultime ore hanno cominciato a circolare voci incontrollabili che si sia trattato invece di un attentato in cui sarebbe morto l’attentatore) il 26 febbraio ci sarebbe stata l’ennesima auto immolazione di un giovane tibetano. La drammatica protesta avrebbe avuto luogo di fronte a un edificio governativo di Rinchenling, un villaggio  della contea di Derge, prefettura autonoma di Garze della provincia cinese del Sichuan. Con quest’ultima salirebbe a <span style="color: #ff0000;">ventiquattro il numero delle torce umane che negli ultimi mesi hanno illuminato con i loro terribili bagliori il cielo sopra il Tibet.</span> Una cifra impressionante che, indipendentemente da ogni altra considerazione, dovrebbe far comprendere a Pechino quale sia il livello di frustrazione e disperazione del popolo tibetano dopo oltre sessanta anni di occupazione del Tetto del Mondo. Questo nuovo rogo sarebbe dunque avvenuto durante le celebrazioni del Losar, il capodanno lunare, iniziate il 22  febbraio. Capodanno che molti in Tibet avevano deciso di boicottare in segno di lutto per le recenti auto immolazioni e per le numerose vittime causate dalla repressione cinese delle manifestazioni svoltesi recentemente nelle aree tibetane del Sichuan e del Qinghai. Le autorità cinesi hanno tentato in tutti i modi di costringere la popolazione a celebrare questa importante festività e scongiurare il boicottaggio. Membri del Partito Comunista e funzionari governativi hanno fatto a gara nell’intimidire la gente e obbligarla a festeggiare la ricorrenza con il risultato di accrescere ancor più il clima di tensione. E’ dell’altro ieri l’ispezione compiuta da Liu Qibao, segretario del Partito Comunista in Sichuan, nel monastero di Kirti uno dei punti caldi della protesta tibetana. Liu ha rivolto un minaccioso discorso ai monaci cui ha intimato di non dimenticare che il governo, “… Schiaccerà senza misericordia qualsiasi attività separatista”.</p>
<div>
<p>Ma non sono solo le zone etnicamente tibetane di queste due provincie a preoccupare Pechino. La situazione pare essere molto tesa anche a <span style="color: #ff0000;">Lhasa</span> e nell’intera Regione Autonoma del Tibet, da settimane chiuse chirurgicamente a qualsivoglia presenza straniera. <span style="color: #ff0000;">Tutta l’area è rigorosamente off limits sia per i turisti sia, ancor più, per i giornalisti.</span> Si tratta di una sorta di legge marziale non dichiarata segno di quanto Pechino sia spaventata dalla possibilità che lo stato di agitazione delle prefetture tibetane dello Sichuan e del Quingai, possa arrivare fino a Lhasa. E’ plausibile che il fantasma di una o più torce umane ardenti sotto il Potala turbi i sonni dei dirigenti cinesi i quali sono disposti a tutto pur di impedire l’avverarsi di uno scenario del genere.</p>
<div id="attachment_4027" class="wp-caption aligncenter" style="width: 462px"><a href="http://www.milleorienti.com/wp-content/uploads/2012/03/lhasa.jpeg" rel="shadowbox[sbpost-4026];player=img;" title="lhasa"><img class="size-full wp-image-4027" title="lhasa" src="http://www.milleorienti.com/wp-content/uploads/2012/03/lhasa.jpeg" alt="" width="452" height="340" /></a><p class="wp-caption-text">Lhasa: il Potala, antica residenza dei Dalai Lama</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>La chiusura del Tibet è talmente ermetica che nei giorni scorsi l’organizzazione “<a href="http://en.rsf.org/chine-tibet-cut-off-from-the-rest-of-the-23-02-2012,41930.html">Reporter Sans Frontières</a>” ha emesso un duro comunicato in cui non solo accusa Pechino di avere trasformato il Tibet in un luogo peggiore della Corea del Nord per quanto concerne la possibilità di lavoro per la stampa, ma denuncia anche una grave “… campagna di disinformazione portata avanti grazie a giornali filo governativi quali Global Tibes, che minimizzano la situazione nel mentre accusano di interferenze la comunità internazionale”.</p>
<p>Nonostante questo stato di cose, <span style="color: #ff0000;">il primo ministro dell’Amministrazione Tibetano in Esilio Lobsang Sangay (in questi giorni in Italia)</span> , cerca di non buttare benzina sul fuoco e continua a dirsi sempre pronto a intavolare con le autorità cinesi un colloquio costruttivo per trovare una via di uscita al dramma del Tibet basato su quella Via di Mezzo che il Dalai Lama propone da oltre venti anni ma che non sembra aver trovato accoglienza alcuna a Pechino. E questa mancanza di risposte da parte cinese, esaspera anche i tibetani della diaspora la cui principale ONG, <span style="color: #ff0000;">il Tibetan Youth Congress, ha organizzato a New York uno sciopero della fame ad oltranza</span>. Il 22 febbraio una tenda è stata eretta davanti alla sede dell’ONU e tre tibetani, tra cui Shingza Rinpoche un lama reincarnato di alto lignaggio, hanno iniziato il loro digiuno in puro stile gandhiano. Ma già il 24 la polizia ha fatto rimuovere la tenda e i tre hanno dovuto trasferirsi in un luogo più appartato ma sempre nelle vicinanza del Palazzo di Vetro. I digiunatori chiedono all’ONU di inviare una commissione di inchiesta in Tibet e fare pressioni sulla Cina perché consenta ai giornalisti di entrare liberamente in Tibet, rilasci i prigionieri politici e ponga termine alla odiata campagna di “rieducazione patriottica”. Il Tibetan Youth Congress sembra molto determinato e tutt’altro che intimidito dall’intervento della polizia. Il suo presidente Tsewang Rigzin ha dichiarato che, “Né la pioggia né il vento né la polizia ci fermeranno… i tre digiunatori sono pronti ad andare avanti con la protesta fino a quando l’ONU non ci darà ascolto”.</p>
<p>Se a queste parole seguiranno i fatti, alle torce umane del Tibet potrebbero aggiungersi uno o più Bobby Sands tibetani in quel di New York. Una prospettiva poco entusiasmante anche per una Cina consapevole della propria forza e del proprio immenso potere».</p>
<p><strong>Piero Verni</strong></p>
<div><strong><br />
</strong></div>
<p>&nbsp;</p>
</div>
<div class="shr-publisher-4026"></div><div style="clear: both; min-height: 1px; height: 2px; width: 100%;"></div><div class='shareaholic-like-buttonset' style='float:right;height:30px;'><a class='shareaholic-fblike' shr_layout='button_count' shr_showfaces='false' shr_href='http%3A%2F%2Fwww.milleorienti.com%2F2012%2F03%2F01%2Fancora-sangue-sul-tetto-del-mondo%2F'></a><a class='shareaholic-fbsend' shr_href='http%3A%2F%2Fwww.milleorienti.com%2F2012%2F03%2F01%2Fancora-sangue-sul-tetto-del-mondo%2F'></a><a class='shareaholic-googleplusone' shr_size='medium' shr_count='false' shr_href='http%3A%2F%2Fwww.milleorienti.com%2F2012%2F03%2F01%2Fancora-sangue-sul-tetto-del-mondo%2F'></a></div>]]></content:encoded>
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