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Facciamo chiarezza sui turisti italiani rapiti in India

18 marzo 2012 di 11

Cari lettori, ben ritrovati. Tornato ieri dall’India (dove ho guidato in Panjab  e nello Shekawati un gruppo di turisti del Tucano Viaggi) ho trovato sui media di oggi la notizia dei nostri due connazionali – un agente di viaggio e un turista – rapiti in Orissa. Quest’oggi Radio 24 mi ha fatto un’intervista sul tema  e ne approfitto per condividere le mie riflessioni con voi, perché su questa materia occorre fare chiarezza.
1) Il luogo in cui è avvenuto il fatto è molto peculiare. L’Orissa è uno Stato dell’India orientale a forte presenza di Adivasi, gli aborigeni indiani, ma è anche – non a caso – una zona con forte presenza di guerriglieri maoisti spesso appartenenti a qualche etnia di Adivasi. Questi maoisti in India sono noti come Naxaliti, dal distretto di Naxalbari in cui il movimento nacque alla fine degli anni Sessanta del secolo scorso. Quando si parla di “aborigeni” di solito si pensa ad altre zone del mondo (l’Australia, o l’Africa) e non si tiene conto di un fatto: l’India è il Paese con il maggior numero di aborigeni al mondo – circa 80 milioni di persone – e l’Orissa è una delle zone a maggior concentrazione di aborigeni-Adivasi. L’Orissa è un’area ricca di foreste e di risorse minerarie che fanno gola alle multinazionali, sempre pronte a cercare di mettere le mani sui territori assegnati alle popolazioni tribali (su MilleOrienti ne abbiamo parlato qui).

L’Orissa è un’area tribale molto povera, che  fa parte del cosidetto “corridoio rosso” dell’India orientale  in cui operano i Naxaliti (nella foto a fianco) contro i quali lo Stato indiano sta combattendo da anni una dura battaglia. Il turismo in una zona così particolare va fatto con molta prudenza, e forse – dico forse – c’è stata qualche leggerezza da parte dei nostri connazionali (Paolo Bosusco e Claudio Colangelo) accusati dai maoisti di avere scattato “riprovevoli fotografie” ad alcune donne che si stavano bagnando in un fiume. Un comunicato naxalita afferma che «i turisti trattano le popolazioni locali (cioè gli Adivasi, ndr.) come scimmie». Sono sicuro che i nostri connazionali non avevano questo intento e uno dei due era anche esperto della zona, ma forse c’è stato un abbassamento dell’attenzione, una cosa che nelle zone tribali dell’India non deve mai accadere.

2) Il rapimento dei due italiani in Orissa avviene proprio mentre altri due italiani – due marò – sono in attesa di processo nello Stato meridionale del Kerala con l’accusa di avere ucciso due pescatori indiani avendoli scambiati per pirati (all’inizio della vicenda ne abbiamo parlato qui su MilleOrienti). Tutti attendiamo con il fiato sospeso l’esito della perizia balistica. Ora vorrei mettere in chiaro due cose: A) non esiste alcun rapporto fra le due vicende; B) non esiste alcuna ostilità da parte degli indiani verso noi italiani. Posso testimoniarlo essendo appena tornato dall’India: gli indiani non hanno nulla contro gli italiani, e la contemporaneità di queste due situazioni problematiche è una pura coincidenza. I rapporti fra Italia e India sono ottimi  e sono destinati a restare tali.

3) Il sequestro è stato rivendicato da Sabyasachi Panda, leader dei Maoisti in Orissa, con un audio-messaggio trasmesso con traduzione in inglese dall’emittente Hnf. I Naxaliti non avevano mai rapito turisti prima d’ora. Può darsi che si tratti di una frazione maoista (il movimento non è un partito organico…). Il governo dell’Orissa ora chiede una preventiva liberazione dei due italiani prima di aprire una trattativa con i maoisti, che hanno richiesto un riscatto, la liberazione dei propri “prigionieri politici” e la fine dell’operazione antiterrorismo Greenhunt. In ogni caso ora si impone un’azione diplomatica del governo italiano su quello dell’Orissa. E in ogni caso bisogna evitare di diffondere false voci su presunte “ostilità indiane” nei confronti degli italiani, che oltre a essere inconsistenti non gioverebbero a nessuno, né ai due turisti rapiti nei ai due marò arrestati.

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11 Risposte »

  • Facciamo chiarezza sui turisti italiani rapiti in India :

    […] Link fonte: Facciamo chiarezza sui turisti italiani rapiti in India […]

  • Sonia :

    Resto sconvolta per l’articolo di questa mattina sul Giornale. In prima pagina.
    È vero, forse sono stati avventati…ma dire che non si deve anda in India …..
    Il qualunquismo non ha limiti.

    grazie per il tuo articolo. acevo seguito la vicenda dell’Orissa con i reportage della Roy. di recente è uscito anche un nuovo testo su questo argomento. ancora non lo leggo

    a presto

    sonia

  • Clara :

    Ciao Marco, sono passata subito da te, e ti ringrazio per la precisione e la chiarezza, e il bel post, grazie.

