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Il terremoto in Giappone, l’Italia e la campagna “pro nucleare” del Corriere della Sera

13 marzo 2011 di 7

Un terremoto ventimila volte più forte di quello dell’Aquila – con un bilancio reso peggiore dallo spaventoso tsunami – e poi il pericolo nucleare. Questi giorni di angoscia per il Giappone (e di ansia appena mitigata dal sapere che gli amici a Tokyo sono vivi) mi stimolano qualche riflessione: sia sulla  forza d’animo con cui i giapponesi stanno reagendo a questa immane tragedia, sia sulle “strane” conclusioni che ne trae un editoriale del Corriere della Sera.
Ma prima le notizie, poi le riflessioni. Chi cerca aggiornamenti su ciò che sta accadendo in Giappone può trovarli anche nella blogosfera italiana: per esempio in questo blog oppure in questo. In particolare, qui si parla dell’esplosione alla centrale nucleare di Fukushima. Mentre qui e qui un’italiana che vive a Tokyo racconta il proprio dramma in prima persona; qui invece c’è un ricordo nostalgico e addolorato di Sendai, la città maggiormente colpita dal terremoto.

A questo punto vorrei riflettere insieme a voi riguardo all’editoriale pubblicato su questo dramma dal più diffuso quotidiano italiano, il Corriere della Sera. Mi riferisco all’articolo di fondo  pubblicato in prima pagina il 12 marzo con il titolo “La forza di un popolo” , a firma di Massimo Gaggi. L’editoriale di Gaggi contiene molte considerazioni condivisibili ma anche una conclusione sorprendentemente forzata e, secondo me, sbagliata.

Cominciamo dalle considerazioni condivisibili. Cito alcuni brani dall’articolo: Gaggi parla delle «…immagini di edifici che, pur perdendo cornicioni e controsoffitti, restano quasi intatti, e di un popolo che reagisce con compostezza a una tragedia immane. Gente che si rimbocca le maniche applicando una lezione mandata a memoria in decenni di addestramento».
Verissimo. Il coraggio dei giapponesi ha brillato in questa tragica occasione.
Poi Gaggi aggiunge: «..Il bilancio….sarà pesante. Ma è davvero poco rispetto ai 300mila morti provocati un anno fa ad Haiti da un terremoto del settimo grado della scala Richter, infinitamente più debole di quello (8,9 gradi) che ha colpito ora il Giappone».
Vero anche questo, e ciò torna a merito dell’organizzazione della società giapponese.
Continua Gaggi dicendo che questa «…esperienza deve far riflettere altre comunità, come la nostra, particolarmente vulnerabili alle catastrofi naturali, compresi gli eventi sismici. Avesse colpito l’Italia, dice un esperto come Bertolaso, questo terremoto avrebbe raso al suolo Roma».
Parole sacrosante, caro Gaggi. Ma a questo punto, ecco il salto logico. L’editoriale del Corriere della Sera afferma che dopo il disastroso terremoto che colpì il Giappone nel 1923, il Paese «…scelse di reagire, di ricostruire tutto dandosi severi criteri antisismici, ma senza rinunciare a ponti, grattacieli, autostrade, treni pallottola e impianti nucleari (il Paese ne ha 55)».

L'esplosione all'impianto nucleare di Fukushima


Et voilà! Ecco dove voleva andare a parare il Corriere della Sera: i coraggiosi giapponesi non hanno rinunciato al nucleare e noi dovremmo prendere esempio da loro!
Non importa che dalla centrale nucleare di Fukushima, in seguito a un’esplosione, stia fuoriuscendo materiale radioattivo che costringe le autorità giapponesi a evacuare decine di migliaia di persone e a valutare un potenziale pericolo per la stessa Tokyo; non importa che il 60% del territorio italiano sia a rischio sismico e il 25% del territorio sia classificato a rischio 1, cioè alto. Non importa nemmeno che in un Paese a rischio sismico come l’Italia un terremoto possa avere conseguenze deflagranti su una centrale nucleare, dato poi che il nostro Paese non brilla certo nel campo della sicurezza, a differenza del Giappone.
Importa invece che il governo Berlusconi nel 2009 abbia deciso l’apertura di 13 centrali nucleari e che, per non farsi mancare niente, abbia poi tagliato le risorse economiche ai programmi di sviluppo delle energie rinnovabili…
Vecchio Corriere del Governo, non ti smentisci mai!

