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Nepal: paradiso e inferno. A Roma una mostra fotografica che fa riflettere

25 febbraio 2010 di 3

A volte il paradiso e l’inferno sono divisi da un confine sottilissimo. E’ ciò che accade in Nepal, per esempio. Qualsiasi viaggiatore occidentale abbia visitato questo Paese himalayano è rimasto colpito dalla straordinaria bellezza delle sue montagne, dalla ricchezza della sua cultura religiosa,  dalla raffinatezza della sua arte, dalla vivacità della sua gente. E ne ha tratto la conclusione che sia una specie di paradiso. Ma in quello stesso luogo c’è anche l’inferno: perché oggi il Nepal è uno dei centri mondiali del traffico clandestino di organi umani verso l’Occidente.

Questi due volti del Nepal sono compresenti in una stimolante mostra fotografica aperta a Roma, dal 26 febbraio al 3 marzo, nello spazio Flexi Caffè Libreria di via Clementina 9. La mostra si intitola Nepal, il paradiso sul tetto del mondo e mixa in modo originale  gli aspetti “paradisiaci” e “infernali” del Paese himalayano: sui 43 pannelli esposti, infatti, le foto raccontano scene di serena vita quotidiana dei nepalesi, ma ad esse fanno da contraltare alcuni paragrafi di uno scottante libro-inchiesta sul traffico d’organi in Nepal.
Autrice delle immagini in mostra  (riprodotte qui) è una fotografa italiana, collaboratrice per Nepal e Tibet del sito Tripadvisor,  che si firma con un nome d’arte anglo-nepalese: Rain Rongpuk. Perché questo pseudonimo? «Perché», spiega, «Rain è la pioggia monsonica che lava via tutto, purifica e dà la vita. Mentre Rongpuk è un villaggio/monastero  a cinquemila metri di quota, dove ho provato una delle più grandi emozioni della mia vita: vedere l’Everest in tutta la sua imponenza».
Le frasi sul traffico di organi invece sono tratte dal libro del giornalista e blogger Alessandro Gilioli.  Nel 2006 Gilioli si trovava (non per la prima volta) in Nepal e proprio da una sua conversazione con Rain Rongpuk nacque l’idea dell’inchiesta, che divenne prima un articolo sul settimanale L’Espresso intitolato «Ho comprato un rene in Nepal» e poi un volume dedicato agli aspetti più nefandi della globalizzazione in quest’angolo di mondo: Premiata Macelleria delle Indie (edito da BUR).

Secondo Rain Rongpuk l’intento di questa mostra fotografica è, naturalmente, anche quello di far scoprire il Nepal: «un luogo meraviglioso, un paese in via di sviluppo che va aiutato ad emergere soprattutto col turismo, e che va portato come esempio per la memorabile accoglienza che il suo popolo offre a chi lo visita e lo vuole vivere». La giustapposizione dei due aspetti – quello meraviglioso della semplice vita nelle valli nepalesi, subito evidente al turista, e quello segreto del vergognoso mercato di carne umana – contribuisce a fare di questa esposizione un evento da non perdere.

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3 Risposte »

  • sonia :

    Non mi e’ mai dispiaciuto così tanto non poter essere a Roma per questo evento. Maledetto lavoro! La definizione è giusta: paradiso e inferno….dicotomia splendidamente presente. Amo molto il Nepal e sono in costante, giornaliero contatto con tanti amici nepalesi che sono in questa dimensione contrapposta. Mi sorprende la loro capacità di reagire e sorridere, non tutti ovviamente…fortunatamente quei tanti (e pochi) che conosco e con i quali ho condiviso esperienze irripetibili.
    Al traffico di organi aggiungerei anche quello della prostituzione. Proprio ad agosto mi dedicherò da vicino a questo problema.
    Anche politicamente è un momento difficile…ma…considerando la guerra civile, hanno visto tempi peggiori.
    Mi auguro invece che si arrivi presto ad un equilibrio lavorativo ed educativo e che la Costituente approdi a destinazione

  • marco restelli (autore) :

    Hai ragione, Sonia. Anche quello della prostituzione è un grave problema, in Nepal. Basta considerare quante ragazzine delle campagne nepalesi finiscono nei postriboli di Mumbai…
    E non è certo l’unico problema: basta pensare all’inquinamento atmosferico che affligge le città (Kathmandu oggi puzza di gas di scarico, mentre la prima volta che la vidi, nel 1985, non aveva automobili ed era, allora sì, un luogo straordinario).
    Ma nonostante tutto ciò, il Nepal resta un Paese bellissimo.

  • Piero Verni :

    Caro Marco,
    lasciami ricordare quando, poco più che ventenne, arrivai a Katmandu nella tarda primavera del remoto 1972. Che incanto!
    La vita era arcaica e materialmente alquanto dura per le classi meno abbienti ma incontravi, anche tra le persone più povere, una dignità, una fierezza, perfino una “joie de vivre” che oggi sono così rare.
    Come diceva Pasolini (da me mai abbastanza rimpianto), “Non sono contro il progresso, sono contro lo sviluppo… soprattutto contro questo tipo di sviluppo”… e diceva così all’inizio degli anni ’70 dello scorso secolo. Figuriamoci cosa potrebbe dire oggi.
    Un saluto,
    PV

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