    “Ora vorrei mettere in chiaro due cose: A) non esiste alcun rapporto fra le due vicende; B) non esiste alcuna ostilità da parte degli indiani verso noi italiani. Posso testimoniarlo essendo appena tornato dall’India: gli indiani non hanno nulla contro gli italiani, e la contemporaneità di queste due situazioni problematiche è una pura coincidenza. I rapporti fra Italia e India sono ottimi e sono destinati a restare tali.”

    Grazie anche per questo. Anche io sono da poco rientrata dall’India, ero in Kerala sul mare quando è successo il fattaccio dei maro’ e non ho mai incontrato ostilità nei miei confronti, e ho sempre continuato ad affermare la mia identità italiana.

    Nel 2003 sono stata in Orissa, fra Puri e dintorni, e siamo stati benissimo: giravamo in moto, fermandoci spesso nei villaggi, la gente è sempre stata ospitale e mai aggressiva.

    Non scateniamo stupide campagne, come dici tu, i rapporti fra Italia e India sono sempre stati buoni e tali devono rimanere.

    E per quanto riguarda la complicata situazione di tribali e naxaliti, anche io cerco di informarmi, e di leggere quel che trovo.

    Ancora un mare di grazie

    Clara

  • sonia.namste :

    Il testo della Roy è In marcia con i ribelli. E’ uscito da pochissimo per Guanda. Il testo affronta anche il problema del Green hunt
    ciao
    sonia namaste

  • Marco Restelli (autore) :

    Grazie a tutti voi per le informazioni e per il link al’articolo della Roy. Per chi volesse studiare i guerriglieri Naxaliti e i movimenti maoisti in India vi ricordo che è stato pubblicato anche un bel libro che ricostruisce la loro storia e attività. Si tratta di “Naxalbari, India”, scritto da Piero Pagliani e pubblicato nel 2007 dall’editore Mimesis. E’ ancora molto attuale. Ne ho parlato in questo post (Mao attacks! La guerriglia naxalita colpisce ancora in India) segnalando anche un attentato naxalita e le risposte del governo indiano. Buona lettura.

  • Clara :

    Grazie mille Sonia. L’anno scorso su India Today era uscito il diario della Roy nelle zone dei naxaliti. Bacio! Vi ho linkato entrambi sul mio blog

  • sonia.namste :

    Cara Clara, quel diario è stato tradotto anche in italiano. E’ un bel lavoro. La Roy ha avuto qualche problema per quella testimonianza. La sua posizione non è del resto un mistero. Grazie per il link

  • Silvia :

    Ciao a tutti e grazie a Marco per questo bel post, chiaro e preciso (Marco, poi raccontaci anche del tuo viaggio!).
    In questi giorni ho letto commenti assurdi, di gente che propone di boicottare i ristoranti indiani in italia (cose che poi appunto farebbero solo del male sia ai marò sia ai turisti rapiti)… ma lasciando perdere questi pazzi, penso che ci sia anche molta voglia di informarsi.

    Se qualcuno passa di qua e non ha letto l’articolo di Arundhati Roy di cui parlate, lascio il link della traduzione italiana (dal sito di Internazionale) che infatti in questi giorni gira molto in rete:
    http://www.internazionale.it/news/arundhati-roy/2012/03/19/nella-giungla-con-i-maoisti-indiani/

    a presto!

  • monica :

    In merito al fenomeno dei naxaliti e alle analisi sul fenomeno maoista indiano consiglio di visitare http://www.indika.it. Ci sono i contributi attenti, critici, approfonditi basati su esperienze dirette sul campo di giornalisti e specialisti dell’area. Grazie

  • enrico Bo :

    Ottime le tue precisazioni. Per quanto riguarda l’Orissa, è uno stato comunque ad alta presenza turistica proprio per il particolare interesse che hai sottolineato.
    Io ci sono stato nel 2004( ne ho parlato qui http://www.ilventodellest.blogspot.it/2010_02_01_archive.html e nei giorni successivi e non ho mai avvertito sensazioni di problemi di alcun tipo, le popolazioni sono estremamente amichevoli e interessate a convivere con il turismo che comunque apporta denaro. Certamente ci vuole buon senso e moderazione, ma qualunque accompagnatore sa gyuidarti nel modo più giusto.
    Sono stato proprio nella zona incriminata e sono sicuro che non c’entrano nulla le presunte “foto scorrette”. Purtroppo i guerriglieri volevano fare una azione dimostrativa e hanno trovato una scusa e i nostri due connazionali che speriamo presto liberi, si trono trovati nel momento sbagliato nel posto sbagliato.
    Speriamo bene, ma andate in Orissa senza paura, è un posto meraviglioso.

  • Marco Restelli (autore) :

    Grazie per il racconto della tua esperienza Enrico, e naturalmente hai ragione, vale senz’altro la pena di visitare l’Orissa, basta comportarsi con prudenza e rispetto nei confronti delle popolazioni aborigene.

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