In realtà, la crisi nucleare a Fukushima è più grave di quanto dicano le autorità giapponesi, come ammette il Sole 24 Ore:
«..Nel caso di Fukushima Daiichi, non sappiamo ancora con certezza come stiano le cose. L’agenzia di sicurezza nucleare giapponese sostiene che le quattro centrali più vicine all’epicentro del terremoto sono state subito spente e nega la fusione del nocciolo nell’unità numero 1 della centrale di Fukushima. L’esplosione, dovuta a un problema al sistema di raffreddamento, dovrebbe avere intaccato solo le pareti esterne della centrale, non il reattore. Ma la fuoriuscita di cesio indica che c’è stata una fusione di combustibile, anche se probabilmente non del nocciolo. E quindi resta un’incongruenza fra quanto dichiarato e l’evidenza dei fatti.»

In conclusione. Ai nostri amici giapponesi (che donarono sei milioni di euro all’Italia per sostenere i terremotati dell’Aquila) diciamo: ganbatte kudasai! Fatevi coraggio! Siete un grande popolo e lo state dimostrando ancora una volta. Dalla vostra coesione sociale dobbiamo prendere esempio, non certo dalla vostra politica nucleare…
A noi italiani, invece, possiamo solo dire: se avete nostalgie nucleari, e pensate che le energie rinnovabili siano una superflua romanticheria del passato (anziché la vera risorsa del nostro futuro) andate a vedervi i siti dove si parla di nucleare ed energie rinnovabili e del prossimo referendum abrogativo sul nucleare. E chiudete pure il vecchio Corriere del Governo. Voi cosa ne pensate, cari lettori?

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7 Risposte »

  • Alessandra :

    Concordo. Allucinante.

  • Sunil Deepak :

    Molte persone, quando sono convinte di qualcosa, tutti gli argomenti non fanno altro che rinforzare la loro convinzione. Puoi fare tutti i ragionamenti, ma sembrano a non sentirti!

    Fra poco si dimenticheranno Giappone, e si tornerà a parlare degli aumenti dei costi del petrolio e Gaggi avrà tutte le conferme per le sue convinzioni!

  • Marica :

    Siamo nelle mani di un governo che vuole convincere le persone poco informate che l’energia nucleare sia più redditizia delle energie rinnovabili e taglia le risorse destinate alle fonti rinnovabili.
    Perché il governo, nell’esprimere le proprie convinzioni, non fa luce sulle reali potenzialità e rischi delle une e delle altre? Poi saranno gli italiani, finalmente informati, a decidere!
    Io spero che il disastro che ha colpito il Giappone possa aprire gli occhi a chi ancora crede che il nucleare possa essere una buona soluzione per il nostro paese….

  • sonia :

    Il tuo articolo sostiene la mia campagna antinucleare cominciata da gia’ da un po’.
    Come vittima del terremoto aquilano capisco i giapponesi e aumento la stima che ho sempre avuto verso di loro.
    Certamente non e’ il loro nucleare che dovremmo imitare, ma la loro precisione e voglia di ricominciare

  • Piero Verni :

    Caro Marco, concordo al 100% e ho appreso in questo momento (sono in Bretagna) che Cohn Bendit ha appena chiesto un referendum per l’uscita dal nucleare in Francia. Sto scrivendo da una regione, la Bretagna appunto, che alla fine degli anni’70 fu protagonista di un’epica battaglia contro l’installazione di una centrale nucleare a Plogoff (dipartimento del Finistere) che vide scendere in piazza l’intero popolo bretone contro la decisione presa dal presidente francese dell’epoca (Giscard d’Estaing) e appoggiata dal Partito Comunista Francese, dalla CGT e da buona parte del PS. La rivolta dei bretoni contro questa sciagurata scelta fu talmente dura e diffusa che Mitterand, appena salì all’Eliseo, abbandonò il progetto.
    Spero che lo spirito di Plogoff torni a soffiare in Francia e che si possa mettere all’ordine del giorno l’uscita dal nucleare di questo grande Paese.
    Per quanto riguarda l’italietta berlusconiana spero che il folle progetto di aprire 13 centrali nucleari faccia la fine che merita.

  • piero :

    a proposito di Plogoff volevo ricordare un bel libro sulla rivolta, ricco di foto, edito da Le Signor nel 1980.
    Credevo che x me NUCLEARE, NO GRAZIE sarebbe stato solo un ricordo di gioventù, invece rieccoci …

  • Piero Verni :

    il libro si chiama, appunto, “Plogoff” ed è la cronaca dettagliata di tutti di quella gloriosa pagina dell’impegno politico bretone. Esste anche un DVD con lo stesso titolo ma è molto meno toccante e approfondito.
    Entrambi sono solo in lingua francese.
    Anche io credevo che l’impegno contro il nucleare fosse solo un ricordo degli anni della mia giovinezza, invece…

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